Il Recovery Fund e' una truffa per metterci il cappio al collo

24/06/2021 - Entro luglio l'Italia dovrebbe ricevere i primi 25 miliardi di euro stanziati dal Recovery Fund. Entro il 2026 dovrebbe riceverne 191,5, divisi tra 68,9 di sovvenzioni e 122,6 di prestiti.
Se la matematica non è un'opinione, l'Ue ci presterà, mediamente, 20,43 miliardi di euro ogni anno. Quando avrebbe impiegato l'Italia a procurarsi, per un anno, 20,43 miliardi di euro sul mercato? 

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Qualche ora, una mattinata o un pomeriggio ad esagerare. Avrebbe pagato, nella peggiore delle ipotesi, qualche centinaio di milioni (milioni, sottolineo) di euro in più. La differenza è che, ricorrendo al mercato, intanto, non avrebbe dovuto aspettare un anno e mezzo per avere la miseria di 25 miliardi, un arco di tempo durante il quale abbiamo perso 400.000 aziende e le famiglie italiane cadute nella povertà assoluta sono aumentate di un milione. In secondo luogo, in massima parte, il nuovo debito sarebbe stato acquistato dagli italiani, soprattutto da Bankitalia, così che riconvertirlo in lire, un giorno, avrebbe richiesto solo un'operazione contabile, dovendo solo cambiare simboli sui computer. Con la ridenominazione nella valuta nazionale, un debito si rinnova o si monetizza, ma non si rimborsa. Per riconvertire un debito contratto in euro con l'Ue, invece, si deve affrontare un contenzioso, negoziare, raggiungere un accordo e, nella migliore delle ipotesi, per il 30%-40%, questo debito devi rimborsarlo. Infine, un debito con il mercato non è condizionato, quello contratto con l'Ue, invece, equivale ad un commissariamento del Paese. E' l'opinione di Mauro Ammirati? No, lo ha spiegato, ancora una volta, ieri, la Commissione europea, scrivendo che nel Pnrr sono progettate 58 riforme, che correggono <<gli squilibri, incluso l'alto debito e la debole produttività>>, che le misure in questione riguardano la riscossione delle tasse e rafforzano la spending review. All'uomo della strada, tali particolari sembrano solo tecnicismi, questioni per addetti ai lavori. No, invece, queste 58 riforme sono il conto da pagare. 

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Ve l'hanno sempre detto che nell'Ue <<non ci sono pasti gratis>>, non vi hanno mai illusi. Ed io, ogni sera, passo da un tg all'altro, sperando che qualcuno si degni di spiegare, una buona volta, che abbiamo stretto il cappio intorno al collo del Paese in cambio di 21 miliardi di euro l'anno, per 6 anni. Queste sono cifre con cui, in passato, hanno, di fatto, commissariato il Mozambico, la Namibia e l'Etiopia. Ma noi siamo l'Italia. Almeno questo, in un tg, un talk show o un articolo di fondo anche d'un quotidiano di provincia potrebbero dirlo.

Mauro Ammirati

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