Scoperta shock: imponenti emissioni di metano dall'Artico!


Fuga di metano dall’Artico: una ricerca condotta in Alaska ha individuato ben 150.000 ”vie di fuga” nei ghiacciai della regione occidentale artica. Ad aprile è il progressivo arretramento dei ghiacciai, che espone alle temperature più calde il permafrost, ossia lo strato di terreno perennemente ghiacciato nel quale sono intrappolate grandi quantità di Metano. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, è stata condotta dall’università dell’Alaska a Fairbanks, nell’ambito della rete per il monitaggio del metano nei laghi artici (Pan Arctic Lake Ice Methane Monitoring Network, Palimmn). Il risultato dimostra come le risalite naturali di gas siano più diffuse e abbondanti di quanto sia mai stato previsto, con flussi di gas in atmosfera spesso superiori a quelli prodotti dai processi biologici. Conferma così i dati raccolti finora da ricerche italiane sulle emissioni naturali di metano dalla crosta terrestre, osserva Giovanni Etiope dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), commentando lo studio nello stesso numero della rivista.

”Il metano dai ghiacci artici cui facciamo riferimento è lo stesso metano geologico che si trova in tutti i giacimenti petroliferi del mondo”, osserva Etiope. Le emissioni di metano geologico rilevate in Alaska si sviluppano principalmente al margine delle coltri glaciali, dove il ghiaccio si è sciolto negli ultimi secoli, a partire dalla piccola era glaciale del 1600-1700. ”Queste manifestazioni naturali di gas – aggiunge – suggeriscono che le emissioni geologiche potrebbero addirittura aumentare in caso di scioglimento dei ghiacci nelle aree petrolifere polari”.Il metano è un gas serra 25 volte più potente dell’anidride carbonica. E’ stato prodotto in passate ere geologiche dalla degradazione della sostanza organica in rocce più o meno profonde e si è accumulato nei giacimenti petroliferi e di gas naturale. Questi serbatoi naturali non sono completamente ‘sigillati” ed è perciò frequente che il gas risalga fino alla superficie terrestre.

Le emissioni geologiche di metano sono quelle emissioni naturali di gas serra che risalgono da rocce profonde lungo le fratture della crosta terrestre. L’impatto nell’atmosfera delle emissioni geologiche artiche per ora non è significativo: “ciò che conta è l’emissione globale e l’ultima stima è di almeno 60 milioni di tonnellate l’anno”, dice Etiope. “Questo vuol dire – aggiunge – che il degassamento naturale della crosta terrestre rappresenta la seconda fonte naturale di metano per l’atmosfera, dopo le terre umide o paludi”. Si tratta di emissioni che non sconvolgono il clima ed è solo una componente delle emissioni totali, circa 580 milioni di tonnellate l’anno, ma chiarisce la situazione delle fonti naturali. “Mentre siamo in grado di ridurre quelle dell’uomo, non possiamo controllare le emissioni naturali, soprattutto quelle geologiche, che in futuro – conclude – potrebbero aumentare enormemente se i ghiacci diminuissero, accelerando così i cambiamenti climatici”.

Un boom misterioso fa tremare La Manica

21 MAG 2012 - ISOLE CHANNEL - E' stata avviata un indagine per comprendere la causa del boom misterioso che ha scosso gli edifici in tutta l'isola nel pomeriggio di Sabato. Centinaia di isolani hanno riferito di aver avvertito un forte boato - simile ad un boom sonico - verso le ore 13:04. Il boom e' stato così forte da far tremare porte e finestre da Gorey a St Ouen ed e' stato registrato anche sul sismografo dell'isola di St Aubin.Alcuni ritengono che il rumore sia stato causato da un jet militare,ma esperti dell'aeroporto di Jersey hanno confermato che nessun aereo in grado di provocare un tale rumore, fosse nello spazio aereo dell'isola in quel momento.Inoltre l'ufficio meteorologico di Jersey ha ritenuto improbabile che un fenomeno meteorologico abbia potuto causare il rumore. - TIJ

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Il mondo in rivolta, Montreal messa a ferro e fuoco!

