Filosofia della condivisione: il nuovo che avanza


La competitività in ogni ambito delle attività umane, i conflitti di ogni genere, l’abuso dei diritti e della dignità di tante vite umane, hanno creato e stanno creando degli squilibri sociali immensi. Nonostante l’attuale contesto di globalizzazione, tali squilibri permangono, e ne sorgono ogni giorno degli altri con delle dimensioni ancora più problematiche, frutto dell’inadeguato coordinamento degli Stati. Proprio questi ultimi sono spesso orientati alla ricerca di potere, che perlopiù crea disuguaglianze, predominio di gruppi economici e finanziari che dettano l’agenda della politica, suscitando nello stesso tempo sdegno e violenza a danno del bene comune.

Secondo diversi filosofi, una nuova epoca sta però avvicinandosi. La parola chiave che la definisce è condivisione. Ciò che contraddistingue questa nuova epoca è infatti la cooperazione, la capacità di singoli, gruppi e nazioni di condividere ciò che hanno e di lavorare assieme nella risoluzione dei problemi, promuovendo un clima di pace. A garantire il futuro del pianeta non sarebbe quindi la competizione, ma la capacità di aiutarsi, di unire le proprie forze puntando al benessere di tutti, nessuno escluso. Il nuovo che avanza si caratterizza per la progressiva presa di coscienza che l’essere chiamati al dono significa ascoltare costantemente la parte migliore di noi stessi.

La filosofia della condivisione muove le sue riflessioni a partire da un’antropologia positiva, che supera la concezione economica classica di homo economicus per approdare a quella più recente di homo empaticus. Con le sue azioni, è questa seconda tipologia di uomo che scardina poco a poco le barriere dell’indifferenza e tesse una rete sociale, garanzia di apertura, scambio e integrazione. Egli sente di appartenere e di sostenere la rete che comincia dal piccolo e a livello locale, ma che si dirama fino a diventare nazionale e sopranazionale; si sente parte di una comunità che promuove la solidarietà, l’uguaglianza, la responsabilità civile, valori che crede fondamento essenziale per ogni società.

La filosofia della condivisione ritiene che l’uomo stia iniziando a vedere il mondo con occhi nuovi. È un uomo che vede le cose con la speranza che quel piccolo seme da lui gettato servendo il prossimo, nell’educazione dei giovani, nel soccorrere chi è più in difficoltà, nell’aiutare lo straniero a integrarsi, nel salvaguardare l’ambiente, possa crescere e mutarsi in coscienza collettiva. Impegnato nell’educare e nell’educarsi alla gioia, l’homo empaticus ha capito che la vita buona richiede reciprocità e che dare è sempre anche ricevere.

L’essere umano non viene dunque considerato rapace e indomabile, creatura fatta di passioni e impulsi che spingono inesorabilmente a consumare. Generoso e capace di andare incontro ai bisogni dei suoi simili, l’uomo avrebbe piuttosto smarrito il cammino che lo conduce verso relazioni più giuste con i suoi simili, con l’ambiente che lo ospita, e verso una vita più salutare e felice. Egli avrebbe difficoltà a valutare il mondo e le relazioni sociali secondo parametri diversi da quelli imposti e favoriti dall’attuale sistema economico e dalle avide logiche che ne stanno alla base. In ogni uomo ci sarebbe un potenziale d’amore e creativo inespresso, una forza bloccata da un consolidato modo egoistico di pensare e agire che esclude ogni senso di responsabilità nei riguardi del prossimo. L’uomo vive al di sotto del suo reale potenziale e fatica nel suscitare, proteggere e promuovere la vita, la fraternità e la comunione.

La condivisione rappresenterebbe il fattore in grado di tirare fuori questo potenziale inespresso.

Una visione troppo ottimistica? Può darsi. Ma si tratta, secondo questi stessi filosofi, di un percorso globale al quale ogni uomo sarà presto chiamato, un percorso di amore e di coraggio che non lascia vere e proprie alternative. Come a dire: se non accetteremo la cooperazione potremmo seriamente rischiare di fare tutti quanti una brutta fine. Il pianeta potrebbe non resistere alle continue tensioni cui l’umanità lo sta sottoponendo.

