27 febbraio 2014

Ucraina, dopo la Siria un altro capolavoro di Nato e UE


di Gianni Fraschetti -

Con il golpe orchestrato da USA e UE si conclude la storia dell’Ucraina ‘indipendente’ dal 1991, a sua volta nata a seguito dell’altro golpe che portò alla dissoluzione dell’URSS e all’indipendenza più o meno formale delle 15 repubbliche sovietiche che la costituivano. Kiev da allora è stata governata da una dirigenza politica corrotta, propensa solo a ricatti e convenienze temporanee.
L' ennesimo capitolo di questa storia infinita si conclude ora con  l’instaurazione di un governo neo-liberista a Kiev che accetterà incondizionatamente gli ordini dei propri mandanti atlantisti. Ovviamente, questo governo fantoccio potrà estendere il loro dominio (dei mandanti) fino a un certo punto in Ucraina, le regioni russofone, più industrializzate ed economicamente autosufficienti, hanno già deciso di ignorare il governo di pagliacci quisling insediatosi illegalmente a Kiev. In sostanza le aree strategiche dell’Ucraina, il vero obiettivo di tanto trafficare degli occidentali, restano e resteranno fuori dalla presa della NATO e dell’UE e si assiste adesso alla frattura definitiva dell’Ucraina  con il neo-insediato governo "liberale" che ha emanato leggi che vietano addirittura la lingua russa (lingua naturale di metà della popolazione), nonché la soppressione dei partiti e dei media espressione della parte russofona della popolazione ucraina. Ciò indica solo la volontà autodistruttiva e vendicativa tipica dei ‘democratici’ estremisti, obnubilati e drogati dalle illusioni istillate loro dal fantoccio mediatico Obama e dall’euro-burattino Merkel, vera magliara della politica farlocca ed economicida della Bundesbank. Se un vecchio rincoglionito come il senatore statunitense John McCain, o  l’isterica ambasciatrice Susan Rice, arrivano ad ammonire Mosca di non ‘intervenire’ in Ucraina, vuol dire che a Washington ormai si sente puzza di sconfitta, sapendo che la Federazione Russa interverrà con tutti i mezzi per consolidare il vantaggio strategico concessole da cotanta demenziale manfrina. A Washington si rendono ormai conto di aver perduto  anche questa partita a poker con Mosca. Sono riusciti a imporre i loro fantocci a Kiev, ma non su tutta l’Ucraina, e quella parte dell’Ucraina russofona e patriottica che gli sta sfuggendo andrà a ripararsi sotto l’ombrello nucleare russo, come hanno già fatto le molto più piccole repubbliche autonome caucasiche di Abkhazija e Ossezia del Sud. Per difendere queste piccole repubbliche, Mosca non esitò ad affrontare sul campo di battaglia la Georgia e la NATO, vincendo la partita. I falchi spennacchiati di Washington, Londra, Parigi e Berlino comprendono benissimo che i russi non avranno timori nel ricorrere alle stesse misure per difendere la popolazione russofona ucraina. La diplomazia euro-atlantista, per quanto preda di eccitazioni e pulsioni infantili, sa benissimo che davanti all’incolumità della popolazione dell’Ucraina orientale Mosca non resterà impassibile.
Le olimpiadi di Sochi ormai sono passate e lo scambio Kiev per Damasco, tacitamente proposto da Washington a Mosca, è stato da quest'ultima rispedito al mittente. Infatti, abbattuto il fanatico gagà saudita Bandar bin Sultan, per aver sostanzialmente perso la partita primaverile araba, Ryadh e Washington paiono aver rinunciato all’ennesimo assalto contro Damasco, che sembrava imminente, (fin dall’agosto 2013, ma senza mai avverarsi).  Le truppe mercenarie in Siria subiscono una sconfitta dopo l’altra e marciano ormai a tappe spedite verso la liquidazione definitiva  ed il premio ucraino, la "ciccia", andrà alla Federazione Russa, che in un modo o nell’altro, riunirà alla madrepatria la Piccola Russia, cioè l’Ucraina sud-orientale, con capitale Kharkov. La Piccola Russia porterà in dono a Mosca i complessi industriali metalmeccanici di Dnepropetrovsk, l’industria missilistica di Juzhnoe, i giganteschi cantieri navali di Nikolaev, dove furono costruite le portaerei russe, cinese e indiana, permettendo così alla marina russa di realmente avviare un programma navale comprendente le future portaerei a propulsione nucleare, senza dover costruire da zero i cantieri navali necessari. E tutto ciò oltre alle coste dell’Ucraina, alla penisola di Crimea, ai bacini minerari del Donbass e alla relativa industria estrattiva. Tutti obiettivi bramati da Berlino e da Washington nella loro sciagurata operazione colorata ucraina.
Davanti a tale immenso patrimonio strategico-industriale, Mosca accetterà l’abbandono all’UE delle instabili regioni ucraino-occidentali con i loro 35 miliardi di euro da debiti da ripianare subito. Questo è quello che hanno guadagnato qusti imbecilli e che toccherà a noi ripagare. Fino all'ultimo centesimo.
Arrivederci alla prossima puntata...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La cartina ha dimenticato la regione kiev che si parla russo che ucraino ..

Quindi non è uno sscontro culturale ma geopolitico ... dove la mafia del don bass non vuole lasciare i suoi privilegi!

Keope ha detto...

Si ma gli scemi siamo noi che ci lasciamo manovrare da questi imbecilli senza ribellarci. L'unico trattamento che meriterebbero è un calcio nelle terga con uno scarpone chiodato.

Strana luce in cielo sui Campi Flegrei

Stasera il cielo era saturo di scie. La coltre grigia al tramonto copriva tutto ed una strana luce è apparsa.