NTHEMIDDLEOFNOWHERE - Giorni di lotta e di disperazione, non ho altre parole per descrivere il mondo di quest'ultima settimana. Siamo passati da Blockupy Frankfurt a Occupy Chicago, il clima quello del GlobalMay, per poi finire con l'assurdità della bomba di Brindisi e il terremoto. E c'era chi diceva che erano i bassi mentre fuori dal Lazzaretto occupato (Bologna) nessuno si stava rendendo veramente conto della gravità della situazione.
                                                                                                                                                                           
Le lotte proseguono anche dall'altra parte dell'oceano. Così ieri notte si è tenuta a Montreal la ventisettesima protesta notturna del movimento studentesco del Quebec. 305 le persone arrestate, decine i feriti mentre uno di loro, un quarantenne che era appena arrivato in Berri Square, sarebbe stato gravemente ferito alla testa. Secondo un rapporto della polizia di Montreal, sarebbero centinaia le vetrine, i veicoli e gli edifici danneggiati e numerose le aggressioni verso i poliziotti e i cittadini. 
                                                                                                                                                                       
Manifestare per la seconda giornata consecutiva per dire NO alle restrizioni della legge speciale 78 e al nuovo regolamento municipale P-6 che pone delle dure limitazioni al diritto di manifestare. Il caos sarebbe iniziato intorno alle 21 e 30 (ora locale) quando la polizia avrebbe caricato il corteo, spezzandolo in due. Di lì lo scoppio della rabbia dei manifestanti, la distruzione delle vetrine e una vera caccia tra poliziotti e manifestanti che ha scosso l'intero quartiere latino fino alle 2 e 30. Impossibile riprendere la manifestazione in una Montreal messa a ferro e fuoco.
                                                                                                                                                                          
Barricate: così i manifestanti hanno risposto all'offensiva della polizia, mentre la popolazione veniva disorientata dal lancio di bottiglie e bombe assordanti. 305 arresti per concludere una lunga serie di arresti di massa, 30 i manifestanti arrestati individualmente. La maggior parte di loro denuncia di essere stata blocata mentre cercava di andar via. A finire tra gli arrestati anche alcuni giornalisti. A niente sarebbe valso l'avere il tesserino stampa ben in vista, tanto da rendere necessario l'intervento di un superiore.
                                                                                                                                                                    
Marce notturne: l'unico mezzo per aggirare la legge 78, questa la spiegazione del movimento studentesco. "Si tratta di un evento spontaneo che, inoltre, ci aiuta a mantenere la pressione. Siamo qua da ventisette sere - spiegano - non tre e nemmeno quattro ma ventisette e se la gente non avesse resistito anche la sera, quando non eravamo nemmeno 500, non saremmo qua". La ventiseiesima marcia notturna, svoltasi sabato sera, aveva contato 69 arresti.
                                                                                                                                                                         
montreal marche
                                                                                                                                                                                           
montreal non a la loi 78
                                                                                                                                                                       
montreal bouscule
                                                                                                                                       

Dopo l'eclissi anulare, si attende il passagio di Venere!