Da qui l’accento posto da molti studiosi sul «prestare attenzione» e sul «prendersi cura», sul guardare con amore e compassione il mondo naturale che ci circonda, sul combattere per una società più giusta. In ogni paese stanno nascendo nuovi gruppi con il desiderio di tradurre in modo concreto i più alti ideali e di lavorare per il bene degli altri, superando barriere ed egoismi. Un numero crescente di uomini e donne coraggiosi stanno spendendo la loro vita per cause nobili; uomini e donne aperti al mondo, che hanno saputo leggere i segni dei tempi e provano a dare risposte adeguate, il più delle volte pagando un caro prezzo.

Sono coscienti del fatto che la spinta individualistica ha liberato enormi energie, ha sostenuto la vitalità di un mercato capace di esprimere sempre nuove domande. Oggi, però, quello sviluppo è rallentato entrando in crisi in modo irreversibile, c’è un dissolvimento delle capacità decisionali nelle questioni di interesse collettivo e l’autonomia dei comportamenti è sfociata in forme di disagio. Per il futuro, i valori su cui occorre puntare poggiano sempre meno sulla rivendicazione dell’autonomia personale e sempre più sulla riscoperta dell’altro, sulla relazione e la responsabilità. In sintesi, sulla condivisione.

Muos, l’olocausto globale scatenato dalla Sicilia


Missili all’uranio impoverito, aerei senza pilota, bombe atomiche teleguidate. Per scatenare il conflitto globale del Terzo Millennio – guerra convenzionale oppure chimica, batteriologica, nucleare e forse anche climatica – basteranno poche, gigantesche antenne paraboliche. Sono quelle del Muos, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che gli Stati Uniti hanno cominciato a dispiegare in Virginia, alle Hawaii e in Australia. La quarta installazione è programmata in Sicilia: a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il Muos collegherà tra loro i centri di comando e controllo delle forze armate, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento e gli arsenali di morte sparsi in tutto il pianeta. Mettendo in pericolo, inoltre, non meno di 300.000 siciliani, esposti all’azione dei campi elettromagnetici con alto rischio per la salute: si temono leucemie e tumori agli organi genitali.

«Si tratta di un altro passo verso la Grande Guerra definitiva», avverte Giulietto Chiesa: gli strateghi del Pentagono organizzano avamposti per atomicatentare di rallentare, con qualsiasi mezzo, l’inesorabile avanzata della Cina: entro il 2017, secondo il famigerato memorandum del Nuovo Secolo Americano, prenderà il via – anche sulla nostra pelle – la drammatica “confrontation” col gigante asiatico, in un mondo condizionato dall’impiego potenziale di armi di distruzione di massa fino a ieri inimmaginabili, capaci di annientare interi paesi e colpendo indiscriminatamente le popolazioni. «Si profila qualcosa che assomiglia a una guerra di sterminio, organizzata dai “nazisti bianchi” che non accettano di veder crollare un impero, quello occidentale, reduce da un dominio secolare sul resto del mondo».  La nuova rete di satelliti e terminali terrestri, precisa Antonio Mazzeo sul blog “Cado in piedi”, consentirà di moltiplicare di dieci volte il numero delle informazioni che saranno trasmesse nell’unità di tempo, accrescendo in modo esponenziale i rischi che venga scatenato l’olocausto per un mero errore tecnico.

