L'asteroide Vesta rivela le caratteristiche di un vero e proprio pianeta

Gli scienziati che lavorano alla missione Dawn della NASA, per studiare un corpo celeste di circa 530 chilometri di diametro, chiamato Vesta, hanno concluso che questo oggetto, secondo in termini di importanza e situato nella fascia degli asteroidi, non sia affatto un asteroide.


Per realizzare questa immagine, sono stati utilizzati i falsi colori ottenuti con la telecamera (spettrometro) a bordo della sonda spaziale Dawn della NASA. L’immagine mostra l'emisfero meridionale di Vesta, centrata sulla formazione Rheasilvia. Rheasilvia è un cratere da impatto di circa 467 km di diametro, con un tumulo centrale che raggiunge circa 23 chilometri di altezza.

Questa settimana Vishnu Reddy, ricercatore presso l’Istituto Max Planck e all’ University of North Dakota, durante una conferenza dell'American Geophysical Union di San Francisco, ha dichiarato:
"Vesta è diverso da tutti gli altri asteroidi che abbiamo visto finora. Non c'è nulla nella fascia degli asteroidi che si possa confrontare direttamente con Vesta".

Fin dalla sua messa in orbita intorno a Vesta, nel mese di luglio, Dawn ha raccolto delle prove che l’oggetto si sia evoluto piuttosto come un pianeta, con i suoi processi geologici che hanno formato un nucleo interno probabilmente in ferro, e con una miscela di minerali sulla sua superficie.

Gli scienziati non sanno come Vesta sia sopravvissuta all'impatto che ha distrutto tanti altri oggetti nella fascia principale degli asteroidi, situata tra Marte e Giove. Vesta porta i segni di impatti violenti, tra cui un cratere di 467 km di diametro che ha lasciato delle specie di faraglioni in un bacino alto più di tre volte il monte Everest.

Secondo Reddy, "Ci sono stati diversi impatti significativi che avrebbero potuto distruggere Vesta. Non sappiamo se la sua struttura generale ha qualcosa a che fare con il modo in cui è riuscito a proteggersi e rimanere intatto ancora oggi. Non siamo nemmeno sicuri se questo ha qualcosa a che fare con la sua posizione. Abbiamo una famiglia di oggetti (meteoriti) che sono in realtà dei pezzi di Vesta ... sappiamo che alcune sue parti sono state rimosse. La domanda è: perché è ancora intatto? Non lo so".

Dopo aver osservato Vesta per un anno, la sonda Dawn ora si sta dirigendo verso l'oggetto più grande della regione, il pianeta nano chiamato Cerere, dove arriverà nel 2015.

la Nasa sta registrando un anomala attività geotermica nel sottosuolo di Yellowstone!

19 Dicembre 2011- Wyoming - Yellowstone National Park  La NASA, e i satelliti Landsat stanno monitorando un anomala attività geotermica nel sottosuolo di Yellowstone,un calore profondo che proviene da 4000 miglia dal cuore della terra.Ci sono aree in cui questi livelli di energia stanno diventando irregolari.L'Old Faithful potrebbe essere nei guai(un geyser).


Il programma Landsat è gestito congiuntamente dalla NASA e dal US Geological Survey, dal 1972.Entrò a far parte del nuovo piano di monitoraggio del Parco Nazionale di Yellowstone nel 2005.Oltre al telerilevamento Landsat, effettua la ricognizione aerea al fine di "osservare i cambiamenti geotermici in tutta l'area di Yellowstone in modo sistematico e scientifico."
(NASA) Fino a poco tempo fa, il calore proveniente dalla camera magmatica sotterranea di  Yellowstone è sempre stato il carburante per Old Faithful, sorgenti termali, i geyser, le macchie di fango, terrazze e vasi di fango.
Ma la NASA sta segnalando che le immagini Landsat hanno raccolto alcuni sviluppi inattesi al di fuori dei confini del parco.
"Se lo sviluppo geotermico al di fuori del parco ha inizio, abbiamo bisogno di sapere quello che succede all'Old Faithful se smettesse improvvisamente di emettere acqua calda", dice Rick Lawrence del Montana State University.
Il satellite Landsat permette agli scienziati di riconoscere grandi cambiamenti che si verificano nella zona geotermica, come Yellowstone.Tuttavia, nessuno sa cosa sta succedendo.
Un rapporto ha anche notato l'attività geologica del parco, il terreno nei pressi della stazione di registrazione Lago Bianco si è gonfiato di 25 centimetri. - Più di 10 pollici - a partire dal 2004, mentre oltre 3.200 terremoti hanno scosso il parco nel 2010 - la più grande concentrazione di scosse registrate dal 1985.
Sapere che cosa significa tutto cio',resta per il momento ancora un mistero.Nell'arco di quattro mesi del 2010,Yellowstone ha subito uno sciame di 2.500 terremoti - "più terremoti della norma di qualsiasi periodo di tempo." Il tremore è variato fino a magnitudine 3,8, che è stato registrato il 20 gennaio."Questo ci fa pensare che Yellowstone stia diventando poco alla volta sempre più attivo".

Le scie chimiche: che cosa sono?


