Scoperto un fiume con alberi e cascate sul fondo del Mar Morto

I fiumi in fondo al mare esistono. Gli oceani hanno molti segreti, e i fiumi sottomarini sono uno di loro. Gli scienziati però hanno scoperto un enorme fiume sottomarino che scorre lungo il fondo del Mar Nero. Questo fiume forma persino delle cascate ed è sorprendentemente costeggiato da alberi e piante. Si stima che questo fiume sottomarino sarebbe il sesto più grande al mondo in termini di volume di acqua. Si tratta di circa 350 volte il Tamigi e 10 volte il fiume più grande d’Europa, il Reno. Questa scoperta può aiutare gli scienziati a far luce su come la vita possa riuscire a sopravvivere nei profondi oceani lontano dalle ricche e nutrienti acque che si trovano sulla superficie terrestre. Il fiume sottomarino, raggiunge i 115 metri di profondità in alcuni punti. Gli scienziati dell’Università di Leeds, hanno utilizzato un sottomarino robotico per studiare un profondo canale che era stato trovato sul fondo del mare, e hanno così trovato un fiume di acqua molto salata. La creazione di argini e pianure alluvionali sono molto simili a un qualsiasi fiume sulla terra. L’acqua nei canali sottomarini è più densa dell’acqua del mare che la circonda perché ha una maggiore salinità e porta molti sedimenti. Questi canali sono in grado di fornire sostanze nutritive e gli ingredienti necessari per la vita in profondità. Questa non è la prima volta che viene scoperto un fiume sottomarino. Sotto il mare del Messico, vi è un fiume chiamato Cenote Angelita. E’ stato scoperto da Anatoly Beloshchin e il suo gruppo di subacquei.
http://kestorya.wordpress.com/2012/07/14/scoperto-un-fiume-con-alberi-e-cascate-sul-fondo-del-mar-morto/#more-1138
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13.000 anni fa la collisione extraterrestre che diede inizio al periodo freddo

Un team internazionale di ricercatori composto da 18 membri ha scoperto eccitanti nuove prove a supporto della teoria di un impatto extraterrestre avvenuto quasi 13.000 anni fa. Le loro prove si basano su del materiale trovato in un sottile strato di roccia sedimentaria in Pennsylvania e Carolina del Sud negli Stati Uniti e in Siria. Questo materiale si distingue poiché al momento della sua creazione esso si può essere formato solo a temperature tra 1700 e 2200 gradi Celsius e come risultato dell’impatto di un corpo cosmico sulla Terra. Tutto ciò conduce a prove che potrebbero fornire un deciso sostegno alla controversa ipotesi Younger Dryas Boundary (YDB). La scoperta è stata pubblicata nella rivista PNAS.

L’ipotesi Younger Dryas Boundary, anche conosciuta come ipotesi della cometa Clovis, teorizza che una grande esplosione in aria o l’impatto sulla Terra di un oggetto o di molti oggetti provenienti dallo spazio diedero inizio al periodo freddo Younger Dryas circa 12.900 anni fa. Ciò avvenne al tempo, o in un periodo prossimo, alla grande estinzione della megafauna nordamericana, che comprendeva mammut e bradipi giganti, e la scomparsa della cultura preistorica Clovis che era molto diffusa. Questa teoria non aveva fatto grande presa; e la causa era la carenza di dati di conferma. Questa nuova scoperta, tuttavia, sembra supportare in modo deciso la controversa ipotesi Younger Dryas Boundary.

“Questi scienziati hanno identificato tre livelli contemporanei risalenti a oltre 12.000 anni fa, su 2 continenti che mostrano oggetti silicei simili alla scoria (SLO – scoria-like objects),” ha detto H. Richard Lane, direttore del programma della Division of Earth Sciences della National Science Foundation con sede negli Stati Uniti, che ha finanziato la ricerca. “Gli SLO sono indicativi di esplosioni in aria/impatti cosmici ad alta energia, e ciò fornisce sostegno all’affermazione che questi eventi provocarono l’inizio del Younger Dryas. Quel tempo fu un importante punto di partenza nella storia biologica, umana e climatica.”

