I terremoti interagiscono fra loro,uno studio lo confermerebbe!

Roma - I terremoti interagiscono tra loro. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori italiani guidati da Salvatore Stramondo ed Enzo Boschi sembra aver verificato la teoria del Coulomb stress trigger, secondo cui la forza sprigionata da un evento sismico puo’ innescare ulteriori terremoti nelle aree circostanti il primo epicentro. La ricerca a’ stata pubblicata su Scientific Reports, rivista di scienze della terra del gruppo editoriale Nature.


Il team italiano ha preso in esame il rapporto tra due terremoti verificatisi in Nuova Zelanda, uno nei pressi di Darfeld e l’altro nei pressi di Christchurch, rispettivamente nel settembre del 2010 e nel febbraio del 2011. Dallo studio emerge che il primo terremoto abbia
contribuito al verificarsi del secondo. “Al fine di valutare se il primo terremoto abbia aumentato le probabilita’ di occorrenza di un secondo evento – osserva Stramondo, già docente di Telerilevamento presso l’Universita’ della Calabria – abbiamo calcolato la Funzione di variazione di Coulomb (CFF) e abbiamo trovato che il valore massimo di CFF sopra la seconda faglia e’ stato raggiunto esattamente intorno all’ipocentro del secondo terremoto.

Da qui abbiamo potuto concludere che il terremoto Darfield ha contribuito a promuovere la rottura della faglia di Christchurch”. In base alla teoria del Coulomb stress trigger, il verificarsi di un terremoto non dissipa lo stress ma ne facilita la propagazione nella zona circostante, aumentando potenzialmente le probabilita’ del verificarsi di ulteriori eventi sismici.

Nel settembre del 2010, un terremoto di magnitudo 7,1 si e’ verificato presso Darfield, a circa 30 miglia a ovest di Christchurch. Un secondo terremoto di magnitudo 6,3 ha successivamente avuto luogo sempre nei pressi di Christchurch nel mese di febbraio del 2011. Alla comunita’ scientifica e’ rimasto poco chiaro se la scossa principale della manifestazione sismica del 2010 abbia indotto una redistribuzione dello stress che ha attivato l'evento del successivo febbraio. Utilizzando la tecnica dell’interferometria
differenziale radar satellitare (DInSAR), Salvatore Stramondo e il suo team hanno quindi analizzato la relazione tra i due terremoti mostrando che l’evento del 2010 ha effettivamente caricato gran parte della crosta con valori di tensione superiore a 1 bar, vale a dire sufficienti per far scattare il secondo terremoto.

“I risultati del DInSAR – continua Stramondo – ci hanno permesso di studiare la relazione tra i due terremoti vicini dal punto di vista spazio-temporale. Gli interferogrammi hanno fornito un primo input per la nostra catena di analisi, sotto forma di campi di spostamento della superficie da utilizzare per la modellazione di inversione. Peraltro è importante evidenziare che una delle due faglie, quella responsabile del terremoto di settembre 2010, non era nota alla comunità scientifica quale possibile struttura sismogenetica.


Successivamente,utilizzando le geometrie di faglia di entrambi i terremoti e la distribuzione dello slittamento della prima (terremoto Darfield), abbiamo calcolato la CFF sopra il piano di faglia del secondo. Sulla base di tali analisi, il secondo terremoto puo’ essere interpretato come una scossa lungo un seconda faglia promossa dallo stress di perturbazione del primo terremoto, o come la piu’ grande scossa di assestamento della sequenza iniziata con il primo evento”.
In effetti, alcuni sismologi hanno suggerito che il secondo evento potrebbe essere stato la piu’ grande delle 4.000 scosse di assestamento registrate nel corso della prima scossa. Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche per determinare se la seconda scossa sia stata effettivamente promossa dallo stress di accumulo del primo terremoto.

“Riteniamo – conclude Stramondo insieme a Boschi, ordinario di Geofisica della terra solida ed ex presidente del INGV (Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia) – tuttavia fuori dal campo di applicazione del presente lavoro perseguire ulteriormente la questione, anche se sarebbe interessante dal punto di vista statistico. Con la nostra analisi non possiamo affermare se il secondo terremoto era o non era assolutamente improbabile che
avvenisse senza il precedente, tuttavia il risultato del nostro lavoro e’ che il primo ha caricato la faglia del secondo terremoto, contribuendo a provocarne la manifestazione”.

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Il passato di Marte in un meteorite

Recuperato nel 1984 nella zona di Allan Hills, in Antartide,ALH84001 è un meteorite di circa 2 chili, precipitato sulla Terra 13’000 anni fa. Fin dal momento della sua scoperta ha attirato su di sé molte attenzioni per via della sua provenienza: è praticamente certo che un tempo si trovasse su Marte e che, a causa dell’impatto di un grosso meteorite schiantatosi sul pianeta rosso, sia schizzato nello spazio iniziando un viaggio poi conclusosi fra i ghiacci terrestri. ALH84001 è quindi un prezioso campione, contenente una parte di storia di Marte.I risultati di uno studio recente, pubblicato nei Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS), partono da nuove approfondite analisi e giungono a conclusioni molto interessanti sull’ambiente marziano così come poteva essere miliardi di anni fa, all’epoca in cui si formarono i minerali contenuti nel famoso meteorite.