L’eclissi anulare di Sole è passata, affascinando milioni di persone che hanno applaudito la fase centrale dell’anularità. La Luna ha coperto la maggior parte del disco del Sole, lasciando un’anello di luce infuocata attorno alla sua circonferenza. L’evento è stato ripreso dall’Area 51, la nota e segretissima base del deserto del Nevada, dal monte Fuji, simbolo del Giappone, e dagli Stati Uniti, dove parchi nazionali e stadi sono stati presi d’assalto da curiosi e appassionati. Ma se fino ad ora l’Italia è stata semplicemente a guardare l’evento dal web, sarà diverso invece per l’attesissimo transito di Venere sul disco del Sole. Mancano 16 giorni ad un evento ancor più raro che rappresenterà l’ultimo possibile per la nostra vita. Lo straordinario evento sarà questa volta visibile da tutti i continenti, accontentando realmente tutto il globo. Gli scienziati sono pronti per osservare il fenomeno dallo spazio: il Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA avrà un’impareggiabile visuale del transito, che rappresenta un’occasione per svolgere osservazioni e migliorare le tecniche per la scoperta di nuovi pianeti extrasolari. I transiti di Venere si presentano a coppie ogni otto anni, ma questi due eventi si svolgono meno di una volta per secolo, tanto che il prossimo evento simile si verificherà nel 2117. Oltre alla spettacolarità e alla rarità, i transiti di Venere hanno rappresentato un ruolo importante nella storia dell’astronomia. In passato gli esploratori hanno organizzato importanti spedizioni per guardare i due passaggi nel XVIII secolo, avvenuti nel 1761 e nel 1769. L’obiettivo era quello di rispondere ad una delle domande più importanti dell’epoca: la distanza della Terra dal Sole. Il famoso esploratore britannico James Cook prese parte alla spedizione del 1769, partendo per Tahiti e osservando il transito da un luogo ora conosciuto come Punto di Venere. Soltanto nel 1874 e nel1882, gli astronomi hanno potuto avere a disposizione dati più precisi, grazie alle fotografie scattate durante i transiti, arrivando ad avere misure sempre più precise.
Credit: UAI
Tempo permettendo, il transito sarà visibile interamente dall’Asia e dall’Australia orientale, dalla Nuova Zelanda, dal Pacifico occidentale, dall’Alaska, dal Canada settentrionale e quasi totalmente dalla Groenlandia. Dall’Italia sarà visibile la parte discendente del fenomeno, dal sorgere del Sole, sino alle 6:55 del mattino. Come per l’eclissi, è raccomandabile non osservare il Sole senza l’ausilio di filtri adeguati. Diffidare dai filtri di cui sono dotati i telescopi all’acquisto, quelli avvitabili agli oculari dello strumento. Questi filtri raccologono la luce del Sole dopo che lo strumento ne ha amplificato la potenza, per cui rischiano di rompersi, causando gravissimi danni alla retina. Ideale, utilizzare un filtro in Mylar da anteporre dinanzi all’obiettivo principale del telescopio. Consigliata la tecnica della proiezione solare, dove la luce del Sole viene riflessa su un cartoncino bianco attraverso lo strumento, in modo da osservare l’evento senza particolari pericoli. L’immagine in questo caso, apparirà ingrandita e sarà possibile focheggiarla attraverso la distanza dall’oculare. Per tutti coloro i quali non fossero in possesso di uno strumento, sono consigliati i vetrini da saldatori, facilmente reperibili nei negozi specializzati. NON utilizzare semplici occhiali da sole, polarizzatori o vecchi negativi delle pellicole di macchine fotografiche. Ma rimandiamo ai prossimi articoli tutti gli aggiornamenti necessari per osservare uno dei fenomeni più rari a cui si può assistere nella vita.
Fonti:meteoweb.eu

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Monti impone un conto corrente per i pensionati: Equitalia così può pignorare l'intera pensione!

Il governo Monti ha limitato a 1.000€ il tetto massimo per i pagamenti in contanti: e questo ha costretto numerosi pensionati a dotarsi di un conto corrente bancario, con relative spese e commissioni.

Ma non si tratta semplicemente di un favore ai suoi amici banchieri. L'obiettivo vero è  aggirare la legge che impone il pignoramento di un importo massimo corrispondente a un quinto della pensione.

Dall'Ottobre scorso infatti, il governo Berlusconi ha concesso nuovi poteri ad Equitalia, tra cui quello di prelevare direttamente dai conti correnti dei debitori. Se un cittadino ha un debito, Equitalia può svuotargli il conto corrente per recuperare l'insoluto: indipendentemente dalla provenienza di tali soldi, e se ci trova 1.000€ preleva quelli.

