E' macelleria sociale: approvato il Fiscal Compact

di Paolo Becchi

Poche ore fa, l’Assemblea ha approvato la ratifica del cosiddetto fiscal compact, ossia il trattato che introduce i meccanismi di stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, e che mira – così si dice – «a salvaguardare la stabilità di tutta la zona Euro».



In realtà, dubbi ed incertezze sulla bontà del “fiscal compact” sono stati espressi in tutta Europa: la Germania per prima ha rinviato l’approvazione del trattato, e sarà la Corte Costituzionale a decidere, il prossimo 12 settembre, se il fondo di salvataggio (ndr: il trattato Mes) ed il patto fiscale europeo potranno entrare in vigore. In Italia, invece, si è assistito ad un “allineamento” non solo degli organi di stampa – che evitano quasi di dare notizia dell’avvenuta approvazione – ma dello stesso Parlamento, il quale ha ratificato, senza discussione, senza neppure che sia stato necessario al Governo porre la questione di fiducia, il Trattato: maggioranza bulgara oggi alla Camera, 368 sì contro 65 no. In Italia tutto accade ormai in un’atmosfera grigia e silenziosa, quasi spettrale.

Ma cosa significa l’approvazione del “fiscal compact”? Il “patto” prevede che i Paesi che detengono un debito pubblico superiore al 60% del PIL di rientrare entro tale soglia nell'arco di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell'eccedenza in ciascuna annualità. Gli Stati si obbligano a mantenere il deficit pubblico sempre sotto al 3% del PIL, a pena di sanzioni. Tutto ciò significa né più né meno la semplice rinuncia ad ogni possibilità di intraprendere una politica fiscale capace di stimolare la domanda. Significa condannarsi ad una rigidità ulteriore di politica economica che va ad aggiungersi a quella del cambio fisso dettato dalla moneta unica. L’Italia, la nazione prima al mondo per pressione fiscale, si impegna oggi a sostenere 50 miliardi di Euro all’anno di tasse e tagli per 20 anni. Rispettare parametri fiscali sempre più rigidi e stringenti, rinunziando ad ogni spazio possibile di manovra, vorrà dire dover imporre agli italiani, per i prossimi vent’anni, un regime di austerità radicale: si colpiranno ancora salari, stipendi e prestazioni del Welfare, si aggraveranno le condizioni di vita delle classi sociale medio-basse, si assisterà a nuove tasse. Gli italiani devono sapere che il prezzo imposto dall’Europa è una macelleria sociale: tagli dappertutto, dalla sanità alla scuola, dall’università ai trasporti.

Tutto questo avviene, ed avverrà, senza alcuna consultazione diretta o indiretta del popolo italiano, ma unicamente per rispettare decisioni prese al di fuori del Paese. Siamo passati senza accorgercene da un sistema politico democratico ad un sistema oligarchico, in cui il Governo è nelle mani di un gruppo di “tecnici” che rappresentano interessi esterni. Il Parlamento obbedisce, senza neppure un minimo accenno di protesta. Il Paese è stato “pacificato”: niente più aspri scontri politici, disinteresse diffuso per la politica, tensione sociale apparentemente sotto controllo. Eppure si annuncia, per i prossimi vent’anni, una sanguinosa e violenta “economia di guerra”: la guerra senza guerra, ossia la più terrificante delle possibilità.

Il 36% dei bambini di Fukushima hanno crescite anomale da esposizione a radiazioni



Di oltre 38.000 bambini esaminati dalla Prefettura di Fukushima in Giappone, il36% hanno crescite anomale - cisti o noduli - nelle loro tiroidi un anno dopo il disastro nucleare di Fukushima, come riportato da ENENews.
I numeri scioccanti provengono dalla sezione dell'esame della tiroide della "Sesta Relazione della Prefettura di Fukushima sulla Gestione delle Indagini Sanitarie", pubblicata da Fukushima Radioactive Contamination Symptoms Research (FRCSR), e tradotta dal blog Fukushima Voice.  
Shunichi Yamashita, MD, presidente dell'Associazione Giapponese sulla Tiroide, ha inviato una lettera ai soci nel mese di gennaio, con le linee guida per il trattamento delle alterazioni della tiroide. Nel 2001 Yamashita fu il coautore di uno studio che trovò che i bambini normali a Nagasaki avevano lo 0 per cento di noduli e lo 0,8 per cento di cisti. L'introduzione della lettera, scritta da Fukushima Voice, afferma che i risultati di Fukushima mostrano una "progressione molto più veloce rispetto a Chernobyl", poiché la ricerca condotta attorno a Chernobyl mostrò un tasso dell'1,74 per cento di noduli tiroidei dopo l'incidente nei bambini da 5 a 10 anni.
Nel marzo 2011 un terremoto aveva innescato uno tsunami che aveva scatenato la serie di crolli nucleari e il rilascio di materiali radioattivi dalla centrale nucleare di Fukushima, portando al più grande disastro nucleare dopo Chernobyl nel 1986.
L'introduzione della lettera osserva che la pediatra australiana Helen Caldicott ha detto che "non è affatto normale per i bambini avere noduli o cisti tiroidee e che la comparsa precoce di anomalie tiroidee a meno di un anno, significa che i bambini di Fukushima hanno ricevuto delle dosi molto alte di radiazioni."
ENENews ha anche riportato un caso specifico in cui, in una famiglia che abitava a 60 km dalla centrale nucleare di Fukushima, sono stati trovati tre figli che avevano cisti multiple nella loro tiroide.





