Il Fluoruro di sodio contenuto nei dentifrici, chewing gum e altri prodotti altamente tossico


Il fluoruro di sodio è un ingrediente comune dei veleni per topi e scarafaggi, degli anestetici, dei farmaci psichiatrici (Prozac) e ipnotici e del gas nervino (Sarin).
Prove scientifiche indipendenti hanno rivelato che il fluoruro causa vari disturbi mentali, oltre poi a ridurre la durata della vita e a danneggiare la struttura ossea.
I danni accertati dall’ingestione del fluoro sono:
Rischi al cervello (NRC National Research Council), 1 ppm, ossia una parte per milione di fluoro può produrre nei bambini deficienze di apprendimento e difficoltà di concentrazione. Ricordiamo che nei dentifricidi uso comune c’è una quantità di circa 1500 ppm.
Rischi per la ghiandola tiroidea, il fluoro agisce come smembratore endocrino, sempre secondo NRC 0.01 – 0.03 mg di fluoro per Kg al giorno possono ridurre le funzioni della tiroide in soggetti con basso tasso di iodio, questa riduzione può portare ad un calo dell’acutezza mentale, depressione e aumento di peso corporeo. Un altro studio scientifico americano ha concluso che il fluoro può alterare sottilmente la funzione endocrina, specialmente nella tiroide – la ghiandola che produce gli ormoni che regolano la crescita e il metabolismo. Si sottolinea in una nota inoltre che “una serie di studi epidemiologici in Cina, hanno associato l’esposizione al fluoro con un basso quoziente intellettivo”.
Rischio per le ossa, il fluoro riduce la resistenza delle ossa ed espone a fratture, per ora non ci sono dati sul quantitativo di fluoro oltre il quale aumentano i rischi per le ossa, l’unico dato disponibile parla di 1.5 ppm.
Rischio di cancro alle ossa, studi su animali ed umani, inclusi gli ultimi studi dell’università di Harvard hanno stabilito con certezza il collegamento tra fluoro e osteosarcoma (cancro delle ossa) in uomini al di sotto di 20 anni. A questo proposito è disponibile una dettagliata relazione redatta dal National Toxicology Program che ha seguito gli adolescenti monitorati, va detto che purtroppo più della meta di questi soggetti sono deceduti dopo alcuni anni dalla diagnosi dell’osteosarcoma.
Rischi per pazienti sofferenti ai reni, pazienti sofferenti di patologie che coinvolgono i reni hanno manifestato un’alta sensibilità alla tossicità del fluoro, questa sensibilità è dovuta all’incapacità di questi soggetti ad eliminare dal corpo il fluoro assunto. Come risultato si ha una elevata presenza di fluoro nelle ossa ed un aggravamento o insorgenza di un disturbo conosciuto col nome di osteodistrofia renale.
Nel 1944 il Journal of American Dental Association scrisse che la fluorazione causa OSTEOPOROSI, GOZZO e malattie alla spina dorsale.
Nel 1990 uno studio confermo’ la correlazione tra fratture ossee e fluoro. La Cornell University scopri invece danni ai reni.
Mentre uno studio del 1978 dell’Universita’ di Yale scopri che bastava 1ppm di FLUORURO per diminuire resistenza e elasticita’ delle ossa.
Nel 1987 NCI americana (Istituto dei Tumori) stabiliva relazione tra cancro (osteocarcinoma) e fluoro nell’acqua potabile!
Danneggia la ghiandola pineale: la maggiorparte del fluoruro che entra nel corpo non è facilmente eliminata, infatti tende ad accumularsi nelle ossa del corpo e nei denti. Recentemente, è stato scoperto che si accumula ancor più nella ghiandola pineale, situata al centro del cervello. Possiamo considerare la ghiandola pineale (o epifisi) il “congegno” più sofisticato che si trova nel nostro corpo. Si tratta di una ghiandola endocrina dalla forma simile ad una pigna ma poco più grande di un chicco di mais e la sua attività è prevalentemente notturna poiché influenzata dalla luce. Cartesio la definì la “sede dell’anima” nel XVII secolo e da allora gli studi proseguirono nella convinzione che fosse implicata negli equilibri della psiche. Situata al centro del nostro cervello, è collegata allo stesso da sofisticate reti neuronali ed è conosciuta soprattutto perché sovrintende e sostiene una moltitudine di funzioni vitali, tra le quali la regolazione del ritmo circadiano sonno-veglia e dell’orologio biologico (crescita, sviluppo, maturazione sessuale).
Il fluoruro si accumula nelle ossa e le rende piu’ fragili e soggette a fratturarsi perché danneggia gli enzimi, in particolare quelli delle ossa, che contengono il 99% del fluoruro del corpo. Con gli enzimi danneggiati dal fluoruro e incapaci di produrre il collagene necessario a mantenere le ossa forti e in buona salute, esse divengono fragili e deboli.
Il Dott. Durrant-Peatfield ci dice che il fluoro è un veleno che distrugge gli enzimi. Il suo accumulo nella tiroide è causa di squilibri ormonali. E’ associato a malattie autoimmuni oltre all’osteoporosi, l’osteosarcoma e perfino un’aumento del cancro alla tiroide.
Il dr. Joel Kaufmann, professore emerito di chimica all’Università delle Scienze di Phiadelphia, parla fuori dalle righe: “I promotori della fluorurizzazione hanno censurato la maggior parte dei media, hanno ignorato importanti discussioni in merito, hanno calunniato molti oppositori della fluorurizzazione, e capovolto giudizi legali contro la fluorizzazione in un modo che dimostra il loro potere politico. Si è poi scoperto che molti studi le cui conclusioni erano a favore della fluorurizzazione non erano supportati dai loro stessi dati.” – J. Am. Phys. Surg. 2005;10:38-44, disponibile QUI in PDF.