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Contrails, chemtrails, controllo climatico. Tre parole per sintetizzare una domanda, alla quale, forse, nessuno darà mai una risposta. Tre parole intrecciate in un dibattito che prosegue da decenni, coinvolgendo la comunità internazionale. Riportato nelle aule del Congresso americano, trascritto in lettere destinate al Quirinale, convocato da chi, per amor di patria, è convinto che vi sia qualcuno capace di costruire la realtà, senza citar menzogne. E' nel silenzio delle autorità ufficiali, infatti, che spesso si cela la voglia di giustizia. Quando l'irlandese George Bernard Shaw scriveva che "tutte le grandi verità cominciano come bestemmie" non voleva offendere la Bibbia, ma ricordare che spesso l'umiltà ha la forza dell'indifferenza pubblica, in cui si perde qualsiasi dilemma. Perché parlare di scie chimiche - dicono - significa credere negli Ufo, essere un convinto dietrologista affamato di Voyager e Misteri. O, più semplicemente, essere pazzi.
L'A-B-C. Osservando il cielo e vedendo una scia bianca si pensa subito ad una normale scia che segna il passaggio di un aereo di linea. Le forme sono varie, tanto che è possibile suddividerle per tipologia: lunghe, corte, che si espandono, che non si espandono, a "trattini", a "fusillo", a "filamenti", poco persistenti, molto persistenti. Il rapido cambiamento delle condizioni atmosferiche fa si che una scia si dissolva in pochi minuti seguendo le leggi della Fisica. Spesso, però, diverse scie permangono nel cielo,dilatandosi ed espandendosi a dismisura. La prima domanda è: com'è possibile che una scia di condensazione possa mantenersi tanto a lungo (perfino giorni) nell'atmosfera senza tornare allo stato liquido e disperdersi nell'aria? A porsela è chi è convinto che non si tratti di semplici scie di condensazione, in inglese "contrails" (abbreviazione di "condensation trail"), ma di scie chimiche, "chemtrails" (da "chemical trails"), irrorate da velivoli speciali con un obiettivo ben preciso, legato presumibilmente a scopi militari e capitalistici.
Temperatura, umidità, quota. Step by Step, è la Nasa, prima di tutti e indirettamente, a valorizzare i dubbi sul fenomeno e sul fatto che non si tratti di normali scie di condensazione. In un vecchio documento pubblicato dall'agenzia spaziale americana si legge infatti che "le scie di condensazione si dissipano mediamente in una cinquantina di secondi, o al massimo qualche minuto". Formate dal vapore acqueo e gas di scarico immessi nell’atmosfera fredda dai motori caldi degli aerei, si registrano infatti solo in specifiche condizioni atmosferiche: temperatura inferiore a -40 °C, umidità relativa non inferiore al 70%, quota di almeno 8000 metri. "Una scia di condensazione - continua la Nasa - consiste fondamentalmente di vapore acqueo (immesso nell’atmosfera dagli scarichi caldi di un motore) in quantità sufficiente a saturare, una volta a contatto con l’aria fredda d’alta quota, e condensarsi momentaneamente in cristalli di ghiaccio o goccioline d’acqua. Di norma le scie di condensazione si formano soltanto dagli 8.000 metri in su, con temperature inferiori ai -40 °C ed umidità relative non inferiori al 70%". Ma allora di cosa si tratta? Qual è la natura di queste ragnatele bianche in cielo che nel corso degli anni sono aumentate a dismisura?

Scie chimiche e metalli pesanti

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Chi parla di scie chimiche lo fa con preoccupazione, denunciando che possano contenere sostanze nocive all'uomo. Ricercatori, scienziati e singoli cittadini hanno effettuato delle analisi chimiche del terreno, polveri e acqua nelle zone sottostanti spazi aerei irrorati con le scie. Le analisi più accreditate a livello mondiale accertano la presenza e l’alta concentrazione di sostanze chimiche quali sali di bario, ossido di alluminio, calcio, potassio, magnesio, torio, quarzo. Le prime analisi, in ordine di tempo, sono state effettuate nel 1998 in Canada, quando gli abitanti di Espanola cominciarono ad accusare problemi di salute come letargia, forti dolori alle giunture, perdita di memoria a breve termine, disturbi alle vie respiratorie, sintomi da depressione o simili a quelli influenzali. Dalle analisi chimiche di campioni di acqua e neve risultò una quantità di particolato di alluminio 20 volte superiore al limite indicato per l’acqua potabile. In seguito ad analisi effettuate ad Edmonton, risultò che la conduttività del campione di terra analizzato era 7 volte superiore alla norma e questo a causa della percentuale altissima di bario e alluminio. Fra le sostanze rinvenute in diverse zone saturate dalle scie, si riscontrano oltre ad alluminio e bario anche titanio, bromuro e batteri che normalmente vivono negli alti strati dell'atmosfera e che inglobati da questi aerosol chimici sono trasportati a terra, con inimmaginabili conseguenze sulla salute dell'uomo.