Il Muos incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista: elemento-chiave delle future guerre stellari, avrà effetti devastanti sull’ambiente, il territorio e la salute delle popolazioni. Prospettive che oggi inquietano la Sicilia, protagonista di una autentica ribellione popolare sostenuta dalle istituzioni. L’installazione isolana nasce da un accordo bilaterale Usa-Italia stipulato nel lontano 2001 dal governo Berlusconi, ratificato poi nel 2006 dall’esecutivo di Romano Prodi, che diede mandato alla Regione di vigilare sull’inquinamento elettromagnetico. Dopo l’iniziale ok delle istituzioni distrettuali, la palla è rimbalzata sui Comuni. Niscemi tiene duro, negando il nulla-osta che consentirebbe alla Regione di autorizzare il regolare avvio dei lavori (che intanto sono iniziati comunque), mentre dall’Arpa siciliana arrivano cattive notizie: le tre mega-antenne emetterebbero micidiali microonde, che si Maxi-antenne paraboliche Muosaggiungerebbero al pesante inquinamento elettromagnetico generato dalla stazione di telecomunicazione della marina militare Usa presente da vent’anni in contrada Ulmo.

In un recente studio sui rischi del nuovo sistema militare statunitense, due docenti del Politecnico di Torino – Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu – riportano le rilevazioni effettuate dall’Arpa della Sicilia tra il dicembre 2008 e l’aprile 2010, confermando l’allarme per valori superiori alla soglia di sicurezza. Inoltre, i lavori del Muos minacciano di compromettere anche l’area della Sughereta, sito naturalistico di importanza comunitaria. «I crescenti processi di militarizzazione, con i loro effetti deleteri sulle attività produttive ed economiche, stanno contribuendo allo spopolamento delle campagne e al massiccio esodo verso il Nord di centinaia di giovani niscemesi», aggiunge Mazzeo. «E come se non bastasse, sullo sfondo, resta l’inquietante presenza della criminalità organizzata: ad eseguire una parte delle opere per il Muos sarebbe stata chiamata un’impresa contigua alle “famiglie” mafiose locali».

Sempre il Politecnico di Torino ha rilevato che il nuovo terminale per le “star wars” avrà pesantissimi effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso, riconvertito ad uso di civile dopo avere ospitato negli anni ‘80 i missili nucleari Cruise. «La potenza del fascio di microonde del Muos è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente», scrivono i professori Zucchetti e Coraddu. Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di velivoli distanti anche decine di chilometri sono eventualità tutt’altro che remote: le antenne posso L'incidente alla portaerei Forrestal“colpire” anche a 130 chilometri di distanza, e nel raggio di 70 chilometri si trovano anche lo scalo di Sigonella, base Nato, e quello di Fontanaraossa, l’aeroporto civile di Catania.

Sigonella e Fontanarossa, tra l’altro, sono già oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli da guerra senza pilota “Global Hawk”, “Predator” e “Reaper”, i nuovi droni a disposizione delle forze armate Usa e Nato. Per gli studiosi del Politecnico, l’irraggiamento a distanza ravvicinata di un aereo militare potrebbe avere conseguenze inimmaginabili: le interferenze generate dalle antenne possono infatti arrivare ad innescare per errore gli ordigni trasportati. E’ già accaduto il 29 luglio 1967 nel Golfo del Tonchino alla portaerei Us Forrestal, quando le radiazioni emesse dal radar di bordo detonarono un missile in dotazione ad un caccia F-14, causando una violenta esplosione e la morte di 134 militari. Pericoli ben noti ai tecnici statunitensi, al punto che sei anni fa fu deciso di dirottare a Niscemi il terminale Muos destinato originariamente a Sigonella: a determinare il cambio di destinazione, le risultanze di uno studio americano sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle grandi antenne.

Contro il devastante progetto militare – mai discusso in sede parlamentare – si sono pronunciati tre consigli provinciali (Catania, Ragusa e Caltanissetta) e quasi tutti i Comuni vicini all’installazione, ricorda Mazzeo. Nell’area è nato il Comitato No-Muos, che raggruppa cittadini, istituzioni e associazioni politiche, sindacali e ambientaliste, sul modello dei No-Tav valsusini. A suon di marce e cortei, i siciliani stanno moltiplicando gli sforzi per ottenere la revoca delle autorizzazioni finora concesse per l’installazione delle mega-antenne: il sito No-Muos ospita anche una petizione on-line. Obiettivo: bloccare a furor di popolo l’iter autorizzativo, ostacolando fisicamente – con l’occupazione popolare – i preparativi di cantiere. E se gli Usa decidessero di procedere oltre? «Andrebbero incontro a una violazione degli accordi bilaterali, consentendo alla magistratura di intervenire», spiegano i promotori del comitato, che sperano che il giudice – come avvenuto in Sardegna per il poligono balistico di Quirra – arrivi a sequestrare l’area. «E’ inutile sottolineare che l’amministrazione comunale di Niscemi, limitatamente alle sue possibilità, non permetterà di Un drone "Global Hawk"lasciar distruggere il proprio territorio. Ma possiamo farcela solo con la partecipazione di tutti, l’innalzamento della protesta e la divulgazione delle informazioni».

