La Terra ha avuto piu' di una Luna,gli astronomi lo confermano!

Quando gli astronomi hanno avvistato un piccolo oggetto bianco in orbita attorno alla Terra nel 2006, hanno subito pensato a un vecchio razzo. In realtà si trattava di un piccolo asteroide catturato dal nostro campo gravitazionale che ha ruotato attorno al pianeta fino a giugno 2007. E un nuovo studio pubblicato ieri da una squadra di astrofisici della Cornell University dimostra che la piccola Luna non è un anomalia –questi asteroidi vanno e vengono tanto spesso che si può affermare che la Terra ha sempre avuto almeno una seconda luna temporanea.


Anche se nello studio i ricercatori ammettono che le dimensioni di questi satelliti sono estremamente ridotte, le implicazioni scientifiche della nuova scoperta sono importanti. “In qualsiasi momento, ci dovrebbe essere almeno un satellite naturale del diametro di almeno un metro in orbita attorno alla Terra”, scrivono i ricercatori Mikael Granvik, Jeremie Vaubaillon e Robert Jedicke sul sito web dell’università dove hanno pubblicato la loro ricerca. Anche se con un diametro di pochi metri, gli asteroidi possono essere definiti satelliti naturali, esattamente come la Luna.

Seppure siano difficili da rintracciare, gli astronomi credono che la scoperta delle mini-Lune porterà a risparmi per milioni di dollari ai budget dei programmi spaziali di tutto il mondo: invece di inviare missioni alla ricerca di asteroidi nel nostro sistema solare, basterà catturare uno di quelli che orbitano attorno al globo.

Il nucleo di Giove si starebbe autodistruggendo?

Giove è il pianeta più grande e massiccio dell'intero Sistema Solare e per quanto non ci sia cosa che possa minacciarlo dall'esterno, potrebbe essere lui stesso il suo peggior nemico. A quanto pare, il suo nucleo centrale potrebbe essere in una fase di autodistruzione, diventando sempre più liquido e dissolvendosi gradualmente. Questo implica che in precedenza Giove era più grande di ora e potrebbe dissolversi sempre di più in futuro. Finirà per distruggersi completamente? Probabilmente no, ma potrebbe perdere il suo cuore...


Il suo nucleo è composto da elementi pesanti come ferro, rocce e ghiacci vari, e pesa circa 10 volte la massa della Terra. Può sembrare tantissimo ma non è così tanto se paragonato alla massa complessiva di Giove, che arriva a 318 volte la massa della Terra! Il nucleo si trova sepolto sotto una spessissima atmosfera di idrogeno ed elio. Le condizioni sono estremamente brutali con temperature che arrivano a ben 15.725°C , cioè oltre due volte più caldo della temperatura sulla superficie del Sole, ed una pressione 40 milioni di volte più grande di quella presente sulla Terra. Il nucleo è circondato da un fluido di idrogeno metallico che viene creato dall'intensissima pressione nelle profondità dell'atmosfera. Il nucleo di Giove tuttavia è immerso nell'atmosfera stessa, e per questo Giove come gli altri giganti del Sistema Solare sono chiamati giganti gassosi.

Uno degli ingredienti principali nella roccia presente nel nucleo è l'ossido di magnesio (MgO). Gli scienziati planetari volevano come si comporta questo composto a condizioni simili a quelle presenti nel nucleo; così hanno scoperto che ha un'alta solubilità e ha iniziato a dissolversi. Quindi se si trova in uno stato di dissoluzione, allora era probabilmente più grande in passato rispetto ad ora e gli scienziati stanno proprio cercando di capire i meccanismi di questo processo. Secondo David Stevenson, del Caltech "se si può fare questo, allora possiamo iniziare davvero a parlare di com'era Giove quando è nato. Aveva un nucleo sostanziale anche allora? e se si, era di 10 masse terrestri? 15, 5?"


"Penso che abbiamo fatto più progressi noi nell'ultimo anno di quanto è stato fatto a riguardo in tutti i precedenti 20 anni di ricerca" ha dichiarato Jonathan Fortney, scienziato planetario dell'Università della California, riferendosi ai studi effettuati dal suo team. Le scoperte significano anche che alcuni esopianeti che sono persino più grandi e massicci di Giove, e quindi probabilmente anche più caldi nei loro nuclei, potrebbero ormai non avere alcun nucleo rimasto. Potrebbero essere letteralmente solo palle giganti di gas.