Controllo climatico


Ma perchè i governi nazionali dovrebbero irrorare scie chimiche nei cieli?A quale scopo? Le ipotesi, in tal senso, sono due, e correlate. Si tratta - va sottolineato - di mere ipotesi considerando che, ad oggi, non vi è stato aclun riconoscimento del fenomeno da parte delle autorità ufficiali, secondo cui si trattaerebbe di regolari scie di condensazione. In primis, i "credenti", o "complottisti" nella versione dei debunkers, trovano un legame tra le scie chimiche e il controllo del clima terrestre a fini economici e capitalistici. Il ragionamento segue un filo logico: "Se ci stessero facendo del bene - dicono - ce lo direbbero. Se invece declinano il dibattito sulla natura delle scie vuol dire che dobbiamo preoccuparci". D'altronde, nell'eventualità si trattasse davvero di scie chimiche, è da considerare che per rilasciarle ad alte quote andrebbero impiegati dei velivoli speciali, con un susseguente e costoso investimento di mezzi e di risorse. Quale governo nazionale spenderebbe tanto senza avere un tornaconto? Ecco perché - pensano in molti - irrorare scie chimiche ha un costo, ma deve avere anche un guadagno. E certamente superiore alla spesa.
Il fenomeno sostanzialmente viene associato alla tecnica già nota di cloud seeding (inseminazione delle nubi), che consiste nello spargere ioduro d'argento nelle nuvole per stimolare le precipitazioni piovose. Il controllo climatico, infatti, seppur lontano dal pubblico dominio, è cosa nota nelle aule internazionali di ricerca. In pratica, ogni volta che c'è una nuvola in cielo con determinate caratteristiche (umidità, temperatura, quota), un aereo bimotore attrezzato con un semplicissimo diffusore si alza, raggiunge la base della nuvola e inizia la semina. Miliardi di granelli di "polvere" vengono catturati dai moti convettivi dell'aria che li portano in alto, nel mezzo della nuvola. Dove la costringono a cedere una quantità maggiore di acqua rispetto a quella che avrebbe ceduto in condizioni naturali. Ovviamente, è possibile anche operare al contrario, evitando che una data area venga investita da forti precipitazioni.
Ma perché uno Stato, una lobby o qualsiasi altro ente internazionale sentirebbe mai il bisogno di controllare il clima? di cambiarlo a proprio piacimento a quale scopo? Perché dovrebbe spedire velivoli speciali per irrorare il cielo di scie chimiche e simulare una sorta di inseminazione artificiale delle nubi? A questo perchè, naturalmente,nessuno sa dare una risposta. Ma chi due conti se li è fatti, mettendoci in mezzo la Fisica, la Chimica, le denunce della città canadese di Espanola ed un'ampissima documentazione, avanza delle ipotesi generiche per sommatoria degli eventi. In che modo, ad esempio, le alluvioni in Thailandia potrebbero riempire le tasche dei governi occidentali? Chi parteciperebbe alla ricostruzione infrastrutturale e sociale di una capitale come Bangkok? Solo ipotesi, lanciate con azzardo e, al contempo, meticolosità intellettiva. Perché coloro che vengono chiamati mistificatori, in realtà, sono spesso semplici persone umane con una domanda, ma senza una risposta. E documentano la propria "sfrontatezza" con certificati validi e ufficiali, redatti nel corso dell'ultimo secolo di storia.
Le prime sperimentazioni di modificazione climatica, infatti, risalgono al 1946 ottenendo dei risultati soddisfacenti per l'epoca. Da allora la ricerca in questo campo non si è mai arrestata ed è stata senza dubbio favorita dal notevole sviluppo tecnologico. Insomma, modificare il clima è possibile: già dalla metà del secolo scorso sono in atto progetti che utilizzano aerei appositamente modificati per spargere nell'aria sostanze chimiche quali anidride carbonica (ghiaccio secco), ioduro d'argento e azoto liquido Sia in Italia che all'estero sono state effettuate analisi chimiche che hanno rilevato concentrazioni elevate di bario ed alluminio, sia in campioni di vegetazione che in tessuti organici umani. C'è il forte sospetto, dunque, che queste sostanze provengano dalle scie chimiche e che queste ultime siano utilizzate per operazioni di modifica climatica.
Prove e testimonianze
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Molti brevetti pubblicati da fonti qualificate confermano queste tesi. Il progetto "Stratospheric Welsbach seeding for reduction of global warming" descrive come riflettere i raggi solari tramite aerosol(composti da ossido di alluminio e ossido di torio) irrorati in atmosfera; il "Policy Implications of Greenhouse Warming: Mitigation, Adaptation, and the Science Base" propone tecniche di irrorazione di polveri nella bassa stratosfera tramite appositi aerei per riflettere la luce solare. La relazione di Crutzen "Albedo Enhancement by Stratospheric Sulfur Injections: A Contribution to Resolve A Policy Dilemma?" suggerisce di immettere nell'atmosfera un composto a base di zolfo, irrorarto da aeroplani o razzi sparati da terra.
Perfino nel 1890 il Congresso degli Stati Uniti già finanziava un esperimento per provocare la pioggia. Il 13 novembre 1946 il gruppo Schaefer vola con un aereo nel cielo di Pittsfield, in Massachusetts, spargendo un chilo e mezzo di ghiaccio secco tritato finemente all'interno di uno strato nuvoloso sopraffuso. Nel giro di pochi minuti le goccioline sottoraffeddate si condensano e si trasformano in fiocchi di neve. Il 18 maggio 1977 l'ONU vieta qualsiasi tipo di azione bellica climatologica. Viene stipulata a Ginevra la convenzione ENMOD (ENviromneental MODification), "Convenzione multilaterale sulla proibizione dell'uso di armi ambientali e di tecnologie di modificazione ambientale per scopi militari, bellici o qualsiasi altro scopo ostile". Nel 1992 inizia la prima fase della costruzione di HAARP.