Concentrando l’attenzione su un particolare tipo di carbonati, è stato possibile stabilire che si sono formati per precipitazione, in presenza di acqua e anidride carbonica, a una temperatura di 18°C. La formazione sarebbe inoltre avvenuta a temperatura costante, in un deposito d’acqua del sottosuolo soggetto a una graduale evaporazione, a metri o a decine di metri di profondità.
Si tratta di una ulteriore conferma all’ipotesi che un tempo Marte (o almeno certe sue regioni) fosse un ambiente più umido di quanto non lo sia oggi e che le temperature fossero moderate. D’altra parte però, si conferma anche la natura effimera dei depositi di acqua liquida: un fatto, questo, che ancora non permette di stabilire se Marte sia mai stato un mondo favorevole allo sviluppo di vita, per quanto elementare.
La questione rimane aperta, evidenziando la necessità di effettuare altre analisi, altrettanto approfondite, su altri frammenti marziani, senza aspettare che piovano dal cielo. A questo provvederanno le future missioni, che saranno in grado di raggiungere Marte, raccogliere campioni e spedirli poi sulla Terra.

Istituto Nazionale di Astrofisica

Un incredibile tornado crea distruzione e morte a Johannesburg

4 ottobre 2011 - JOHANNESBURG , Sud Africa - Il tornado che ha colpito il comune di Duduza Domenica sembrava un gigantesco serpente con occhi enormi, un testimone ha detto. Un altro residente ha detto che pensava che fosse la fine del mondo. Un bambino di 8 anni è morto e oltre 160 persone sono rimaste ferite quando il tornado ha colpito Duduza, a circa 40 miglia ad est di Johannesburg, distruggendo decine di case, e spazzando via baracche di latta, nel comune di Ekurhuleni.

Domenica un altro tornado ha ucciso un'altro bambino di 9 anni in una baraccopoli vicino alla città di Ficksburg nel Free State, 185 miglia a sud di Johannesburg. Oltre 40 persone sono rimaste ferite e più di 1.000 baracche e case sono state rase al suolo. "Ho visto il cielo aperto e ho pensato che questo è l'Armageddon", ha detto un residente. Prima che me ne rendessi conto di cio' che stava accadendo, il mio tetto e' volato via. "Tutto è stato spazzato. La mia tv, i miei mobili. "" Ora io non so dove dormire e non ho niente da mangiare" Mondli Gungubele, il sindaco di Ekurhuleni, ha detto che Lunedi Duduza sarebbe stata dichiarata zona disastrata.

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Disastro di Fukushima: da bonificare un'area grande quanto Tokyo!

La bonifica dei terreni contaminati in seguito al disastro nucleare di Fukushima potrebbe riguardare un'area più ampia di Tokyo
La bonifica dei terreni contaminati in seguito al disastro nucleare di Fukushima potrebbe riguardare un'area più ampia di Tokyo. Lo rivela il rapporto del Ministero dell'Ambiente giapponese cui fa riferimento un articolo pubblicato su The Irish Times.

La rimozione del terriccio contaminato da cesio e da altri elementi radioattivi potrebbe produrre un mucchio di scorie nucleari di quasi 29 milioni di metri cubi, abbastanza per riempire 80 stadi come quello più grande di Tokyo.

Secondo la prima valutazione ufficiale del Ministero dell'Ambiente il lavoro di decontaminazione del peggior incidente nucleare dai tempi di Chernobyl potrebbe estendersi ad un'area di 2.400 km2 nelle 4 prefetture giapponesi più colpite dall'emergenza.

Gli esperti incaricati dal governo hanno spiegato che almeno 5 cm di terreno dovranno essere prelevati per rendere sicuro il territorio. Il processo di decontaminazione riguarderà anche la rimozione delle foglie e dei detriti naturali e del terriccio nei boschi, che coprono il 60-70% per cento della superficie interessata. Un budget di 2,9 miliardi dollari è già stato stanziato per la bonifica.

Nella centrale di Fukushima, nel frattempo, la temperatura all'interno dei reattori 1 e 3 è stabilmente scesa sotto i cento gradi (circa 80 °C) per la prima volta dallo scoppio dell'emergenza. Lo ha annunciato la Tepco che ha spiegato che anche quella del reattore 2 è scesa a 99,4 gradi.

Intanto nel terreno antistante il disastrato impianto nucleare di Fukushima tracce di plutonio sono state rilevate. Il plutonio, ha riferito il governo nipponico, è stato rilevato in sei siti della prefettura, tra cui il villaggio di Iitate, 45 km a nord-ovest della centrale nucleare.

Eppure, malgrado il ritrovamento di questa sostanza tossica oltre che radioattiva, la sera del 30 settembre il governo giapponese ha deciso di revocare totalmente lo stato di “zona di evacuazione d'emergenza” stabilito dopo l'incidente nucleare.


Fonte: http://www.ilcambiamento.it

L' 8 ottobre una pioggia di meterioti s'infrangerà sull'atmosfera terrestre!