E' quanto sta succedendo ad alcuni pensionati che si vedono accreditare la pensione sul conto corrente, e subito dopo vedono svuotarsi il conto, grazie alle mani lunghe di Equitalia. Nel caso di insoluti, Equitalia ha infatti la facoltà di pignorare fino a 1/5 (un quinto) della pensione (funziona così anche per gli stipendi) ma in alcuni casi, quando senza il quinto dello stipendio diventa difficile andare avanti (familiari a carico, spese si affitto/mutuo etc) viene disposto il pignoramento di una quota minore dell'assegno, per esempio solo 1/10 (un decimo) della pensione. Regole a tutela dell'individuo che non sono previste nel caso dei prelievi forzosi dai conti correnti.
Se poi quel mese, dopo che la pensione si è volatilizzata il "fortunato" non ha i soldi necessari per mangiare e fronteggiare le spese, a loro non importa.
C'è davvero da sorprendersi che qualcuno, preso dalla disperazione, decida di farla finita?

L'Ansa informa sulle prime avvisaglie dei disastri sociali conseguenti ai prelievi forzati delle pensioni

Fukushima, disastro globale negato!

Il disastro di Fukushima aggravato dal terremoto del 20 maggio potrebbe aver già causato una contaminazione globale del pianeta secondo le opinioni di eminenti esperti che nelle settimane passate avevano lasciato un serio allarme sullo stato più che precario della centrale.  Domina un silenzio diffuso da parte dei media ufficiali su una catastrofe annunciata.  Secondo alcuni  la famosa “sindrome cinese” potrebbe essere già in corso da mesi verso il cuore del pianeta, mentre grafici mostrano l’Oceano Pacifico contaminato da materiale radioattivo con effetti sulla catena alimentare e sulla salute umana. Le coste del Continente americano sarebbero le più colpite al momento. Il governo Usa ha appena acquistato ben 450 milioni di munizioni per la difesa interna del paese, che secondo alcuni avrebbe lo scopo di contenere l’eventuale panico.   
Uno scienziato della Fairewinds Energy Education, Arnie Gudernsen, aveva già pronosticato nei giorni scorsi che un terremoto della scala 7 avrebbe con facilità fratturato la piscina del reattore 4 dell’impianto Fukushima Daiichi provocando un disastro planetario. ”Il Giappone è seduto su una bomba ad orologeria”. Il ticchettio è arrivato e il terremoto di ieri potrebbe segnare l’inizio di una tragedia ecologica senza precedenti.
Al momento però non esiste nessun riscontro ufficiale riguardo la centrale dopo l’arrivo della notizia della scossa di terremoto del grado 6.2 della scala Richter che accanto ad altre scosse ha avuto come epicentro le acque del Pacifico, a 150 km dalla prefettura di Iwate, la stessa area dove si era verificato il devastante sisma/tsunami dell’11 marzo 2011. La Japan Meteorological Agency (Jma) ha lasciato un bollettino dicendo che era escluso il rischio maremoto e che “questo sisma non ha causato alcun danno al Giappone’’.  

