Cavezzo, un paese distrutto dal terremoto del 29 Maggio 2012

La campagna che dal fiume Secchia porta a Cavezzo è un cimitero di fienili e casolari. Cimitero di mattoni rossi, sventrati. Cavezzo è uno dei tre comuni del Modenese più colpiti dalle fortissime scosse, quella magnitudo 5.8 delle nove di ieri mattina e le due superiori ai 5 gradi Richter dell'una di pomeriggio. Secondo Twitter il 75% del paese è crollato. A contare gli edifici in piedi sicuramente la cifra è sovrastimata, ma di certo i tre quarti dei residenti se ne è andato. Ecco una serie di foto che rendono l’idea di quello che è rimasto di Cavezzo:
SEGUITECI SU FACEBOOK!!!









Hawaii: Uno Sciame di 30 scosse scuotono il Vulcano Kilauea

30 MAGGIO 2012 - HAWAII - Uno sciame di 30 terremoti ha scosso il Vulcano Kilauea nelle Hawaii in un periodo di 48 ore, da Lunedi a Martedì. Il 29 maggio si è registrata la scossa più forte con una magnitudo di 3.3 ad una profondità di 10 KM. La maggior parte delle scosse sono state molto superficiali, con una registrazione di profondità a meno di 8 km. I geologi hanno messo in guardia già l'anno scorso le Autorità, che apparentemente, l' attività vulcanica nelle hawaii sembrava calma. Il Kilauea è in grado di generare violente esplosioni su larga scala, di conseguenza un attento monitoraggio dell'attività vulcanica è fondamentale. - HVO


SEGUITECI SU FACEBOOK!!!

Evento sismico a largo delle coste tra Campania e Calabria


Un terremoto di magnitudo(Ml) 3 è avvenuto alle ore 05:16:22 italiane del giorno 31/Mag/2012 (03:16:22 31/Mag/2012 - UTC). 
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nel distretto sismico: 
Costa_calabra_occidentale. 
http://cnt.rm.ingv.it/data_id/7223072360/event.html

SEGUITECI SU FACEBOOK!!!

Notizie dallo Yucatan. Las Águilas e 21 dicembre 2012: timore o psicosi?

Sempre più spesso si sente parlare di fine del mondo, collegata alla data del 21 dicembre 2012. Profezie catastrofiche lascerebbero immaginare una fine ormai vicina. Quella che colpisce più di tutte l’immaginario collettivo è però la presunta profeziaMaya, secondo la quale nell’ultima pagina del codice di Dresda, l’almanacco stagionale dell’antico popolo mesoamericano, è raffigurata una Terra devastata dalle inondazioni. La conclusione del lungo computo, il calendario che termina a fine anno, viene fatta coincidere con una serie di cicli e l’interpretazione data al prossimo evento è per molti quella dell’Apocalisse.
La 'Città della fine del mondo' - fonte www.taringa.net

Sarà per questo che alcune persone sono corse ai ripari, letteralmente, rifugiandosi in città bunker, come nel caso diLas Águilas, nello Yucatan.
Di rifugi sotterranei si è sempre parlato, ma questi sfiorano l’irreale, nella fantasmagorica riproduzione di città antiatomiche che non hanno nulla da invidiare a quelle ricostruite nei film. Si parla di doppi muri spessi oltre 60 centimetri con la capacità di sopportare temperature inverosimili, di tunnel adattati ad evitare gli allagamenti, di mura rinforzate con materiali speciali, refrattari a radiazioni, incendi, terremoti e tempeste solari. All’interno della cittadella, non manca un’area dedicata alla coltivazione di frutta e verdura, impianti per produrre energia solare, una laguna e un fornito deposito di riserve alimentari.
Si parla anche di lusso, però.
Las Águilas - statua di Minerva - fonte filmato Voyager

Un operaio addetto alla perforazione del terreno avrebbe commentato infatti: “A Las Águilas tutto è di lusso, compreso il giardino botanico”. Lo stesso ha sostenuto che la maggior parte degli italiani proviene dal nord della nostra penisola.