Il consiglio è quindi di evitare il più possibile l’assunzione di fluoro, leggete le etichette dell’acqua in bottiglia se ancora ne fate uso, cercate dentifrici senza fluoro, altre fonti di assunzione di fluoro sono:
chewingum
medicinali
bevande gassate (coca cola – pepsi etc…)
te in bottiglia o lattina
gatorade
bastoncini di pesce (meccanicamente disossati)
bastoncini di pollo (meccanicamente disossati)
cibi cucinati in contenitori col fondo in teflon (Il fluoro è impiegato nella produzione di plastiche a bassa frizione come il teflon, e in liquidi refrigeranti come il freon.)
alcuni sali da cucina fluorati
alcuni tipi di anestetici (Enflurane, Isoflurane & Sevoflurane)

fluorosi
Le industrie del farmaco e quelle produttrici di dentifrici hanno a lungo sottaciuto e sottovalutato gli effetti tossici dei prodotti a base di fluoro. La fluorosi dentaria è in aumento soprattutto tra la popolazione che fa uso sistematico di integratori a base di fluoro. Si presenta sotto forma di uno scolorimento intrinseco dello smalto dei denti: i denti appaiono screziati, macchiati, puntinati, decolorati e a volte anche bucherellati. Lo smalto saturato di fluoro è più vulnerabile all’attrito e all’erosione. I danni aumentano nel tempo.
Non esiste un dosaggio sicuro di fluoro. I danni da fluoro non si manifestano solo a livello dei denti, ma anche delle ossa e di altri tessuti umani. Il fluoro ha effetti negativi anche sul sistema nervoso centrale e determina alterazioni comportamentali e deficit cognitivi.
Studi scientifici dimostrerebbero che il fluoro può essere neurotossico anche per il feto a dosaggio considerati sicuri per la madre.
Per concludere citiamo infine Wikipedia stessa che citando fonti scientifiche afferma:
L’efficacia del fluoro dei dentifrici è messa in dubbio da alcuni chimici e studiosi di tutto il mondo, che si appellano soprattutto a un numero crescente di studi[17] che evidenzierebbero la tossicità dei sali di fluoro, in grado di causare, con sovradosaggi minimi, delle fluorosi; rovinando le ossa ed i denti, e causando problemi al sistema nervoso e deficit cognitivi.[18]

