I bankster alla conquista dell’Ucraina


Si dice manifestassero contro la corruzione di Yanukovich. Si sa, se un paese non ha debiti con il FMI non è un paese “sano” e democratico. La corruzione in Occidente non esiste perché è legalizzata. Si chiama lobbysmo. A seguire sequenza eventi di appropriazione del FMI, quanto sono stati celeri.
Barbara 
Ucraina, parte il ricatto UE: prestiti sì, ma in cambio di riforme - lunedì, 24, febbraio, 2014
24 febbr – L’Unione europea non esclude “alcuna opzione” per fornire sostegno finanziario (prestiti Fmi) all’Ucraina, a patto che ogni aiuto sia legato a riforme economiche. “Non escludiamo nessun tipo di sostegno o aiuto all’Ucraina”, ha detto Olivier Bailly, portavoce della Commissione Ue, ma “con la condizionalità di un programma di riforme” in campo economico.
Al momento l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Catherine Ashton, si trova
a Kiev dove sta incontrando i leader politici ucraini, compresa Yulia Timoschenko. L’obiettivo “è trovare una soluzione duratura alla crisi e misure per stabilizzare la situazione economica”.
Ucraina: nuovo governatore banca centrale. Era uno dei “comandanti” della protesta antigovernativa - lunedì, 24, febbraio, 2014
24 FEB – Il parlamento ucraino ha eletto Stepan Kubiva nuovo governatore della banca centrale sostituendo il dimissionario Igor Sorkin. Kubiva è un membro del partito ‘Patria’ di Iulia Timoshenko ed è stato direttore dell’istituto finanziario KredoBank. Era uno dei “comandanti” della protesta antigovernativa.
La nomina di Kubiv e’ stata votata alla Verkhovna Rada con 310 voti favorevoli, dopo le dimissioni del governatore in carica Igor Sorkin. Nelle mani di Kubiv, 51 anni, originario dell’ovest del paese, uno dei dossier piu’ delicati di questa fase di transizione, quello del rischio di default in cui si trova il paese, con la sospensione degli aiuti finanziari promessi da Mosca lo scorso dicembre e i negoziati per aiuti europei e del Fondo monetario internazionale avviati solo in queste ore.
Ucraina: Usa sollecitano prestito Fmi, la Ashton a Kiev. Putin ritira l’ambasciatore - lunedì, 24, febbraio, 2014
24 febbr – L’Occidente torna a Kiev e Mosca, per il momento, lascia la capitale ucraina richiamando l’ambasciatore. Londra e Washington premono l’acceleratore sull’assistenza finanziaria all’Ucraina e l’Unione europea riprende il filo dell’integrazione con un viaggio di Catherine Ashton a Kiev.
Il ministro del Tesoro americano, Jack Lew, ha sollecitato Kiev ad avviare un negoziato con il Fondo monetario internazionale per un prestito una volta che sara’ in carica un governo di transizione. Lew ne ha parlato con il capo dell’opposizione mentre rientrava nella capitale dagli Stati Uniti dopo aver partecipato al G20 di Sydney. Ancora piu’ esplicito era stato ieri il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne: “Bisogna farsi trovare pronti con il libretto degli assegni per aiutare a ricostruire l’Ucraina“. “Certo siamo nelle prime ore, nei primi giorni”, ha aggiunto successivamente Osborne conversando con i cronisti a Singapore, “ma il popolo ucraino sembra aver dimostrato di tenere al proprio futuro, di volere forti legami con l’Europa e non credo che dobbiamo respingerli bensi’ abbracciarli. Dobbiamo fornire assistenza finanziaria attraverso organismo come il Fondo monetario internazionale”.
I temi dell’aiuto economico saranno al centro del viaggio che Catherine Ahston fara’ oggi a Kiev. Il responsabile della Politica estera dei Ventotto incontrera’ i protagonisti della rivolta Ucraina e “discutera’ con loro del sostegno dell’Ue per una duratura soluzione alla crisi politica e misure per stabilizzare l’economia”, si legge in una nota. Il primo filo da riprendere, per Kiev e Bruxelles, e’ l’accordo sul commercio, che ha rappresentato il punto di inizio della crisi ucraina a novembre scorso, quando l’ex presidente Viktor Yanukovych decise di ritirarsene perche’ solleticato dal ben piu’ consistente prestito di Mosca, 15 miliardi di dollari e la riduzione del prezzo del gas di fronte ai 610 milioni di euro di assistenza immediata offerti dall’Ue insieme alla prospettiva di ingresso nel club dei Ventotto.