Fondamentale per questa conferma è la scoperta del quarzo fuso che fornisce prove morfologiche e geochimiche, a conferma del fatto che il materiale non ha origine cosmica, vulcanica e non è fatto dall’uomo. “Il quarzo fuso a temperatura molto elevata appare identico a quello prodotto in eventi di impatti cosmici conosciuti, come il Meteor Crater in Arizona, e il campo di tectite australoasiatica,” ha detto James Kennett, professore di scienze della Terra all’Università della California Santa Barbara negli Stati Uniti.

“Il materiale fuso corrisponde anche al quarzo fuso prodotto dall’esplosione nucleare in aria Trinity del 1945 a Socorro, New Mexico,” egli ha aggiunto. “Le temperature estreme necessarie sono equivalenti a quelle dell’esplosione di una bomba atomica, sufficientemente elevate per fondere la sabbia e farla bollire.”

Secondo i ricercatori, le prove materiali a supporto dell’ipotesi dell’impatto cosmico YDB attualmente si estendono su tre continenti, e coprono quasi un terzo del pianeta, dalla California all’Europa occidentale, fino al Medio Oriente. La scoperta amplia la diffusione delle prove fino in Germania e Siria, il sito più orientale finora identificato nell’emisfero settentrionale. I ricercatori devono ancora identificare il limite del campo di detriti dell’impatto.

“Poiché questi tre siti in Nord America e in Medio Oriente sono separati da distanze che vanno da 1000 a 10.000 kilometri, vi furono molto probabilmente 3 o più epicentri principali di impatto/esplosione in aria per l’evento del YDB, probabilmente causati da uno sciame di oggetti cosmici che erano frammenti o di un meteorite o di una cometa,” ha detto il professor Kennett.

Lo studio cita anche esempi di una recente ricerca indipendente che supporta l’ipotesi dell’impatto cosmico YDB, e sostiene due gruppi indipendenti che hanno trovato quarzo fuso negli strati YDB in Arizona e Venezuela. “I risultati confutano in modo deciso l’affermazione di alcuni critici che “nessuno può riprodurre” le prove YDB, o che i materiali semplicemente caddero dallo spazio in modo non catastrofico,” ha sottolineato il professor Kennett.

Egli ha aggiunto che il sito archeologico in Siria dove è stato trovato il quarzo fuso, Abu Hureyra nella Valle dell’Eufrate, è uno dei pochi siti di questo tipo che registrano il passaggio da cacciatori-raccoglitori nomadi ad agricoltori-cacciatori che vivono in villaggi permanenti. “Archeologi e antropologi considerano questa area il “luogo di nascita dell’agricoltura”, che avvenne circa 12.900 anni fa,” ha detto il professor Kennett.

“La presenza di un sottile strato di carbone nell’antico villaggio in Siria indica un importante incendio associato al quarzo fuso e alle sferule da impatto 12.900 anni fa,” ha aggiunto. “Le prove suggeriscono che gli effetti su quel villaggio e sui suoi abitanti devono essere stati molto gravi.”

Per maggiori informazioni, visitare:

Proceedings of the National Academy of Sciences:

National Science Foundation’s Division of Earth Sciences:

fonte: cordis.europa.eu
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Tempesta geomagnetica in atto in fase di evoluzione...

15 luglio 2012 - Una nube di plasma ionizzato ad alta energia ha impattato con il campo magnetico terrestre nella giornata di sabato intorno alle 18:00 UTC.L'effetto non e' stato cosi' forte come da previsioni,ciononostante la bolla di plasma solare ha fortemente compresso la magnetosfera terrestre inducendo una tempesta geomagnetica di moderata entita' livelllo G1 G2.Gli effetti sono stati ben visibili ai poli dove sono state osservate intense aurore boreali siamo in attesa che giungano nuovi dati per comprendere l'evoluzione dell'evento in atto...stay tuned!