Altri studi:
Fluoride conference reveals fraudulent science behind mass fluoridation; fluoride policy is a public fraud
Full transcript of the Fluoride Deception animation video by Mike Adams



Canada: spettacolare aurora boreale causata da un potente brillamento solare


Lo scorso 31 agosto un potente bagliore solare 30 volte la larghezza della Terra, ha causato una spettacolare aurora boreale, che è stata registrata nei pressi del fiume Yukon in Canada.  Il fenomeno delle aurore boreali, succede quando dal Sole ci sono espulsioni di massa coronale, quindi con rilascio improvviso, di bolle di gas e filamenti magnetici. Una grande espulsione coronale può contenere milioni di tonnellate di materia che può essere espulsa e lanciata nello spazio, accelerata ad una velocità di un milione di miglia all’ora,  in una spettacolare esplosione. Secondo la NASA, questi tipi di esplosioni possono causare spettri aurorali potenti (come l’immagine) e tempeste solari che possono danneggiare sistemi satellitari per le comunicazioni e centrali elettriche.

Manovre navali Usa nel Golfo Persico sale la tensione!



La tensione nel Golfo Persico sale: da domenica gli Usa hanno iniziato qui manovre navali. L’Iran minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz e bloccare il suo immenso traffico, compreso il petrolio. Un pericolo concreto? Forse no, ma si cercano nuove vie di trasporto del greggio. E gli Usa mandano avvertimenti.
La tempesta perfetta, se mai scoppierà, è ancora lontana. Ma nel Golfo Persico sale la tensione e all’interno delle lussuose residenze delle monarchie sunnite, alleate di Washington, la parola d’ordine è bypassare Hormuz. Dietro l’angolo c’è uno spauracchio, che riporta periodicamente verso l’alto il prezzo del petrolio, e che Teheran agita sapientemente come una clava, per scongiurare ulteriori sanzioni o punire i Paesi che le hanno votate: la chiusura al traffico navale dello Stretto, da cui passa il quaranta per cento dell’oro nero del pianeta.

Finora l’Iran si è limitato a minacciare di morte lenta, per sete, la traballante economia mondiale, «non facendo passare da Hormuz neppure una goccia di petrolio», come ha ripetuto il comandante del fronte navale delle Guardie Rivoluzionarie, Ali Fadavi. Il fronte avverso a Teheran, però, ha cominciato a studiare un piano B. Negli ultimi mesi l’Arabia Saudita ha ripreso l’attività della vecchia pipeline, 1.220 chilometri, fatta costruire da Saddam Hussein negli anni Ottanta, all’epoca della guerra tra Iran e Iraq, proprio per bypassare lo Stretto e trasportare via terra il petrolio di Bagdad e quello di Riyadh, in direzione del Mar Rosso. L’oleodotto – dal quale passavano 1,65 milioni di barili al giorno – era stato confiscato dall’Arabia nel 2001, come compensazione per i crediti detenuti nei confronti dell’Iraq, ed era stato utilizzato dai Saud per veicolare gas.

