Euro, gli aiuti che uccidono...

Sarò all’antica, ma non riesco a capire la logica degli aiuti o forse la capisco fin troppo bene. Li chiamano aiuti, ma in realtà sono un cappio al collo di chi li riceve, secondo un meccanismo che gli economisti senza paraocchi hanno illustrato da tempo. Storia vecchia, considerato che il debito rappresenta la formula più efficace di dominazione. Chi si indebita e non è sorretto da ingenti risorse proprie, perde la propria libertà. Vale per i privati, per la aziende e per gli Stati. 
I perversi meccanismi europei del cosiddetto Fondo Salva Stati (Esf) hanno però introdotto una variante diabolica: strangolano anche chi aiuta. Quel fondo prevede infatti che tutti gli Stati provvedano al suo sostentamento. Giusto, in teoria, ma gli effetti pratici sono paradossali. L’Europa ha iniziato elargendo miliardi a Grecia e Portogallo, i quali sono stati finanziati anche da Spagna e Italia ovvero da due Paesi a rischio. Ora tocca alla Spagna, che naturalmente non finanzia; tocca agli altri. Il risultato è stato illustrato da Stefania Tamburello in questo ottimo articolo dal quale risulta che nel 2012 l’Italia avrà pagato in aiuti ben 48 miliardi di euro. 
Dunque da un lato Bruxelles e il suo fedele interprete Mario Monti dissanguano il Paese in nome del rigore, dall’altro si aprono nei nostri contri pubblici ulteriori voragini per… salvare chi sta peggio di noi. L’epilogo è scontato: tra la recessione in arrivo ed esborsi di questa entità entro breve anche l’Italia arriverà al capolinea, come dimostrano i movimenti dei mercati finanziari di queste ore. 
Che gran risultato…. e senza alcuna prospettiva futura. Stanno portando l’Europa alla schiavitù….

Marcello Foa 
Fonte: http://blog.ilgiornale.it 

Secondo gli esperti l'Italia potrebbe tremare per un anno!

Roma - E’ da quasi un mese che sentiamo tremare il nostro paese sotto i piedi. Non perché così tante scosse di terremoto siano un’anomalia senza precedenti. Solo che dal 20 maggio scorso, l’intensità di queste vibrazioni viene percepita distintamente dalla popolazione che vive sulla Pianura Padana- Nel frattempo una serie di vibrazioni lievi, le cosiddette scosse di assestamento, continuano a turbare l’Emilia Romagna e ad alimentare gli incubi di una popolazione già provata.
Per gli scienziati non c’è un collegamento diretto fra tutti questi terremoti, ma il motore di queste scosse sembra comunque lo stesso.

«I terremoti in Emilia e nelle Prealpi Venete non sono in stretta relazione fra loro, anche se rispondono alla stessa dinamica generale», osserva la sismologa Lucia Margheriti, dalla sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). La dinamica generale riguarda il movimento della placca Adriatica, che costituisce la punta più settentrionale della placca Africana, allungata come una sorta di lingua che comprende la costa orientale dell’Italia e l’Adriatico. In questo movimento generale la placca Africana spinge verso Nord, contro la placca Eurasiatica, e in questo movimento la placca Adriatica scende sotto le Alpi.
«E’ l’Italia che si riorganizza, o meglio sono i pezzi di crosta terrestre sotto i nostri piedi che ora cercano di trovare un nuovo equilibrio, seppur temporaneo», sottolinea Giovanni Gregori, geofisico del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In questo senso i terremoti, anche quelli che in quest’ultimo mese hanno colpito altre parti d’Italia, dal Sannio al Pollino ad esempio, sono il segnale di un processo geologico ben più profondo. «L’Italia – dice Gregori – sta ruotando in senso antiorario. La parte meridionale della crosta terrestre spinge verso  la parte settentrionale e, trovando resistenza nei pressi dello Stretto di Messina che fa da perno, ruota e si conficca sotto le Alpi».
Questo movimento generale può provocare terremoti che, fra loro sono indipendenti, ma che rispondono agli stessi processi geologici.
Come d’ora in poi la situazione si evolverà, impossibile dirlo se non sul piano delle probabilità. Secondo la relazione della Commissione Grandi Rischi «è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza». Non solo. «Non si può escludere l’eventualità – si legge nel documento - che, pur con minore probabilità, l’attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino ad ora». Non è la previsione di un nuovo terremoto. «Abbiamo solo espresso le nostre valutazioni scientifiche scaturite dall’analisi dei fenomeni in corso e delle strutture geologiche coinvolte, su cui abbiamo accumulato molte informazioni», precisa Luciano Maiani, presidente della Commissione Grandi Rischi.
«Purtroppo i margini di errore di questi probabili scenari sono elevati perché la crosta terrestre è ben lontana dai nostri occhi», dice Warner Marzocchi, dirigente dell’INGV. L’unico modo per prospettare un possibile scenario futuro è ricorrere ai documenti storici, alle testimonianze dei terremoti passati. Questo significa per l’Emilia Romagna andare di molti secoli indietro nel tempo. «Abbiamo a disposizione modelli – sottolinea Marzocchi – che al momento ci dicono soltanto che il terremoto potrebbe durare anche qualche anno». L’intensità delle scosse dovrebbe tendere a diminuire ma, considerata la struttura complessa dell’Emilia Romagna, non possiamo escludere sismi di magnitudo pari o superiore a 6.
La parte orientale della struttura sismica padana, quella sotto i piedi di Ferrara, fino ad oggi è stata relativamente tranquilla. Il timore degli scienziati è che, così come hanno fatto quella centrale e occidentale, arrivi a un punto di rottura provocando un terremoto di intensità simile a quello del 20 o del 29 maggio scorso. «L’ultima parola, quindi, spetta alla Natura che, nel caso dei terremoti, parla un linguaggio incomprensibile per noi esseri umani», conclude Marzocchi.