Ecco perche' il governo monti spende 30 miliardi in armamenti sacrificando salute e lavoro!

Il governo Monti è costretto a trovare alla svelta un centinaio di miliardi per pagare al Pentagono la fornitura di caccia F-35 e di droni. La dipendenza dagli armamenti statunitensi inoltre crescerà nei prossimi anni, perché quei velivoli da combattimento sono stati concepiti per impiegare solo munizionamento "Made in USA", come risulta dalle informazioni de "Il Sole-24ore". [1] 

Grazie all'attuale ministro della Difesa, il funzionario della NATO Giampaolo Di Paola, la lobby delle bombe ha riportato un successo di rilievo agli inizi di questo mese di luglio, quando per la prima volta l'aviazione italiana ha avuto l'onore di partecipare ai bombardamenti in Afghanistan. La notizia ormai era attesa, e l'unica sorpresa è consistita nel fatto che nessun nostro aereo sia cascato. [2] 

Quando il quotidiano confindustriale pubblica di queste notizie non riceve mai l'onore di rilanci da altri media; quando invece butta lì cifre senza pezze d'appoggio, come i "24mila statali in esubero", allora la conquista delle prime pagine è assicurata. Gli esuberi o gli sprechi per siringhe o lenzuola costituiscono più di un alibi per attuare tagli, diventano per i media l'occasione per una rigenerazione morale della nazione. Con meno siringhe e più bombe l'amministrazione diventa "virtuosa". Il sedicente Occidente deve infatti la sua superiorità morale esclusivamente al suo potenziale di bombardamento, che nell'800 si esprimeva con la Politica delle Cannoniere, ed oggi con i bombardamenti aerei. Il Bombing Business è uno dei moventi-interessi principali della cosiddetta politica estera degli Stati Uniti e dei suoi "alleati", cioè vassalli. 

Per attuare gli agognati tagli alla Pubblica Amministrazione, ribattezzati col pomposo nome di "spending review", il tecnico Mario Monti ha dovuto chiamare il "super-tecnico" Enrico Bondi, il quale deve la sua mirabolante carriera ad Enrico Cuccia, colui che fu il monarca assoluto di Mediobanca. Bondi è stato per anni l'uomo di fiducia di Mediobanca, inviato a "risanare aziende in crisi", o almeno questa era la versione ufficiale. Oggi Bondi dovrebbe invece risanare la Pubblica Amministrazione per conto di Monti. Strano però che Bondi non abbia fatto presente al suo nuovo datore di lavoro quanto fu pubblicato dal Centro Studi di Mediobanca nel 2010, e cioè che, nel decennio 1998-2008, la bistrattata Pubblica Amministrazione italiana ha prodotto più valore aggiunto dell'industria. Anche questa notizia era stata diffusa da "Il Sole-24 ore". In pratica i tagli di Bondi vanno a colpire proprio quel PIL e quella produttività a cui, nei proclami, tanto si dice di puntare. [3] 

Quanto a progettualità il governo Monti dimostra quotidianamente il suo vuoto pneumatico, si tratta solo di eseguire giorno per giorno le direttive del Pentagono, della NATO, del Fondo Monetario Internazionale e dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO). Le continue provocazioni mediatiche dei ministri di Monti servono proprio per fornire ai media gli "assist" per finti dibattiti utili a mascherare questo vuoto e questa mera funzione servile. Come già il governo del Buffone di Arcore, anche il governo di Monti si configura come un'agenzia di intossicazione mediatica, con funzioni di depistaggio: i veri moventi ed i veri mandanti di certe operazioni devono essere occultati o, almeno, lasciati in ombra. 