nota finale di nwo-truthresearch: dalla ricerca dal titolo Thyroid and Parathyroid Cancers ad opera di Erika Masuda Alford, MD, Mimi I. Hu, MD, Peter Ahn, MD, Jeffrey P. Lamont, MD, apprendiamo come persino basse dosi di radiazioni predispongano i bambini al cancro alla tiroide, figuriamoci alte dosi:

"E' stato dimostrato che basse dosi esterne di radioterapia alla testa e al collo durante l'infanzia, frequentemente utilizzate tra il 1940 e il 1960 per il trattamento di una varietà di malattie benigne, predispongono gli individui al cancro della tiroide. Più giovane è un paziente al momento dell'esposizione alle radiazioni, maggiore è il conseguente rischio di sviluppare il carcinoma della tiroide. Vi è un periodo di latenza che va dai 10 ai 30 anni dal momento dell'irradiazione a basso dosaggio allo sviluppo del cancro alla tiroide."


Terremoto di magnitudo 6,1 alle Kuril island(Russia)

20 luglio 2012 le remote isole Kuril island sono state colpite poco dopo le 08:00 italiane da un terremoto di magnitudo 6,1 della scala richter ad una profondita' di 17 km con epicentro localizzato a 137 km a Sud di Severo-Kuril'sk, Russia.Fortunatamente la zona e' scarsamente abitata non abbiamo ancora notizia se e' stata emessa un allerta tsunami..
Le Kurul island sono localizzate nell'estremo oriente russo a sud dalla penisola di kamchatca e' formano un arco di isole allineate fino alle coste del nord del Giappone.

Usgs

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La fabbrica del debito, perfetta per ricattare l’umanità

In Europa, alla stregua di altre parti del mondo, la lotta di classe oggi si dispiega e concentra intorno al debito. Con una crisi del debito che arriva a toccare gli Stati Uniti e il mondo anglosassone, ovvero i paesi che hanno prodotto, oltre all’ultimo disastro finanziario, soprattutto il neoliberismo. La relazione creditore-debitore, che sarà al centro della nostra argomentazione, intensifica i meccanismi di sfruttamento e di dominio in forma trasversale, senza fare alcuna distinzione tra occupati e disoccupati, consumatori e produttori, attivi e inattivi, pensionati o beneficiari di sussidi. Di fronte al capitale, che si presenta come il Grande Creditore, il Creditore universale, sono tutti “debitori”, colpevoli e responsabili.

Una delle principali poste in gioco del neoliberismo resta quella della proprietà – com’è chiaramente dimostrato dalla “crisi” attuale – poiché la relazione creditore-debitore esprime un rapporto di forza tra proprietari (di capitale) e non proprietari (di capitale). Attraverso il debito pubblico a indebitarsi è l’intera società, cosa che non impedisce, ma esaspera, “le disuguaglianze”, che sarebbe venuto il momento di chiamare “differenze di classe”. Le illusioni economiche e politiche di questi ultimi quarant’anni cadono l’una dopo l’altra, rendendo le politiche neoliberiste ancora più brutali. La new economy, la società dell’informazione, la società della conoscenza sono tutte solubili nell’economia del debito.
Nelle democrazie che hanno trionfato sul comunismo pochissime persone (qualche funzionario dell’Fmi, dell’Europa e della Banca centrale europea, insieme a qualche politico) decidono per tutti secondo gli interessi di una minoranza. La grandissima maggioranza degli europei viene tre volte deprivata dall’economia del debito: deprivata del già debole potere politico concesso dalla democrazia rappresentativa; deprivata di una quota sempre maggiore della ricchezza che le lotte trascorse avevano strappato all’accumulazione capitalistica; ma soprattutto, deprivata del futuro, ovvero del tempo, come decisione, scelta, come possibile.

