In Qatar centinaia di operai muoiono per i mondiali di calcio del 2022

In Qatar si svolgeranno i mondiali di calcio del 2022, ma alle “grandi” opere nulla importa delle “piccole” vite. L’umanità, come sempre, viene accantonata, a favore di una avidità sempre più imperante.

Lo sport, che dovrebbe essere occasione di pace e fratellanza fra i popoli, diviene responsabile di intrallazzi di ogni tipo, dove il profitto non ritiene far lavorare in sicurezza gli operai dei cantieri che dovranno ospitare il “rito” di turno.

Parliamo, in questo caso, dei mondiali di calcio previsti in Qatar per il 2022, infatti, secondo un report pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian, muore un operaio nepalese ogni due giorni, e ormai sono 188 i morti dal gennaio scorso. La cifra è  certamente al ribasso, perché non si tiene conto degli operai indiani, bengalesi e cingalesi.

Il Comitato organizzatore, dopo le denunce da parte di media e associazioni straniere, aveva promesso condizioni di lavoro che garantissero i diritti umani, invece, siamo in presenza di una vera e propria “schiavitù”.

Le ore di lavoro sono sempre troppe in questi casi, il tutto aggravato da una temperatura che regolarmente supera i 50 gradi favorendo l’insorgere di malori, infarti e arresti cardiaci i più frequenti, per non parlare degli incidenti sul lavoro, come riferisce al Guardian Nicholas McGeehan, responsabile per il Medio Oriente di Human Rights Watch.

I mondiali di calcio del 2022 sono stati assegnati al Qatar il 2 dicembre 2010, e sin dal primo giorno l’emirato è stato accusato di aver corrotto dei funzionari per assicurarsi la possibilità di ospitare la manifestazione.

Se poi pensiamo che mancano quasi otto anni all’evento, e che lo spettacolo deve andare avanti ad ogni costo, anche in questo caso un pezzo di umanità sarà eroso in favore di forze che di umano hanno poco se non nulla.

Fonte

1 commento:

Anonimo ha detto...

Per taluni le altrui vite sono
calpestabili come erbe sotto
le suole e basta cambiar calzature per averne coscienza
in pace.

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