Polizia Miami in allerta, Resident Evil e' realta'!

MIAMI (USA), 7 GIU - La polizia di Miami ha lanciato oggi un avvertimento contro una nuova droga sintetica che suscita aggressioni a scopo cannibalistico.

La droga, battezzata 'Settimo cielo', ha costretto una settimana fa gli agenti a uccidere un giovane di 31 anni, l'haitiano Rudy Eugene, che aveva divorato la faccia di un uomo. Il caso, battezzato dai giornali di Miami come "attacco zombie" forse di natura voodoo, ha fatto scalpore. Ma un altro 'cannibale', Brandon De Leon, un ragazzo di 21 anni, ha minacciato di 'mangiarsi' i poliziotti che lo avevano arrestato in un ristorante. In preda alla droga 'Settimo cielo', il giovane urlava forti insulti ai clienti. Fermato e messo in un'auto di pattuglia, ha rotto il vetro interno gridando di volersi "mangiare i poliziotti". Poi, arrivato in commissariato, ha cominciato a grugnire e ha tentato di mordere a sangue un poliziotto. In attesa che la droga si esaurisse, gli agenti hanno dovuto mettergli un bavaglio anti-morsi.
ansa

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All'Istituto di geofisica le assunzioni si possono prevedere meglio delle scosse di terremoto!

È il mantra che ripetono dal giorno del sisma che ha distrutto L'Aquila e fatto 300 vittime. I terremoti non si possono prevedere. Ma c'è un campo in cui si possono azzardare vaticini: è quello delle assunzioni all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il centro di ricerca di riferimento per lo studio dei terremoti in Italia. Parenti eccellenti, figli, mogli, mariti e nipoti. Basta prendere l'elenco del personale Ingv e la "meccanica" dei posti di lavoro non sarà un'impresa impossibile come la previsione delle scosse. Franco Barberi, Enzo Boschi, Gian Michele Calvi, Giulio Selvaggi, Claudio Eva, Bernardo De Bernardinis e Mauro Dolce. Sono questi i nomi finiti sul registro degli indagati per il mancato allarme a L'Aquila: i primi cinque sono le eminenze grigie dell'Ingv di cui è presidente Boschi, mentre De Bernardinis e Dolce sono ai vertici della Protezione civile di Bertolaso.

Un migliaio di dipendenti tra precari e stabilizzati, fondi per una novantina di milioni di euro, di cui una grande fetta elargita dalla Protezione civile (21,5 milioni all'anno), l'Istituto è guidato da Enzo Boschi da ben 27 anni. Perfino il presidente della Repubblica dopo sette anni decade, ma il presidente dell'Ingv no: lui regna. Dato per finito in ognuno dei mille e passa riordini ministeriali dell'Istituto e poi puntualmente riconfermato, intelligente quanto basta da circondarsi anche di ricercatori brillanti, inserito in partnership importanti (come quella con Selex Communications del gruppo Finmeccanica) Boschi sa navigare nelle acque tempestose della politica e del sottopotere accademico.

E la mappa delle parentele all'Ingv lo dimostra. Maria Luisa Carapezza, primo ricercatore in sismologia, è la moglie di Franco Barberi, presidente vicario della Commissione grandi rischi e membro del Consiglio di valutazione scientifica dell'Ingv. Elena Eva, ricercatrice al Centro nazionale terremoti di Genova, è la figlia di Claudio Eva, della Commissione grandi rischi nonché rappresentante della presidenza del Consiglio nel direttivo dell'Istituto ed ex candidato a sindaco di Genova per Forza Italia. Stefano Solarino, primo ricercatore al centro nazionale terremoti di Genova, è il genero di Claudio Eva: il marito di Elena. Fedora Quattrocchi, dirigente della sezione di sismologia che ha gestito importanti consulenze per Eni ed Enel, è parente del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, nonché nipote di un importante cattedratico: il professor Enrico Bonatti. Maurizio Pignone, tecnologo del centro sismologico a Grottaminarda, in Irpinia, è il nipote di Raffaele Pignone, responsabile del servizio geologico e sismico della Regione Emilia Romagna. Stefano Chiappini, tecnologo della sezione geomagnetismo, è il fratello di Massimo Chiappini, dirigente dell'Istituto. Del potente direttore generale, Tullio Pepe (che, due mesi prima della bufera degli avvisi di garanzia, è andato fino alla Camera per far conoscere il lavoro dell'Ingv ai deputati e alla governatrice del Lazio, Renata Polverini) si conta, nell'organico, almeno un cugino (Gianclaudio Franceschelli). 