Mario Tzek Santos, il commissario comunale, ipotizza che probabilmente gli abitanti del comprensorio non amano avere contatti con quelli del luogo, poiché raramente lasciano le loro case. Gli italiani escono dal villaggio solo per rari acquisti presso i negozi locali, ma non danno confidenza a nessuno. Sembra che la piccola comunità disponga praticamente di tutto il necessario per essere autosufficiente e la sua presenza sul territorio del posto sia praticamente impercettibile. Le unità abitative sono dotate tutte di energia elettrica, come previsto dal contratto con la Commissione Federale dell’Energia, ma dispongono anche di pannelli solari. Costruito per ospitare circa 150 famiglie, il résort è costituito da una struttura più grande al centro e, come le altre, ha doppi muri realizzati con un materiale sconosciuto. Sembra che nella zona non ci sia alcun segnale cellulare e l’ospedale più vicino sia distante diverse centinaia di chilometri.


Las Águilas e la Quinta Essencia - fonte www.laprensaenlinea.com - Alejandro Cano

È una strana congiunzione quella tra costruzione antiatomica e ricerca dell’opulenza, se consideriamo che la mini-città di 800 ettari sorge proprio nel nulla. Il posto prescelto per l’insediamento, infatti, è una laguna quasi incontaminata distante dalle civili abitazioni, collocata in un fitto bosco vicino Xul, raggiungibile solo attraverso stradine sterrate e con intorno una fitta vegetazione. Il confinante villaggio di Xul (detto anche Xúul), è composto da 1500 persone; il suo nome nella lingua maya, significherebbe “fine”, “finale”“muore”“limitare” o “alla fine”. Molti invece attribuirebbero a questo luogo il significato di “ultimo posto della Terra”. Vi abita gente modesta, che spesso è costretta a varcare il confine per trovare lavoro, e la vicina giungla tutto rappresenta tranne che un luogo di vacanza. In questo contesto, gli italiani hanno garantito lavoro per qualche anno durante la costruzione degli alloggi, e continuano a fornirne a quei pochi operai che si occupano di giardinaggio e pulizia del comprensorio.
Le 38 famiglie italiane, circa 70 persone, che hanno traslocato presso il comprensorio si sono costituite nell’associazione “La Quinta Essencia”. All’ingresso principale del villaggio, oltre al suo nome, Las Águilas, campeggia una scritta:“Associazione civile senza scopo di lucro per conservare l’equilibrio ecologico e preservare le risorse naturali della regione.”

Osservando dal bosco, invece, è possibile vedere un ingresso con delle aquile e una fontana con la statua di Minerva: nel piedistallo una piramide che si intreccia con la stella di Davide. Le strade interne sono dotate di illuminazione, ma arrivare alla colonia non è semplice, poiché la strada che vi conduce direttamente è sterrata.

Las Águilas - fonte www.taringa.net

Chi avrebbe potuto permettersi un tale investimento e perché in un posto tanto isolato? Le autorità locali, intervistate anche da Roberto Giacobbo e dai suoi collaboratori di Voyager nello scorso dicembre, non hanno voluto diffondere i nomi, sostenendo che gli abitanti della zona hanno tutti un regolare permesso di soggiorno. Le indagini scattarono circa quattro anni fa, quando almeno 500 abitanti della vicina Xul furono chiamati a costruire il comprensorio di 22 case, 15 delle quali dalla particolare forma ovale. Gli operai, incuriositi dalla stranezza delle abitazioni e dalla estrema riservatezza dei proprietari, richiesero l’intervento delle autorità locali per verificare che le operazioni procedessero con un regolare permesso.
L’Istituto Nazionale dell’Immigrazione messicano appurò come i proprietari fossero in regola con la documentazione e alcuni di loro avessero richiesto e ottenuto la cittadinanza messicana. L’enorme ranch appartenuto alla famiglia Granados – Sierra e destinato all’allevamento di bestiame, era stato venduto un anno prima per 3 milioni di pesos messicani – pari a circa 180 mila euro – con il preciso intento di trasformarlo in una cittadina antiatomica. Situata lungo la strada per Yaxachén, nel comune di Oxkutzcab, Las Águilas divenne una vera e propria Arca di Noè, come fu ribattezzata dalla stampa italiana. Altri la definiscono il “Villaggio dell’Apocalisse”.
Juan Venegas Tolosa e l'articolo su Las Águilas - fonte filmato Voyager

