In Grecia si prospetta ripresa senza occupazione

Quanto sta accadendo in Grecia rischia di anticipare nuovamente futuri scenari comuni a quei paesi dell’Europa meridionale e mediterranea, Italia compresa, maggiormente colpiti dalla crisi. Ad un tiepida ripresa economica, infatti, non si accompagna alcuna ripresa occupazionale, col rischio che l’uscita dalla crisi si accompagni ad un’ulteriore aumento nel divario della ricchezza tra ricchi e poveri.

Una crescita economica senza aumento dell’occupazione? E’ quanto sta accadendo in Grecia dove, dopo anni di tagli indiscriminati e crisi economica, gli indicatori raccontano di un ritorno della ripresa economica. 

Tale ripresa però rimane solo sulla carta dal momento che non ha, per il momento, alcun corrispondente nell’aumento dell’occupazione. Si chiama ''jobless recovery'', ovvero ripresa senza lavoro, e rischiamo di conoscerla ben presto anche qua in Italia, dove in molti parlano di “crisi passata”, senza che la vita degli italiani migliori in qualsiasi modo. 

Ad Atene raccontano che l’economia crescerà dello 0,6% quest’anno, ma il mercato del lavoro conosce solamente i licenziamenti.  E intanto la disoccupazione nel paese ellenico ha raggiunto il 28%, il che tradotto significa che una persona su tre in Grecia non ha lavoro. Non pensiate che in Italia la situazione sia poi così differente, anzi. In Grecia comunque tra gli under 25 va anche peggio, basti pensare che in meno di 12 mesi il tasso di disoccupazione è salito dal 26% al 28%. In totale, i disoccupati  in Grecia sono 1 milione e 380mila, di cui 630mila vivono sotto la soglia di povertà.

Una situazione dovuta non solo ad anni di recessione, ma anche e soprattutto ai  lucidissimi tagli allo Stato sociale imposti dal programma di aiuti internazionali. Insomma tagliare la spesa sociale e rendere precarizzato il lavoro non serve in alcun modo a far riprendere l’economia reale: senza una crescita dell'occupazione che accompagni un ritorno del segno + dalla parte del PIL, il rischio è che la ripresa consista solo nell'aumento dei profitti e non nel miglioramento generalizzato del benessere sociale. Una ripresa dei ricchi, dunque, con una dilatazione enorme della forbice delle disuguaglianze. Nonostante questo però i vertici dell’Ue sembrano avere, tragicamente, altre idee.

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