La parentopoli tocca tutti i ceti sociali: dai rampolli dei diplomatici (Floriana Paparo, figlia dell'addetto scientifico dell'Ambasciata d'Italia in Argentina) a quelli dei sindacalisti (Monia Maresci e Iolanda Cesarino, figlie dei segretari della Uil e Cisl Ricerca) fino ai parenti delle guardie giurate. Tutti alla ricerca di un posto fisso a prova di scosse.

(di Stefania Maurizi - l'Espresso)

Sanità negata a 9 MILIONI di italiani

Sempre più american dream vero? La selezione "economica" della specie, Monti lo aveva promesso che avrebbe cambiato gli italiani, per adesso li sfoltisce in base a criteri economici, come risulta di gradimento al "mercato" che gli è caro. E' desolante constatare come a difesa dei soggetti più deboli e poveri non vi sia proprio nessuno, mentre la pletora della consorteria politica si limita a prodursi in inutili esternazioni fuori luogo che fanno il paio con il coro degli "indignati" politicamente corretti.
Anche il Napolitano che visita i terremotati dell'Emilia quasi un mese dopo, non sente le "urla di dolore" di chi muore per cure negate o malasanità, probabilmente nella sua visione d'insieme anche queste vittime rientrano nel novero dei sacrifici che tempo fa auspicava facessero i meno abbienti.
Barbara

Diritto alla salute: solo per ricchi
di Rosa Ana De Santis

I risultati della Ricerca Rbm-Censis sulla sanità integrativa raccontano benissimo di come la crisi e la difficile congiuntura socio-economica che strangola le famiglie italiane stia compromettendo seriamente il diritto alla salute. Sono ben 9 milioni gli italiani, poveri e impoveriti, che per ragioni economiche non hanno più accesso alle prestazioni sanitarie necessarie.

Tagli e piani di rientro hanno drasticamente ridotto la spesa pubblica nella
sanità. Si è passati dal 6% del periodo 2000- 2007 al 2,3% del biennio 2008- 2010 per arrivare all’ 1% nelle regioni con piano di rientro. E’ questo a generare liste d’attesa infinite, assenza quasi totale dei servizi intra-moenia, pessima qualità di servizi sanitari in moltissimi nosocomi. La distanza tra quello che servirebbe alla sanità pubblica per riprendersi e i tagli annunciati è pari a 17 miliardi di euro. Una cifra da capogiro che non nasconde l’iniquità che questa situazione porta con sé.

Soltanto i più ricchi possono permettersi infatti la cosiddetta sanità integrativa o privata che sia e la maggior parte di chi ci si rivolge lo fa a causa delle lunghissime liste d’attesa del pubblico. Come si può pensare di garantire il diritto alla salute dei cittadini se l’attesa per esami diagnostici di routine è di mesi e mesi? E soprattutto come si può parlare seriamente di prevenzione in queste condizioni? Chi controlla l’agenda degli ospedali, gli “imbucati” e quello scandalo senza controllo degli ospedali pubblici abbandonati da tanti medici nel pomeriggio, pronti a correre in clinica?

Interessante pensare cosa accadrebbe se tutte le donne in fascia di screening per il tumore del seno decidessero di diventare diligenti  e puntuali nei controlli, e si rivolgessero in ospedale per ecografie e mammografie con regolarità. Sarebbe pronto il servizio sanitario nazionale ad accoglierle?

Ad oggi la sanità è peggiorata per il 32% degli italiani e i Fondi  sanitari presenti (14 quelli presi in esame nella ricerca) di cui molti quelli aziendali più accessibili per le tasche di tutti, non riescono a coprire la quota di cittadini rimasti a piedi.