Le condizioni nel nucleo di un gigante gassoso come Giove non possono essere replicate in laboratorio con efficacia, ed è difficile studiare una cosa simile dalla Terra. Per questo la NASA ha lanciato da poco la sonda spaziale Juno, che arriverà in orbita intorno a Giove nel 2016, e studierà proprio la sua struttura interna.

http://news.sciencemag.org/sciencenow/2011/12/is-jupiter-eating-its-own-heart.html?ref=hp
http://www.link2universe.net/2011-12-22/il-nucleo-di-giove-si-sta-autodistruggendo/#more-8957


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Regno Unito: rare nuvole lenticolari avvistate nel West Yorkshire

24 Dicembre 2011 Delle rare formazioni nuvolose lenticolari tipiche delle regioni montuose dell'Himalaya e delle Montagne Rocciose sono state avvistate nei cieli inglesi del west Yorkshire lo scorso 22 Dicembre.

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Una misteriosa sfera metallica ritrovata in Namibia!

Una sfera metallica di grosse dimensioni e' precipitata improvvisamente dal cielo, e' stata rinvenuta in una localita' sconosciuta dello stato africano del Namibia,e costringendo le autorita' a contattare la Nasa e l'Agenzia Spaziale Europea ESA.
La sfera cava ha una circonferenza i 43 centimetri e' stata trovata in un villaggio nel nord del Namibia a circa 400 km alla capitale Windhoek.Secondo testimoni alcuni boati erano stati avvertiti giorni prima del misterioso ritrovamento,l'oggetto sembra essere formato da due mezze sfere saldate tra loro di un materiale metallico sconosciuto,L'impatto dell'oggetto ha lasciato un impronta profonda 12 piedi nel terreno.

Tremore planetario:Christchurch: liquefazione del sottosuolo dopo una serie di forti terremoti!

23 Dicembre 2011 - Nuova Zelanda - Continua l'attivita' sismica globale,come gia' previsto dagli scienziati la citta' neozelandese di Christchurch e' stata scossa da una serie di forti terremoti nella giornata di Venerdi,facendo vibrare duramente gli edifici e seminando il terrore tra la gente che si e' riversata in strada,fortunatamente non e' stato emesso alcun allarme tsunami e sembra che nessun danno di rilievo sia avvenuto.


Secondo fonti della polizia una persona e' rimasta ferita in un centro commerciale della citta' ed altre tre sono state salvate da una frana.Christchurch si sta ancora riprendendo dal devastante terremoto dello scorso febbraio che uccise 182 persone,Secondo i dati riportati dal USGS il primo terremoto di magnitudo 5,8 e avvenuto a 26 km a Nord da Christchurch ad una profondita' di 4 km seguita dopo pochi minuti da una seconda scossa di assestamento di magnitudo 5,3,dopo circa un ora un terzo evento di magnitudo 5,8 ad appena 3 km di profondita' ipocentrale.Secondo altre fonti decine di persone sarebbero state ferite ed eventi di liquefazione del sottosuolo sono stati segnalati in piu' punti della citta' neozelandese.


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VIDEO LIQUEFAZIONE SOTTOSUOLO CHRISTCHURCH



VIDEO DEL TERREMOTO A CHRISTCHURCH



La Cometa Lovejoy ora visibile ad occhio nudo!

La Cometa Lovejoy è così brillante che continua a destare stupore negli astronomi di tutto il mondo,ora "può essere osservata ad occhio nudo per più di un'ora prima del sorgere del sole", racconta Colin Legg di Mandurah,dalla parte occidentale dell'Australia.



Questa mattina, una breve esposizione con fotocamera digitale Legg è stata sufficiente a rivelare la riflessione della cometa nelle acque dell'estuario del fiume Mandurah:
"E 'stato uno spettacolo incredibile", dice Legg. Infatti, Lovejoy sembra essere la più bella cometa dopo la McNaught del 2007 .