Nel '95 per la ricorrenza del cinquantesimo anniversario della vittoria della Seconda guerra mondiale, il sindaco di Mosca, Yuri Luzhkhov, fa ricorso per la prima volta all'inseminazione delle nubi al fine di evitare la pioggia durante i festeggiamenti. Nel 1996, in Canada e in USA si verificano i primi avvistamenti di "scie anomale"Oggi, secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, 26 governi hanno condotto esperimenti di alterazione del clima nel 2000. Negli anni 2003-2004, 16 governi hanno ammesso di aver compiuto questo tipo di attività. Gli scopi bellici non vengono mai scartati, ma i governi dichiarano altri obiettivi. Tra queste nazioni, con Cina, Russia, Israele e Stati Uniti, è presente anche l'Italia.
La prima volta che il termine "chemtrails" è apparso su un documento ufficiale, infine, è stato nel 2001, nel programma di disarmo presentato al senato americano col nome di Space Preservation Act 2001. Le chemtrails vengono nominate nella sezione riguardante le "armi esotiche" ma questo documento non viene approvato. L'anno successivo viene approvato lo Space Preservaction Act 2002: il capitolo riguardante le "exotic weapons", e quindi la voce sulle chemtrails, non compare.
Progetto H.a.a.r.p e scopi militari
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Il controllo climatico non è dunque solo possibile, ma è già stato sperimentato. La connessione ad eventuali risvolti economico-capitalistici non esclude, d'altronde - e a suggerirlo sono ancora i "cospiratori" senza una risposta - che possa essere usato come un'arma militare e "i precedenti - dicono - non mancano di certo". In tal senso viene tirato in ballo il programma di ricerca Haarp (High-frequency Active Auroral Research Project), del Dipartimento della Difesa Statunitense, nato per studiare le proprietà della ionosfera e le avanzate tecnologie nelle comunicazioni radio applicabili nel campo della difesa, e considerato il nucleo del piano "Guerre Stellari" avviato sotto le amministrazioni Regan–Bush negli anni '80.
Con sede a Gakona, Alaska, Haarp è un ammasso di metallo e antenne costituito fondamentalmente da 180 piloni di alluminio alti 22 metri. Ufficialmente lo scopo del centro di ricerche è studiare le proprietà di risonanza della Terra e dell'atmosfera ma, come si legge sul sito ufficiale,"Haarp può essere anche utilizzato per provocare un cambiamento nella temperatura della ionosfera minimo e localizzato". Ma cosa significa modificare il clima per scopi militari? Ai molti sembra un'idea particolarmente fantasiosa. L'equazione dettata a favore dell'ipotesi è che gli Stati si possano servire di aerei militari "pronti a diffondere nel cielo differenti composti di bario ed alluminio, che se sparsi in grandi quantità e in modo sistematico nell’atmosfera, sono in grado di facilitare le trasmissioni elettromagnetiche di Haarp ottenendo grandi vantaggi sia per quanto riguarda le comunicazioni sia per quanto riguarda il controllo climatico". Il virgolettato, che ben sintetizza il focus del dibattito, è stato estrapolato da un articolo datato 2006 della Pravda Italia. E al riguardo lascia di stucco la notizia di un programma di sperimentazioni lanciato dall’Air Force americana nel 1996, durante l’amministrazione Clinton, dal titolo "Il clima come forza moltiplicatrice: possedere il clima entro il 2025". "Nel 2025 - si legge - "le forze aerospaziali USA potranno avere il controllo del clima se avranno capitalizzato le nuove tecnologie sviluppandole nella chiave delleapplicazioni di guerra. [...] Dal miglioramento delle operazioni degli alleati e dall'annullamento di quelle del nemico tramite scenari climatici "su misura", alla completa dominazione globale delle comunicazioni e dello spazio, la modificazione climatica offre a chi combatte una guerra un'ampia gamma di possibili modi per sconfiggere o sottomettere l'avversario".
Non appare dunque poi così buffa l’idea che l'aviazione americana sia in grado di manipolare il clima, sia a scopo sperimentale, sia a scopi militari, segreti e non. Il 3 luglio 1972, il giornalista Seymour Hers (futro premio Pulitzer) pubblica sulla prima pagina del New York Times un articolo nel quale denuncia operazioni segrete durante la guerra del Vietnam. Tali operazioni, condotte da CIA e Casa Bianca, consistevano nell’irrorazione di sostanze chimiche sulle nubi del Vietnam, della Cambogia e del Laos. L'operazione Popeye (conosciuta anche come Operation Intermediary e Operation Compatriot) fu molto vasta, operando dal 20 marzo 1967 al 5 luglio 1972. L'obiettivo era estendere la stagione dei monsoni sul Vietnam del Nord e sugli itinerari di rifornimento dei Vietcong impedendo l'uso di strade e sentieri. In un pianeta destinato all'implosione, scoccato l'Earth Overshoot Day e sull'orlo del default ecologico (una minaccia di bancarotta ambientale concreta che costerebbe più del tracollo economico mondiale d'oggi) le condizioni atmosferiche influiscono sempre più pesantemente sullo stato di un Paese e, presumibilmente, sull’esito di un conflitto bellico. A conti fatti ce lo insegna già la storia. Vietnam a parte, nel 1812 l’esercito di Napoleone veniva decimato a causa del “generale inverno” e poi sconfitto a Waterloo. L'8 settembre 1942 le truppe tedesche isolavano la città di Leningrado: l'Armata della Wehrmacht con l'aiuto delle truppe finlandesi provenienti da nord accerchiava la città, ma Hitler ordinava solamente alcuni bombardamenti aerei. La sua intenzione era quella di far crollare la popolazione russa sotto i morsi di fame e freddo. Nel giugno del 1944, la decisione sulla data cruciale nella quale effettuare lo sbarco in Normandia veniva presa in base alle previsioni meteo.
Nel 1976 l’Enciclopedia Militare Sovietica espone il rischio che gli Stati Uniti, per via elettromagnetica o per via astronautica, possano modificare il clima dell’Eurasia lacerando lo strato di ozono sopra l’URSS. L’Unione Sovietica si accorda poi con gli USA affinché sia proibito l’uso dei cambiamenti climatici ambientali. Il 5 febbraio 1998 la sottocommissione "Sicurezza e disarmo" del Parlamento europeo chiede che "un organismo indipendente" valuti "l’impatto sull’ambiente e l’ecologia dello Haarp". Gli USA non partecipano e non inviano alcun loro delegato. La risposta è stata: la commissione non è competente a porre il problema. Segreto militare.