USA: la Cina può disattivare le nostre telecomunicazioni

Secondo ex e attuali informatori dei servizi segreti, a quanto pare le aziende cinesi hanno la capacità occulta di accedere a distanza alla tecnologia delle telecomunicazioni venduta agli Stati Uniti e ad altri paesi occidentali, e potrebbero “disattivare le infrastrutture di telecomunicazioni di un paese prima di un conflitto militare.”
Secondo la società di intelligence indipendente Lignet , composta da ex analisti dei servizi segreti statunitensi, i cinesi hanno anche la possibilità di sfruttare le reti informatiche “per consentire alla Cina di continuare a sottrarre tecnologia e segreti commerciali.”
La questione porta alla società cinese Huawei Technologies, che fonti dei servizi segreti USA dicono abbia legami diretti con il governo cinese e l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA). Questi informatori affermano che la Huawei e altre aziende di telecomunicazioni come la ZTE, hanno “accessi elettronici non autorizzati” alla tecnologia delle telecomunicazioni venduta agli Stati Uniti e ad altri paesi.
La notizia della capacità di intrusione elettronica non autorizzata nelle reti di telecomunicazioni statunitensi e occidentali giunge sulla scia delle recenti rivelazioni del WND/G2 Bulletin, secondo il quale la Cina ha fabbricato componenti contraffatti che sono arrivati nei delicati sistemi degli armamenti americani.
Il problema dei componenti elettronici cinesi falsi, installati da fornitori privati della Difesa senza controlli preventivi e ora in funzione sui sistemi militari statunitensi, è molto più diffuso di quanto si pensasse inizialmente.
Questi componenti non provengono soltanto direttamente dalla Cina, ma anche da fornitori del Regno Unito e del Canada che dirottano i prodotti cinesi agli appaltatori statunitensi della Difesa.
I componenti contraffatti sono stati trovati in delicati sistemi missilistici USA destinati a impedire l’eventualità di un attacco missilistico cinese, come pure nei dispositivi per la visione notturna e in diversi velivoli militari.
“Non vogliamo che l’affidabilità di un intercettore della Difesa da 12 milioni di dollari venga compromessa da un pezzo contraffatto da due dollari,” ha detto il gen. Patrick O’Reilly, responsabile della MDA (Agenzia di Difesa Missilistica) statunitense.
La Huawei, sospettata di sfruttare gli accessi elettronici illeciti delle telecomunicazioni, continua a vendere negli Stati Uniti e in altri paesi tecnologia delle comunicazioni, nonostante un divieto imposto alla società che doveva impedirle di fare offerte sulle reti di cellulari e sugli appalti governativi, come ha detto un informatore di intelligence in servizio.
Pare che le potenzialità dell’accesso elettronico non autorizzato possano consentire al governo cinese, attraverso la Huawei e la ZTE, l’accesso a informazioni che viaggiano attraverso le reti di telecomunicazione, o persino di sabotare i dispositivi elettronici, affermano alla Lignet.
Con questa capacità la Cina sarebbe in condizione di sabotare cruciali sistemi di difesa e importanti siti informatici statunitensi, e potrebbe anche inglobare informazioni o apparati impiegati dai fornitori privati della Difesa per svolgere azioni a nome del governo americano.
Con l’aumento dello spionaggio informatico e i crescenti attacchi diretti ai sistemi informatici del governo americano, questi informatori sostengono che la Huawei ha raggiunto questa capacità per conto del governo cinese.
Le fonti affermano che la Huawei può utilizzare il suo accesso elettronico occulto per penetrare negli apparati di telecomunicazione delle aziende estere senza che queste ne siano consapevoli e senza il loro permesso.
Nel caso del produttore di telefoni cellulari ZTE, la Lignet ha detto che la società si è occupata di vulnerabilità della sicurezza mediante una porta d’accesso elettronica illecita sui telefoni cellulari con il sistema operativo Android di Google.
“Pare che questo accesso hacker possa consentire a qualcuno di controllare a distanza il telefono,” hanno detto alla Lignet.