La successione delle crisi finanziarie ha fatto violentemente emergere una figura soggettiva che era già presente, ma che oggi ormai investe l’insieme dello spazio pubblico: la figura dell’“uomo indebitato”. Le realizzazioni individuali promesse dal neoliberismo (“tutti azionisti, tutti proprietari, tutti imprenditori”) ci spingono verso la condizione esistenziale di quest’uomo indebitato, responsabile e colpevole del suo stesso destino. Questo saggio vuole proporre una genealogia e un’esplorazione della fabbrica economica e soggettiva dell’uomo indebitato. Dopo la precedente crisi finanziaria, scoppiata insieme alla bolla di internet, il capitalismo ha messo da parte le narrazioni epiche elaborate intorno ai “personaggi concettuali” dell’imprenditore, dei creativi, del lavoratore indipendente “orgoglioso di essere il padrone di se stesso”, i quali, nel perseguire unicamente i loro privati interessi, lavorano per il bene di tutti.
L’investimento, la mobilitazione soggettiva e il lavoro su di sé, predicati dal management fin dagli anni Ottanta, si sono trasformati in un imperativo ad assumere su di sé i costi e i rischi della catastrofe economica e finanziaria. La popolazione deve farsi carico di tutto ciò che le imprese e lo Stato sociale “esternalizzano” verso la società, dunque anzitutto del debito. Per i padroni, i media, gli uomini politici e gli esperti, le cause della situazione non sono da ricercare nelle politiche monetarie e fiscali che scavano il deficit – operando un massiccio trasferimento di ricchezza verso i più ricchi e le imprese – né nel susseguirsi delle crisi finanziarie che, dopo essere di fatto scomparse durante i “gloriosi trent’anni”, continuano a ripetersi e a estorcere strabilianti somme di denaro alla popolazione, nel tentativo di evitare ciò che viene chiamato “crisi sistemica”.
Per tutti costoro, colpiti da amnesia, le vere cause di queste crisi incessanti risiederebbero nelle eccessive pretese dei governati (in particolare di quelli dell’Europa del Sud), che vogliono vivere come “cicale”, e nella corruzione delle classi dirigenti, che in realtà hanno sempre svolto un ruolo nella divisione internazionale del lavoro e del potere. Il blocco di potere neoliberista non può e non vuole “regolare” gli “eccessi” della finanza, perché il suo programma politico è ancora quello rappresentato dalle scelte e dalle decisioni che ci hanno portato all’ultima crisi finanziaria. Con il ricatto del default del debito sovrano, intende invece portare fino in fondo questo programma, di cui fin dagli anni Settanta fantastica la completa applicazione: ridurre i salari a un livello minimo, tagliare i servizi sociali per mettere il welfare al servizio dei nuovi “assistiti” (le imprese e i ricchi) e privatizzare qualunque cosa.
Per analizzare non solo la finanza, ma anche l’economia del debito, che la ingloba e la supera, nonché la sua politica di assoggettamento, siamo privi di strumenti teorici, di concetti, di enunciati. (…) Le categorie classiche della sequenza rivoluzionaria dei secoli XIX e XX – lavoro, sociale e politica – vengono attraversate dal debito e in larga parte da questo ridefinite. Occorre dunque avventurarsi in territorio nemico e analizzare l’economia del debito e della produzione dell’uomo indebitato, nel tentativo di costruire armi utili a combattere le battaglie che si annunciano. Poiché la crisi, lungi dal chiudersi, rischia di estendersi.
(Maurizio Lazzarato, estratti dell’introduzione al volume “La fabbrica dell’uomo indebitato”, DeriveApprodi, 180 pagine, 12 euro).




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Spagna: leggi speciali contro i manifestanti, benvenuti nel Nuovo Ordine Mondiale!

Dopo giorni di dure proteste da parte del popolo iberico ecco che il parlamento fantoccio spagnolo ha subito proposto una legge di emergenza contro il diritto di manifestare.

(ANSA) - MADRID, 19 LUG - Giro di vite in Spagna in nome della sicurezza: Il Congresso dei Deputati ha approvato oggi una mozione per introdurre nel Codice penale il reato specifico di 'violenza urbana' e per regolare il diritto alla riunione.

L'obiettivo, secondo Convergencia i Unió (CiU), partito che ha presentato la proposta trovando l'appoggio del partito di governo (Pp), e' ''ottenere una miglior regolazione delle misure e dei servizi di sicurezza durante le manifestazioni e le concentrazioni dei cittadini''.