Brevetti e interrogazioni
Esistono centinaia di brevetti, depositati presso l'ufficio brevetti degli Stati Uniti, riguardanti la manipolazione climatica. Alcuni di essi sono rintracciabili direttamente dal sito ufficiale US Patent, oppure su freepatentoline.com. E' inoltre possibile ricercarli utilizzando Google Patents e inserendo direttamente il numero del brevetto, oppure digitando ad esempio le parole "weather modification", "weather control", "Haarp", "cloud seeding", e così via.
I documenti raccolti riguardano principalmente la manipolazione della ionosfera, delle nubi, l'effetto delle onde elettromagnetiche a determinate frequenze e i campi di utilizzo di particolari aerosol. Due esempi, su migliaia: brevetto numero 1225521, "May 8, 1917 - Protection From Poisonous Gas in Warfare Referenced in 4704942 - Charged aerosol. Si tratta di un metodo di difesa che, contro una nube di aerosol tossico, utilizza un aerosol difensivo caricato che viene spruzzato nella nube. L'aerosol difensivo è composto da un agente che può essere chimicamente o biologicamente attivo. Secondo esempio: brevetto numero 1302332, "April 29, 1919 -Toy Machine Gun - F.V. Du Pont Referenced in 4141274", ideato per un generatore di fumo sviluppato su dispositivi odierni che generano particelle e aerosol. Chemtrails o no, restano migliaia i cittadini preoccupati per quelle strane scie presenti costantemente in cielo. A pesare il silenzio delle fonti istituzionali e competenti, tanto che, ad oggi, vi sono state interrogazioni parlamentari sia in Italia sia all'estero, senza alcun risultato.
Il 14 gennaio 1999, Risoluzione del Parlamento Europeo contro il progetto USA HAARP; il 17 ottobre 2006, Interrogazione tedesca al Parlamento Europeo; il 5 febbraio 2007, Interrogazione parlamentare in Grecia; il 10 maggio 2007, Interrogazione olandese ancora al Parlamento Europeo. In Italia, tra le molte, nel 2003 ci ha pensato dapprima l'onorevole Italo Sandi, al tempo deputato Ds, poi passato all'Udc, e succcessivamente Piero Ruzzante. Il 3 febbraio 2005, un'interrogazione sulle scie chimiche è stata forumalata anche da parte del Deputato dei Comunisti Italiani, Severino Galante. E una anno più tardi a Montecitorio i Consiglieri regionali di Rifondazione comunista Davoli, Uras e Pisu Interrogano la Regione Sardegna. Il 13 giugno 2006 ancora i Ds con il senatore Nieddu. E nel 2007, tra le file centriste, l'onorevole Ciccanti.
Il dibattito in Italia
"Sì, sono scie chimiche rilasciate da aerei militari sui quali noi non abbiamo alcun controllo". Un funzionario dell'aeroporto di Bologna coperto da anonimato conferma, durante una conversazione telefonica con un cittadino preoccupato dalle scie, l'enità del fenomeno.
Il video, facilmente rintracciabile su Youtube, è stato caricato il 21 gennaio 2010 dal sito web "tanker-enemy.com", finestra nazionale del dibattito in Italia sulle chemtrails. Tra i più attivi sostenitori della teoria nel Belpaese:Rosario Marcianò (diplomato geometra e "ricercatore indipendente"), il fratello Antonio Marcianò (laureato in lettere e docente di latino in un liceo scientifico), Corrado Penna (laureato in fisica, autore di "La scienza marcia", in cui denuncia presunte falsità di quella che definisce "cultura ufficiale": la non infettività dell'AIDS, il complotto psichiatrico e altre tematiche di ambiente cospirazionista) e Giorgio Pattera (biologo e giornalista, attivo nel campo della ricerca ufologica).
La posizione dei sostenitori italiani non diverge dagli approcci internazionali: le scie di condensazione si formerebbero solo a temperature inferiori a −40°, a 8000 metri di quota e con umidità relativa del 70%, quindi si tratta di scie chimiche. Lo Space Preservation Act la dimostrazione dell'esistenza del fenomeno. L'Haarp sarebbe un strumento di attuazione del piano e ad essere irrorato nei nostri cieli sarebbe un presunto miscuglio di bario, alluminio, silicio e altre sostanze, con lo scopo di creare una sorta di "sandwich" elettroconduttivo non meglio precisato volto al controllo climatico per fini bellici e capitalistici. Una dura accusa è rivolta anche ai servizi segreti, al Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) e ai numerosissimi debunkers, tra i quali spicca Paolo Attivissimo, rei di voler screditare il lavoro dei ricercatori riguardo l'entità e la natura delle scie chimiche con presunte minacce e azioni di sabotaggio.
Sempre in Italia, un approccio chiaro e profondamente giornalistico viene offerto dalla trasmissione radiofonica Ouverture, dell'emittente radio Ies, condotta dal noto giornalista David Gramiccioli, da sempre impegnato insieme ai suoi collaboratori sul fronte delle scie chimiche e sui diversi temi sociali spesso abbandonati dai media nazionali. Di nota anche ilgruppo Facebook aperto da Ivana Mannino, illustre cittadina e sostenitrice del fenomeno attiva nella diffusione di notizie circa le scie chimiche nei circuiti di social network. E sintomatica fu la risposta della Presidenza della Repubblica Italiana ad una lattera di un'altra attenta cittadina, Luigina Marchese, che chiedeva spiegazione proprio in merito al costante aumento delle scie chimiche sopra la sua testa.
Il Quirinale replicò con un formale "Non è di nostra competenza", girando il compito alla Difesa. Per la prima volta una piccola risposta, dopo decenni di silenzio, giunta un po' per caso o per scarsa intraprendenza del Capo dello Stato.
Potremmo, forse, ricominciare da qui, e chiederci di nuovo: cosa sono queste scie bianche che affollano i nostri cieli?
A.R.
Fonte: http://www.greenme.it
http://olivieromannucci.blogspot.com/2011/12/scie-chimiche-la-guida.html

