I gruppi del potere mondialista vogliono una guerra globale

Parla Alexandr Dugin, influente consigliere del Cremlino. "La questione Ucraina decisiva anche per il futuro dell'Europa" Alexandr Dugin è il Presidente del Consiglio superiore dell’ “International Eurasian Movement” e Docente all’Università Statale di Mosca. Il suo ultimo volume è “The Fourth Political Theory”, tradotto in numerose lingue in tutto il mondo. Qualcuno lo definisce sbrigativamente il «consigliere occulto» del Presidente russo Vladimir Putin,
ma in realtà Dugin è un esperto molto ascoltato al Cremlino e in questi ultimi mesi, dallo scoppio della crisi ucraina, frequenta le più importanti trasmissioni televisive russe spiegando le buone ragioni delle scelte di Putin in politica estera. Si avvale anche della preziosa collaborazione di Leonid Savin, direttore della rivista di studi geopolitici e relazioni internazionali Journal of Eurasian Affairs, che tiene i contatti con i movimenti identitari europei e collabora con la rivista di geopolitica e di economia internazionale Il Nodo di Gordio (www.nododigordio.org). «La battaglia per l’Ucraina che si sta combattendo oggi è l’esempio più visibile della rilevanza e della validità delle leggi della geopolitica. L’esito di questa battaglia modificherà gli assetti geopolitici mondiali per i prossimi decenni e riguarda quindi non soltanto la Russia, ma anche tutta l’Europa». Dugin parla in esclusiva a la Padania dal suo ufficio di Mosca, mentre in tv scorrono le immagini della maestosa parata del 9 maggio, il Giorno della Vittoria, mai come quest’anno celebrato in pompa magna da quando l’Unione sovietica non esiste più. Per fortuna tutto si è svolto in maniera tranquilla, ma le paure erano molte, alla vigilia. «C’è grande differenza nella comprensione del significato del 9 maggio tra il sud-est e l’ovest dell’Ucraina - spiega Dugin -. Ad est questa data è considerata come la grande festa della liberazione e della vittoria sulla Germania nella Seconda Guerra Mondiale. Nella parte occidentale viene ricordata come data tragica di occupazione di Stalin. La narrazione storica dominante dell’attuale governo di Kiev si basa su una visione della storia nazionale che ricorda positivamente figure come Bandera e Shukchevich, che combatterono a fianco dei nazisti contro i sovietici. Così per il governo attuale ucraino quegli ucraini che hanno combattuto dalla parte di Hitler sono ricordati come eroi e coloro che hanno combattuto dalla parte di Stalin ( i russi ) sono visti come oppressori». Ma la vedono tutti in questo modo, nell’Ucraina occidentale? «Non è un punto di vista generale, ma è molto comune tra gli ucraini dell’ovest del Paese. Quindi, per Pravy Sektor (Settore destro, i cosiddetti neonazisti ucraini, ndr), Svoboda e altri tipi di nazionalisti, tra cui nazional-liberali, il 9 maggio è il giorno della sconfitta. Per Odessa, Donetsk, Lugansk, Kharkov e così via invece è un vero giorno di vittoria. Quindi è evidente che ci sono due Ucraine. Due Ucraine molto diverse tra loro. E dopo il colpo di stato di marzo coloro che considerano la storia dal punto di vista di Bandera e di Hitler governano a Kiev. Ecco perché il sud e l’ovest dell’Ucraina sono in rivolta contro una tale identità ultranazionalista. Si sta svolgendo un combattimento mortale tra queste due visioni del mondo. È impossibile far coesistere nello stesso Stato due visioni così contrapposte». Professor Dugin, lei recentemente ha descritto un inquietante scenario di guerra mondiale inevitabile. Crede veramente che l’Occidente voglia entrare in guerra con la Russia? «Sì, ma la guerra ha motivazioni non strettamente militari. Al fine di garantire l’ostilità durevole tra russi e ucraini gli atlantisti hanno bisogno della guerra