La notizia si diffuse grazie a Juan Venegas Tolosa, il giornalista che per primo parlò della cosa nell’agosto 2010. L’uomo era incuriosito dal fatto che costruzioni antiatomiche così particolari collegate da passaggi sotterranei fossero state innalzate proprio nella giungla. L’articolo scatenò la curiosità di molti giornalisti, e costrinse l’Ufficio Immigrazione ad indagare. Risultò che 13 dei proprietari erano di origine italiana; 7 di loro erano diventati cittadini messicani, e altri 6 avevano regolare permesso di soggiorno. Le date di arrivo erano diverse, come le professioni di ciascuno. Unico dato comune era quello di non percepire introiti economici in Messico, ma solo in Italia. Poiché non identificati come organizzazione di tipo religioso – e lo stato del Messico considera illegale l’appartenenza o la fondazione di una qualunque setta non riconosciuta – di fatto, per lo Stato messicano, gli italiani di Las Águilas sarebbero solo dei contadini.
fonte www.taringa.net

Gli operai che vi lavorano li avrebbero definiti gente laboriosa, rispettosa delle persone e degli usi locali dei Maya. Gli italiani non consumerebbero alcol nè tabacco e ogni sabato, vestiti con abiti bianchi, svolgerebbero pratiche religiose. Alcune donne del posto lavorarono presso le abitazioni dagli spessi muri e dalle pesanti porte di metallo e vetro durante una Pasqua di qualche anno fa. Commentarono che in quel periodo c’erano circa trecento persone, provenienti da diverse zone, e tutte molto abbienti. Alcuni uomini sembravano messicani, ed erano sposati con donne italiane. All’’interno del comprensorio notarono anche l’accesso ad un ristorante e a una piscina e che alcune case erano state realizzate su tre piani. Il villaggio risultava sicuramente molto piacevole. Dall’esterno, sono stati visti alcuni degli abitanti riunirsi a pregare quasi quotidianamente, inginocchiati davanti agli alberi. Alberto Beh, operaio impiegato nella costruzione dei bunker e proprietario del terreno confinante con il complesso residenziale, ha notato anche la presenza di un uomo a guida del gruppo. A suo dire, però, nessuno degli operai può raccontare indiscrezioni, pena il licenziamento.

Informarsi su altro è ancora un tabù, ma sembra che i più giovani abitanti di Oxkutzcab, nonostante ignorino il fatto, siano consapevoli che il mito apocalittico del 2012 abbia anche generato reddito in una regione così povera.

Nulla da dire sulla bizzarria di certe scelte, né sull’eccentricità che spinge delle persone a investire in un habitat tanto ostile.

Il comportamento insolito della comunità lascia tuttavia immaginare qualcosa di sospetto.

Il villaggio, completamente recintato e lontano da occhi indiscreti, è sorvegliato 24 ore su 24 da telecamere e nessuno può avvicinarsi al perimetro. La sorveglianza è iniziata dal momento in cui i giornalisti si interessarono alla cosa. I pochi che abbiano tentato di accedere al complesso sono stati accolti da persone armate.
Karina Pérez Valle, un architetto che vive nella vicina città di Mani, qualche anno fa venne incaricata da una misteriosa donna italiana di progettare il villaggio. La Valle ha di recente sostenuto di non poter rilasciare dichiarazioni pubbliche, ma in un’intervista del 2010, quando Las Águilas era ancora in costruzione, affermò che “gli italiani non pensano che ci possa essere la fine del mondo, ma temono molti disastri naturali, temperature elevate fino ai 45 – 50 gradi centigradi, e inondazioni come quelle di Nuevo León”. Questo sarebbe stato il motivo, secondo l’architetto, per cui gli italiani avrebbero creato il loro spazio in cui vivere e proteggersi. Sempre a detta della Valle, uno psicologo e un ricercatore di origine italiana sarebbero i responsabili del progetto.

Xul, nello Yucatan
Sulla scelta del luogo, le indiscrezioni parlano di un sogno fatto da una donna – ora abitante del comprensorio – in cui qualcuno, un non meglio specificato “essere di luce”l’avrebbe esortata a costruire un rifugio proprio vicino aKiuic, in un antico insediamento maya. Il sito in questione esisteva almeno dal 600 a.C. e si estendeva per chilometri nella zona. Gli edifici, situati sulla cima delle colline, erano caratterizzati da pareti in muratura, molte delle quali sono ancora in piedi. Nonostante nessuno abbia mai ufficialmente legato la costruzione del villaggio al calendario maya, gli abitanti della zona inevitabilmente mettono in relazione l’episodio con l’antica leggenda sulla fine del lungo computo nel 2012. Anche se gli italiani non sono tenuti a dare spiegazioni sulle loro scelte, è proprio l’alone di mistero che aleggia intorno alla piccola comunità che porta a fare ogni genere di congetture.
Pur cercando di evitare in ogni modo l’attenzione, inoltre, la loro presenza nella giungla non passa affatto inosservata. La mini-città infatti è stata costruita all’interno del Moyers Helen bioculturale Reserve gestito dalla associazione civile Kaxil Kiuic, un’organizzazione messicana che riceve in parte il sostegno da College Millsaps degli Stati Uniti d’America.
È ovvio che, al di là di qualunque comportamento che una o più persone si ritengano libere di tenere nella propria vita, qualora si tratti di un’intera comunità coinvolta in un fenomeno oggettivamente inconsueto, ci sia qualcosa che possa apparire strano.

