Crescente minaccia di flare solare diretto verso la terra!


5 Dicembre 2011 - Secondo le previsioni c'e una crescente minaccia che un flare solare possa essere diretto verso la terra per le prossime ore ,infatti un gruppo di macchie solari denominato sunspot AR1363 ha triplicato la sua estensione generando un campo magnetico di classe Delta in grado di sprigionare brillamenti di classe X .Tuttavia nonostante il suo crescente potenziale il sunspot AR1363 rimane ancora tranquillo e non sta producendo brillamenti solari piu' forti di classe C. Che sia la quiete prima della tempesta? Restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti!.
http://spaceweather.com/

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Gran Bretagna: le trivellazioni nel Mendip possono risvegliare un vulcano dormiente!

GRAN BRETAGNA - Esiste un pericolo se iniziano le trivellazioni a valle delle colline Mendip per l'estrazione del gas?




Nigel Taylor, speleologo, e attivista naturalista, esperto di esplosivi  ha condotto uno studio dei Colli Mendip e ha scoperto che c'è un serbatoio magmatico vulcanico che potrebbe trattenere un fiume di lava pronto ad esplodere se disturbato.
"Può sembrare ridicolo", ha detto Taylor, "ma non è più ridicolo trivellare in profondità nella crosta terrestre e di far scatenare esplosioni di gas intrappolato senza conoscere tutte le conseguenze possibili.



"Potremmo essere seduti su un vulcano." Mr. Taylor dice che Hill Lune Cava, che si trova nel cuore del Plateau Mendip vicino a Stoke San Michele, è un massiccio Siluriano vulcanico di roccia basaltica.
L'industria energetica dice che il processo è sicuro e una fonte essenziale di energia per il futuro.
L'attivistà tuttavia afferma di mantenere la mente aperta,che si potrebbe risvegliare un gigante creduto estinto da tempo,che manifesta ancora attività in profondità della crosta terrestre.
Fonte: expianetadidio.blogspot.com
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Lieve terremoto in Lombardia 3,1 richter vicino Brescia


Un terremoto di magnitudo(Ml) 3.1 è avvenuto alle ore 17:02:00 italiane del giorno 05/Dic/2011 (16:02:00 05/Dic/2011 - UTC).
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nel distretto sismico: Zona_Lago_di_Garda.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

L’avanzata e il ritiro dei ghiacci ai due poli può avvenire in perfetta sincronia!

Quando c’è una glaciazione, ciascun emisfero si comporta in modo specifico: se, per esempio, si forma una calotta in Antartide, non è detto che in Groenlandia succeda altrettanto. Che i cicli climatici a ricorrenza millenaria del Quaternario (gli ultimi 2.6 milioni di anni) siano completamente sfasati tra i due emisferi è un dato di fatto che per altro ha complicato notevolmente la vita ai paleoclimatologi.

Ma uno studio pubblicato su Science mostra però che a volte l’avanzata e il successivo ritiro dei ghiacci ai due poli può avvenire in perfetta sincronia: è questo il caso del Last Glacial Maximum (LGM), il picco più rigido dell’ultima glaciazione, avvenuto circa 20 mila anni fa.

Le prove sono contenute in alcuni campioni di ghiaccio prelevati sulle coste dell’Antartide, analizzati da Michael E. Weber dell’Università di Colonia, in collaborazione con i colleghi della Harvard University e dell’Oregon State University.

La storia delle alternanze glaciali-interglaciali può cambiare a seconda del luogo in cui questa viene registrata. Anche se i cicli glaciali “propriamente detti” - che si susseguono regolarmente ogni 100 mila anni - sono un fenomeno esteso a livello globale, gli effetti del raffreddamento (in cui rientrano le calotte polari) sono influenzabili da ritardi locali. Partendo da questo, per i ricercatori è stata una sorpresa scoprire che, durante il LGM, le calotte dei due emisferi sono state una lo specchio dell’altra.