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Scienziati trovano geni extraterrestri nel DNA umano?

Un gruppo di ricercatori che lavorano al Progetto Genoma Umano, capitanati dal Prof. Chang, hanno comunicato una sorprendente scoperta scientifica: credono che le cosìddette sequenze non codificanti del DNA umano, ovvero quello che si pensava essere Junk (spazzatura), non sono altro che il codice genetico di forme di vita extraterrestri. In pratica gli ET sarebbero nostri parenti stretti…

PROGRAMMATORI EXTRATERRESTRI
Le sequenze non codificanti sono comuni a tutti gli organismi viventi sulla Terra, dalle spore (muffe) fino ai pesci, come per l’uomo, nel DNA umano esse costituiscono gran parte del genoma totale, come asserisce il Prof. Sam Chang, il capo del Team di scienziati. Sequenze non codificanti, originariamente conosciute come “DNA spazzatura”, sono stati scoperte anni fa, e la loro funzione è rimasto un mistero. La stragrande maggioranza del DNA umano è di un altro Mondo. Gli apparenti “geni spazzatura extraterrestre” possono solo godersi il viaggio. Dopo un’analisi approfondita con l’aiuto di altri scienziati, programmatori informatici, matematici e altri ricercatori, il professor Chang aveva chiesto se l’apparente “DNA spazzatura” è stato creato da una sorta di “programmatore extraterrestre”.

Una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi.

I pezzi alieni all’interno del DNA umano – osserva il professor Chang – hanno delle proprie vene, arterie e proprio sistema immunitario che resiste con forza tutti i nostri farmaci anti-cancro”. Il professor Chang stabilisce inoltre che “la nostra ipotesi è che una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi. La Terra è solo uno di loro. Forse, dopo la programmazione, i nostri creatori ci crescono allo stesso modo si cresce batteri in piastre di Petri ,non possiamo conoscere le loro motivazioni. Se si trattava di un esperimento scientifico, o un modo di preparare nuovi pianeti per la colonizzazione, o si tratta di affari da tempo in corso di seminare la vita nell’universo “.

Il Professor Chang indica inoltre che “se pensiamo in termini umani, questi programmatori extraterrestri, stavano molto probabilmente lavorando su un super codice composto da diversi progetti, e questi progetti avrebbero dovuto produrre varie forme di vita per altri pianeti.

Sono state anche cercate diverse soluzioni. Questo Super Codice o Grande Codice, una volta eseguito, non possiede una funzione, ma modificandone le parti e aggiungendone di nuove, una volta eseguito ancora, si possono ottenere dei miglioramenti, via via che ogni volta se ne aggiugono delle parti.

Il team del professor Chang concludono inoltre che, agli “apparenti programmatori extraterrestri” potrebbero aver avuto l’ordine di tagliare tutti i loro piani idealistici per il futuro, quando si sono concentrati sul” Progetto Terra ” per rispettare una ipotetica scadenza.Coordinatori del progetto Genoma Umano.Molto probabilmente, in modo frettoloso, gli ET programmatori, possono aver dovuto ridurre drasticamente “il super codice” e consegnato un programma di base, già preimpostato, destinato alla Terra “. Il professor Chang è solo uno dei molti scienziati e ricercatori che hanno scoperto altre origini extraterrestri all’umanità. Chang e i suoi colleghi, mostrano che le lacune della “programmazione extraterrestre nel sequenziamento del DNA precipitato o gettato in fretta sulla Terra, allo scopo di creare la vita umana sulla Terra, ha presentato una Umanità con una crescita senza logica nella massa di cellule che conosciamo come il cancro”. Chang (nella foto a destra) indica inoltre che “quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice grande e il codice di base. Il dr. Chang afferma poi che “il programma completo del DNA” non era scritto in modo positivo sulla Terra. E’ ormai un dato di fatto già verificato nelle ricerche passate e che i geni da soli non sono sufficienti a spiegare l’evoluzione; ci deve essere qualcosa di più in gioco…

“Prima o poi – dice Chang – dobbiamo fare i conti con l’idea incredibile che ogni vita sulla Terra porta con se un pezzo genetico di un parente o cugino extraterrestre e che l’evoluzione non è quello che pensiamo che sia”.

Scoperti batteri "marziani" sui monti del Nord-America.

Vivono in condizioni estreme simili a quelle di Marte
Batteri 'marziani', capaci di vivere in condizioni estreme e molto simili a quelle presenti nel sottosuolo del Pianeta Rosso, sono stati identificati in un condotto lavico della Catena delle Cascate, un sistema montuoso del Nord America caratterizzato da imponenti vulcani.


La scoperta, firmata dai ricercatori della Oregon State University e finanziata anche dalla Nasa, e' pubblicata sulla rivista Astrobiology. "Questi microbi appartengono a uno dei generi di batteri piu' comuni sulla Terra", afferma la ricercatrice Amy Smith.

"Cio' che li rende unici e' la capacita' di crescere in condizioni molto simili a quelle presenti su Marte".

I batteri sono stati scoperti in un condotto lavico vicino al cratere di Newberry, in Oregon, a 1.500 metri di altitudine, dove vivono nel ghiaccio a temperature molto basse e con pochissimo ossigeno a disposizione.

Qui riescono a crescere senza nutrirsi di sostanze organiche, ma assorbendo energia dall'ossidazione del ferro contenuto nell'olivina, un minerale di origine vulcanica presente sia sulla Terra che su Marte. All'interno del condotto lavico sono state rinvenute anche alcune rocce che presentano tracce molto particolari, create probabilmente dagli stessi microrganismi. I ricercatori sostengono che siano molto simili a quelle rinvenute su un meteorite proveniente da Marte.

"Le condizioni presenti nel condotto lavico non sono cosi' estreme come quelle marziane - spiega il ricercatore Martin Fisk - ma il nostro studio dimostra che questi batteri possono sopravvivere in condizioni molto simili. Sappiamo che l'olivina e' presente su Marte, e ora sappiamo anche che l'olivina puo' supportare la vita dei batteri". "Nel passato, quando su Marte la pressione atmosferica e la temperatura erano piu' alte, avrebbero potuto fiorire degli ecosistemi basati su questo tipo di batteri", aggiunge il collega Radu Popa. "I segni lasciati dai batteri sui minerali possono quindi diventare un utile strumento per capire se c'e' stata vita su Marte".

