Sale livello del mar Tirreno: Ingv, "Non dipende da terremoti o vulcani"


(AGI) - Roma, 14 lug. - La variazione del livello del mar Tirreno, durata qualche ora, registrata nella tarda mattinata di giovedi' scorso, sulle coste del Lazio e della Calabria non e' stata provocata, secondo i rilievi dell'Ingv, "da attivita' sismica o vulcanica nell'area".
Le cause del fenomeno, registrato anche dalla rete mareografica italiana gestita da Ispra - che, alla stazione mareografica di Anzio, ha rilevato una variazione totale di livello del mare di circa 20-30 centimetri - sono tuttora in corso di approfondimento da parte dei tecnici, ma al momento l'ipotesi piu' accreditata e' legata all'influsso di una perturbazione atmosferica di origine nord-africana.
"Sebbene non usuale per le coste tirreniche dell'Italia centro-meridionale, la repentina variazione del livello del mare - osserva il Dipartimento della Protezione civile - e' fenomeno abbastanza frequente in alcuni tratti delle coste italiane, ad esempio nel canale di Sicilia, dove prende il nome di marrobbio ed e' associato a particolari condizioni meteo-climatiche. E' utile ricordare che, seppure in presenza di eventi di limitata entita', e' comunque consigliabile nel caso si osservino fenomeni analoghi darne notizia alle Capitanerie di Porto e allontanarsi dalla spiaggia, portandosi verso aree piu' elevate".

Milioni di misteriose creature marine stanno invadendo le Hawaii!

17 luglio 2012 - hawaii - Il litorale sud di Oahu spiaggia delle Hawaii è stato invaso da misteriose creature piccolissime e di colore viola. I biologi della stazione marittima di Waikiki Aquarium sono già alla ricerca delle origini di questo misterioso animaletto (posto che lo sia) con 6 zampe e che si appallottola. Nel video in alto il racconto dei ritrovamenti e le prime ipotesi circa l’origine di questi piccoli granchietti (almeno sembrano tali).
I primi a lanciare l’allarme sono stati i surfisti della zona che hanno iniziato a trovare attaccati alle loro tavole le strane creature. I bagnini pensano che nell’Oceano si racchiudano ancora molti misteri da svelare. In ogni caso tutti sono incuriositi e preoccupati.

La notizia è stata diffusa dalla Tv hawaiiana Khon2 che ha precisato che l’insolita invasione è iniziata lo scorso sabato 14 luglio. Nell’update alla notizia Khon2 precisa che le creature grandi quanto un pisello possano essere dei granchi originari delle Hawaii ma che sono sconosciute per ora le cause per cui siano di colore viola.
I granchietti viola potrebbero essere in uno stadio larvale e dunque avere assunto per un qualche motivo il colore viola. Ma altra circostanza da chiarire è l’invasione a milioni delle spiagge da Kahala a Ala Moana per cui la fauna locale si è data alla fuga.

Apocallisse Zombie a Miami, questa volta non c'entra la droga!


Negli States si susseguono i casi di cannibalismo. L'apocalisse zombie,com'è stata rinominata dai mass media,che inizialmente si pensava fosse legata solo ed esclusivamente all'uso di una sostanza stupefacente,nota come "Sali da bagno", conta anche alcuni casi di cannibalismo "lucido". Si avete capito bene: negli Usa si registrano casi di persone che, senza essere sotto l'effetto della droga incriminata, si sono resti protagonisti di episodi di cannibalismo! L'ultimo in ordine cronologico è avvenuto a Miami dove Rudy Eugene (l'uomo di colore in alto a destra) ha letteralmente divorati a morsi la faccia di un povero barbone (nella foto in alto a sinistra) che si trovava a dormire sotto un cavalcavia. Al momento dell'arresto si è scoperto che aveva assunto della Marijuana, ma in piccole dosi. Secondo quanto scrive Globalgrind.com

I Rapporti tossicologici non hanno potuto dimostrare che l'uso di stupefanti fosse la causa dell'atto raccapricciante compiute da Eugene, smentendo di fatto l'ipotesi che la droga "sali da bagno" fosse stata la causa scatenante dell'attacco zombie.

Il rapporto,sottolinea il giornale, ha mandato nel panico la popolazione statunitense che ora ha paura che l'apocalisse zombie si estenda a tutto il paese.

In un'intervista al Miami Herald,Christian,un amico di Eugene, ha rivelato che l'uomo aveva incontrato Ronald Poppo (il barbone aggredito) poco prima dell'accaduto nella comunità dei senza fissa dimora di Miami dove entrambi si dedicavano al volontariato.