Adesso gli sceicchi hanno deciso di riconvertirlo al greggio. Non si tratta di cifre abnormi – la pipeline, al momento, può coprire circa il 25 per cento dell’export  saudita – ma è un segnale di cui non si può non tenere conto, tanto più che gli Emirati, una settimana fa, hanno compiuto un passo analogo, inaugurando, alla presenza del ministro dell’Energia Mohammed bin Dhaen al-Hameli, un oleodotto costruito allo stesso scopo. Dai pozzi di Habshan, ad Abu Dhabi, fino al terminal di Fujairah, sul Golfo dell’Oman: una pipeline di 360 chilometri, tutta interna agli Emirati, costruita in 4 anni, con un investimento di 3,5 miliardi di dollari. La struttura, pienamente operativa da agosto, ha una capacità iniziale di 1,5 barili al giorno, fino a un massimo di 1,8 milioni. Una quantità ingente, se si pensa che la produzione giornaliera degli Emirati si aggira intorno ai 2,5 milioni di barili. L’obiettivo delle due pipeline è ambizioso, raggiungere i 6,5 milioni di barili al giorno, coprendo così il quaranta per cento dei traffici che attualmente transitano per Hormuz, 17 milioni di barili.

Molti analisti continuano a non credere alla possibilità che le minacce iraniane di chiudere lo Stretto diventino realtà. In primo luogo, perché da quel tratto di mare non passa soltanto l’oro nero, ma tutte le materie prime alimentari di cui Teheran, duramente provata dalla crisi economica e dalle sanzioni – che hanno fatto precipitare la moneta nazionale, il rial – ha un disperato bisogno. Inoltre, una simile mossa scatenerebbe la reazione degli Stati Uniti e delle potenze sunnite del Golfo.

Recentemente Washington, per tutelarsi di fronte a un’eventuale conflitto, ha accresciuto la propria presenza militare nella regione, che già conta sulla Quinta Flotta, di stanza in Bahrein. A fine gennaio il ministero della Difesa, Leon Panetta, ha deciso di trasformare la Ponce, vecchia nave da guerra destinata alla rottamazione, in una base galleggiante, estremamente flessibile e in grado di ospitare truppe e materiale bellico, oltre a un ospedale. Ad inizio giugno il Pentagono, a scopo di deterrenza, ha inviato nel Golfo quattro navi specializzate nello sminamento, che si sono aggiunte alle quattro già presenti. Il timore, infatti, è che l’Iran possa fare minare lo Stretto utilizzando piccole imbarcazioni.

Malgrado l’aumento della potenze bellica – ad aprile una squadra di combattenti F-22 è stata inviata negli Emirati Arabi – Obama, a differenza del premier israeliano Netanyahu, non ha alcuna intenzione di colpire le installazioni nucleari di Teheran con uno strike preventivo, tantomeno nel bel mezzo della campagna per le presidenziali. Tutte le mosse degli ultimi mesi, dalle sanzioni all’Iran, sempre più dure, ai movimenti militari, hanno uno scopo puramente preventivo. Lo stesso scudo antimissile che Washington sta pianificando di costruire nel Golfo, il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD), mira a non lasciare il Paese impreparato, nel caso di un confronto con Teheran. Il Wall Strett Journal ha scritto che il Pentagono intende costruire una stazione radar di difesa anti-missilistica in Qatar, analoga a quella è già attiva nella Turchia centrale e, dal 2008, nel Deserto del Negev israeliano. Doha sarebbe stata scelta perché ospita la più grande base aerea degli Stati Uniti nella regione, quella di Al Udeid. L’amministrazione Obama non ha smentito la notizia.

Che la tensione nell’area sia in continua ascesa, lo dimostra un altro episodio. Il 16 luglio i marinai della Rappahannock, una petroliera militare che rifornisce la flotta statunitense, hanno sparato a un peschereccio indiano vicino al porto di Jebel Ali, negli Emirati Arabi Uniti, a trenta chilometri da Dubai. La dinamica è molto simile a quella dell’incidente cha ha coinvolto nell’Oceano Indiano la petroliera italiana Enrica Lexie, per il quale sono ancora nelle maglie della giustizia del Kerala i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Le autorità degli Emirati hanno aperto un'inchiesta, che si affianca a quella della Marina statunitense, ma è facile leggere nell’episodio la spia di un nervosismo crescente, a causa del rischio di attacchi da parte dei pasdaran iraniani. L’allarme riguarda soprattutto le piccole imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione. D’altronde, in tema di terrorismo, il ricordo dell’ottobre 2000 quando la portaerei Cole fu vittima di un attentato suicida, che causò 17 morti, mentre faceva rifornimento nel porto di Aden, è troppo vicino per essere rimosso. 