Inutile parlare di cosa non hanno i precari. E’ evidente che occorre trovare risorse aggiuntive per intervenire sulla sanità e per evitare che sulla crisi si ingrassi la sanità  privata, lasciando senza cure quote sempre più consistenti della popolazione.

In effetti se la sanità pubblica diventa un dogma senza diritto, senza quindi più la forza di esigibilità che dovrebbe essergli propria, si trasforma in un raggiro da politichetta per un paese che fino a ieri rivendicava la sua differenza con i sistemi a quasi totale sanità privata sul modello statunitense.

Il sistema italiano è già cambiato e il diritto alla salute nella sua pienezza (che comprende anche la prevenzione secondaria tanto osannata sui media) non è appannaggio di tutti. I più ricchi hanno la possibilità di spostarsi e di organizzare i pellegrinaggi della salute verso ospedali meglio attrezzati.  I più ricchi ancora hanno polizze personali o possono permettersi visite specialistiche  a pagamento.

Sono rimasti i più poveri a credere nel sistema sanitario nazionale che, seppure ricco di eccellenze e di servizi di altissimi qualità, spesso fondati unicamente sulla dedizione e il senso del dovere di chi lavora nella sanità pubblica, sta collassando dentro il buco degli sprechi e dei tagli fatti con il “machete”, per usare le parole del Presidente Napolitano.

L’importante è sapere che per ora a pagare per tutto questo sono loro: i più poveri e i malati. Quelli che più ne avrebbero bisogno.
Altre Notizie

Censis: ''Sanità negata a 9 mln di italiani, restano senza cure per motivi economici''

Roma - (Adnkronos Salute) - Ben 2,4 milioni sono anziani, 5 mln vivono in coppia con figli, 4 mln risiedono nel Mezzogiorno. E' il quadro tracciato da una ricerca di Rbm Salute-Censis
Roma, 5 giu. (Adnkronos Salute) - La sanità negata. Più di 9 milioni di italiani affermano di non aver potuto accedere ad alcune prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno per ragioni economiche. Ben 2,4 milioni sono anziani, 5 mln vivono in coppia con figli, 4 mln risiedono nel Mezzogiorno. E' il quadro tracciato da una ricerca di Rbm Salute-Censis, promossa in collaborazione con Munich Re e presentata oggi al 'Welfare Day' a Roma. Un quadro che lascia poco spazio all'ottimismo.

Piani di rientro e spending review hanno determinato - secondo l'analisi - un crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità. Si è passati da un incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007 al +2,3% degli anni 2008-2010. La flessione si registra soprattutto nelle regioni alle prese con i piano di rientro, dove si è passati dal +6,2% all'anno nel periodo 2000-2007 a meno dell'1% di crescita media annua dal 2008 al 2010.

Parallelamente la spesa sanitaria privata è lievitata più che nel periodo precrisi: +2,2% medio annuo dal 2000 al 2007 e +2,3% negli anni 2008-2010. Il 77% degli italiani che pagano di tasca propria e ricorrono al privato, lo fa a causa della lunghezza delle liste d'attesa.

Ecco cosa emerge, nel dettaglio, dalla ricerca del Censis.

- LA SANITA' CHE PEGGIORA. Parla di una sanità in peggioramento nella propria regione il 31,7% degli italiani, con un balzo di 10 punti percentuali in più nel 2012 rispetto al 2009, quando erano il 21,7%. Le persone che avvertono invece un miglioramento sono diminuite di oltre il 7%.

- IL GAP DELLE RISORSE PUBBLICHE. Nel 2015 è previsto un gap di circa 17 miliardi di euro tra le esigenze di finanziamento della sanità e le risorse disponibili nelle regioni. I tagli al Ssn abbassano la qualità delle prestazioni e generano iniquità. Per questo, si sottolinea, è "prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare".