FONTE ANSA


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Un’altra sonda spaziale in rotta di collisione con la Terra. Sarà la sonda russa Phobos-Grunt

di Renato Sansone

Ci risiamo, una nuova minaccia incombe dallo spazio. Dopo essere rimasta in un’orbita errata per più di un mese, la sonda russa Phobos Grunt cadrà in modo incontrollato verso la Terra. Gli esperti prevedono che il giorno del rientro possa essere il 9 Gennaio 2012, ma allo stato attuale, la previsione include un’incertezza di più o meno 5 giorni e mezzo. Alcuni analisti stanno persino suggerendo che la navicella possa piombarci addosso tra l’1 ed il 2 Gennaio, facendo cominciare il 2012 con il botto. Nel frattempo, c’è chi anche in queste circostanze prende la vicenda come qualcosa di positivo e costruttivo: sono gli scienziati della NASA, che valutano l’evento come un possibile modo per affinare gli strumenti informatici al fine di calcolare con maggior precisione il rientro di questi detriti ormai sempre più numerosi. Ed intanto, noi poveri terrestri, siamo costretti a subire il terzo oggetto in rientro nella nostra atmosfera in pochi mesi, dopo il satellite UARS della NASA del 24 Settembre scorso e il satellite tedesco ROSAT dello scorso 23 Ottobre. La navicella spaziale Phobos-Grunt pesa quasi 14 tonnellate, essendo ancora piena di diverse tonnellate di propellente (un pesante carico di idrazina tossica e tetrossido d’azoto). Tutto questo carburante avrebbe dovuto portare la sonda verso Marte, ma è rimasto inutilizzato dopo un guasto ai motori. La sonda era stata progettata per atterrare su Phobos, una delle due lune del pianeta rosso. L’ambiziosa missione prevedeva di rilevare campioni di roccia e riportarli sulla Terra nel 2014.

La missione però, dopo il lancio dello scorso 8 Novembre dal Cosmodromo di Baikonur, è fallita, mobilitando successivamente la NASA e l’ESA nella speranza di aiutare l’agenzia spaziale russa a riprendere contatto con le strumentazioni di bordo. I controllori di volo però, nonostante qualche segnale positivo, non sono riusciti a salvare l’intea missione, che quindi, terminerà con la ricaduta sulla Terra nel prossimo mese di Gennaio. In una lettera aperta dell’8 dicembre Lev Zelenyi, direttore dello Space Research Institute di Mosca e presidente dell’Accademia Russa delle Scienze e dell’Esplorazione del sistema solare, ha dichiarato: “Gli specialisti dell’Associazione Lavochkin continueranno i loro tentativi di stabilire la connessione con il veicolo spaziale e inviare comandi fino alla fine della sua esistenza. Stiamo lavorando comunque sulla questione del rientro e la probabilità di dove e quali frammenti possano colpire la terra“. Il carburante dovrebbe “bruciare” in atmosfera durante il processo di rientro, ma secondo le osservazioni di Viktor Khartov, capo progettista della NPO Lavochkin, la società aerospaziale russa che ha progettato e prodotto Phobos-Grunt, i componenti della navicella sarebbero destinati a raggiungere la superficie terrestre. Il naso a forma di cono è stato progettato per il trasporto di campioni di Phobos sino alla Terra, e fu costruito per effettuare un atterraggio in un sito di recupero, senza paracadute. Dopo la caduta del satellite tedesco ROSAT, qualcosa però si è appreso realmente. Johann-Dietrich Wörner, presidente del consiglio esecutivo del Centro aerospaziale tedesco, che ha sede a Bonn, ha incoraggiato la teoria che le più grandi parti potrebbero sopravvivere al rientro, e potrebbero rappresentare un rischio per persone e oggetti a terra. Wörner ha fornito una serie di indicazioni e consigli in merito alla sua esperienza avuta con il satellite precedente:

La responsabilità di un progetto deve comprendere l’intero ciclo di vita e prendere in considerazione ogni eventualità.
La collaborazione nazionale ed internazionale, a prescindere dal fatto personale o istituzionale, ha ormai raggiunto un livello che è segnato come molto accattivante, un atteggiamento positivo e di fiducia reciproca, che deve essere utilizzato di conseguenza.
La comunicazione riguardante i progetti devono essere il più trasparente possibile, ma sempre affidabile e corretta sotto ogni aspetto. A questo proposito, successi e rischi potenziali devono essere comunicati allo stesso modo.

Sembra improbabile quindi che Phobos-Grunt in qualche modo possa essere salvata, ma qual è il rischio per la popolazione mondiale? Dobbiamo ripeterci, ma la probabilità che cada sulla testa di qualcuno di noi è comunque remota. Gli oceani, i deserti, le vaste distese incontaminate, i boschi, le steppe, sono le principali indiziate per ricevere un impatto. “La gente non dovrebbe farsi prendere dal panico. I detriti spaziali rientrano in ogni momento, compresi i vari stadi dei razzi abbastanza grandi,” ha detto Michael Listner, un avvocato di diritto spaziale con sede nel New Hampshire. “Tuttavia, il pubblico non dovrebbe essere completamente sprezzante della minaccia dei detriti spaziali“, aggiunge. Un pò come dire che non bisogna poi troppo sottovalutarli. Listner fa notare come ROSAT sia caduto poco prima del continente asiatico, atterrando nella Baia del Bengala. Egli ha anche ricordato l’incidente nel 1978 che coinvolse l’ex Unione Sovietica con il satellite militare sovietico da sorveglianza oceanica Cosmos 954, precipitato nel bel mezzo del Canada. «Se quella navicella spaziale avesse completato solo un paio di orbite in più, sarebbe potuta atterrare negli Stati Uniti continentali”, ha detto Listner. “C’era anche la probabilità di un incidente con lo Skylab della NASA, i quali detriti caddero sulla città australiana di Esperance. Una delle incertezze per la Phobos-Grunt è la mancanza di informazioni tecniche della navicella spaziale”, ha detto Listner.