Ecco il vero volto della democrazia tecnocratica, reprimere il dissenso con i manganelli e leggi speciali restrittive, servili ad eseguire gli ordini impartiti da parte delle elite.Mi domando quale sara ' il prossimo passo l'instaurazione della legge marziale?
Signori siamo arrivati agli sgoccioli IL NUOVO ORDINE MONDIALE E' ALLE PORTE!!!



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Aiutiamoli a fallire veramente!

L'Eurozona ha in programma di riportare l'economia al sedicesimo secolo, al feudalesimo,Quando i proprietari terrieri e i banchieri erano la classe privilegiata. Il loro progetto è di ritornare a quei tempi.
Michael Hudson docente emerito di economia University of Missouri

Tenendo presente che questo governo di non eletti e tutti i nostri politici hanno come come obbiettivo
di salvare le banche e gli interessi speculativi immensi di un migliaio di amici di Monti e Draghi, e per quelli degli industriali Neomercantili tedeschi protetti dalla Merkel, a milioni dobbiamo soffrire terrorizzati dall’isteria del deficit.

AIUTIAMOLI A FALLIRE VERAMENTE

solo in questo modo c'è la possibilità di una rinascita,dove lo stato aiuta il cittadino,
dove lo stato tratta gli Italiani in modo uguale non come adesso dove c'è chi deve lavorare 50 anni per una misera pensione e a chi bastano pochi anni per un ricco
vitalizio.ritornare alla moneta sovrana,Tassa fissa per tutti al 15%,cambiare la riforma delle pensioni,cambiare la costituzione,ma finchè l'eurorzona resta in piedi abbiamo davanti solo sacrifici sofferenza e disperazione,allora aiutiamoli a fallire,come:


Le scelte che si possono fare per portare lo Stato al fallimento sono varie,da piccole cose
a scelte piu' impegnative,ma bisogna essere in tanti per avere un impatto devastante.

scelte poco impegnative;
Smettere di giocare al lotto e a tutti i giochi dei monopoli,lotto enalotto,superenalotto
gratta e vinci,giochi d'azzardo on line ,poker on line roulette om line ,scommesse,anche le slotmachine dei bar portano il 30% all'erario.

Smettere di comprare sigarette dei monopoli di stato Italiano e tutti i prodotti dei monopoli.

Limitare ogni tipo di spesa dagli alimentari ,vestiti,beni superflui.
se possibile adottare una dieta vegana ,acquistare direttamente dal contadino

Limitare al massimo l'acquisto di carburanti nella benzina c'è una lista infinita di tasse

Limitare al massimo aquisto di farmaci il farmaco è veleno fa piu' male che bene

nel caso di acquisti o spese varie non richiedere lo scontrino

usare contante,no a carte di credito e bancomat,
no a BOT BTP CCT AZIONI e investimenti vari

Scelte impegnative
Ritirare tutti i soldi dalle banche, chiudere i conti correnti (capisco il problema per chi ha i mutui o a chi arrivano gli stipendi direttamente sul conto) io  ho ritirato i soldi un po alla volta e cerco di usare il conto il meno possibile

per le scelte impegnative ce ne sono parecchie illegali punibili a norma di legge.
Ognuno puo' arrivarci da solo e fare le proprie scelte a seconda della situazione in cui si trova.meno soldi arrivano allo stato centrale e piu' vicino è il suo crollo