Fino a oggi, il ritiro dei ghiacci antartici era fatto iniziare a circa 30 mila anni fa. Carotando sedimenti nel Mare di Weddel (il golfo che dà sull’oceano Atlantico, nell'Antartide), i ricercatori si sono imbattuti in una successione di varve, ossia un’alternanza di lamine deposta negli specchi d’acqua al fronte di un ghiacciaio.
Il passo successivo è stato dimostrare che le varve, “impacchettate” dentro uno spessore sedimentato in mare aperto, testimoniavano il periodo in cui le propaggini galleggianti della calotta antartica avevano raggiunto la loro massima estensione (il cosiddetto LGM “locale”). Con il metodo del carbonio-14 (applicato alla materia organica presente nelle varve), i ricercatori sono riusciti a datare l'evento in un intervallo compreso tra i 29 e i 19 mila anni fa. Un risultato sorprendente, visto che il LGM delle calotte boreali copre lo stesso intervallo.


Secondo gli scienziati all'origine di questa "sinronizzazione" ci sarebbero gli oceani. Il forte raffreddamento, infatti, avrebbe inizialmente ingrossato il volume dei ghiacci boreali, causando l’abbassamento - repentino - del livello marino globale. La striscia di continente antartico lasciata scoperta dalle acque avrebbe poi consentito anche alla calotta australe di avanzare. Durante la successiva fase di riscaldamento invece, la puntuale risalita del livello del mare avrebbe fatto regredire i ghiacci dei due emisferi nuovamente di pari passo.

El Hierro: non solo rischio vulcanico ma anche radioattivo!

Per molto tempo era stato completamente dimenticato e ora improvvisamente, il vulcano di fronte a El Hierro non solo “fa le bolle” e le particelle di magma, ma torna a galla anche una vecchia questione. Un questione che questa volta non riguarda la vulcanologia, ma la discarica di rifiuti radioattivi che era stata creata nel settembre 1982 nell’ Atlantico.Un’eruzione vulcanica in prossimità di una fossa comune radioattiva?Dal 1967 al 1983, la zona mesoatlantica era stata utilizzata, a circa 1125 chilometri al largo delle coste della Galizia, come sito per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari dei paesi OCSE. Il cargo olandese “Shelda Borg” vi soggiornò per sbarazzarsi del suo controverso carico in alto mare e in acque internazionali. Il carico era composto da barili riempiti di cemento, oltre 140.000 tonnellate di materiale radioattivo seppellito ad una profondità di 4.000 metri per trascorrevi il suo “eterno riposo”.Ma non soltanto in quella zona, anche nelle Azzorre a circa 20 chilometri al largo della costa di El Hierro. Quelle sostanze radioattive sono state classificate da “leggere” a “moderatamente importanti”.Gli attivisti di Greenpeace vogliono ora metterci al corrente della situazione. Prendendo in considerazione la pressione dell’acqua e il fatto che si tratta di acqua salata, avevano valutato la durata di vita dei barili in circa 50 anni. Nel 1993 era stato adottato con un accordo, a Londra, soltanto il divieto dello smaltimento permanente di materiale nucleare in mare…

Il governatore delle Canarie ha ammesso che non sapeva nulla dei barili radioattivi. Stranamente invece, gli attivisti ambientali ricordano bene cosa è successo circa tre decenni fa e si chiedono quale impatto avranno i botti del vulcano sui fondali marini.. È chiaro, tuttavia, che è giunto il momento di avviare degli studi scientifici sulla condizione dei rifiuti nucleari sommersi. L’unico problema è che nessuno, neppure l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA), si sente responsabile di questa brillante eredità. Speriamo che il sonno dell’umanità non venga bruscamente interrotto dalle forze della natura.

Fonte : www.kanarenexpress.com

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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Fukushima una tragedia senza fine: altre 45 tonnellate di acque radioattive sversate nell'oceano!

Contaminazione senza fine. Prima di bloccare la perdita con sacchi di sabbia, la Tepco stima che dalla falla siano fuoriusciti circa 300 litri di acqua


Nel fine settimana, circa 45 tonnellate di acqua altamente radioattiva sono fuoriuscite dal dispositivo di purificazione della centrale nucleare di Fukushima, danneggiata da terremoto e tsunami dell’11 marzo scorso. Parte della perdita potrebbe essere arrivata fino all’oceano. Lo rende noto la Tepco, che gestisce l’impianto e che sta lavorando per portarlo a uno spegnimento a freddo entro la fine dell’anno.