GLI ESPERTI AVVERTONO SU POSSIBILE DISASTRO MONDIALE
Gli esperti in materia sembravano però avere una opinione del tutto diversa riguardo nuove scosse nell’aerea della centrale.
Robert Alvarez, ex ufficiale della Dipartimento Energia degli Stati Uniti, sosteneva poche settimane fa che se un terremoto o altro eventi avesse causato una distruzione della piscine di raffreddamento questo avrebbe causato un catastrofico fuoco radioattivo che avrebbe coinvolto un ammontare di Cesio -137 dieci volte superiore a quello rilasciato nel disastro di Cernobyl”.  Come se non bastasse se quel fuoco consumasse  le barre di carburante radioattivo allora l’evento avrebbe un effetto radioattivo 85 volte più duraturo di quello di Cernobyl.  Alvarez è stato uno dei firmatari della lettera al segretario generale delle Nazioni Unite  inviata ad inizio di maggio come richiesta di un intervento di stabilizzazione alla centrale Daichii Fukushima. In pratica quasi tutte le 10.893 barre di carburante dell’impianto sono in piscine vulnerabili rispetto a  futuri terremoti.
Il senatore Americano Roy Wyden, dopo la sua visita a Fukushima il 6 aprile del 2012 aveva lanciato un comunicato stampa indicando la possibilità di un disastro catastrofico all’unità 4 chiedendo un immediato intervento del governo americano. Il senatore Wyden aveva anche inviato una lettera all’ambasciatore giapponese negli Stati Uniti Ichiro Fujisaki, chiedendo di accettare una assistenza internazionale data la crisi.

GIAPPONE IN CHIAROSCURO SUL NUCLEARE
Di fatto né gli Stati Uniti, né le Nazioni Unite, né tanto meno il Giappone sembrano aver fatto nulla per informare i cittadini dell’elevato rischio delle piscine di raffreddamento, che recita la lettera inviata alle nazioni Unite  “rappresenta la possibilità di conseguenze catastrofiche a livello mondiale”. Abbiamo già analizzato nell’articolo precedente le possibili implicazioni del non intervento americano, ma lascia ancora più perplessi il silenzio che il Giappone a livello governativo pone sulla situazione. Per comprendere l’atmosfera che il Sol Levante mantiene a livello ufficiale basti pensare che alcuni bambini di una scuola elementare a 100 km dall’impianto sarebbero stati forzati a bere del latte durante le ore di lezione, nonostante il divieto della madre, un avvocato che ha denunciato l’avvenimento al parlamento giapponese. Tutta la famiglia era risultata positiva all’avvelenamento da cesio.
La maestra ha minacciato i bimbi dicendo che se non avessero bevuto il latte “non erano persone di Fukushima e non avevano il diritto di vivere lì”. Non si tratta di un caso isolato sullo strano modo in cui la vicenda Fukushima viene trattata in Giappone. Secondo il sito Asahi Shimbun Tokyo starebbe spingendo per poter ospitare i giochi olimpici del 2020, nella speranza che la comunità internazionale possa essere mossa dalla solidarietà verso gli eventi dell’11 marzo 2011. L’offerta di 93,75 milioni di dollari da parte di Tokyo ha sollevato molti dubbi sia da parte dei paesi europei non convinti della sicurezza per l’evento, sia da parte dei cittadini della zona disgustati dal tentativo di usare il disastro a scopo lucrativo. Sta di fatto che durante gli accordi per i campionati di ginnastica del 2011 i rappresentati giapponesi non sono stati ammessi nello stesso pulmann degli altri membri “in quanto contaminati da radiazioni”.