Il sentore, se non quello che si tratti di una setta per definizione, è quello che sia in atto, all’interno del gruppo, una sorta di psicosi collettiva da catastrofismo.

Il dr. Gaspar Baquedano Lopez, coordinatore del programma di cura e attenzione ai suicidi presso l’Ospedale Psichiatrico “Yucatan”, già all’epoca pose l’accento sul fatto che se a Las Águilas si stava costruendo cercando protezione contro la fine del mondo, l’idea che dominava era quella di paura e morte, associata alla speranza nella salvezza. Il comprensorio in questione veniva inoltre definito “Città della Fine del Mondo” in un’accezione negativa, poiché il principio su cui si basava la costruzione del villaggio aveva come sfondo l’idea di morte e distruzione, che avrebbero potuto influenzare i residenti del posto, ben sapendo quanto la società Maya sia sempre stata vulnerabile all’idea del suicidio.
Episodi come quello di Las Águilas però non sono affatto isolati e a quanto sembra anche la costruzione di bunker negli ultimi anni è aumentata a dismisura.
Secondo il quotidiano messicano Milenio, lo Yucatan negli ultimi anni ha visto aumentare notevolmente la presenza di gruppi stranieri legati alle profezie e ai siti archeologici Maya, con insediamenti stanziali di gruppi di varie nazionalità presso Ek Balam e Temozon Township vicino al confine con Quintana Roo. Le manifestazioni di fenomeni archeoastronomiche più seguite sembrano essere gli equinozi e i solstizi a Chichén Itzá e Dzibilchaltún.
Uno dei casi più noti è sicuramente quello di Le Bugarach in Francia, dove, in virtù dell’antica leggenda secondo la quale il paesino di appena 200 abitanti custodirebbe ilSacro Graal, lo stesso sarebbe risparmiato dall’Apocalisse del 2012. La credenza avrebbe portato molti ad acquistare casa proprio nella zona, facendo lievitare i costi degli immobili.
In Italia, antiche leggende risparmierebbero dalla presunta fine del mondo solo il paese di Angrogna, comunità del torinese legata alla Chiesa Valdese, e in particolare la frazione di Pradeltorno, una roccaforte sulla quale sarebbero stati compiuti numerosi rituali dai valdesi e che avrebbe custodito per un certo periodo il Sacro Graal.
Va citato poi il caso di “Alive”, la comunità degli Stati Uniti dedita alla costruzione vicino alle principali città di una rete di 20 rifugi in grado di sopportare eventuali catastrofi, dalle armi biologiche e nucleari all’impatto di asteroidi a tempeste solari o terremoti.
Non da ultimo, il “GSE 2012” o “Gruppo di Sopravvivenza di Spagna 2012”, i cui membri stanno costruendo un rifugio antiatomico per proteggersi dalle previsioni apocalittiche.
Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei fenomeni più noti, ma la situazione di allarmismo tende ad aumentare. E tutto proprio a causa di una errata interpretazione del calendario maya. Secondo il lungo computo infatti, il 21 dicembre è solo una datazione che finisce, ma ne inizia subito un’altra. E se volessimo stare a guardare anche l’ultimo calendario maya ritrovato di recente nella foresta pluviale di Xultun, in Guatemala, potremmo verificare che dopo il 2012 inizia un nuovo calendario lungo altri 6 mila anni. Proprio a testimoniare il fatto che, per i Maya, il tempo era ciclico e non lineare. Quello che termina il 21 dicembre 2012 è, così, solo uno dei loro tanti cicli.

La BBC Beccata a fare Falsa Propaganda sul Massacro in Siria!

L'agenzia di stampa BBC utilizza vecchie foto di bambini Iracheni morti per rappresentare le presunte atrocità del governo Siriano
di Paul Joseph Watson

I media Britannici sono stati beccati ancora una volta con le brache calate, nel tentativo di vendere un attacco alla Siria a guida NATO, grazie alla rivelazione che BBC News ha utilizzato una vecchia foto di bambini Iracheni morti per rappresentare le vittime di un presunto assalto del governo alla città di Houla.