Insomma una storia da brividi. Un uomo all'apparenza gentile,addirittura dedito al volontariato che in stato di lucidità aggredisce il barbone che aveva incontrato nel centro dove prestava servizio. Evidentemente c'è qualcosa che non va negli Usa e cercheremo di capirne di più grazie all'apporto dei tanti giornalisti liberi presenti nel mondo che quotidianamente ci raccontano le verità nascoste dai media. Ci resta solo indagare ed aspettare per capire se tutto ciò fa parte di un progetto più grande come fu per L'Mk Ulta..

di Free Italy per http://www.free-italy.info

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Monti: "Addio festività: 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 8 dicembre, 1 novembre si lavora"

Ci aveva già provato Silvio, ma a differenza del governo Berlusconi, che aveva deciso di accanirsi sulle festività laiche (1 maggio, 25 aprile, 2 giugno), il governo Monti è molto più "democratico" e bipartisan: via tutte le festività minori, anche quelle religiose.
E così a breve diremo addio all'Immacolata Concezione dell'8 dicembre e non solo: dopo 1187 anni dalla proclamazione da parte di Papa Gregorio IV del 1 novembre 2012 come festa di Ognissanti, doveva arrivare Mario Monti per chiudere definitivamente anche questa sacra celebrazione.
"Basta feste: c'è bisogno di rilanciare l'economia" commentano oggi fonti vicine al premier sul quotidiano filogovernativo "La Repubblica".
Ma il rischio è l'effetto recessivo, altrochè il rilancio dell'economia: basti pensare agli operatori turistici, che sui ponti festivi riuscivano a barcamenarsi qualcosa oltre ai flussi stagionalizzati di un turismo sempre più esiguo. Non girano i soldi e chiudono le imprese: e andiamo sempre più a fondo.
Non resta che affidarci alla Immacolata Concezione.

Cos'era la scia luminosa che fa parlare tutta la Sicilia ?

Una scia luminosa ha illuminato il cielo di mezza Sicilia, la notte del 13 Luglio 2012 intorno all'1.30, provocando stupore e meraviglia tra chi ha assistito al fenomeno. Anche nei nostri archivi molti lettori hanno scritto esternando il loro stupore per quella luminosità mai vista prima, silenziosa e meravigliosa allo stesso tempo. Le ipotesi secondo i primi riscontri sono quelle del piccolo bolide, come ha spiegato il presidente del Gruppo Astrofili Catanesi Emilio Lo Savio ai mezzi di informazione locali, che ipotizza semplicemente "una stella cadente molto luminosa che nel gergo tecnico si chiama bolide." L'accaduto ha provocato una serie di interrogativi nei nostri utenti.
Il fenomeno è stato osservato da Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, fino a Rosolini, nel Siracusano. Un fenomeno particolare, visto che la scia luminosa della stella cadente è rimasta visibile nel cielo in direzione nord per oltre quattro minuti, anche quando l'oggetto si è spento. Si tratterebbe di una meteora sporadica in quanto non è collegata a nessuno sciame meteorico conosciuto o previsto.

Quante vittime fara' Fukushima?


Quante persone, in tutto il mondo, si ammaleranno di tumore nei prossimi 50 anni a causa dell'incidente nucleare di Fukushima, il peggiore dopo Chernobyl? L'incertezza è per forza di cose elevata, ma uno studio ha comunque cercato di dare una risposta a questa domanda, sfruttando un potente strumento matematico: un complesso modello atmosferico 3D, di deposizione di inquinanti radioattivi al suolo, di esposizione per inalazione e ingestione attraverso cibi e acque contaminate. Il range dei valori stimati è davvero grande e dà un'idea di quanto sia ancora difficile definire il rischio per la salute di questi eventi: si va da 15 a 1.100 futuri decessi e da 24 a 1.800 casi di morbidità legati al cancro. I valori più probabili sono, rispettivamente, 130 e 180. Lo studio non è stato condotto da epidemiologi ma da due esperti in scienza dell'atmosfera, Mark Z. Jacobson e John Ten Hoeve – docente e ricercatore presso l' Università di Stanford – ed è infatti  pubblicato su Energy and Environmental Science. 