La classe "dirigente" di un Paese colonizzato deve spendere la gran parte del suo tempo e delle sue forze per coprire le magagne dei propri padroni. Ciò non riguarda solo gli affari, ma anche le operazioni di guerra psicologica, come gli attentati "false flag" compiuti dagli psywarrior del Pentagono e della NATO. Uno dei sequestrati di Stato nell'ambito della cosiddetta "Operazione Ardire", Giuseppe Lo Turco, dal carcere di Marassi ha fatto pervenire un suo comunicato, con data 2 luglio, in cui afferma tra l'altro: «...vanno aumentando i tentativi di costruire teoremi accusatori sui cosiddetti "reati associativi", si pensi ai recenti casi italiani o esteri ... pretesti per usare leggi ad hoc ed imprigionare anarchici e anarchiche che spesso neanche si conoscono tra di loro.» [4] 

In effetti è proprio così, poiché la propaganda ufficiale, attraverso le sue fiabesche narrazioni poliziesco-giudiziario-mediatiche, cerca di far passare la cospirazione criminale, il "reato associativo", come una caratteristica esclusiva degli oppressi. La stessa propaganda ufficiale ci assicura infatti che i potenti non hanno bisogno di fare attentati e cospirazioni perché sono già potenti; è un luogo comune reazionario che fa il paio con quello che dice che i ricchi non avrebbero bisogno di rubare perché sono già ricchi. In realtà, visto che la ricchezza si basa sul furto continuato ai danni dei poveri, allo stesso modo anche il potere deve la propria riproduzione alla destabilizzazione, suscitando cioè un clima di emergenza permanente quanto artificioso, e costantemente deviato su falsi obiettivi. Il potere misura sé stesso sulla base della possibilità di violare le proprie stesse regole; ogni potere è abuso di potere. 

L'errore sta nel cercare la cospirazione criminale in gruppi che fanno parte del folklore delle pubbliche relazioni, come il Bilderberg, il Bruegel o la Trilateral; quando invece, ad esempio, il "reato associativo" è insito negli stessi Trattati Internazionali. Soltanto in pura malafede si può affermare che organizzazioni internazionali come la NATO o il WTO possano reggersi rispettando non solo la "democrazia" o lo "Stato di Diritto", ma persino un minimo di legalità dei rispettivi Paesi. La stessa sopravvivenza di queste organizzazioni internazionali presuppone infatti che l'opposizione interna rimanga un'eventualità del tutto formale e astratta, e che non si eserciti mai in concreto. Se dei parlamentari, dei sindacalisti o dei popoli si rifiutano di ratificare certe decisioni, allora andranno ricondotti all'ovile o con la corruzione, o con la frode o con l'intimidazione. 

Altrimenti perché i potenti manterrebbero degli apparati militari appositamente adibiti ad attuare queste "psychological operation", come l'USACAPOC Army? [5] 

Una notizia curiosa di domenica scorsa riguarda l'incendio avvenuto al centro della polizia scientifica di Roma che avrebbe distrutto parte delle prove inerenti all'attentato di Brindisi. Meno male che a Brindisi c'è già la confessione del "colpevole". L'incendio non sarebbe per niente doloso, anzi la colpa viene attribuita tutta all'anticiclone Caronte, che però non ha ancora confessato. A garantircelo è stata la stessa polizia scientifica che ha fatto le indagini sulle proprie stesse magagne, cioè il depistaggio sul depistaggio. [6] 

Revisione di “Le banche centrali si preparano alla crisi bancaria globale?”

di Jack Rasmus  – 06 luglio 2012

In precedenza, nell’ultimo mese, chi scrive ha previsto che le banche centrali di tutto il mondo si stavano preparando a passare a un coordinamento delle politiche monetarie per anticipare l’accelerazione del declino dell’economia globale. Oggi, 5 luglio, risulta essere così.

Il 4 luglio le banche centrali di Cina, Europa e Regno Unito hanno preso contemporaneamente l’iniziativa di stimolare le variabili monetarie dell’economia in un tentativo di anticipare la curva del declino dell’economia globale. Ma scopriranno che la politica monetaria ha scarsissimo impatto sulla situazione globale attuale.