- LA SANITA' INTEGRATIVA. In Italia è un universo composto da centinaia di Fondi integrativi, a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti. La ricerca di Rbm Salute-Censis ha riguardato 14 Fondi sanitari per oltre 2 milioni di assistiti e importi richiesti per prestazioni pari a oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio 2008-2010. Il 55% degli importi ha riguardato prestazioni sostitutive (ricovero ospedaliero, day hospital, eccetera) fornite in alternativa a quelle dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). L'altro 45% ha coperto prestazioni integrative (cure dentarie, fisioterapia, eccetera). Tra le varie tipologie sono i Fondi aziendali, rispetto a quelli istituiti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garantire in misura maggiore la copertura anche alle famiglie degli iscritti.
Adn Kronos

Russia: reparti pronti per la guerra in Siria

Il Ministero della Difesa russo ha avviato un intensivo addestramento dei reparti destinati agli interventi all’estero, compreso in Siria. Come rivela la Nezavisimaya Gazeta menzionando anonimi informatori dell’esercito, i preparativi per gli interventi armati in quel paese potrebbero essere condotti dalla 76° divisione d’assalto aviotrasportata di Pskov, dai reparti congiunti della 15° Brigata di Samara, nonché da unità speciali cecene che hanno già prestato servizio nelle forze speciali “Ovest” ed “Est” del GRU (Comando dei Servizi Segreti Militari, N.d.T.).

Il giornale sottolinea che la divisione aviotrasportata di Pskov è una delle più pronte ai combattimenti dell’esercito russo. I suoi ufficiali, sottufficiali e soldati hanno preso parte alle operazioni di mantenimento della pace in Kosovo nel 1999-2001, a entrambe le guerre in Cecenia (1994-1996 e 1999-2007) e alla guerra contro la Georgia dell’agosto 2008. Dal 2004 la 1°Divisione dell’esercito russo è composta di soli professionisti.

Per quanto riguarda i soldati ceceni, come ricorda il quotidiano, furono introdotti nel 2006-2007 dall’allora Ministro della Difesa Sergei Lavrov, portando a termine con successo missioni di pace in Libano. Si sono distinti nelle operazioni di guerra contro la Georgia in Ossezia del Sud nell’agosto del 2008.

Inoltre, la preparazione per un eventuale intervento in Siria era già stata effettuata dalla brigata indipendente dei Marines della Flotta del Mar Nero. Essi erano presenti sul cacciatorpediniere Smetliviy, che al ritorno dopo due mesi di perlustrazione nel Mediterraneo, a maggio ha visitato il porto siriano di Tartus, punto logistico della Marina russa. La Smetliviy, come ha rivelato l’agenzia di stampa ucraina UNIAN, è ritornata il 31 maggio a Sebastopoli. Contemporaneamente, il capo dell’agenzia informativa della Flotta, capitano Vyacheslav Trukhachev, ha detto all’agenzia che la Smetliviy, passato lo Stretto e ormeggiata nel porto siriano aveva fornito una squadra antiterrorismo – una brigata indipendente dei Marines della Flotta.

Il giorno precedente era ritornata dal Mediterraneo la nave cisterna Iman, che a Tartus aveva rifornito di carburante le navi della Marina Russa. A marzo quasi scoppiò uno scandalo internazionale, quando si diffusero voci dell’opposizione siriana attraverso i media arabi secondo le quali la nave portava forze speciali e d’attacco di terra dei Marines. L’Europa aveva anche messo in guardia la Russia contro uno sbarco dei suoi soldati in Siria.

Smentite erano arrivate dall’ufficio stampa del Ministero della Difesa, dal Ministro della Difesa Anatoly Serdyukov e dal Ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Essi spiegarono che la “Iman” eseguiva soltanto compiti logistici e che a parte il personale civile, a bordo vi era solo un’unità di sorveglianza. Lavrov aggiunse che tali “fantasie” dell’opposizione siriana erano una chiara provocazione diretta a minare il piano di pace dell’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba Kofi Annan.

Il “precedente Kosovo” e la “brillante iniziativa” dei consiglieri di Medvedev

Gli esponenti della leadership russa hanno garantito che non è previsto alcun invio di soldati russi in Siria. Ma con il peggioramento della situazione nel paese la stampa russa hanno iniziato a temere che la Russia e l’Occidente si sarebbero trovati sull’orlo di un conflitto armato – come nel caso del Kosovo. Gli stessi diplomatici che temono un nuovo “scenario libico” in Siria hanno più spesso ricordato il “precedente Kosovo” nel quale la NATO iniziò a bombardare la Yugoslavia senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Questo portò a una grave crisi tra la Russia e l’Occidente che quasi si trasformò in un conflitto diretto allorquando i paracadutisti russi occuparono l’aeroporto di Pristina.