Avvistamenti all'alba della Cometa Lovejoy sono possibili in tutto l'emisfero sud del mondo. (L'inclinazione dell'orbita della cometa non favorisce avvistamenti del nord.) Molti osservatori si chiedono circa la "doppia coda"della cometa.Effetto dovuto alle polveri della scia che vengono ionizzate dal vento solare . Il divario tra le due code possono essere osservate ad occhio nudo, mentre il cielo è ancora buio ~ 30 minuti prima dell'alba.


La visibilità della cometa Lovejoy dovrebbe continuare a migliorare nei prossimi giorni quando la cometa si allontanera' dal sole. Mattinieri osservatori del cielo nell'emisfero meridionale potrebbero essere allietati da questa rara apparizione.

Scoperta l'origine delle pietre usate per costruire Stonehenge


Gli scienziati sono riusciti a localizzare esattamente l’origine della roccia usata cinquemila anni fa per creare il primo cerchio di pietre a Stonehenge.
Dal confronto dei frammenti lapidei trovati intorno a Stonehenge con le rocce del Galles sud-occidentale, è stata identificata l’origine di una parte del materiale usato.


Lo studio è stato condotto dai geologis Robert Ixer della University of Leicester e Richard Bevins del National Museum of Wales, che hanno identificato l’origine delle pietre in una grande formazione rocciosa, lunga 70 metri, chiamata Craig Rhos-y-Felin, presso Pont Saeson nel Pembrokeshire settentrionale. E’ la prima volta che si trova un’origine esatta per una parte delle pietre usate per costruire Stonehenge.
La scoperta ha rinvigorito uno dei più duraturi dibattiti accademici: se le piccole pietre erette di Stonehenge fossero cavate e trasportate per tutta la strada da Pembrokeshire dagli uomini preistorici, oppure esse fossero state distaccate dalla madre roccia originaria e trasportate lungo tutto o parte del cammino verso Wiltshire dai chiacciai, centinaia di millenni prima.
Gli archeologi tendono a sostenere la teoria del trasporto umano, mentre alcuni geo-morfologisti sono a favore dell’ipotesi glaciale. La discussione riguarda soltanto le pietre più antiche e più piccole di Stonehenge (spesso definite 'pietre azzurre') e non le più grandi (la maggior parte delle quali sono chiamate 'sarsens'), incorporate al monumento diversi secoli dopo.
La scoperta degli scienziati della Leicester University e del National Museum of Wales, riferita dalla rivista “Archaeology in Wales”, non risolve il mistero di come le pietre di Stonehenge siano state portate dal Galles in Inghilterra, ma apre potenzialmente la strada al ritrovamento di evidenze archeologiche di attività cavatorie condotte dagli uomini, piuttosto che ad una spiegazione glaciale. Al contrario, la mancanza di qualsiasi evidenza di questo tipo avrebbe naturalmente favorito l’ipotesi contraria. Poiché la ricerca geologica prosegue, è possibile che numerose altre emergenze rocciose in varie parti del Pembrokeshire siano positivamente identificate come cave per le altre pietre usate nelle costruzioni più antiche di Stonehenge. Nei decenni scorsi, l’area approssimativa di provenienza era stata identificata, e il progresso della ricerca contribuirà certamente a identificare le posizioni con maggior precisione.
Mentre però i frammenti di pietra di Stonehenge possono permettere ai ricercatori di identificarne l’origine materiale, gli stessi frammenti nel loro insieme rappresentano un mistero di natura differente.
Migliaia di frammenti di roccia, infatti, sono stati trovati tutt’intorno, quasi certamente provenienti dai monoliti usati per Stonehenge.
Questi frammenti (per lo più inferiori a 50 grammi di peso ciascuno) rivelano di essere stati deliberatamente asportati dagli antichi monoliti in qualche momento dell’antichità, molti probabilmente già nel Neolitico.
Tuttavia, molti dei frammenti esaminati appartengono a tipi di roccia che furono poco usati nei monoliti di Stonehenge, in meno del 10% di essi (proprio quelli di origine gallese). I frammenti, trovati tutt’intorno sparsi nella zona, sono geologicamente diversi dalla grande maggioranza delle pietre erette della prima Stonehenge (fatte per lo più d’un tipo diverso di roccia, proveniente dal Pembrokeshire). Invece il tipo di roccia proveniente da Craig Rhos-y-Felin (e indicato dalla ricerca attuale) fu probabilmente usato per uno solo dei monoliti di Stonehenge (una pietra oggi sepolta, vista per l’ultima volta negli anni 1950).