Nella legge di bilancio della Difesa del 2013, la Sottocommissione per le Forze Strategiche della Commissione della Camera sulle Forze Armate aveva presentato una domanda per richiedere un’ispezione di tutti gli arsenali di armi e infrastrutture nucleari americani, al fine di eliminare prodotti di aziende cinesi come la Huawei e laZTE, a causa dell’eventualità di “porte d’accesso illecite e codici a scopo di spionaggio e/o sabotaggio da parte del governo cinese,” hanno sottolineato allaLignet.
Queste rivelazioni seguono un avvertimento del Dipartimento della Difesa americano secondo il quale hacker cinesi starebbero inviando virus agli enti e alle industrie del governo USA, in grado di minacciare l’economia nazionale.
Il messaggio rivela che questi attacchi sono diretti dallo stesso governo cinese.
Secondo una recente relazione del Dipartimento della Difesa al Congresso, “i soggetti cinesi sono gli esecutori più attivi e tenaci al mondo nello spionaggio economico. I tentativi cinesi di reperire informazioni tecnologiche ed economiche statunitensi continueranno ad un alto livello e costituiranno una crescente e continua minaccia alla sicurezza economica americana.
“E’ probabile che la Cina rimanga un canale di raccolta aggressivo ed esperto di delicate informazioni economiche e tecnologie americane, soprattutto nelcyberspazio,” ha aggiunto il Dipartimento.
Un altro problema sollevato dagli informatori è che la Huawei e altre società cinesi di telecomunicazioni forniscono anche tecnologia all’ Iran e ai talebani.
Secondo le fonti, le reti di sicurezza iraniane si basano sulla tecnologia della Huawei, evidenziando l’idea, come dicono le stesse fonti, che gli iraniani possano ottenere lo stesso accesso informatico illecito che i servizi segreti cinesi hanno nei confronti della Difesa e le cruciali industrie statunitensi.
Questa preoccupazione si è fatta più grande con le nuove minacce iraniane di intraprendere una guerra informatica con gli Stati Uniti in risposta alle recenti rivelazioni, secondo le quali gli USA sono stati i principali artefici nello sferrare un sofisticato attacco informatico al programma nucleare iraniano.
Con il nome in codice “Olympic Games”, il tentativo dell’amministrazione Obama è stato quello di dare inizio a una guerra informatica contro l’Iran e al fianco di Israele. Tale rivelazione ha lasciato pochi spazi al dubbio che gli Stati Uniti e Israele fossero anche dietro al virus Stuxnet che ha infettato le centrifughe iraniane per l’arricchimento dell’uranio.
Un informatore ha detto che Washington ha già dichiarato che un attacco informatico agli apparati dei computer americani rappresenterebbe un atto di guerra e che richiederebbe una risposta militare. All’inizio di questo mese, il Pentagono ha dichiarato che ci sarebbe stata una risposta militare nel caso di un attacco informatico ai sistemi governativi – equiparando a tutti gli effetti un attacco informatico a un atto di guerra.
Tuttavia, gli Stati Uniti hanno già dato inizio a questo tipo di attacco contro l’Iran, il quale ora minaccia di fare la stessa cosa ai sistemi informatici degli Stati Uniti.
Nel tentativo di scoprire gli attacchi informatici prima che vengano fatti troppi danni, gli informatori dicono che vi sono milioni di linee di codici software che trasmettono i dati in modo sicuro e che trovare codice dannoso sarebbe problematico e a un costo proibitivo.
Fonte: F. Michael Maloof per Business Insider  08.06.2012
Traduzione di Gabriele Picelli per http://www.times.altervista.org/

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Governo, sottobanco trasferisce 2 miliardi e 567 milioni nelle casse della banca Morgan Stanley!


di Gianni Lannes

Basta dare un’occhiata ai diversi provvedimenti varati dall'attuale Governo - non eletto democraticamente, ma eterodiretto da David Rockfeller - tra cui il decreto-legge numero 201 del 2011, noto come manovra «salva-Italia», che, basando il 75 per cento delle proprie disposizioni su nuove entrate, ha previsto la revisione della tassazione sugli immobili e l'aumento dell'addizionale regionale all'Irpef e dell'Iva che, congiuntamente all'attuale grave crisi economica finanziaria, graveranno pesantemente su tutte le famiglie italiane, comprimendo la domanda interni di consumi e determinando al contempo una riduzione del prodotto interno lordo nazionale, già previsto in forte ribasso dagli esperti economici.