interslava. Proprio questo è lo scopo della visione di Zbignew Brzezinsky (influente politologo americano,ndr), fondata sulla prevenzione della rinascita geopolitica dell’impero eurasiatico, il cosiddetto “cuore della Terra” (Heartland). Questo è stato il motivo principale per cui Settore Destro, Svoboda e di altri gruppi ultranazionalisti e apertamente neonazisti sono non solo tollerati dagli Stati Uniti d’America, ma addirittura sostenuti e finanziati da loro. Tutti questi “nazisti” precisano ogni momento che sono filo-americani e vogliono le basi della Nato in Ucraina. La loro funzione è quella di portare all’escalation di ostilità e provocazione contro i russi, in maniera che ci possa essere una inevitabile reazione di Mosca». Dieci anni fa, nel 2004, a Kiev scoppiò la famosa “rivoluzione arancione”, finita poi travolta da scandali finanziari. Quali sono le differenze tra le due rivolte antigovernative? «La rivoluzione arancione del 2004 era simile a quella del 2014, ma la differenza principale con lo stato attuale delle cose è il fatto che la rivoluzione arancione conservava alcune caratteristiche della democrazia. Ora invece, dopo il colpo di stato, non c’è più alcun accenno di democrazia nel nuovo governo ucraino: è chiaro terrorismo di stato e la politica è chiaramente razzista. E a Washington sanno benissimo tutto e a loro va bene tutto ciò, poichè l’obiettivo degli Usa in Ucraina è la guerra». Parole durissime le sue, professore. Speriamo che non sia così. Ma Putin oggi è sostenuto da tutto l’establishment russo o esistono posizioni critiche alla sua politica? «Putin possiede ora un dominio indiscutibile in Russia. La sua forza principale non sono le sue qualità personali, ma piuttosto il fatto che ha il sostegno assoluto della maggioranza russa in tutte le sue decisioni patriottiche. Nessuno nell’establishment osa contraddirlo. Putin è ormai un vero leader popolare e questa sua forza gli dà la libertà di affrontare le élite non ricercando un compromesso con loro, ma da leader indiscusso». Quale ruolo stanno ricoprendo gli oligarchi russi in questa crisi? «Nonostante il loro coinvolgimento generale sull’economia globale e la dipendenza dalle reti finanziarie ed economiche americane e occidentali, gli oligarchi non osano criticare apertamente Putin. Loro non hanno alcun sostegno popolare e politico e lo sanno benissimo. Dipendono più da Putin che dagli Usa, perché la fonte della loro ricchezza è in Russia. Si rivolterebbero volentieri contro Putin, se potessero. Ma non possono, così sono obbligati ad accettare lo status quo. Insomma, gli oligarchi non sono d’accordo con la politica del presidente verso l’Ucraina semplicemente perché perdono parte del loro patrimonio in Occidente e sono costretti ad essere sempre più subordinati a Putin». In Europa molti partiti identitari guardano con interesse alla Russia. La Lega Nord ha buoni contatti con Russia Unita, così come il Front National di Marine Le Pen. Come giudica questo fatto? «È estremamente positivo. Putin ha indirizzato un saluto direttamente ai popoli europei nel suo ultimo discorso in diretta tv. Il presidente guarda con grande interesse ai movimenti popolari europei che sono stanchi di subire le decisioni dei loro governi che operano negli interessi dell’oligarchia globale e non per il benessere dei loro cittadini. Putin ha menzionato proprio il Fronte Nazionale francese. Per Putin gli alleati in Europa sono tutti i movimenti che difendono l’identità europea contro l’ultraliberalismo e lo scardinamento delle identità e dei valori tradizionali. Questi partiti sono i nostri alleati naturali, la nostra è una battaglia comune in difesa dell’identità dei popoli». Gianluca Savoini

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