State sereni, "Il glifosato fa bene", ora potete crepare tranquilli

08/10/2019 - Marcello Pamio II


La Corte di Giustizia Europea ha dato il proprio benestare all'utilizzo del Glifosato, il controverso composto chimico prodotto della tristemente nota Monsanto, oggi Bayer (il colosso tedesco l’ha acquisita pochi mesi fa per 63 miliardi di euro).
Secondo l’organo giudiziario europeo non sussistono elementi per inficiare la legittimità al suo uso: per i giudici infatti non si riscontrano elementi in grado di invalidarlo.
Nonostante si sta parlando di una delle sostanze chimiche più deleterie e pericolose in circolazione, per i venduti burocrati europei va tutto benissimo.
Il Glifosato è il più diffuso e sicuramente uno dei più datati diserbanti. Scoperto nel 1950 dal chimico svizzero Henry Martin che lavorava per la Cilag (fin dal 1959 sussidiaria della Johnson & Johnson), la molecola però non fu trovata interessante.
Si deve attendere il 1964 quando l’americana Stauffer Chemical la brevettò come chelante, essendosi accorta che reagiva efficacemente con vari elementi metallici.
Fu grazie a questa proprietà che il prodotto trovò impiego come disincrostante per tubi e grandi recipienti industriali. Ma l’azienda ebbe problemi con la giustizia e il tutto di nuovo svanì nel nulla.
Fu la Monsanto ad accorgersi di quanto il glifosato fosse mortifero per tutte le forme di vita vegetale (e animale), e non si lasciò sfuggire l’occasione per brevettarlo e per farne un prodotto commerciale: il Roundup®.
Fu autorizzato per l’agricoltura nel 1974.
Il Glifosato ricorda molto da vicino l’Agente Orange, il famigerato Napalm prodotto sempre dall'umanitaria Monsanto.
L’esercito statunitense lo ha gentilmente usato in Vietnam, in questo caso non per diserbare le erbacce, ma come defoliante per “deforestare” la giungla. Siccome i vietcong si spostavano nascondendosi sotto la fittissima vegetazione, il napalm serviva per disintegrare (spogliare) la vegetazione così da poterli vedere e sterminare meglio.
Se l’associazione Glifosato e Agente Orange può sembrare una forzatura, ricordo che in Colombia nel 2017 il ministro della difesa Guillermo Botero ha dichiarato di aver usato il Glifosato per ‘attaccare’ le piantagioni illegali di cocaina. Quindi hanno usato il Roundup come defoliante!!!

Glifosato secondo lo IARC
Secondo l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare non si tratterebbe di una sostanza pericolosa, ma nel 2015 lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, lo ha inserito nella lista dei «probabili cancerogeni».
In Italia nel 2016 un decreto del Ministero della Salute ne ha vietato l’uso nella fase di pre-raccolta in agricoltura, pratica che invece tuttora eseguita in moltissimi altri paesi, come per esempio il Canada dove si coltiva la maggior parte del grano che poi giunge sul piatto degli italiani.
La Germania avrebbe intenzione di attuare un progressivo blocco dell’erbicida fino all’addio definitivo che dovrebbe avvenire entro il 2023, ma a novembre 2017 l’Unione Europea rinnovò la sua autorizzazione per altri 5 anni grazie al voto decisivo di Berlino.
Ovviamente si è trattato di un favore alla tedesca Bayer…
Una giuria di San Francisco ha stabilito lo scorso marzo che il Glifosato è tra i fattori che hanno causato un tumore ad un uomo, e questo è stato un duro colpo all’immagine della Bayer, tanto da provocare un interessante crollo in borsa.
Ma oggi sembra tutto dimenticato.

Classificazione dello IARC.
Lo IARC nel 2015 ha classificato il glifosato nel Gruppo 2A!

Gruppo 1: «cancerogeno»
Evidenza sufficiente riscontrata nell'uomo, stabilita una relazione causale
Gruppo 2A: «probabilmente cancerogeno»
Evidenza limitata riscontrata nell'uomo, evidenza sufficientemente riscontrata negli animali.
Gruppo 2B: «forse cancerogena»
Evidenza limitata riscontrata nell'uomo, evidenzia insufficiente riscontrata negli animali
Gruppo 3: «cancerogenicità non classificabile»
Evidenza insufficiente riscontrata nell'uomo e negli animali
Gruppo 4: «probabilmente cancerogena»
L’evidenza non suggerisce nessuna cancerogenicità nell'uomo e negli animali.

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