In un rapporto pubblicato poche ore dopo la strage, la BBC ha usato una foto pubblicata la prima volta nove anni fa, presa ad Al Mussayyib, in Iraq. L'immagine mostra una bambina che salta i cadaveri di centinaia di bambini Iracheni trasportati da una fossa comune per essere identificati.

La voce utilizzata dalla BBC per descrivere l'immagine ha affermato che la foto era stata fornita da un attivista e "mostrava i corpi dei bambini di Houla in attesa di sepoltura". Dopo che l' "errore" è stato svelato, la BBC ha modificato l'articolo originale, ma non ha ritrattato.

Il fotografo che ha scattato la foto originale, Marco Di Lauro, ha postato sulla sua pagina Facebook, "Qualcuno sta usando le mie immagini come propaganda contro il governo Siriano per dimostrare il massacro". Di Lauro ha detto al Telegraph di Londra di essersi "sorpreso" che la BBC abbia omesso di verificare l'autenticità dell'immagine.

"Quello che mi ha veramente stupito è che una testata giornalistica come la BBC non controlla le fonti ed è disposta a pubblicare qualsiasi immagine inviata da chiunque: attivista, giornalista, cittadino o chiunque altro. Questo è tutto", ha detto Di Lauro.

Le informazioni sulla strage di Houla suggeriscono chiaramente che gli omicidi sono stati eseguiti dagli squadroni della morte e non dai bombardamenti di carri armati governativi. Il video delle vittime sembra mostrare delle ferite da arma da fuoco e da coltellate. Nessuna delle vittime sembra aver perso degli arti.

Come riporta RussiaToday, "Molte sembrano esecuzioni a bruciapelo", un fatto incompatibile con la spiegazione che responsabile dello spargimento di sangue fosse un bombardamento da carro armato. E' probabile che responsabili del massacro siano gli squadroni della morte terroristici, che in Siria hanno compiuto numerosi attentati con decine di vittime.

Come scrive Tony Cartalucci: "Perché mai il governo Siriano dovrebbe voler uccidere i bambini Siriani? E anche se per qualche motivo l'avesse fatto - perché avrebbe dovuto farlo in un modo che sicuramente avrebbe attirato la condanna internazionale e rinnovato le richieste di intervento? In altre parole, 'cui prodest'?

"Chi trae veramente beneficio da questa atrocità - e chi no? Sicuramente gli insorti e i loro sostenitori stranieri. Il governo Siriano di certo no! Dato che per le recenti atrocità di Damasco sono stati accusati - quasi universalmente - gli avversari estremisti del governo Assad, non è almeno plausibile, che gli stessi siano anche dietro questo ultimo horror "?

Qualunque sia la verità che sta dietro gli eventi del fine settimana, i mass media ancora una volta si sono inchinati a fare i portavoce di una propaganda modulata sulle richieste di dubbi anonimi "attivisti".

Questa non è affatto la prima volta che i media Britannici sostengono che le forze di Assad stanno uccidendo indiscriminatamente neonati e bambini.

Nel febbraio scorso, l'Independent di Londra ha riportato che "questa settimana in Homs le forze di sicurezza del presidente Assad hanno indiscriminatamente ucciso decine di neonati."

Come abbiamo documentato, la fonte di questa affermazione non era in Siria, ma a Londra, in un'organizzazione denominata Syrian Observatory for Human Rights (SOHR), che è poco più di un gruppo di pressione con stretti legami col Foreign Office Britannico.
Lo strumento di propaganda costituito da false accuse al governo di assassinare neonati e bambini non è nuovo in Medio Oriente. Prima della prima guerra del Golfo, la più grande società di public relations nel mondo, Hill & Knowlton, costruì una bufala incentrata sulla menzogna che le truppe di Saddam Hussein saccheggiavano gli ospedali in Kuwait e gettavano i neonati fuori dalle incubatrici. Nonostante in seguito sia stato dimostrato che si trattava di una totale invenzione, George HW Bush ha spinto aggressivamente la storia come parte della sua strategia verso la guerra.
Fonte:http://vocidallestero.blogspot.it/2012/05/la-bbc-beccata-fare-falsa-propaganda.html#more
SEGUITECI SU FACEBOOK!!!

 


Post più popolari

AddToAny