Intanto la Tepco, la società che possiede gli impianti Fukushima Daiichi  ha annunciato che dopo il 25 di maggio alcuni giornalisti accreditati, saranno ammessi senza telecamera o macchina fotografica, a visitare l’impianto del reattore 4 sotto stretta sorveglianza da parte degli impiegati Tepco. Nessun giornalista freelance è stato ammesso per gli impianti. Ma non finisce qui: un portavoce della Tepco intervistato il 10 maggio di quest’anno ha dichiarato che la società stessa e non l’agenzia sul nucleare aveva deciso di non pubblicare foto e parte del video fatto sul reattore 3 “per ragioni di protezione del materiale nucleare”. Affermazione che fa riflettere se pensiamo alle indiscrezioni che sono uscite nelle scorse settimane riguardo una attività illegale che sarebbe intercorsa negli anni ’80, ovvero dopo la fine della guerra fredda, guarda caso tra Stati Uniti e Giappone.
Secondo alcune indiscrezioni uscite da una agenzia federale americana gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Reagan e Bush Senior avrebbero deliberatamente permesso al Giappone l’accesso a armi nucleari segrete pagando 10 miliardi di dollari americani e consentendo così al Giappone di ammassare70 tonnellate di armi al plutonio. Le armi sarebbero state nascoste all’interno di impianti nucleari a scopo civile. Ecco che il materiale nucleare da mantenere segreto potrebbe essere quello di cui parlano i portavoce della Tepco.
Le informazioni da parte della Tepco arrivano con il contagoccie ma sono preoccupanti: ad esempio come persino i robot della società non riescono ad avvicinarsi al reattore 2 a causa dell’elevatissimo tasso di radioattività e cessano di funzionare. Oppure l’indiscrezione venute da ex dipendenti della società secondo la quale il reattore 1 sarebbe già in “sindrome cinese” (ovvero il nucleo fuso starebbe andando al centro della terra). Di fatto nessuno, se non i dipendenti Tepco, è ammesso da mesi vicino al reattore 1, dove chiunque muore nel giro di due minuti e mezzo a causa di avvelenamento acuto da radiazioni nonostante tutte le protezioni del caso.  In effetti la Tepco starebbe pianificando la costruzione di un muro alto cento metri per contenere l’immissione nell’oceano del materiale tossico, un tentativo che la società ritiene più importante che la costruzione di una struttura in cemento e acciaio per il reattore 4 dichiarato da tutti gli esperti come il pericolo più importante.  Perché dunque la protezione dell’oceano viene percepita come una necessità più grande che il contenimento del reattore 4? Non si tratta di questioni di budget ma del fatto che le informazioni non vengono date in modo completo neppure ai rappresentanti ufficiali di altri paesi ( il senatore americano Wyden non è stato ammesso a nessun reattore se non il quarto).

