La sonda Rosetta si è svegliata nello spazio profondo


Rosetta, ormai lo sappiamo tutti, è la sonda che l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha lanciato il 2 marzo 2004 e che l’otto luglio del 2011 era entrata in ibernazione nello spazio profondo in attesa di potersi avvicinare alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Si è riattivata alle 11 del 20 gennaio 2014. Entro le 18:30 dello stesso pomeriggio il computer di bordo ha automaticamente,
per come era stato programmato, riscaldato gli strumenti tra cui l’antenna dalla quale, trepidante, la Terra (in particolare l’Esoc – il centro di controllo operativo spaziale europeo) ha ricevuto il segnale.
Dopo 31 mesi di ibernazione (967 giorni), Rosetta è pronta a proseguire la sua missione con la separazione del lander Philae dall’orbiter e il suo atterraggio sul nucleo della cometa previsto per l’undici novembre prossimo.
L’obiettivo? Indagare e comprendere il sistema solare, l’attività e lo sviluppo delle comete. La sonda dovrebbe funzionare come Stele di Rosetta (che permise, tra gli altri, a Jean-François Champollion di decifrare l’egizio con l’ausilio dell’obelisco di Philae) per il linguaggio del nostro sistema solare.
Metodologia: compirà varie circonvoluzioni della cometa con orbita triangolare in modo da farne una mappatura (anche grazie al Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer – VIRTIS – uno spettrometro che consentirà di mappare valutando le caratteristiche termiche delle parti solide della cometa), analizzare la composizione di gas e polveri (tramite GIADA – Grain Impact Analyser and Dust Accumulator – e il sistema WAC – Wide Angle Camera – di OSIRIS – Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System – utile a fotografare le emissioni gassose della cometa comprese quelle a banda UV), misurarne gravità, massa e forma del nucleo. Una volta atterrato, il lander azionerà la trivella SD2 (Sample Drill & Distribution) che studierà la composizione del nucleo nelle sue profondità. Nonostante tutti i nomi inglesi gli strumenti di cui ho parlato sono italiani. SD2 è stato progettato dal politecnico di Milano, mentre i primi tre dall’Asi la principale contribuente del lander preceduta da Cns e Dlr, rispettivamente le agenzie spaziali francese e tedesca.
Ricordo ancora soltanto il Solar Array che, anch’esso dietro nome inglese, (i francesi hanno fermato la loro mania nel ri-nominare concetti importati a ordinateur: se non ci sono riusciti loro, chi fermerà les anglais?) vi è il successo tutto italiano, e cioè Galileo Avionica di Milano in collaborazione con la nostra agenzia spaziale, dei pannelli solari che hanno mantenuto in vita la navicella a una distanza dal sole superiore a due UA (unità astronomiche).
Dopo gli avvicinamenti della cometa di Halley sembra proprio che le comete siano un’eccellenza decisamente Europea.                            
Giselda Campolo

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