La Sicilia come la valle di Susa? «L’intero territorio dell’isola ha già pagato altissimi costi sociali ed economici per le dissennate scelte di riarmo e militarizzazione», afferma sul blog “Cado in piedi” Alfonso Di Stefano, promotore della campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. «Il recente conflitto in Libia ha consacrato il ruolo della Sicilia come grande portaerei per le operazioni di attacco Usa, Nato ed extra-Nato in Africa e Medio Oriente». Dallo scalo “civile” di Trapani-Birgi sono stati scatenati buona parte dei bombardamenti contro l’esercito e la popolazione civile libica, mentre Sigonella è stata trasformata in capitale mondiale dei famigerati droni “Global Hawk”, e intanto prolifera ovunque l’installazione di radar per l’intercettazione delle imbarcazioni di migranti. «Tutto ciò per perpetuare il guerre stellari, l'incubo divenuto realtàmodello di rapina delle risorse energetiche e arricchire i signori del complesso militare-industriale statunitense», aggiunge Di Stefano.

Il Muos, costato già più di sei miliardi di dollari, ha come principale contractor la Lockheed Martin, il colosso a capo del dissennato programma dei cacciabombardieri F-35. «Il dio di tutte le guerre ha sempre lo stesso volto di morte», dice Mazzeo. Con la differenza che domani – dato il carattere spaventoso degli arsenali tecnologici – la prossima guerra planetaria potrebbe anche essere l’ultima. Stando al Pentagono, scrive Claudio Messora sul blog “Byoblu”, ci sono 716 basi militari sparse in 38 paesi del mondo, che ospitano più di 250.000 soldati. Ma almeno 110 sono gli Stati dove gli Usa hanno una stabile presenza armata, anche grazie ai 680 miliardi i dollari stanziati da Barack Obama, Premio Nobel per la Pace, appena insediatosi alla Casa Bianca. «Una cifra che supera di 30 miliardi quella ultima erogata dal presidente guerrafondaio suo predecessore», aggiunge Messora. «Se questo fosse un manuale di storia venduto tra qualche secolo, potremmo riferirci all’impero americano come a quello romano o come a quello di Gengis Khan, e noi saremmo le colonie o tuttalpiù le province». Non in eterno, però: tutti gli imperi, prima o poi, cadono. E dietro di sé lasciano macerie.


Napoli trema all'ombra del terremoto occulto


L'istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con il suo fiore all'occhiello "l'osservatorio vesuviano" non pubblicano i dati relativi alla magnitudo degli ultimi eventi sismici. You-ng ha telefonato per chiedere spiegazioni ma ad oggi nessuna risposta concreta. 



Tempo fa pubblicai un articolo sul BIG ONE, il grande terremoto che in Sicilia atteso da 400 anni. L'idea scaturiva dalle dichiarazioni di Martinelli, direttore Enea di Bologna, secondo cui il sisma dovrebbe verificarsi entro i prossimi 24 mesi. 



Effettivamente Martinelli non ha proprio tutti i torti. E' vero che al sud ci si aspetta un terremoto di intensità medio-alta ormai da tempo. Quel che però sconcerta tutti, in particolar modo il popolo partenopeo, è la ferrea convinzione che, semmai dovesse succedere qualcosa nessuno sarebbe allertato. Una paura intima che per molti non trova fondamento, per chi ha vissuto il terremoto del 1980 invece si tratta di una logica sensata. A confermarlo sono anche i continui sciami sismici che si avvertono nelle zone residenziali situate proprio sopra i canali magmatici.