La Banca Centrale Europea, BCE, taglia i tassi al minimo storico dello 0,75%, essendo ormai chiaro che virtualmente l’intera economia Euro, compreso il Regno Unito, è in recessione o vi si sta rapidamente avvicinando, come chi scrive aveva predetto otto mesi fa che sarebbe avvenuto.

La Bank of England, con tassi già prossimi a zero (0,50%) ha optato per un ulteriore ‘alleggerimento quantitativo’ (QE), cioè la stampa di ulteriori 78 miliardi di dollari, in aggiunta ai suoi già quasi 500 miliardi di dollari di iniezioni di QE sino ad oggi.

La Cina ha contemporaneamente annunciato un altro taglio a sorpresa dei tassi d’interesse, il secondo in altrettanti mesi. I dati economici imminenti sulla Cina probabilmente mostrano un’economia anche più debole di quanto ipotizzato. Come chi scrive aveva pure previsto, il PIL della Cina probabilmente scenderà sotto il 7% (del che ha bisogno per assorbire i nuovi ingressi nella forza lavoro) e ciò nonostante il probabile imminente stimolo fiscale che la Cina dovrà attivare prima della fine dell’anno. Ciò lascia fuori dall’aver assunto iniziative solo gli Stati Uniti e il Giappone.  Il Giappone probabilmente attenderà che gli Stati Uniti si muovano per primi. La Federal Reserve statunitense non si riunirà prima del 31 luglio, ma ci si può attendere un’altra tornata di QE se i dati sull’occupazione di giugno e luglio resteranno al deprimente livello attuale, al di sotto di 100.000 posti creati al mese (e così anche al di sotto dei nuovi ingressi nella forza lavoro statunitense) e se l’industria manifatturiera e dei servizi statunitense resterà in declino o stagnante.

Ma le iniziative monetarie di tutte queste banche centrali, coordinate o no, avranno scarso impatto nell’arginare il declino globale. La politica monetaria, cioè le iniezioni di liquidità nel sistema bancario, non determinano, nell’attuale ‘recessione epica’, aumenti dei prestiti delle banche e, a loro volta, investimenti delle imprese che creino occupazione, incremento del reddito e, pertanto, ripresa economica. Le iniezioni monetarie sono in larga misura tesaurizzate o, diversamente, impegnate in speculazioni a breve termine sui mercati finanziari per realizzare profitti rapidi. Il QE e il denaro facile sfociano in temporanee impennate dei mercati azionari e delle materie prime, con la conseguenza di una crescente dipendenza dal denaro gratis.

Ora anche lo stesso sistema bancario sta mostrando segni di crescente fragilità. A un esame superficiale, le banche Euro appaiono essere il principale problema, specialmente in Spagna e nella periferia dell’Euro. Ma anche le principali banche dell’Euro sono in pericolo. Il vertice della scorsa settimana dell’Eurozona è stato principalmente concentrato sul salvataggio delle banche Euro, o almeno su piani futuri per esso. Ma gli annunci di stimoli fiscali sono stati simbolici e di nessuna significatività indicando, al massimo, piani per semplicemente ‘far girare i soldi’ in una qualche data futura. Così l’Eurozona continua a concentrarsi su soluzioni monetarie, che si dimostreranno disastrose per il tentativo di rallentare il declino in direzione di una recessione ad atterraggio morbido.  (Tra un paio di giorni si dirà di più sul Vertice Euro e la sua soluzione, ora che la ‘polvere sta cominciando a diradarsi’ riguardo all’iniziale reazione eccessivamente ‘euforica’ alle sue pronunce circa l’uso del suo fondo ESM (Meccanismo di Stabilità Europeo) per salvare direttamente le banche e creare una banca centrale più genuina, trasformandola, BCE in qualche epoca lontana del futuro).