Via libera ai medicinali gratuiti a base di Cannabis made in Italy!


IL CONSIGLIO APPROVA ALL’UNANIMITA’ LA NUOVA LEGGE TERZO IN ITALIA A RICONOSCERE LA VALENZA TERAPEUTICA – LA PRODUZIONE A ROVIGO
VENEZIA – È arrivato il via libera dal Consiglio regionale veneto alla distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di preparati a base di cannabis. Il Veneto diventa la terza regione in Italia, dopo Toscana e Liguria, che dà attuazione concreta alle disposizioni ministeriali del 2007 che hanno riconosciuto la valenza terapeutica dei derivati dalla cannabis. La legge, approvata all’unanimità, prevede non solo l’avvio sperimentale della distribuzione gratuita di questo tipo di farmaci negli ospedali e nelle farmacie, previa prescrizione medica, ma anche la produzione diretta tramite la stipula di una convenzione con il Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Rovigo e lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (unici centri autorizzati in Italia alla produzione sperimentale) al fine di poter acquistare direttamente, al prezzo di costo, i cannabinoidi ad uso terapeutico. Sino ad oggi, infatti, nonostante siano stati riconosciuti dalle tabelle ministeriali dal 2007, in Italia non ci sono produttori registrati di medicinali cannabinoidi: ospedali e farmacie possono quindi solo importarli dall’estero, su esclusiva responsabilità del medico richiedente, con lunghe attese per tempi e modalità di ordine e di consegna (circa sei mesi) e spese maggiorate da sette a dieci volte il costo effettivo del prodotto farmaceutico prescritto.«Dotare il Veneto di questa legge è una scelta di civiltà – ha spiegato il relatore Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) – che consentirà ai malati e al servizio pubblico della nostra regione di non dipendere esclusivamente dalle importazioni dall’estero per i farmaci cannabinoidi, con grandi risparmi di tempo e costi, riduzione degli enormi disagi ai quali sono sottoposti i malati che necessitano di tale tipo di farmaci». «Con questa legge – ha sottolineato Leonardo Padrin (Pdl), presidente della commissione Sanità e correlatore del provvedimento – il Veneto riconosce a tutte le persone il diritto di vivere senza sofferenze inutili e di ricevere cure adeguate ai loro problemi di salute e di relazione. Lo sviluppo della lotta al dolore e l’offerta di cure palliative e di fine vita sono una priorità del nostro servizio sanitario regionale». «L’utilizzo della cannabis a fini terapeutici in Italia – ha concluso Pettenò – deve superare ostracismi di tipo ideologico che associano questo tipo di cure all’abuso di stupefacenti e alla lotta contro le droghe». Farmaci e preparati galenici a base dei principi attivi contenuti nella pianta della cannabis sativa (la specie utilizzata in medicina) risultano efficaci nelle cure palliative e antalgiche: ne potranno quindi beneficiare in particolare i malati terminali, i malati di cancro per lenire gli effetti delle chemioterapie e radioterapie, i pazienti affetti da malattie croniche irreversibili, come SLA e distrofia muscolare, gli affetti da Alzheimer e da morbo di Parkinson.
I FARMACI A BASE DI CANNABINOIDI