Il 10 Marzo 2012 sono state registrate oltre 100 scosse in pochi minuti. L'istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne ha riportata soltanto una pubblicata sul sito non il 10 marzo, ma molto tempo dopo. C'è ancora chi, ignaro, dice: "ma non dovete preoccuparvi avete l'osservatorio vesuviano!". Così ci si tranquillizza e si consulta il sito web dell'INGV e… sorpresa! Tutte le scosse non vengono identificate nella magnitudo. Nelle note c'è scritto: "non supervisionato". 



Chiamo a tal proposito l'INGV o, meglio, l'Osservatorio Vesuviano che dovrebbe tranquillizzarci e risponde un tecnico che in quel momento che non si era accorto dei ritardi nella pubblicazione della magnitudo. Chiedo una qualche spiegazione anche ipotetica, ma mi dice di non saper rispondere a domande simili nonostante queste fossero chiare e nette: "scusi ma un Istituto come il vostro non dovrebbe servire a monitorare per dare informazioni nel più breve tempo possibile?" e lui imbarazzato: "Si, si, lei ha ragione!". Così proseguo: "e come mai la magnitudo del 5 Luglio, ad oggi non è stata ancora indicata?". "Signora non lo so, grazie di avermelo fatto notare" e prosegue: "forse hanno scritto così perchè non è stato supervisionato dalla Commissione, ma è comunque strano". A questo punto intervengo io: "ma perchè c'è una commissione?". Lui risponde: "si i dati non sono inseriti meccanicamente ma manualmente attraverso una commissione che li analizza". A spaventarmi non erano le sue risposte quanto quel silenzio interminabile che intercorreva tra una domanda e l'altra. In alcuni momenti mi sono trovata nella situazione imbarazzante di dover ripetere la stessa domanda. 



Poi arriva la notizia: Terremoto ad Ischia di 4.1. Si tratta di un'intensità di tutto rispetto. Il fatto che l'epicentro si trovasse in mare in realtà non è assolutamente rincuorante. Si tratta infatti di un aumento dell'attività magmatica generale. Napoli non vanta soltanto il "cannone dei cannoni" che riesce a spruzzare le sue ceneri per lunghissime distanze. Nel territorio partenopeo possiamo vantare un arco vulcanico molto ricco: ben 5 vulcani nell'area flegrea ed altri vulcani sottomarini. Come ciliegina sulla torta abbiamo il Vesuvio. Sul collegamento dell'attività magmatica dei vulcani flegrei con quella vesuviana il mondo dei vulcanologi è diviso in due. 



Nel 2011 il Daily Mail pubblica uno studio che lancia l'allarme: il pericolo per l'Europa non è il Vesuvio capace di spruzzare le sue ceneri fino in Albania, ma la Caldera dei Campi Flegrei. Si tratta di un complesso vulcanico che ha già causato uno sciame sismico di altissima frequenza nel 2010/2011 e che ha aumentato notevolmente la sua attività proprio negli ultimi mesi. Adesso come risposta, quasi come se i due poli vulcanici fossero in collegamento (e in questo si potrebbe avvalorare la teoria di alcuni studiosi), anche il Vesuvio ha aumentato la sua attività. 



Ma come mai l'INGV non riporta tutte le scosse avvertite? E come mai ne riporta sempre meno, non pubblicando nemmeno i dati sulla magnitudo? I dati vengono riportati sempre qualche giorno dopo l'evento sismico. In questo modo la stampa non ha più interesse a pubblicare notizie relative allo sciame sismico anche se si verifica un 3.3 che, in teoria, sarebbe degno di nota. Succede dunque che non si può proprio tacere solo quando si verifica un 4.1 come successo ad Ischia. Dinanzi ad un 4.1 infatti, nè la stampa ne l'INGV possono tacere. Se si tratta dunque di metodologie per placare la popolazione, dobbiamo dire che queste metodologie stanno per sortire gli effetti contrari. A Napoli qualcuno già parla di catastrofe ma noi non ci allarmiamo! A tutelarci sarà sicuramente l'INGV guidato da un Prof di ginnastica ed una porno star. Per gli eventi sismici di ieri però la magnitudo è ancora non disponibile… forse le pagelle usciranno la settimana prossima quando, forse, riusciremo a parlare con un responsabile. 