L’odierna reazione coordinata delle banche centrali al crescente rallentamento globale sfocerà indubbiamente in un maggiore coordinamento in avvenire. Nonostante il chiaro sforzo di coordinamento, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha negato un simile coordinamento; l’ultima volta che si è verificato è stato riguardo al crollo della Lehman Brothers nel 2008. Draghi ha anche risposto alla domanda diretta su se il sistema bancario globale sia più fragile oggi che nel 2008, affermando che è più stabile oggi. Anche questo è un altro fraintendimento della situazione globale.

Il punto debole del sistema bancario globale può rivelarsi non essere la Spagna e le sue banche, ma quel che sta succedendo oggi a Londra, il maggior centro finanziario, e che è stato evidente sin dal crollo del 2008-09. Londra è diventata il centro del ‘capitale finanziario cowboy’ dell’economia globale. L’assunzione di grandi rischi e i costanti eccessi speculativi sono diventati la regola e ora la cosa è evidente. La regolamentazione finanziaria inglese è stata una barzelletta maggiore anche della legge statunitense Dodd-Frank.  Le recenti perdite della JP Morgan, centrate sulla speculazione in derivati, sono un indicatore di una Londra fuori controllo. Un altro è il grande scandalo che sta emergendo e che coinvolge la manipolazione dei tassi Libor da parte della Barclays e di altre banche, di nuovo, sembra, per massimizzare le entrate da derivati. Le perdite della JP Morgan sono salite a 9 miliardi di dollari, rispetto alla stima iniziale di 2 miliardi di dollari. E in tale dato non sono comprese le sue perdite di oltre 25 miliardi di dollari, in crescita, in valori azionari. La speculazione della JP Morgan coinvolge un portafoglio di 350 miliardi di dollari. Le perdite potranno essere molto, molto maggiori ma per mesi non lo sapremo. Nel frattempo lo scandalo Barclays-Libor promette perdite finanziarie ignote. Questo è potenzialmente di grande significato. Centinaia di trilioni di dollari di scambi di derivati erano basati sul Libor, per non citare il 90% dei mutui statunitensi. Come questo scandalo si tradurrà in cause e chiamate a rispondere e quale impatto avrà tale incertezza sui mercati finanziari, resta da vedere. Le incognite sono potenzialmente rilevanti.

In altre parole, il sistema bancario globale si sta facendo più fragile, non meno, e potenzialmente anche maggiore in termini di impatto negativo sulle economie reali che già stanno rallentando rapidamente. E’ diverso dal 2008, quando le economie reali erano in una fase di boom quando sono state colpite dall’instabilità finanziaria. Il 2008 è stato anche un momento in cui i bilanci delle banche centrali non erano ancora sovraccarichi di trilioni di passivi, come lo sono ora. Quando i consumi globali non avevano ancora sofferto cinque anni di disoccupazione, crescita negativa del reddito, trilioni di ricchezza patrimoniale distrutti e accumuli di indebitamento reale. Infine, il 2008 è stato un periodo in cui i bilanci governativi non erano nella forma pessima in cui sono ora, né era così forte la tendenza all’austerità e alla contrazione della spesa.

No, signor Draghi, l’economia globale, specialmente nella zona Euro e in Gran Bretagna, e sempre più in Cina e nei BRICS e presto di nuovo negli Stati Uniti con la loro economia in chiaro rallentamento, non è “in forma migliore oggi”.

Il piu' grande crimine ai danni dell'italia!

Un analista della banca d’investimento Natixis, Patrick Artus, ha calcolato che per abbassare i tassi sui titoli di Stato italiani a un livello accettabile – cioè a un livello che evita il default del Paese e la rovina di generazioni di italiani – occorrerebbero 26 miliardi di euro alla settimana, sborsati dal MES, il fondo ‘salva-Stati’ dell’Eurozona. A questo ritmo il MES andrebbe in bancarotta in tre mesi, ha concluso Artus.

Ora raffrontate questa realtà con la menzogne del criminale Mario Monti di ritorno dall’inutile ultimo summit europeo. Il falsario bocconiano ci ha raccontato che il MES potrà intervenire per calmierare i tassi sui nostri titoli, e senza che l’Italia finisca per questo nelle grinfie della Troika di FMI, Commissione UE e BCE. Quest’ultima fregnaccia l’ho già smascherata, e ora cade anche la solidità stessa del MES (cosa che francamente avevo già detto da tempo).