Non sono certo i primi che tentano una stima, sebbene la loro sia la prima estesa a tutto il mondo. Non più di due mesi fa, l' Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e la Commissione Scientifica delle Nazioni Unite per gli Effetti della Radiazione Atomica (Unscear) pubblicavano su Nature i primi risultati di due studi epidemiologici sugli impiegati presso Fukushima Daichii e sugli abitanti dell'area compresa in un raggio di 20 chilometri dall'incidente. I dati sono in linea con questi ultimi: per ora, mostrano che poche decine di giapponesi rischiano di sviluppare un tumore in seguito al disastro nucleare e che, in ogni caso, non si saprà mai con certezza se la causa sia davvero quella (le due ricerche saranno completate entro l'anno e discusse a Vienna, al meeting annuale dell'Unscear). 

Come riportano gli autori del nuovo studio, nel caso di Fukushima, la maggior parte degli inquinanti radioattivi si è riversata nell'oceano (81% contro 19%). A pochi giorni dalla tragedia, già si parlava di 11.500 litri di acqua altamente contaminata sversata in mare, che minacciavano la risorsa ittica. E in Italia, il Ministero della Salute aveva dichiarato di aver “ disposto l'aumento dei controlli sui prodotti alimentari, soprattutto pesci, crostacei, caviale, soia, alghe, tè verde”. A maggio del 2011 avevano fatto scalpore i tonni che dal Giappone avevano raggiunto la California, e che mostravano livelli di isotopi radioattivi superiori alla media. 

Dopo sei mesi, la radioattività superava persino quella di Chernobyl. A un anno dal disastro, però, il quadro appariva già meno drammatico, almeno per la popolazione giapponese, se non per l'ambiente: l’esposizione alle radiazioni sembra essere stata minima, anche grazie ai venti che hanno giocato a favore, spirando verso il mare. Infatti, secondo le analisi della Fukushima Medical University, il 99,3 per cento delle 10mila persone residenti vicino alla centrale e sottoposte a screening avrebbe ricevuto meno di 10 millisieverts (mSv) di radioattività nei primi quattro mesi dopo l’incidente. 

Altri studi, invece, hanno stimato che, a causa delle piogge, in diverse aree si sarebbero depositati tra i 10 e i 600 kBq∕m 2 di cesio-137 (uno dei contaminanti più pericolosi) e che la combinazione tra l'esposizione acuta e quella a lungo termine potrebbe portare a migliaia di casi di tumore anche in Europa e in Asia. 

È normale, quando si ha a che fare con situazioni così complesse, che i dati siano contraddittori. Quelli di Jacobson e Ten Hoeve arrivano dal loro modello Gator-Gcmom, sviluppato in 20 anni di ricerche. Gli scienziati hanno simulato le emissioni, il trasporto, il decadimento, l'addensamento aerosol–aerosol e delle nubi, le precipitazioni, il dilavamento e la deposizione dei radionuclidi (iodio 131, cesio 137, cesio 134 e bario 137) a livello mondiale. 

Come era prevedibile, il maggior numero dei casi di tumori è stimato per il Giappone; conseguenze, molto meno gravi, ci saranno anche per l'Asia continentale e il Nord America. Per esempio, per gli Stati Uniti si stima un numero di decessi compreso tra 0 e 12. “ Si tratta di numeri relativamente bassi, che potrebbero servire, in futuro, a gestire la reazione della popolazione in paesi diversi da quello colpito dall'incidente nucleare”, ha sottolineato Ten Hoeve. 

I numeri sono piccoli anche rispetto ai decessi causati dall' evacuazione stessa, che ha mietuto 600 vittime tra persone anziane o malate. Ma è impossibile generalizzare. Oltre al fatto che l'evacuazione è una misura di sicurezza fondamentale e obbligatoria, lo stesso tipo di incidente in un'area diversa potrebbe avere effetti molto più gravi. A incidere sembrano essere la posizione geografica – e in particolare la lontananza del mare – e i parametri meteorologici più che la densità della popolazione. 
(Credit per la foto: LaPresse)

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Mario Monti spiegaci dove e' finito l'oro degli italiani!

Le riserve auree diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012. Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Dov’è finito quell’oro: venduto ai russi o ai cinesi, avidi compratori di riserve auree in questo momento? Oppure è andato in pegno alla Bce come collaterale di qualcosa, su richiesta della Bundesbank sempre più terrorizzata dalle perdite potenziale del programma Target 2? Una cosa è certa, l’operazione non nasce dall’emergenza. Lo scorso novembre, infatti, fecero scalpore per qualche ora le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare per l’Europa del Parlamento tedesco, Gunther Krichbaum, in un’intervista al quotidiano “Rheinischen Post”: per ridurre il debito pubblico, l’Italia deve mettere in vendita una parte delle riserve auree.