Centinaia di pinguini trovati morti in Brasile - Continuano le misteriose morie animali

Sulle spiagge dello Stato meridionale brasiliano del Rio Grande do Sul sono stati trovati morti oltre 500 pinguini. Le cause della morte degli uccelli non è ancora stata stabilita. I biologi brasiliani hanno preso alcune carcasse dei pinguini morti per analizarle ed entro un mese faranno luce sul motivo della loro morte. Dalle prime analisi sui pinguini morti, i ricercatori hanno detto che gli uccelli sembrano ben nutrini, senza segni di lesioni o ferite e senza nessuna macchia di petrolio sui loro corpi.

La migrazione dei Pinguini di Magellano che dalla Patagonia risalgono verso Nord nei mesi estivi è un fenomeno che si registra da tempo, ma resta sconosciuta la causa di questa insolita migrazione. Secondo gli esperti, i pinguini sono giunti a Rio seguendo una corrente dell’Oceano Atlantico che passa per la Patagonia. Attualmente in quelle zone le temperature sono spesso polari mentre sulle coste brasiliane, anche se è inverno dove la temperatura non scende mai al di sotto dei 20 gradi.

Il Pinguino di Magellano è alto circa 70 cm e pesa dai 2,7 ai 4,8 kg. é caratterizzato da una banda bianca circolare che, partendo dalla gola, passa intorno all’occhio e si congiunge con la parte superiore del becco che è nero-bluastro, più chiaro in punta.Questi eleganti uccelli dal piumaggio nero sul dorso e bianco sul ventre non possono volare ma sono ottimi nuotatori e tuffatori. Le zampe sono spostate ben indietro e ciò li rende abbastanza goffi nel camminare ma li aiuta a nuotare. Il piumaggio è compatto e hanno uno spesso strato di grasso sotto la pelle. Usano le ali come pinne per avanzare nell’acqua e tornano sulla terra ferma soltanto per il periodo di riproduzione o di muta del piumaggio.

Onde anomale registrate nel basso Tirreno,ancora sconosciute le cause!

ROMA — 13 luglio 2012 - Un’onda anomala, gli esperti lo chiamano “tsunami like”, ha attraversato il Basso Tirreno in direzione nord-sud questa mattina tra le dieci e le dodici. L’onda è stata osservata da testimoni vicino Gaeta e vicino Crotone e misurata dai mareografi dell’Ispra, l’Istituto per la protezione e le ricerche ambientali, da La Spezia a Palermo. A Gaeta l’onda era alta quasi un metro e il fenomeno è durato tre ore: il mare si ritirava dalla costa di venti o trenta metri e poi tornava, questo ogni tre, cinque minuti. Non sono stati fin qui rilevati danni e la Protezione civile non ha voluto diramare comunicati da una parte per non creare panico sulle spiagge — tutelando, così, gli interessi degli imprenditori balneri — e dall’altra perché il fenomeno non è stato spiegato né  compiutamente compreso.

Le onde anomale registrate — una variazione del livello del mare di alcuni centimetri, una variazione ripetuta per un’ora e quarantacinque fino a tre ore in alcuni casi — sono state definite “piccolo tsunami” dagli esperti poiché la loro frequenza è stata superiore a quella di uno tsunami (un’onda ogni 3-5 minuti), ma inferiore a quella di una tempesta (in questo caso le onde si infrangono una dopo dall’altra con uno spazio temporale di pochi secondi). 