La firma dell’accordo con Bruxelles, inoltre, consentirebbe a Kiev di ricevere subito 2 miliardi di euro e l’ingresso in un mercato di 500 milioni di consumatori, ma in realta’ l’Ucraina, spiegano gli analisti, oggi non ha molto da vendere. Sebbene Karel De Gucht, commissario europeo al Commercio, abbia sottolineato che “l’accordo non significa l’ingresso nell’Ue”, e’ stato il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, a suggerire che per Kiev la strada da prendere e’ quella: “Da un punt di vista europeo”, ha detto nel corso di un meeting al G20 di Sydney, “e’ importante indicare una chiara prospettiva europea per il popolo ucraino, che ha mostrato il proprio impegno per i valori” del Vecchi Continente”.
Ma Kiev ha un altro fronte con cui fare i conti, ed e’ quello che guarda alla Russia. Ieri il presidente ad interim, lo speaker della Rada (Parlamento), Oleksandr Turcinov (fedelissimo della leader dell’opposizione appena tornata libera, Yulia Tymoshenko), aveva avvertito che Mosca dovra’ rispettare la “scelta europea” dell’Ucraina. Kiev, ha detto, intende riprendere il percorso di integrazione con Bruxelles dal 24 novembre scorso. Turcinov ha spiegato di essere pronto ad un dialogo con i vertici russi, ma sulla base di relazioni paritarie e di buon vicinato.
Mosca non l’ha presa bene: al termine di una giornata che aveva visto la nomina di un presidente a interim in Ucraina e l’annuncio della formazione di un nuovo governo dichiaratamente europeista entro martedi’, ha richiamato “per consultazioni” l’ambasciatore russo a Kiev. Si tratta di un segnale di protesta molto grave nel linguaggio diplomatico internazionale. La prassi diplomatica prevede che in caso di conflitto ma anche di semplice contenzioso internazionale il primo provvedimento che un Paese puo’ prendere nei confronti di un altro e’ la semplice protesta verbale o scritta. Il passo successivo, se la protesta resta inascoltata, e’ il richiamo dell’ambasciatore per consultazioni. Nella maggior parte dei casi, una volta che il contenzioso si sia risolto, l’ambasciatore riprende il suo posto. In caso contrario gli ulteriori passi sono la riduzione del rango della legazione, facendosi rappresentare da un diplomatico sempre piu’ di grado inferiore, fino alla chiusura dell’ambasciata. Alla rottura delle relazioni diplomatiche puo’ – ma non e’ sempre detto, basta ricordare il caso Usa/Iran – seguire la guerra. (AGI) .
Ucraina, ministro delle Finanze: ci servono 35 miliardi dollari - lunedì, 24, febbraio, 2014
24 feb.  – L’Ucraina chiede la convocazione di una conferenza internazionale di donatori, per raccogliere “all’incirca 35 miliardi di dollari” necessari per evitare il tracollo economico del Paese. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze ad interim, Yuri Kolobrov.
Dopo la svolta politica a Kiev, con lo spodestamento del presidente Yanukovich, la scelta di un capo di Stato ad interim e la convocazione di presidenziali anticipate, ora l’emergenza diventa quella finanziaria. L’appello del governo ad interim (quello nuovo dovrebbe essere al varo entro mercoledì) giunge mentre nella capitale ucraina è attesa Catherine Ashton. Il capo della diplomazia europea discuterà le possibili opzioni per approntare in tempi veloci aiuti finanziari: l’Ue sembra favorevole a un prestito tramite il Fondo Monetario Internazionale.
La Russia ha intanto fatto sapere di aver “sospeso” il versamento della nuova tranche del credito da 15 miliardi che era stato accordato a Yanukovich assieme a un sostanzioso sconto sulle forniture di gas. (TMNews)
Lagarde: il Fmi pronto ad “aiutare” l’Ucraina - domenica, 23, febbraio, 2014
23 febbr – Il presidente Draghi ha rassicurato sull’ipotesi che la crisi ucraina possa avere ripercussioni sul già non facile momento dell’economia europea: non c’è nessun pericolo di contagio economico-finanziario. La tragedia in Ucraina – ha detto – ha un impatto più umano che economico.
Sempre da Sydney il commissario agli Affari Economici Olli Rehn ha spiegato che l’Ue sta valutando in queste ore le necessità di finanziare l’Ucraina. Il Fmi – ha detto dall’Australia il suo direttore generale Christine Lagarde – è pronto ad aiutare Kiev. “Non solo da un punto di vista umanitario – ha spiegato Lagarde – ma anche da quello economico. Ci sono riforme economiche che, sappiamo tutti, erano sul punto di essere attuate, così da poter far partire gli aiuti della comunità internazionale”.

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