Ieri a mezzogiorno, spiega la compagnia, è stata trovata una pozza di acqua radioattiva attorno al dispositivo di decontaminazione. La perdita è sembrata fermarsi dopo che l’apparecchiatura è stata spenta. In un secondo momento, i lavoratori hanno trovato una falla in una barriera di cemento che ha consentito all’acqua contaminata di entrare in un canale di scolo che porta verso l’oceano. Prima di bloccare la perdita con sacchi di sabbia, la Tepco stima che dalla falla siano fuoriusciti circa 300 litri di acqua. Le autorità stanno cercando di capire se l’acqua abbia effettivamente raggiunto il mare.

Scoperta da Kepler una nuova superterra!


Gli astronomi hanno scoperto un nuovo pianeta extrasolare delle dimensioni simili alla Terra chiamato Keplero-21b, grazie ad osservazioni dallo spazio e da telescopi terrestri.
La missione Keplero della NASA è stata progettata per gestire una porzione della nostra regione della Via Lattea al fine scoprire pianeti come la Terra nella zona della "zona abitabile" (la regione in un sistema planetario in cui l'acqua liquida può esistere) e stabilire quanti dei miliardi di stelle nella nostra galassia ospitano tali pianeti.


Un gruppo di ricerca guidato da Steve Howell, del NASA Ames Research Center, ha dimostrato che una delle stelle più brillanti nel campo visivo di Keplero dispone di un pianeta con un raggio di solo 1,6 quella del raggio della Terra e una massa maggiore di 10 masse terrestri, orbitando attorno sua stella madre in 2,8 giorni.

Il team di ricerca comprende David Silva, Ken Mighell e Mark Everett del National Optical Astronomy Observatory (NOAO), due telescopi multipli a terra per sostenere e confermare le loro osservazioni di Keplero. Tra questi era presente il telescopio Mayall e il telescopio WIYN a Kitt Peak National Observatory.

Con un periodo di soli 2,8 giorni, questo pianeta, designato come Kepler-21b, è a solo circa 6 milioni di chilometri dalla sua stella madre. In confronto Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, ha un periodo di 88 giorni e una distanza dal Sole di quasi dieci volte maggiore, o 57 milioni di km.

Così Keplero 21b è molto più caldo di ogni luogo in cui gli esseri umani potrebbero esistere. Il team ha calcolato che la temperatura sulla superficie del pianeta è di circa 1900 K o 2960F. Anche se questa temperatura non è neanche lontanamente quella della zona abitabile in cui potrebbe trovarsi l'acqua liquida, le dimensioni del pianeta si avvicinano di molto a quelle della Terra.

La stella madre, HD 179070, è abbastanza simile al nostro Sole: la sua massa è pari a 1,3 masse solari, il suo raggio è di 1,9 raggi solari e la sua età, sulla base di modelli stellari è di 2.84 miliardi di anni (o un pó più giovane dei 4,6 miliardi di anni del Sole).

HD 179070 è di tipo spettrale F6 IV, un pó più calda e più luminosa del Sole. Per gli standard astronomici, HD 179070 è abbastanza vicina a noi, ad una distanza dal Sole di 352 anni luce.
Non può essere vista ad occhio nudo, ma basta un piccolo telescopio per essere facilmente individuata.

Per la difficoltà nel rilevare questo pianeta è stato necessario il telescopio Keplero, che mostra le oscillazioni di breve periodo nella luminosità di molte stelle, in cui, la luce stellare viene esclissata dal passaggio del pianeta davanti alla stella.

Il team ha combinato le osservazioni per consentire loro di scoprire questo piccolo segnale periodico e hanno poi anche utilizzato i dati spettroscopici e le immagini da un certo numero numero di telescopi a terra.

I risultati di questo lavoro sono stati accettati per la pubblicazione sulla rivista Astrophysical Journal.

Il NOAO è gestito da Associazione delle Università per la Ricerca in Astronomia Inc. (AURA) nell'ambito di un accordo di collaborazione con la National Science Foundation.

 


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