si dimostrano efficaci inoltre in oculistica per la cura del glaucoma, nel trattamento della nausea e del vomito in pazienti affetti da neoplasie, di patologie neurologiche e traumi cerebrali, nel trattamento dell’asma. Da sperimentazioni scientifiche risulterebbe inoltre che i cannabinoidi hanno proprietà di ridurre i dosaggi degli analgesici oppiacei, quali la morfina e i suoi analoghi, necessari a lenire il dolore nei malati oncologici sottoposti a trattamenti cronici, evitando così i fenomeni di assuefazione e di tossicità cronica. In fase di prima applicazione sperimentale, per il 2012, la Regione Veneto stanzierà 100 mila euro per assicurare la gratuità dei farmaci. Una somma probabilmente insufficiente per garantire, a regime, l’erogazione gratuita dei farmaci cannabinoidi a tutti i potenziali utilizzatori: si calcola, infatti, che il costo annuo per curare cento malati di sclerosi multipla si aggiri sui 500 mila euro. L’approvazione della legge è stata salutata da un coro di consensi ‘bipartisan’.Per Claudio Sinigaglia (Pd) rappresenta «uno strumento in più, meno invasivo di altri farmaci, da utilizzare nelle terapie del dolore. Per Antonino Pipitone (Italia dei Valori) l’impiego di farmaci cannabinoidi va considerato «un piccolo aiuto, alla stessa stregua dell’utilizzo di morfina e narcotici in medicina, per lenire alcune forme di dolore e alcune patologie”. Anche Stefano Valdegamberi, capogruppo Udc, pur ribadendo la netta contrarietà del suo gruppo all’uso di sostanze stupefacenti a scopo ludico-ricreativo, si è detto favorevole all’impiego della cannabis in funzione antalgica e per cure terminali. Per Diego Bottacin (Verso Nord) «finalmente si recupera un anacronistico retaggio culturale verso la lotta al dolore». Concetto ribadito anche da Vittorino Cenci (Lega), che nell’autorizzazione della cannabis a fini terapeutici vede «un passo in più» nella lotta al dolore.
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

SEGUITECI SU FACEBOOK!!!



“antenne selvagge” potranno istallarle ovunque anche senza autorizzazione!