Oggi, 13 anni dopo, in Occidente si parla ancora della possibilità di un intervento militare aggirando le Nazioni Unite, dove Russia e Cina hanno potere di veto come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza per bloccare qualsiasi risoluzione che preveda un simile scenario.

Affinché le truppe russe intervengano al di fuori del paese, Siria compresa, oltre alla risoluzione delle Nazioni Unite è necessario un accordo politico dei vertici russi.

La scorsa settimana, il segretario generale della CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) Bordyuzha ha detto che per affrontare il conflitto siriano è “teoricamente possibile” la partecipazione dello KSOR (Forza Comune di Risposta Rapida). Tuttavia ha sottolineato che i militari in Siria finiranno in un inferno, perché si combatte con armi pesanti, e qualsiasi interferenza con gli obiettivi di mantenimento della pace significherebbe mantenere vive le ostilità.

“A quanto pare in Siria è necessario effettuare un intervento di imposizione della pace, soprattutto ai combattenti – ha dichiarato Bordyuzha – vale a dire coloro che cercano di risolvere i problemi politici con la forza delle armi e non nell’ambito della Costituzione dello stato.” Perciò ha concluso dicendo che l’idea di inviare le forze del CSTO in Siria è “brillante solo per i politici.”

L’idea di inviare in Siria un contingente per il mantenimento della pace è stata del direttore dell’ INSOR (Istituto per lo Sviluppo Contemporaneo) allineato a Dmitry Medvedev, Ygor Yurgens. A suo parere la posizione della Russia sta diventando sempre più debole: Mosca ribadisce la necessità dell’indipendenza della Siria e in Occidente c’è la sensazione che sia disposta a sacrificare i diritti umani per le ragioni di indipendenza dello stato.

“La Siria deve avere una posizione più flessibile. Vediamo di impegnarci in un’iniziativa brillante, come l’invio in Siria di forze di pace CSTO. Ventimila loro elementi bene addestrati, ragazzi armati. Per dare il loro sostegno a Kofi Annan a nostre spese,” ha suggerito il direttore dell’ INSOR. Vale la pena di notare che a metà maggio i vertici moscoviti del CSTO avevano detto che i conflitti interni dei paesi arabi dovevano essere risolti senza interferenze esterne.

Fonte:  StratsRisks  06.06.2012

“L’uomo nasce buono, la società lo deprava e lo rende miserabile”


Zengardner è sicuro: l’umanità è composta da individui amorevoli e positivi. Dove ha origine il male allora? Secondo lui dall’esterno, da infiltrazioni malevole ed esterne all’uomo ed al suo cammino istintuale naturalmente consono alle meravigliose leggi benevole di questo universo.
Questa lettura si potrebbe riassumere in: ciò che è umano è buono, non è buono ciò che non lo è. Siamo testimoni di inauditi processi di avvelenamento ed annichilimento degli ecosistemi in un crescendo di nequizie impressionante. Siamo anche testimoni attoniti dell’uso criminale dei media e del possesso della parola e delle immagini, come mezzo supremo di inganno e contraffazione.
Chi si accorge di questo scempio, non può far altro che raccontarlo ai suoi simili perché sa che, così facendo, concorre a minarne il costrutto. Ha ragione Giovanni Ranella: la fase terminale di questa contro apocalisse è già terminata ed ha avuto i natali nella rivoluzione industriale. Nuovi potenti mezzi di modellazione dell’ambiente sono stati messi a disposizione non del progresso benefico ma delle peggiori intenzioni di dominio e controllo con le conseguenze che patiamo oggi: il sistema industriale tiene in pugno l’umanità dopo averla soggiogata con mezzi subdoli e sofisticati.
Il pianeta è sotto il suo controllo così come l’essenza delle essenze: la vita. Qualcuno gioca con i dna, li mescola e li rimescola producendo mostri. Qualcuno ‘resetta’ i microecosistemi e li immette nell’ambiente con il compito specifico di attuare una trasformazione intima e totalizzante. Nanoibridi bio-meccanici compiono il loro lavoro di Kapò di un sistema naturale allo sbando per mancanza di consapevolezza.
Un sistema immunitario non riconosce l’intruso perché è stato abile a camuffarsi. Solo in pochi se ne sono accorti più o meno consapevolmente, tutti gli altri subiscono senza fiatare. Il recinto è stato chiuso. Dentro il recinto, ignobili kapò a scala umana agiscono in definitiva contro se stessi perché dominati dall’esterno ed ingannati da miserrime lusinghe puntualmente disattese.