Sciopero Fiscale
Lo sciopero fiscale ha antiche e nobili radici storiche. Sciopero fiscale non significa evasione fiscale. Proprio oggi, a ridosso di una manovra correttiva che condanna le fasce meno abbienti all'abbandono a se stesse, si dovrebbe rispolverare questo potente strumento di lotta democratica, sorretto dal principio fondamentale "no taxation without representation". Ed ironia della storia, lo sciopero fiscale si ritorcerebbe contro coloro che negli anni hanno ventilato l'idea di un'iniziativa popolare di rottura rispetto alle Istituzioni che ne rappresentano la sovranità.
Lo sciopero fiscale ha antiche e nobili radici storiche. Addirittura la Bibbia riferisce del primo caso documentato di sciopero fiscale. Nel I secolo a.C., gli Zeloti di Giudea, come forma di lotta, si rifiutarono di pagare i tributi all'Impero Romano. L'Impero schiacciò gli "evasori" e annichilì la protesta nel sangue.
Sono tanti i fatti che dimostrano come nei secoli la resistenza fiscale si sia caratterizzata come forma di lotta del popolo e degli ordini religiosi contro il potere temporale dominante. Ma la più grande esperienza di lotta fiscale è quella che scatenò la rivoluzione americana fino alla costituzione degli Stati Uniti d'America. I coloni si rifiutarono di pagare le tasse alla Gran Bretagna, con la colonna sonora del ritornello "No Taxiation Without Representation". In pratica, quella che oggi, a torto o a ragione, è considerata la più moderna e completa democrazia del Pianeta è nata da uno "sciopero" fiscale.
Anche la rivoluzione francese ebbe un profilo fiscale; il tartassato popolo francese mal digeriva la propria fame condita di tributi da versare ad una aristocrazia sempre più ingorda.
In occasione delle due grandi guerre mondiali si organizzarono, specie tra cristiani statunitensi, molti gruppi di evasori fiscali, con il fine manifesto di non finanziare i conflitti bellici. L'esperienza si ripeterà negli Stati Uniti d'America durante la guerra del Vietnam, con gesti eclatanti di politici di primissimo piano nella vita politica americana di quel tempo. 
Tornando indietro di qualche decennio, fu il Mahatma Gandhi ad adottare la protesta fiscale come strumento di lotta per l'indipendenza dell'India dalla corona britannica. Gandhi disse "Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo". Quindi anche la democrazia demograficamente più grande del mondo è nata da una rivoluzione, vinta anche con lo strumento della resistenza fiscale. In definitiva, la lotta fiscale organizzata raramente ha sortito grandi effetti, molte volte non ha impedito guerre né ha fatto "cadere" governi. Le poche volte, però, in cui la protesta non è stata annegata nel sangue si è determinato l'immediato collasso del sistema e l'instaurazione di un nuovo ordine delle cose. link

Scelte politiche 
votare e sostenere solo chi ha come obbiettivo l'uscita dall'euro

Scioperare ,protestare,manifestare,informare

Conclusioni
Che ognuno faccia le sue scelte a seconda del suo sentire e del suo coraggio,  consapevole che da ogni scelta dipende il futuro di tutti 

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Su alcune super-terre ci potrebbero essere forme di vita extraterrestre

Per trovare gli alieni, si sa, bisogna cercare nei pianeti in cui l'acqua è l'elemento preponderante. E preferibilmente allo stato liquido. E sono molte la Super Terre recentemente scoperte dalla Nasa, costituite dal 30 al 70% del prezioso elemento. Questo fa ipotizzare che forme di vita extraterrestre siano molto diffuse in tutto l'Universo. A sostenere l'affascinante tesi, gli scienziati (e non solo) che si sono riuniti al SETIcon II, evento pubblico organizzato dal SETI Institute (Search for Extraterrestrial Intelligence), in cui scienza e immaginazione si incontrano. 

Nel corso di questa rassegna di tre giorni, che si è conclusa ieri a Santa Clara in California, scienziati, scrittori di fantascienza, artisti e semplici curiosi, hanno discusso di extraterrestri e forme di vita possibili in altri mondi ed è emerso che degli oltre 3 mila pianeti individuati finora dalla missione Keplero della Nasa, molte migliaia hanno la caratteristica di avere una densità di circa 1 grammo per centimetro cubo, la densità dell'acqua. 

"Molto probabilmente tanti dei mondi individuati dalla Nasa non sono roccia e non sono nemmeno gas. Ma saranno quasi certamente di acqua", ha spiegato Geoff Marcy della University of California di Berkeley. Ad avvalorare l'ipotesi, la consapevolezza che i pianeti sono molto comuni. Ogni stella, mediamente, ha infatti intorno a sè cinque pianeti e la nostra galassia possiede 200 miliardi di stelle. "Anche se solo lo 0,01 per cento di questi miliardi di pianeti fosse umido, la vita potrebbe avere una possibilità", conclude Seth Shostak, astronomo del SETI Institute.

Come è noto, infatti, sono proprio le caratteristiche dell'acqua a favorire la nascita della vita, perché si tratta di una sostanza che agisce come solvente nelle reazioni chimiche, può rompere legami e riassemblare elementi per comporre aminoacidi, proteine, per esempio, o anche Dna, l'impronta della vita. "Se l'acqua di questi pianeti che abbiamo cominciato a sbirciare è liquida, e non ghiacciata o gassosa, c'è la reale speranza che il pianeta possa sviluppare molecole che si replicano come il Dna", aggiunge Marcy. E che quindi possano realmente nascere - o aver già fatto nascere - forme di vita aliena.

 


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