OCEANO RADIOATTIVO
Lo scenario allora si colora di dati sempre più preoccupanti. Ecco un grafico della contaminazione radioattiva nell’oceano di questi mesi trapelato dalla Noaa (l’amministrazione americana sull’oceano e l’atmosfera).
In pratica un fiume di radiazioni che contaminerebbe tutta la catena alimentare fino a risalire all’uomo. La Cina ha dichiarato lo scorso agosto un livello di radiazioni di Cesio 300 volte superiore al consentito e di 100 volte di Stronzio in un aerea di 100 mila miglia quadrate, nell’Oceano Pacifico ad una distanza di 800 kilometriu da Fukishima.
Lo studio cinese condotto dall’amministrazione governativa contraddicendo i dati forniti dalle fonti ufficiali giapponesi. Lo studio  è stato completato il 4 luglio.
Il fisico nucleare Arnie Guderson del resto ha affermato che l’Oceano Pacifico sarebbe ormai contaminato da cose ben peggiori di cesio e stronzio ovvero frammenti di esplosioni dai reattori 1 e 3. Di base il fisico afferma che l’Oceano sarà contaminato per sempre perché non c’è modo di contenere la perdita di materiale radioattivo nell’oceano.


TOKYO SI LAVA LE MANI, WASHINGTON SI ARMA
Sulla scarsa trasparenza (sic) del governo giapponese insistono in molti. Due giornalisti giapponesi della Fukushima Minpō e della Fukushima Broadcasting Co. intervistati da Nippon.com affermano che il governo non sta facendo nulla e che il tutto viene lasciato al governo locale che spesso se ne lava le mani lasciando i cittadini in balia di se stessi, mentre i livelli di radiazione non stanno assolutamente decrescendo.
Il governo giapponese, su sua stessa ammissione, ha affermato oggi che non ci sono piani di accelerare lo smantellamento dell’impianto prima del 2015.
Il vice  ministro  Ikko Nakatsuka alla conferenza stampa della Foreign Correspondents’ Club of Japan in Tokyo ha detto che “ciò che possiamo promettere al momento è che i lavoratori dell’impianto stanno ancora lavorando a rinforzare le capacità anti-sismiche e continueranno a  farlo, ma che non ci sono maggiori rischi all’Unità 4 che negli altri edifici”.  
Se, come alcuni dicono,  l’Unità 1 ha avuto il nucleo già fuso questa affermazione potrebbe sembrare tristemente vera. Sebbene lo scenario sembra sufficientemente apocalittico al peggio sembra non esserci fine.
Qualora il pubblico americano iniziasse a diventare consapevole della reale contaminazione delle proprie coste della catena alimentare potrebbe non essere facile per il governo tenere a bada il panico. Ecco che la notizia di un acquisto di 450 milioni di munizioni calibro 40 per il Dipartimento di sicurezza interno. Come mai il governo pensa di dover usare un numero così alto di munizioni per la difesa INTERNA del paese?
Non abbiamo risposte a molte o forse a nessuna di queste domande e supposizioni, ma continuare a chiedere ed esigere spiegazioni sembra l’unica possibilità rimasta.
Per approfondire su quello che è successo veramente a Fukushima e ciò che sta accadendo leggete i link all’interno dell’articolo e il dossier Fukushima: la verità.




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Fracking: L'estrazione di petrolio puo' generare terremoti

La pratica delle fratturazioni idrauliche e' in grado di provocare terremoti e altri fenomeni geologici pericolosi. E' quanto confermano due studi separati, uno a opera della U.S. Geological Survey e uno commissionato dal Department of Energy and Climate Change in Gran Bretagna. Le fratturazioni idrauliche, dette anche fracking, consistono nel pompare ad altra pressione acqua, sabbia e sostanze chimiche in profondita' per frantumare le rocce, in modo da poter estrarre petrolio e gas naturale.
Nel report americano si legge che l'incremento dei terremoti nelle zone centrali degli Stati Uniti sin dal 2001 ''e' quasi certamente'' dovuto alle estrazioni di olio e gas. Il report inglese invece indica il fracking come la causa scatenante di due terremoti avvenuti nella zona di Blackpool nel Lancashire tra Aprile e Maggio dello scorso anno, il piu' forte dei quali di magnitudine 2,3. Come si legge sul quotidiano inglese The Telegraph, gli esperti indipendenti consultati per l'elaborazione del report raccomandano che le operazioni di fracking siano interrotte in presenza di attivita' sismica sulla zona con una magnitudine di 0,5.
Il professor Leonardo Seeber è uno dei più noti sismologi mondiali, docente al Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University. La Gazzetta l’ha rintracciato tra i monti della Turchia. Al professor Seeber abbiamo chiesto delle possibili correlazioni tra l’attività sismica e l’attività estrattiva. Molti pozzi di petrolio, compresi quelli di reiniezione di liquidi ad alta pressione come Monte Alpi 9 e Costa Molina 2, si trovano nell’area epicentrale del disastroso terremoto del 1857 in Val d’Agri, o vicine ad attività umane già di per sé rischiose, come lo stoccaggio di rifiuti radioattivi.

Professore Seeber, i lucani devono temere terremoti da estrazione mineraria?
«L’Italia si profila lungo un contatto tra placche tettonicamente attive. Estrazione petrolifera o no, in gran parte d’Italia bisogna “temere”, o meglio, programmare i terremoti, come c’insegna la storia prima del petrolio. Più recentemente, si è anche capito che le attività ingegneristiche possono alterare lo stato meccanico della crosta terrestre in maniera sufficiente da triggerare terremoti. Triggerare significa anticipare un terremoto che senza l’intervento umano sarebbe accaduto più tardi. Quindi, rispondo di sì, l’attività estrattiva di idrocarburi è ben conosciuta come un agente che può alterare lo stato meccanico crostale in maniera sufficiente da triggerare terremoti».