Dopo il collassamento indotto del satellite Nasa lo spazio torna a farsi sentire. Stavolta però "busserà" sull'atmosfera terrestre in modo nature. Prepararsi a sabato 8 ottobre 2011 quando una pioggia di meteoriti inonderà la cortina di gas della Terra. I meteoriti della costellazione del Drago, Draconidi appunto, si infrangeranno sullo scudo atmosferico creando un effetto "doccia". Un fenomeno analogo si verificò già nel 1933, a Malta si contarono 22.500 meteore in poche ore. Uno spettacolo unico, diviso in due facce. La prima apocalittica ma affascinante con lunghe strisce scintillanti che, intorno all'ora di cena, circa le otto, squarceranno il cielo. Ottima scusa per farsi abbracciare da una partner.


La seconda più tecnico-scientifica ma da non sottovalutare. Quelle volgarmente dette stelle cadenti altro non sono che frammenti dei meteoriti che entrando in contatto con l'atmosfera portano ad evaporazione la propria superfice solida, scatenando una reazione tra atomi risultante in una brillante scia luminosa. Rispetto al 1933 oggi è tutto diverso, per un motivo semplice e non banale. La tecnologia imperante nelle nostre giornate.Cellulari, navigatori e tutto ciò che si appoggia a satelliti potrebbe incontrare degli intralci o essere disturbato.

SCENARI - Intorno al nostro pianeta ruota un affollato sistema di satelliti che potrebbe subire seri danni; quasi un bombardamento delle strutture orbitanti. I rischi, secondo il Centro Ufologico di Taranto, sarebbero talmente alti che l'incrocio con le Draconidi, avrebbe fatto optare la Nasa a ruotare la stazione spaziale internazionale dalla parte dello scudo, di cui è dotata, per prevenire eventuali impatti.“

Fonte:http://ilsole24h.blogspot.com/

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Vulcanismo globale in forte aumento,molti vulcani pronti ad eruttare!


Oramai non si contano piu' i vulcani che stanno eruttando o che minacciano di farlo ,il vulcanismo globale e' in forte aumento,ieri Martedi4 ottobre 2011 una doppia eruzione ha interessato il vulcano russo Shiveluch e l'indonesiano Anak Krakatau.


Situato nella penisola russa del Kamchatca lo Shiveluch ha emesso una colonna di cenere vulcanica fino ad 8 km,fortunatamente e' stato scongiurato il pericolo per le popolazioni circostanti,una ricaduta delle ceneri e' stata registrata in alcuni villaggi della zona.



L'altro vulcano l'Anak Krakatau, per il quale gia' era stato aumentato il livello di allerta negli ultimi giorni,ha eruttato in Indonesia Martedi' 4 Ottobre 2011 i vulcanologi hanno registrato una espulsione di cenere mista a rocce ma stanno ancora monitorando la situazione per comprendere il tipo di eruzione che potrebbe scatenarsi.
le autorita' hanno decretato il divieto di avvicinarsi al vulcano in un raggio di 2 Km.L'Anak Krakatau e' uno dei vulcani piu' pericolosi al mondo.


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Il dispositivo del CERN, potenzialmente pericoloso?

Continua la spinosissima polemica sull'effetto potenzialmente distruttivo dell'importante dispositivo svizzero del Cern, Il Large Hadron Collider (LHC). L'ipotesi anche se fantascientifica è tutt'altro che campata in aria e di seguito spieghiamo il motivo:


Un simile dispositivo potrebbe essere legato al grande aumento recente di attività sismica. “L’LHC produce il più grande campo magnetico terrestre, dopo quello naturale proveniente dal nucleo del pianeta;. Quindi è potenzialmente una macchina che può produrre terremoti che disturbando il campo magnetico.

Ci sarebbero casi in cui alcuni terremoti sembravano coincidere con l’attività dell’LHC. “L’anno scorso, quando l’LHC del CERN è stato rimesso in funzione, esattamente dopo una settimana si è avuto un terremoto in Cile dell’8,8°, il sesto più grande della storia. Altro fermo di 3 mesi, rimesso in funzione ed ecco il quinto più grande terremoto della storia in Giappone, e nello stesso anno. “Si tratta di una pura coincidenza, o potrebbe esserci una correlazione?



La macchina è molto probabile che causi onde gravitomagnetiche, ed anche piccoli cambiamenti nel campo magnetico terrestre potrebbe potenzialmente creare l’instabilità. “Ogni volta che una nuova fonte magnetica appare un campo magnetico si riordina. Ogni volta che la macchina si accende di nuovo entro una settimana la Terra “riordina” i suoi campi di forza, e si potrebbe ottenere un forte terremoto.

E inoltre, si dice che LHC possa portare alla creazione di un buco nero, nessuno può prevedere ciò che accadrebbe in tal caso……

Il CERN ha assicurato che non vi sono pericoli connessi con l’attività in corso all’LHC, non poteva essere diversamente. Possiamo solo indagare, sperando che quando e se vengano dimostrati potenziali pericoli questo enorme macchinario venga dismesso.


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