“Se Roscosmos avesse fornito dati concreti circa la costruzione del veicolo spaziale, compresa la costruzione dei serbatoi di propellente, avrebbe potuto attenuare le preoccupazioni circa il pericolo che l’astronave stessa pone per la popolazione.” Con la sonda russa, precipiterà anche quella cinese Yinghuo-1, collegata alla prima. Anche questa probabilmente sopravviverà all’attrito con l’atmosfera terrestre. L’obbiettivo principale della Yinghuo-1 sarebbe dovuto essere lo studio dell’ambiente esterno di Marte. I ricercatori del centro spaziale avevano in mente di utilizzare le fotografie ed i dati per studiare il campo magnetico marziano e le interazioni tra la ionosfera, le particelle in fuga ed il vento solare. Ma anche di questa sonda si sa davvero poco.
Prepariamoci dunque a rivivere l’avventura provata con i satelliti UARS e con ROSAT. A quanto pare il problema dei detriti orbitali diverrà sempre più marcato, e siamo quasi destinati a doverci convivere. Per ognuno di questi eventi, le agenzie spaziali ci ricordano quanto sia basso il rischio di probabili impatti, e che eventuali incidenti possano accadere solo con una buona dose di sfortuna, cosa tra le altre sicuramente veritiera. Ma per quanto tempo saremo fortunati?

Prepariamoci ai fuochi d'artificio nella Via Lattea!

Una nube di gas punta dritta verso il buco nero che si trova al centro della nostra galassia. Cosa ci si può aspettare?

di Laura Berardi

Se è vero che al centro di ogni galassia c’è un buco nero, e che anche la nostra non fa eccezione, è anche vero che la sorgente Sagittarius A* – oggetto supermassivo nel bel mezzo della Via Lattea – non ha mai dato agli astrofisici particolari soddisfazioni.


Le emissioni di radiazione elettromagnetica dell’oggetto sono sempre state poche e di breve durata. Tuttavia, tutto questo potrebbe presto cambiare. Secondo uno studio pubblicato su Nature , infatti, una nube di materia si sta velocemente avvicinando al buco nero: l’interazione tra i due corpi celesti dovrebbe regalare agli scienziati uno spettacolo senza precedenti che potrebbe finalmente svelare molti dei segreti di questi misteriosi oggetti da cui nulla, nemmeno la luce, può scappare.

Gli strumenti del Max Planck Institute in Germania e dell’ università della California di Berkeley – da cui provengono i team che hanno condotto lo studio – sono puntati verso il buco nero della nostra galassia ormai da un decennio. Ma in tutto il periodo di osservazione le emissioni di Sagittarius A*, seppure rilevabili, sono state eccezionalmente basse, poco intense e dalla durata di qualche minuto o al massimo di poche ore ogni volta. “ Il nostro è un buco nero estremamente buio”, scrivono i fisici nello studio, con un velo di ironia. Una bassa quantità di emissioni è infatti qualcosa di strano per un buco nero molto grande, come quello che si trova al centro della nostra galassia.

Quando si avvicina all’ orizzonte degli eventi di uno di questi corpi celesti (ovvero al punto superato il quale qualsiasi particella è costretta dalla gravità a cadere verso il nucleo centrale) la materia si riscalda, emettendo grandi quantità di energia elettromagnetica. E gli astrofisici riconoscono la presenza di un oggetto supermassivo al centro di un sistema stellare, controllando proprio le emissioni di radiazione, a partire da quelle radio arrivando fino ai raggi gamma. Ed è questo che sono pronti ad osservare gli astrofisici nei prossimi anni, puntando i telescopi verso il centro della Via Lattea. I ricercatori tuttavia non sanno esattamente cosa aspettarsi. L’oggetto che si sta avvicinando al buco nero è grande quanto il Sistema solare ma la materia in esso contenuta ha una massa solo di circa tre volte quella della Terra; la temperatura media è piuttosto bassa (circa 550K, ovvero meno di 280°C), ma la luminosità è circa cinque volte quella del Sole. Un oggetto particolare, il cui comportamento gli scienziati non sanno prevedere.

A seconda delle forze gravitazionali che entreranno in gioco, dunque, gli astrofisici prevedono diversi scenari. La nube potrebbe rimanere compatta, seppur schiacciata lungo l’orbita che la porterà ad avvicinarsi al buco nero, e in questo caso potrebbe verificarsi un unico lampo di raggi X. Oppure, se le forze in gioco non sono abbastanza forti da tenere insieme tutta la materia, il gas potrebbe dividersi in nubi più piccole, in questo caso le emissioni sarebbero del tutto variabili, a seconda della grandezza dei “frammenti” di nube. Oppure, ancora, se le porzioni di nube si disporranno in un certo modo lungo il disco di accrescimento (l’anello di materia che si forma intorno alla sorgente del campo gravitazionale), potrebbe non succedere nulla per lungo tempo per poi verificarsi un enorme brillamento tra qualche anno, formando uno dei jet relativistici di cui si sa così poco.

In ogni caso, i ricercatori sono convinti di scoprire ben presto quale sia lo spettacolo reale che verrà registrato dai loro strumenti. “ La velocità intrinseca della nube è più che triplicata negli ultimi otto anni, e dal 2008 al 2011 abbiamo visto che sta aumentando ancora di più lungo la linea orbitale. Pian piano il gas sta cambiando forma: prima era sferico, ma ora si sta comprimendo sempre di più, schiacciandosi ed allungandosi”, spiegano nello studio. Come una specie di proiettile, insomma, che punta direttamente a Sagittarius A*. E che, secondo gli scienziati, raggiungerà il bersaglio entro la metà del 2013.

 


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