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La UE ha trasformato i greci in schiavi


ATENE - Per un lavoro a tempo pieno 350 euro al mese : con la crisi trovare un impiego in Grecia è diventato una missione quasi impossibile e i datori di lavoro ne approfittano per imporre condizioni di lavoro sempre più dure.


Dall’inizio della crisi, ad Atene sono sorti decine di call center, dove la paga mensile è di 350 euro e dove la maggior parte degli impiegati sono giovani qualificati che non riescono a trovare lavoro altrove. Vi lavorano anche persone di età superiore ai 50 anni : le condizioni di lavoro sono dure ma almeno ricevono un po’ di soldi.

Generazione 1000 euro, il libro di Alessandro Rimassa e Antonio Incorvaia, che denunciava la precarietà e l’insicurezza economica dei giovani in Europa, nel 2006 è diventato un best seller. In Grecia il fenomeno era stato soprannominato “generazione 700 euro” e nessuno si aspettava che nel 2014 la media dei salari diventasse ancora più bassa e che i datori di lavori dicessero “prendere o lasciare”.

I call center in Grecia rappresentano la deriva del mercato del lavoro. Oltre ai salari umilianti, la maggior parte di queste aziende fanno contratti di lavoro mensili, se non addirittura di 15 giorni, con paghe orarie di 3 euro.

In alcuni casi le persone restano un mese in prova senza essere pagate e allo scadere dei 30 giorni vengono mandate via. Spesso l’azienda pubblica il nome delle persone licenziate, per accrescere la pressione. Una precarietà accelerata che oramai tocca sempre più settori di attività.

Poco tempo fa un giornale greco online aveva assunto un giornalista a tempo pieno per 250 euro netti al mese. Un suo collega riceveva 300 euro, ma lavorava in nero.

All’aeroporto di Atene un’azienda di servizi a terra impiega salariati pagati 180 euro al mese, per 30 ore di lavoro la settimana.

Una parrucchiera si è vista ridurre il salario a 200 euro al mese. Nei grandi centri commerciali da qualche tempo i conteggi dei salari sono divisi in due categorie : metà delle ore di lavoro vengono pagate, mentre l’altra metà non viene pagata e viene considerata “servizio benevolo”.

Stella, 38 anni, ha iniziato a lavorare nel 2011 come baby-sitter in una casa in un quartiere residenziale di Atene. Quando aveva iniziato il suo salario era di 400 euro per 20 ore di lavoro settimanali. Oggi è sempre di 400 euro ma per 43 ore di lavoro la settimana.

Il suo datore di lavoro le ha detto che troverà la stessa situazione altrove.

“Sto cercando qualcosa d’altro ma non trovo niente. Otto ore al giorno, sei giorni la settimana e il salario non va mai oltre i 450 euro al mese. Con l’obbligo di non rimanere incinta. Ma ci riteniamo fortunati con il poco che abbiamo. Penso a chi è più giovane di me : noi almeno abbiamo avuto tempi migliori.”

(Fonte : balkans.courriers.info)

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Tra poco con Renzi tagli a stipendi e pensioni...la Grecia si avvicina come da previsioni....

Francesco ha detto...

La situazione e' certamente brutta, però non c'è nulla di male nel pubblicare online (in chiaro) i nominativi delle persone licenziate: è davvero un ottimo modo per fare Open Data, e può servire per far calare sul lavoratore una potente sanzione sociale.
Dopotutto non c'è nulla da nascondere...
Magari si pubblicassero anche qui in Italia!

Francesco
(simpatizzante dell'Open Data Movement)

Anonimo ha detto...

non c'è nulla da nascondere.... Si qualcuno ci sarebbe

Francesco ha detto...

Per anonimo delle 15:03.
In una società trasparente è sacrosanto mettere online a disposizione di tutti queste informazioni... sai che nei prossimi mesi tutte le Scuole e tutte le Università pubblicheranno in chiaro le carriere scolastiche e universitarie degli studenti?
Sarà tutto online: voti, promozioni, bocciature, rinunce agli studi, anni di fuoricorso... è stato deciso col decreto Digitalia dell'anno scorso. Tutto pubblicato IN CHIARO e per sempre.
Io la trovo una cosa meravigliosa, in grado di responsabilizzare gli studenti.
Spero che lo stesso venga fatto anche con i lavoratori, e non c'è da preoccuparsene troppo, visto che chiunque faccia BENE il proprio lavoro non avrà nulla da temere.


Francesco
(simpatizzante Open Data Movement)

Anonimo ha detto...

scusa "francesco", ma io non credevo che gli open data servissero per mettere alla gogna in questo modo le persone......
spero che la cosa delle scuole non sia vera, perche' altrimenti un bocciato o una persona pesantemente fuoricorso saranno letteralmente esposte al pubblico ludibrio, in particolare quando dovranno fare una domanda di lavoro (inutile sottolineare che non saranno manco convocati per un colloquio)....

i dati da mettere online in chiaro dovrebbero essere, IMHO, quelli a carattere economico: appalti, forniture, lavori pubblici, consulenze, e roba del genere, tutto per combattere la CORRUZIONE e i furti di denaro pubblico!

altrimenti si rischia di fare del darwinismo sociale, sprofondando i deboli o i meno bravi in una condizione di vergogna sociale, e mettendo tutti gli altri dentro una sorta di "mercato delle vacche", dove ognuno verra' soppesato sulla base della media scolastica e similia...

Anonimo ha detto...

Sei un bugiardo calunniatore che ha usato il nome e cognome di un altro per diffamarlo,questo è un reato punibile con il carcere e una forte ammenda pecuniaria. Non sarà molto difficile per la polizia postale risalire al tuo IP.

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