Ci portano in Kosovo, 60 milioni di italiani che stavano nel G7 fino all’arrivo dell’euro, ed è ciò che vogliono. Ne Il Più Grande Crimine 2011 avevo scritto che vogliono “creare sacche di lavoro pagato alla cinese in Europa” (da noi), e ieri l’Istat ci ha informati che già 3 milioni e 300 mila italiani guadagnano poco sopra gli 800 euro. E questo significa crolli di consumi, quindi crolli delle vendite, quindi aziende stesse che non lavorano, quindi crisi, quindi la spirale in caduta fino a Pristina.

Mi raccomando, voi, cliccate su face book che questo è uno schifo. Ma muovere il culo no, mi raccomando.

La Francia tassa i ricchi, abbassa età pensionabile e aumenta i salari. Saranno mica impazziti?

Ha aumentato il salario minimo del 2%. Ha abbassato la soglia per le pensioni di anzianità a 60 anni. Ha annunciato un’aliquota sui redditi dei ricchi al 75%, una tassa sui dividendi del 3% e sulle scorte petrolifere del 4%. Ha assicurato che aumenterà i contributi - già altissimi - e l’imposta di successione e che recupererà la vecchia patrimoniale. Infine, ha promesso 65mila assunzioni nel settore pubblico. Insomma, per i fautori del libero mercato e delle riforme strutturali, François Hollande è un incubo. Se Mario Monti avesse azzardato una sola di queste misure, il famigerato spread avrebbe toccato vette inarrivabili.

Eppure, tutto tace. Mentre sui quotidiani stranieri, in particolare su quelli anglosassoni, i titoli continuano a somigliarsi tutti (tra i più gettonati: «la luna di miele finirà presto» e «la vie en rose durerà poco»), sui mercati finanziari l’incantesimo regge. Anzi. Non più tardi di lunedì i rendimenti sui titoli di Stato francesi a tre e a sei mesi, per la prima volta nella storia, sono stati negativi. Segno che il mercato pensa che la Francia somigli molto più alla Germania che alle peccaminose Italia o Spagna. Segno che la “rossa” Parigi è diventato un porto sicuro, alla pari dei Paesi “falchi” guidati da austeri conservatori à la Merkel che anelano allo zero deficit come alla panacea di tutti i mali.

Certo, anche Hollande si è impegnato sul rigore. I numeri però sono numeri. Nel primo trimestre dell’anno il debito è salito all’89,3% del Pil e il deficit veleggia a fine anno verso il 4,5%. Il premier Jean-Marc Ayrault si è impegnato a ridurlo sotto il 3% l’anno prossimo e di azzerarlo quello dopo. Ma anche le stime sul Pil sono state riviste allo 0,4% quest’anno e all’1-1,3% per l’anno prossimo. E Hollande non ci pensa neanche, per dire, a rimandarsi le assunzioni nel pubblico o a toccare la legge sui licenziamenti come gli chiedono in molti.

Gli analisti, ovvio, avvertono che bisogna guardare ai rendimenti dei bond decennali e non a quelli a brevissimo termine. E che nei prossimi mesi sono destinati a risentire dell’«effetto Hollande», se non farà anche riforme strutturali. Però lo spread francese, intanto, è inchiodato a 110 punti, a distanze siderali dal nostro. Con tutto che in Francia, negli ultimi 5 anni sono spariti 400mila posti nel manufatturiero e il Pil pro capite è sceso negli ultimi 10 dal 95 al 90% di quello tedesco. E con tutto che una settimana fa i maggiori economisti e imprenditori hanno chiesto allarmati uno «shock per il rilancio della competitività», che è un noto punto debole dell’economia oltralpe. I mercati, per ora, se ne infischiano. 

 


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