Ciò suggerisce che dovessero esserci altri cerchi di pietre o altri monumenti di ‘pietre erette’ nei dintorni, oggi scomparsi, ma che potrebbero essere scoperti in futuro.
Un altro mistero irrisolto è perché gli uomini preistorici staccassero frammenti dai monoliti. E’ possibile che lo facessero per migliorare la sagoma degli stessi monoliti. Oppure, alcuni monoliti o altri materiali rocciosi potrebbero essersi rotti ed essere stati riciclati per farne asce, che potenzialmente avevano assorbito l’energia del luogo ed erano perciò percepite come dotate di poteri magici.
La ricerca che la University of Leicester e il National Museum of Wales hanno dovuto svolgere, per definire l’origine precisa nel Pembrokeshire della maggior parte di questi frammenti, è stata estremamente complessa.
Innanzitutto i geologi hanno dovuto raccogliere migliaia di piccoli frammenti di roccia del Pembrokeshire, trovata dagli archeologi a Stonehenge e nei dintorni nel corso degli ultimi 70 anni.
Poi I due scienziati hanno cominciato a esaminarne da vicino circa 700, fatti con una specifica roccia di tipo vulcanico chiamata “riolite stratificata” (che risale, geologicamente, a circa 460 milioni d’anni fa).
Quindi sono riusciti a localizzata l’area approssimata del Pembrokeshire settentrionale da cui provenivano quei 700 frammenti.
Ciò è stato in seguito confermato dal confronto tra la composizione chimica dei cristalli dei frammenti di Stonehenge con quelli delle rocce del Pembrokeshire (cristalli del diametri di 1/500 di millimetro).
Infine, dall’esame dei rapporti intimi tra i minerali negli esempi provenienti da Stonehenge e dal Pembrokeshire settentrionale, sono riusciti a identificare con precisione la roccia madre.
Se le pietre furono portate a Stonehenge dal Pembrokeshire con lo sforzo umano, la localizzazione della cava scoperta (Craig Rhos-y-Felin) ha implicazioni culturali interessanti, perché si trova a circa cinque miglia di distanza da un’area più ampia, nota come la cava di provenienza di altri monoliti eretti a Stonehenge.
Se le pietre furono cavate e trasportate dagli uomini dal Pembrokeshire, ciò potrebbe suggerire che i progettisti neolitici di Stonehenge fossero estremamente selettivi e desiderassero usare in modo specifico proprio quelle pietre.
La ricerca condotta in anni recenti da Tim Darvill della Bournemouth University e Geoffrey Wainwright, già capo degli archeologi di English Heritage, suggerisce che le pietre del Pembrokeshire potessero avere un particolare significato culturale o magico.
Le rocce madri da cui alcune di queste pietre provengono sono ritenute associate con sacre sorgenti e con cerchi di pietre dalla tradizione locale gallese.
Se ne deduce che, importando quelle particolari rocce provenienti da 160 miglia, dal Pembrokeshire al Wiltshire, i costruttori di Stonehenge pensassero d’impadronirsi di qualcosa di più che di semplici pietre. Possono averle considerate estremamente importanti, e persino aver pensato che possedessero poteri soprannaturali.
L’origine ora scoperta è significativa anche per la sua localizzazione, al piede settentrionale delle Preseli Mountains. Questo avrebbe reso il trasporto verso il Wiltshire molto più difficile che per le altre pietre del Pembrokeshire usate a Stonehenge e provenienti dalle High Preseli, diverse miglia più a sud.
Il trasporto delle pietre dal Pembrokeshire settentrionale per via marittima avrebbe richiesto di fare rotta intorno al capo di St. David's Head, una rotta particolarmente difficile e pericolosa per un’imbarcazione del Neolitico. In alternativa i cavatori e i costruttori avrebbero dovuto innalzare le pietre sino alla cima delle vicine Preseli Mountains. In ogni modo, se gli uomini trasportarono le pietre sino a Stonehenge, è anche possibile che le pietre fossero già state usate per costruire cerchi nel Pembrokeshire, e poi venissero spostate dalle loro posizioni d’origine per portarle a Stonehenge, invece di portarle laggiù direttamente dalle cave d’origine.

 


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