Sotto banco - Il Ministero dell'economia e delle finanze, nei primi giorni di gennaio 2012, ha effettuato un trasferimento nelle casse della banca Morgan Stanley per una cifra pari a due miliardi e 567 milioni di euro. In risposta ad una interpellanza parlamentare urgente (numero 2/01385) presentata dall'onorevole Antonio Borghesi, il sottosegretario all'istruzione, all'università e alla ricerca Marco Rossi Doria, ha dichiarato che «Per quanto riguarda, in particolare, la vicenda relativa alla Morgan Stanley, riportata da alcuni organi di stampa e richiamata nell'interpellanza, si fa presente che alla fine del 2011 e con regolamento il Ministero dell'economia e delle finanze, in data 3 gennaio 2012, ha proceduto alla chiusura di alcuni derivati in essere con Morgan Stanley (due interest rate swap e due swaption) in conseguenza di una clausola di «Additional Termination Event» presente nel contratto quadro (Isda Master Agreement) che regolava i rapporti tra la Repubblica Italiana e la banca in questione. Tale clausola, risalente alla data di stipula del contratto, nel 1994, era unica e non presente in nessun altro contratto quadro vigente tra il ministero e le sue controparti, e non è stato possibile, nel corso degli ultimi anni, rinegoziare la stessa. In virtù di tale clausola, si è proceduto alla chiusura anticipata di alcuni derivati con Morgan Stanley, regolandone il controvalore in 2,567 miliardi senza il coinvolgimento di terze parti».

La denuncia - Recentemente, un cittadino di Roma ha trasmesso un esposto alla Procura della Repubblica di Trani, già impegnata peraltro in una indagine sulle agenzie affaristiche Standard&Poor's, nonché Moody’s, sostenendo l'opportunità di delucidazioni del Presidente del Consiglio italiano (Monti Mario), anche in ragione del fatto che, così come sostenuto dallo stesso all'interno dell'esposto, quando il Ministero dell'economia e delle finanze sottoscrisse il contratto con la Morgan Stanley, a capo della banca c'era l'attuale Governatore della Banca della comunità europea Mario Draghi (altro soggetto Bilderberg), mentre, al momento della chiusura dei contratti in derivati tra il Governo italiano e l'Istituto di credito americano, la carica di vicepresidente della banca Morgan Stanley era allora ricoperto dal figlio del Presidente del Consiglio italiano, ovvero da Giovanni Monti.  All'interno dell'esposto inoltre, viene rimarcata più volte la singolarità dell'evento, allorché le clausole di estinzione anticipata a favore degli istituti di credito che riguardano il rischio per lo Stato di un rientro anticipato per l'intero, sono operazioni molto rare, senza considerare che inserire il diritto di rientro in qualsiasi momento a discrezione del creditore sembra essere un dato costante dei contratti stipulati dalla banca Morgan Stanley. L’affare descritto sulla pelle dell’Italia, evidenzia come le operazioni in derivati gestite dal Ministero dell'economia e delle finanze si caratterizzino per un altro livello di opacità, laddove nessuno è a conoscenza esattamente dell'ammontare di tali operazioni e di quale sia l'eventuale guadagno, o perdita complessivamente registrata dallo Stato. Presidente pro tempore, Monti Mario, quanti sono complessivamente i suoi conflitti di interessi? Della serie: prima speculo in un Paese e poi lo distruggo definitivamente indossando l’aureola del salvatore. Al diavolo l’amen.
Fonte:http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/06/le-regalie-di-monti-con-i-nostri-soldi.html

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Guatemala: il Fuego esplode per la seconda volta in questo 2012

12 giugno 2012 - Guatemala - Il vulcano Fuego, che si trova a circa 50 km a sud della capitale,Domenica ha espulso una colonna di cenere alta fino a un chilometro di altezza,lo riferisce un ente governativo. 
L'Istituto Nazionale di Vulcanologia ha riferito in un comunicato che il vulcano, che si erge 3.763 metri sul livello del mare Domenica ha eruttato con effusioni magmatiche, secondo le registrazioni sismiche e le immagini ricevute da una telecamera presso l'osservatorio di Panimache. 
L'attività del vulcano e' stata caratterizzata da emissioni di lava incandescente scagliata dal cratere ad una altezza di circa 500 metri.L'istituto ha inoltre comunicato di due forti emissioni di cenere sprigionate fino a circa 1.000 metri.
L'istituto vulcanologia ha avvertito che, sebbene l'eruzione e' stata di tipo effusivo esiste la possibilità che l'attività del vulcano possa aumentare i flussi piroclastici come avvenuto il 19 e 25 maggio.

 


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