In un primo momento il movimento anomalo del Basso Tirreno è stato messo in relazione con una frana avvenuta all’Isola di Ponza causa alcune scosse telluriche, si è compreso poi che la quantità di fango crollato in mare era limitata e non poteva giustificare il livello e la durata delle onde anomale propagatesi. Si è pensato, allora, a una perturbazione ad alta quota che nell’arco di quattro ore ha percorso il cielo dalla Tunisia all’Abruzzo, ma l’aeronautica militare ha informato che le variazioni di pressione atmosferica sul Mediterraneo oggi sono state troppo contenute per giustificare uno tsunami. 

L’Ispra, in mancanza di certezze e con volontà tranquillizzante, parla di “effetto marea”, ma in realtà gli effetti mareali hanno un periodo di diverse ore e dipendono prevalentemente dall’attrazione gravitazionale della luna.

E’ possibile che quello registrato questa mattina sia stato un “piccolo tsunami” di origine meteorologica, un meteotsunami generato da variazioni repentine delle condizioni atmosferiche, come il passaggio di fronti di pressione, l’instabilità dinamica. Sulla costa siciliana, a Mazara del Vallo, a Pozzallo, sono piuttosto frequenti e insidiosi. Nel Mare Adriatico se ne registrò uno nel 1978: le onde in quell’occasione raggiunsero i tre metri di altezza e si infransero sulle coste della Croazia.
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/07/13/news/piccolo_tsunami_nel_basso_tirreno_onde_alte_un_metro_da_la_spezia_a_palermo-39026543/?ref=HREC1-6
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I danni provocati da una dieta a base di latte e latticini

Gli esseri umani sono gli unici animali che consumano il latte di altre specie, e lo fanno anche dopo lo svezzamento. Tre quarti degli adulti, nel mondo, sono intolleranti al lattosio, cioè sono privi dell'enzima (lattasi) necessario ad agire sullo zucchero che si trova nel latte (lattosio); questo impedisce loro di digerire adeguatamente il latte e conduce a malattie del sistema digerente più o meno serie.

Il profilo nutrizionale del latte è simile a quello della carne. Entrambi i cibi contengono un quantitativo simile di proteine e grassi saturi. Come la carne, il latte è completamente privo di fibra e delle centinaia di sostanze fitochimiche contenute nei cibi vegetali, che si sono rivelate fattori di protezione contro le malattie degenerative come la malattia coronarica e il cancro. [Goodland2001]

La produzione di carne e quella di latte sono strettamente collegate; l'una può essere considerata il sottoprodotto dell'altra. Gli effetti sulla salute di un aumentato consumo di latte e latticini sono simili a quelli provocati da un aumento del consumo di altri prodotti animali, come la carne e lo strutto. Anche se i latticini a basso contenuto di grassi possono sembrare più salutari, il grasso rimosso nella loro produzione non viene mai sprecato, ma viene consumato in forma di burro, panna, gelati o nei cibi confezionati, quindi il netto degli effetti positivi sulla salute pubblica è pari a zero. Oggi sono ormai disponibili evidenze scientifiche del fatto che i latticini non portano alcun beneficio che non sia ottenibile in modo migliore da altre fonti, e che il loro consumo pone seri rischi che contribuiscono alla morbidità e alla mortalità. [Goodland2001]

Si crede comunemente che il contenuto di calcio del latte di mucca lo renda un cibo essenziale per prevenire il problema della ossa fragili, specie nei bambini. Il problema è che, anche se il latte può essere un modo efficiente per incamerare calcio dal cibo, ha anche molti svantaggi, in particolare un contenuto di grassi saturi molto alto. Come dichiara il prof. Walter Willett, "bere tre bicchieri di latte al giorno equivale a mangiare dodici fette di pancetta oppure un big mac e una porzione di patatine fritte". [Willet2001]