La singolare proposta giunse dopo il netto no della Germania alla richiesta di vari Stati europei di un utilizzare le riserve auree della Banca centrale tedesca a ulteriore garanzia del cosiddetto Fondo salva Stati (Efsf) nel caso in cui la situazione economico-finanziaria peggiorasse. Pochi giorni dopo, si unì a questo coro anche Michael Fuchs, vicecapogruppo della Cdu, il partito di Angela Merkel, che al Bundestag tuonò: «Gli italiani devono mettere a posto i conti, quindi o portano a termine le privatizzazioni oppure vendono le loro riserve di oro». Un’opinione sottoscritta anche da Frank Schaeffler, dell’Fdp, che considerava «necessario» che gli Stati indebitati «vendano parte del loro oro o lo depositino a garanzia presso la Banca centrale europea». E l’Italia può in effetti contare su quasi 2.500 tonnellate di oro, la quarta riserva al mondo dopo Usa, Germania e il Fondo monetario internazionale, per un valore stimato intorno ai 102 miliardi di euro. In questo senso, la vendita del 20% del totale detenuto coprirebbe l’esborso richiesto dagli accordi internazionali.
Peccato che questo sarebbe un segnale di decadenza che avrebbe pesanti conseguenze sull’economia, sugli equilibri dei mercati e sulle valutazioni delle agenzie di rating: insomma, il governo dei tecnici bocconiani pare che abbia fatto come le famiglie indebite che portano catenine e fedi nuziali ai “Compro oro” per pagare le bollette scadute! E senza dire nulla a nessuno, ma soltanto seguendo pedissequamente le richieste tedesche. Il fatto è che quell’oro non è proprietà dello Stato italiano ma del popolo italiano, tanto che lo stesso Giulio Tremonti, quando nel 2009 voleva tassare le plusvalenze generate dalle riserve di Bankitalia, fu bloccato dal governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, che disse in Parlamento «Siamo sicuri che l’oro sia della Banca d’Italia e non del popolo italiano?» e dallo stesso Mario Draghi, all’epoca a capo di Palazzo Koch, secondo cui «le riserve auree appartengono agli italiani e non a via Nazionale».

E queste pratiche non sono una novità nel nostro Paese. Nella primavera del 1976 a Palazzo Chigi c’era Aldo Moro e il Tesoro era nelle mani di Emilio Colombo. La crisi valutaria imperversava e fu inevitabile ricorrere all’aiuto del governo tedesco di Helmut Schmidt che concesse un prestito di due miliardi di dollari, chiedendo però in garanzia 540 tonnellate d’oro, che traslocarono contabilmente dai libri della Banca d’Italia di Paolo Baffi a quelli dell’Ufficio italiano cambi. Fino al 1997, quando il passaggio inverso determinò una gigantesca plusvalenza sulla quale Palazzo Koch pagò 3.400 miliardi di lire di imposte: una manna per il governo di Romano Prodi, impegnato nel tentativo di riportare il disavanzo pubblico sotto il 3% del Pil per poter agganciare l’ euro, visto che l’incasso imprevisto avrebbe contribuito ad abbattere di un altro 0,18% il rapporto fra deficit e Pil. Peccato che Bruxelles, dove già avevano detto no alla rivalutazione delle riserve auree tedesche e alla vendita dell’oro della Banca centrale del Belgio, non diede il proprio consenso. Come siamo entrati nell’euro, poi, è cosa nota a tutti.
Com’è, come non è, a febbraio di quest’anno il quotidiano britannico “The Independent” rilanciava la conferma di una forte pressione tedesca fin dall’inizio del 2012 affinché Roma mettesse mano alle sue riserve per incidere sullo stock di debito: insomma, dove non arrivò il governo Prodi – che propose inoltre la vendita di piccole quantità delle nostre riserve per incentivare lo sviluppo dell’economia nazionale – potrebbero essere arrivati i professori, i tecnici. Tanto che il 19 gennaio scorso i deputati Fabio Rampelli e Marco Marsilio presentarono un’interrogazione parlamentare (con richiesta di risposta scritta) indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze – leggi Mario Monti – per chiedere lumi al riguardo. A tutt’oggi, che io sappia, si attende risposta.
Signore e signori, questi si vendono l’oro (può essere un’alternativa, ma è sempre l’ultima e comunque andrebbe quantomeno annunciata e discussa in Parlamento) mentre le banche incassano e gioiscono (e non pagano nemmeno l’Imu per le sedi delle Fondazioni, il vero cancro politico-economico del sistema): attenzione, la strada che abbiamo intrapreso è decisamente greca. E con la Spagna destinata a ristrutturare in parte il debito entro l’autunno, rischiamo davvero grosso.

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