Le chiamano “antenne selvagge”. Se abitate in una grande città è probabile che il termine vi sia familiare. O che vi sia capitato, osservando il profilo superiore del palazzo che vi sta di fronte, di notare un ammasso di antenne stagliarsi contro il cielo. In alcuni casi, i cavi ad esse collegati calano come un intreccio di liane lungo la parete dell'edificio per collegare le antenne alle rispettive utenze. Che usanza barbara, avrete pensato. Le antenne sono brutte e per di più sono causa di inquinamento elettromagnetico. Vero. Purtroppo il governo, invece di porre rimedio ai danni fatti in passato sembra intenzionato ad alimentare la proliferazione della selva. Nel decreto Sviluppo 2 – per ora ancora una bozza -, all'articolo 29, sezione dedicata al digital divide, si può leggere: “Il proprietario o il condominio non possono opporsi all'accesso dell'operatore di comunicazione al fine di installare, collegare o manutenere gli elementi di rete quali cavi, fili, riparti, linee o apparati”. Una sorta di espropriazione. Nessuno si potrà opporre all'installazione delle antenne. La bozza di legge immagina una città in cui i cittadini non sono di fatto più proprietari del proprio tetto, terrazzo e quant'altro. Un annullamento parziale della proprietà privata, non già in favore di spazi condivisi dalla cittadinanza ma del profitto dei colossi delle telecomunicazioni. Il proprietario riceverà in cambio un'indennità stabilita dal ministero dello Sviluppo economico, "in base all'effettiva diminuzione del valore del fondo". Ma non è finita. Anche gli enti locali dovranno affrettarsi a dare la loro disponibilità a nuovi lavori di collegamento per per piazzare i cavi della banda larga e ultra-larga nel sottosuolo delle strade cittadine. I tempi vengono diminuiti drasticamente dal decreto. Da 90 a 45 giorni nei casi normali, da 30 a 15 giorni per scavi inferiori ai 200 metri, addirittura 10 giorni per "buche, apertura chiusini, posa di cavi o tubi aerei su infrastruttura esistente, allacciamento utenti": queste le scadenza entro le quali i Comuni dovranno comunicare l'accoglimento della domanda. Altrimenti vige la regola del silenzio-assenso, e l'azienda sarà tacitamente autorizzata a procedere. Insomma, se la bozza diventasse legge è ipotizzabile un ulteriore proliferare di antenne, con un aumento considerevole dell'elettrosmog. Intervistato da Metronews il professor Angelo Levi, studioso degli effetti delle radiazioni elettromagnetiche, si è scagliato contro il decreto: “Con questo decreto chiunque potrà imporre un ripetitore su un tetto e nessuno potrà opporsi. Inoltre adesso che l'Oms ha dichiarato che i campi elettromagnetici bassi e alti sono pericolosi, potenzialmente cancerogeni, occorrerebbe limitarne la diffusione, o quantomeno controllarla no?” Ma nel nome dello “sviluppo” e della “crescita” promessi dal decreto anche la salute e i diritti dei cittadini sembrano passare in secondo piano. Inoltre viene da chiedersi, che tipo di crescita ha in mente il ministro Passera, maggiore promotore del decreto? Premesso che il concetto di crescita, nell'accezione attuale, è del tutto anacronistico, va aggiunto che il ministro dello Sviluppo economico sembra averlo interpretato nel modo peggiore. Ovvero quello in cui si limitano al massimo i diritti dei cittadini per cercare di attirare disperatamente gli investimenti di colossi e multinazionali (che si sa, ai diritti sono allergici). Per fortuna l'articolo in questione non è passato inosservato e sono già partite alcune mobilitazioni. Le reti di cittadini "Roma contro l'elettrosmog" a "Rete elettrosmog-free" hanno scritto al ministro Passera. "Si tratta" hanno denunciato denunciano i comitati "di un colpo di mano talmente grave da indurre a sospettare che la mano che ha redatto questa norma sia la stessa che quotidianamente pianifica e realizza studiate aggressioni al territorio urbano ed extraurbano, che si accanisce sulla salute della gente, pur di accaparrarsi uno spazio elevato ove collocare antenne, tralicci e ripetitori". I comitati fanno emergere un altro aspetto rilevante della questione: “il ricorso spregiudicato alla monetizzazione del disagio subito con l’installazione di un’antenna” che in tempi di crisi convincerà molti cittadini e famiglie “a sobbarcarsi l’ingombrante presenza tra le mura domestiche di una fonte di rischio per la salute, pur di accedere alle risorse messe a disposizione". "Occorre pertanto - concludono i comitati - reagire con fermezza a questo devastante attacco ai diritti e valori costituzionalmente tutelati, informando capillarmente la popolazione, l’opinione pubblica, i media e le istituzioni sui rischi che incombono dalla sciagurata approvazione della norma". Già nel 2004 Gasparri, allora ministro delle Comunicazioni, aveva tentato di far approvare un decreto simile. Allora la legge fu giudicata incostituzionale. Oggi un governo differente sembra volerci riprovare.

Scossa di terremoto di M 3,6 in Francia, raro evento sismico!

19 settembre 2012 - Una scossa di terremoto di M 3,6 e' stata registrata nel distretto sismico costa sud della Francia,l'evento ad una profondita' di 5 km e' avvenuto a 48 km NE da Aix-en-provence,4 km a S da Volx.La scossa e' stata avvertita anche nel basso Piemonte.
Emsc
SEGUITECI SU FACEBOOK!!!

Terremoto nel Mediterraneo M 4,5 a sud di Creta


19 settembre 2012 - Alle 20:04 italiane una scossa di terremoto e' stata registra nel Mediterraneo orientale poco a sud dall'isola di Creta,a riferirlo il centro sismologico europeo.Il sisma e' avvenuto ad una profondita' di 2 km a 177 km a sud da Iraklio.
Emsc
SEGUITECI SU FACEBOOK!!!

 


Post più popolari

AddToAny