Chi controlla il tutto?

Se teniamo fede al complesso lavoro di Corrado Malanga e di tanti altri ricercatori, la risposta è certa: entità aliene evolute di varia natura e provenienza, insistono sul nostro pianeta da millenni perché lo considerano una specie di terreno di caccia (il grande progetto) ed una loro riserva naturale importante perché pregna di quell’energia pura e primordiale che noi chiamiamo ‘anima’ e con la quale spesso inconsapevolmente coabitiamo.


Secondo questa lettura lo sfruttamento del pianeta è totalizzante in quanto si concretizza in una operazione di sostituzione della vita così come pensiamo di conoscerla adesso. La ‘macchina’ inverosimile e formidabile che ci circonda lascerà il posto ad un’evoluzione controllata basata su concetti diversi e modalità di sviluppo inedite. Un essere umano di quinta generazione apparirà e sarà spaventosamente diverso da noi in quanto prodotto complesso ed evoluto, ma freddo e disumano. Sempre secondo Malanga però, pare che l’agenda aliena sia difettosa all’origine e che questo piano non abbia conseguito gli obiettivi prefissati. Uno spiraglio di fuga c’è allora e l’elemento da preservare e non tradire è solo la nostra anima appunto.
E’ facile riconoscere chi distrugge gli ecosistemi. Voli ininterrotti di cisterne chimiche ammorbano l’aria mentre ci viene imposto di non fumare in pubblico o di dividere il vetro dall’umido! Tonnellate di inquinanti di ogni tipo rivestono tutto e penetrano ogni barriera mentre viene scoraggiato l’uso della nostra automobile che almeno serve a portarci da qualche parte! I ‘demolitori’ sono all’opera.
Anche padre Amorth è sostanzialmente d’accordo. Il gesuita capo degli esorcisti vaticani ritiene che siano presenze diaboliche a pervertire l’uomo. Attenzione a non fare l’errore di considerare la demonologia come il frutto di balzane superstizioni: ogni anno milioni di italiani ricorrono agli esorcisti e maghi di varia specie per tentare di ‘scacciare’ i loro demoni … al di la delle proprie credenze, è chiaro che l’umanità percepisce il male come qualcosa che le è estraneo!

Come se ne esce?

Come ho detto, ognuno ha la sua funzione. C’è chi decide di comunicare con il prossimo, chi si impegna in ricerche al limite della ragione, chi persegue stili di vita retti ed inflessibili, chi utilizza l’ironia ed il sorriso. Comunque sia tutto ciò che è umano risuona come nota positiva in questo contesto tecnocratico ed oscurantista. Se prendessimo coscienza che il male è al di fuori di noi cosa accadrebbe? Se ci accorgessimo che non è la nostra natura a contemplare i violenti deliri di dominio e controllo ma un’altra natura che è a noi estranea?
Se riuscissimo a scrollarci di dosso travi e pagliuzze che impediscono la nostra vista, cosa vedremmo? Una natura da preservare che è oggi in trincea. Non solo un panda od una balena ma un sistema intero sotto attacco. Chi vede solo uno degli obiettivi del male ed ignora chi lo persegue o è in malafede o cieco. Questo è il motivo per cui gli ambientalisti soccombono, perché non sanno riconoscere l’origine del male ed il suo piano pur essendo, a volte, in buonafede.
Che si voglia rendere concreto il male o meno, esso esiste perché esistono i suoi officianti fedeli che lavorano ogni giorno per consentirne il trionfo. La loro liturgia ha il rumore degli aerei chimici, il tanfo degli inceneritori e la luminosità di un neon maligno: una contro apocalisseappunto.

 


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