Inoltre, la possibilità di mantenere le ossa forti dipende, più che dall'aumentare l'introito di calcio, dal prevenirne le perdite. La perdita di calcio è un processo normale, che avviene attraverso la circolazione sanguigna, l'urina, il sudore e le feci; questo calcio deve poi esser rimpiazzato con nuovo calcio preso dal cibo o dalle ossa. Uno dei più importanti fattori nelle perdita di calcio sono le diete ad alto contenuto proteico, che fanno sì che una maggior quantità di calcio venga persa attraverso le urine. Naturalmente le diete ricche di carne e latticini superano di molto i livelli di proteine raccomandati. [PCRM1999] Inoltre, le proteine derivanti da cibi animali probabilmente causano una perdita di calcio maggiore rispetto a quelle vegetali, e latte e latticini sono molto ricche di proteine animali, quindi, anche se sono ricchi di calcio, il bilancio finale è spesso negativo, il che causa una perdita di calcio nelle ossa, per compensare il calcio perduto.

L'alta incidenza di osteoporosi nei paesi in cui il consumo di latticini è alto è un'ulteriore indicazione della sua inefficacia nel contrastare il problema della ossa fragili. Il recente report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e della FAO sulle evidenze raccolte sul problema osteoporosi, indica che per la maggior parte delle persone sembra non esserci alcuna correlazione tra un aumento dell'introito di calcio e una diminuzione del rischio di fratture ossee. Le raccomandazioni OMS/FAO per l'osteoporosi indicano di mangiare più frutta e verdura piuttosto che affidarsi ai latticini per assicurarsi una buona salute delle ossa. [WHO/FAO2002]

Riferimenti bibliografici

[Goodland2001] Goodland R., The Westernization of Diets - The Assessment of Impacts in Developing countries - with special reference to China, DRAFT, 2001

[PCRM1999] Physician Committee for Responsible Medicine, PCRM. Vegetarian Starter Kit, PCRM, 1999

[WHO/FAO2002] WHO/FAO, Diet, nutrition, and the prevention of chronic disease. Report of the Joint WHO/FAO expert consultation, 26 April 2002.

[Willet2001] Walter C. Willett, Eat, Drink and Be Healthy, The Harvard Medical School Guide to Healthy Eating, Simon & Schuster, 2001.

Altro che fallimento L'euro sta provocando ciò per cui è stato progettato dall'oligarchia

..ovvero quello di distruggere le nazioni europee in soli 10 anni!

"L'idea che l'Euro sia un fallimento è stupidamente errata, l'Euro sta provocando ciò per cui è stato progettato dal suo ideatore e da quel 1% di oligarchi che l'hanno imposto".

Così ha scritto il giornalista americano Greg Palast sul Guardian del 26 giugno, ricordando che "l'ideatore", Robert Mundell, ha sempre visto la sua creatura (l'euro) come l'arma che avrebbe spazzato via norme e regolamenti sul lavoro; "Ho conosciuto Mundell tramite il mio docente universitario Milton Friedman".

Palast descrive bene l'idea di Mundell: "L'Euro inizia davvero a svolgere il suo compito in tempi di crisi, infatti la moneta unica e soprannazionale toglie ai governi eletti la possibilità di usare politiche creditizie e fiscali capaci di farci uscire dalla crisi, in quanto pone le politiche monetarie al di fuori dalla portata dei politici (eletti) e, senza queste prerogative, l'unico modo che hanno i governi per cercare di mantenere i posti di lavoro è quello di ridurre regole e diritti verso imprese e lavoratori, tutto nel nome della concorrenza". Per Mundell niente deve interferire col MERCATO".

Palast continua dicendo che Mundell gli spiegava che "l'euro è tutt'uno con la Reaganomics; la disciplina monetaria impone la disciplina fiscale ed agisce anche sui politici (servi del mercato invisibile... sic), e quando la crisi morde allora alle nazioni resta ben poco da fare se non liberalizzare, privatizzare, deregolamentare e soprattutto distruggere il welfare garantito dallo Stato".

Il termine "riforme strutturali" non è altro che un eufemismo per nascondere l'annullamento dei diritti dei lavoratori (e degli imprenditori...), Mundell sostiene che "l'unione monetaria è una guerra di classe con altri mezzi" (la classe oligarchica contro il 99% dei cittadini).

Fonte: movisol.org
Tratto da:http://www.free-italy.info/

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