Immettere liquidi ad alta pressione nel sottosuolo, aumenta il rischio sismico?
«Rimozione/aggiunta di massa e aumento/diminuzione della pressione del fluido interstiziale sono tipicamente associati all’estrazione petrolifera. Tali cambiamenti artificiali possono contribuire a una anticipazione (o a un ritardo) di un terremoto. L’incremento sostanziale è prolungato dalla pressione del fluido interstiziale ed è una delle maniere più efficienti per diminuire la resistenza della roccia e portare a una sua rottura sotto lo sforzo naturale. Generando in terremoto».


Dunque?

«Il diavolo è nei dettagli, come si dice in inglese. A questo punto, non solo abbiamo i mezzi per alterare in maniera significativa lo stato meccanico crostale, ma abbiamo anche la capacità di capire in maniera proficua come le nostre attività ingegneristiche alterino lo stato naturale e come tali cambiamenti influenzino il rischio di terremoti. Se si altera la natura, si deve anche capirne i dettagli e le conseguenze. Bisogna monitorare la situazione con mezzi geofisici moderni e studiarne attentamente i risultati. Senza pressioni di parte e all’aria aperta!».


Sì, ma che precauzioni Comuni e Regione dovrebbero pretendere?
«Devono monitorare la situazione con una commissione di esperti che ha completo accesso a informazioni tecniche e deve essere indipendente da interessi di parte. Abbiamo tutti bisogno di petrolio e siamo pronti a pagare, non solo con soldi, ma anche accettando un incremento di rischio, per esempio di polmonite da inquinamento atmosferico, o di terremoti. Le autorità amministrative hanno la responsabilità di rendere minimo questo rischio, stabilendo un processo che gestisca le conseguenze delle nostre azioni collettive e renda minime quelle nocive».


Associazioni e movimenti denunciano il contrario!
«Le posizioni radicali di una parte della popolazione derivano in gran parte dalla sensazione che l’autorità amministrativa professa soltanto tali responsabilità, prendendosi invece il ruolo di relatori pubblici per le grosse compagnie. Devo aggiungere che tale situazione si riconosce globalmente».


Le società minerarie cosa devono garantire?
«Devono sottomettersi al processo di cui sopra. Il che significa dare agli esperti i dati sull’ingegneristica dei campi petroliferi, astenersi da interferenze con i risultati del monitoraggio e accettare direttive su cambiamenti necessari a diminuire il rischio. Nel nostro sistema economico, le società minerarie, come qualsiasi altro ente “privato”, ha il dovere di massimizzare il profitto, entro le leggi. Il problema è stabilire leggi effettive e applicarle senza remore».


Che liquidi utilizzano le compagnie minerarie?
«Non conosco la chimica dei fluidi iniettati nei pozzi in Val d’Agri. L’estrazione del petrolio richiede di  massimizzare la permeabilità sotterranea. Per farlo, spesso si usano sostanze tossiche nel fluido iniettato. Quindi, il rischio d’inquinamento si aggiunge al rischio sismico».


A 200 metri dal deposito di scorie radioattive dell’Itrec di Rotondella si estrae gas dal pozzo Rivolta 1. Esiste un rischio di subsidenza e, di conseguenza, un rischio di contaminazione radioattiva?
«In generale, l’estrazione di fluido — acqua, gas, petrolio — porta a subsidenze, che possono manifestarsi lentamente o subitaneamente. La subitanea subsidenza sottomarina, ad esempio, può causare un maremoto.
In inglese si distingue l’ “hazard” — la quantificazione dei fenomeni che potrebbero essere dannosi, come l’accelerazione delle vibrazioni sismiche — dal “risk” — il danno che ci aspettiamo considerando le strutture esposte a quell’accelerazione. Il “risk” è quello che c’interessa nel caso della sua domanda. E la presenza di scorie nucleari aumenta il risk!».
Tratto da:http://dioni.altervista.org/

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