29 ottobre 2014

ITALIA TRADITA DAI GOVERNANTI

di Gianni Lannes Un piano eversivo congegnato 30 anni fa per immiserire la popolazione; un attentato alla sovranità mandato in onda da governanti locali su ordinazione straniera. L’Italia avanza,
ma in retromarcia. Ecco la farsa finale: Renzi, il non eletto ma imposto dal telecomandato Napolitano (capo abusivo dello Stato tricolore) promette tanto ma non realizza niente per il bene comune. Infatti, si è passati dallo “sblocca Italia”, allo “squaglia Italia”, e adesso al definitivo “sbrocca Italia”, in attesa dell’imminente commissariamento europeo. Il Belpaese, in ogni caso, non ha più alcuna sovranità reale dalla firma del Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007) ad opera di Romano Prodi e Massimo D’Alema: un atto incostituzionale ratificato dal Parlamento italidiota nel 2008 ed entrato in vigore nel 2009. Andiamo alla radice della crisi, ovvero alla speculazione finanziaria ai danni di un intero popolo. La Banca d'Italia, sulla carta, ossia in teoria, è la banca centrale della Repubblica Italiana, parte integrante dal 1988 del sistema europeo delle banche centrali (SEBC). La Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico come stabilito dalla legge bancaria del 1936 e dallo stesso statuto all'articolo 1, comma 1, e come ribadito anche da una sentenza della Corte di cassazione. Ecco la contraddizione illegale: le quote nominative di partecipazione al suo capitale sociale sono al 2014 per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private e per il 5,66% di enti pubblici (INPS e INAIL). Nel 1926 la Banca d'Italia ottiene l'esclusiva sull'emissione della moneta. Appunto nel 1936 la Banca d'Italia diventa istituto di diritto pubblico (articolo 3 del regio decreto-legge 12 marzo 1936, numero 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, numero 141, e successive modificazioni e integrazioni), le viene assegnato il compito di vigilare sulle banche italiane e ottiene la conferma del potere di emissione della moneta. Dopo l'armistizio dell'8 settembre le autorità tedesche trafugano 173 tonnellate d'oro da palazzo Koch, trasferendole dapprima presso la sede di Milano, e poi a Fortezza in Alto Adige. Indi, in Germania Svizzera e Argentina. Nel 1948 viene conferito al governatore il compito di regolare l'offerta di moneta e decidere il tasso di sconto. Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge numero 35 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici. Pochi giorni dopo, il 7 febbraio 1992 e viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli, attribuisce alla Banca d’Italia la “facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro”. Ovvero dal 1992 la Banca d’Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro. Il presidente della repubblica è tale Francesco Cossiga, mentre il primo ministro è Giulio Andreotti: entrambi hanno sulla coscienza l’omicidio di Aldo Moro (imprigionato nel quartiere ebraico di Roma), lasciato assassinare su decisione del governo USA. Sempre nel 1992 lo Stato, o meglio il governo in carica consente l’eliminazione di due magistrati - Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e relative scorte di Polizia - che stavano indagando proprio sul trasferimento di giganteschi capitali sporchi relativi agli accordi segreti Stato &Mafia. Per la cronaca Giulio Andreotti come presidente del Consiglio (fino all0’pulktimo governo scaduto il 24 aprile 1992) assieme al ministro degli Esteri Gianni de Michelis e al ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastricht, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di Banche Centrali (SEBC) e la Banca Centrale Europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle Banche Centrali nazionali dei Paesi dell’Unione Europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro). Il 13 ottobre 1995, il governo “tecnico” di Lamberto Dini, mediante il Decreto Ministeriale numero 561, pone il segreto su: «articolo 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria…; d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea; e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea… Articolo 3. a ) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni… sulla struttura e sull’andamento dei mercati finanziari e valutari…; ecc. …)». In altri termini, il popolo sovrano non deve sapere nulla della trappola in preparazione sulla politica monetaria. L’1 gennaio 2002 l’Italia ed altri Paesi europei (non tutti) adottano come moneta l’euro. I prezzi raddoppiano, gli stipendi invece no. La legge del 7 febbraio 1992 numero 82, proposta dall'allora ministro del Tesoro Guido Carli, chiarisce che “la decisione sul tasso di sconto è di competenza esclusiva del governatore e non deve essere più concordata di concerto con il ministro del Tesoro” (il precedente decreto del presidente della Repubblica, viene modificato in relazione alla nuova legge con il DPR del 18 luglio). Il decreto legislativo 10 marzo 1998 numero 43 sottrae la Banca d'Italia alla gestione da parte del governo italiano, sancendo l'appartenenza della stessa al sistema europeo delle banche centrali. Da questa data quindi la quantità di moneta circolante viene decisa in autonomia dalla Banca centrale. Il 13 giugno 1999 il senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discute il disegno di legge n. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d'Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d'Italia”. Tale disegno di legge vorrebbe far acquisire dallo stato tutte le azioni dell'istituto, ma non viene mai approvato. Con il pretesto di combattere l’inflazione e assicurare all’Italia la permanenza nell’area SME, nel luglio del 1981 il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta sancisce il divorzio fra Banca d’Italia e lo stato, impedendo di fatto alla banca centrale di partecipare alle aste di collocamento dei titoli di debito pubblico e spalancando le porte alle banche commerciali. La ritrovata sovranità monetaria dell’Italia durò soltanto dal 1971 al 1979. Con i tassi di rendimento così elevati, sia a breve che a lungo termine, cominciò l’inarrestabile cavalcata del debito pubblico fino al livello record del rapporto debito/PIL del 121,8 per cento segnato nel 1994. Il resto è storia relativamente recente, con le manovre lacrime e sangue del governo Amato nel settembre 1992 per arginare la speculazione sulla lira, che ha costretto alla svalutazione e all’uscita temporanea dallo SME, l’adesione al Trattato di Maastricht dell’Unione Europea, l’ingresso nell’Unione Monetaria e tutte quelle limitazioni che hanno soltanto spostato la sovranità monetaria insieme a buona parte della residua sovranità politica dalla Banca d’Italia alla BCE, senza cambiare lo schema di fondo che priva lo stato di qualsiasi autonomia decisionale in campo monetario e vincola le esigenze di finanziamento per la spesa pubblica di un intero stato democratico (?) alle decisioni e agli umori degli investitori istituzionali autorizzati dal Ministero delle Finanze a partecipare alle aste di collocamento dei titoli di stato (in Italia sono attualmente venti fra cui Unicredit, Montepaschi, Intesa e Goldman Sachs, di cui è stato consulente Romano Prodi). Il 20 settembre 2005 l'elenco degli azionisti viene reso ufficialmente disponibile da Bankitalia; fino a questo momento era considerato riservato. La legge 28 dicembre 2005, numero 262, nell'ambito di varie misure a tutela del risparmio, introduce per la prima volta un termine al mandato del governatore e dei membri del direttorio. Essa ha inoltre affrontato (articolo 19, comma 10) il tema della proprietà del capitale della Banca d'Italia prevedendo la ridefinizione dell’assetto partecipativo dell'Istituto mediante un regolamento governativo da emanarsi entro tre anni dall'entrata in vigore della legge stessa. Tale regolamento avrebbe dovuto disciplinare le modalità di trasferimento delle quote in possesso di “soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici”. La delega operata dalla legge 262/2005 è scaduta senza che sia stato emanato il regolamento, ma il diritto alla titolarità delle quote degli attuali partecipanti è comunque salvaguardato da una norma dello Statuto della Banca. Con D.P.R. (Decreto Presidente della Repubblica) del 12 dicembre 2006 viene modificato l'articolo 3 dello Statuto dell'istituto che così recitava: «In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici». Il decreto viene promulgato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ed è firmato dal presidente del Consiglio Romano Prodi, e dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, numero 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici. La distribuzione delle quote è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi, e gli unici cambiamenti sono stati dovuti alle acquisizioni e fusioni bancarie avvenute nel frattempo. La legge bancaria del 1936 fissò il capitale sociale in 300 milioni di lire, rappresentato da quote nominative di 1000 lire. Nel 1999, vista dell'adozione dell'Euro, il capitale è stato convertito in 156.000 di euro. Il decreto legge 30 novembre 2013, numero 133 (convertito con modificazioni con legge numero 5 del 2014) ha rivalutato il capitale sociale elevandolo a 7,5 miliardi di euro; le quote nominative di partecipazione hanno assunto il valore di 25.000 euro ciascuna. La rivalutazione del capitale, ovviamente, incidendo in misura uguale su tutte le quote, ha lasciato invariato il peso relativo delle singole partecipazioni. Le quote di partecipazione al capitale possono appartenere solamente a banche, imprese di assicurazione, enti ed istituti di previdenza aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia. Ciascun partecipante non può possedere, direttamente o indirettamente, una quota del capitale superiore al 3 per cento. Per le quote possedute in eccesso non spetta il diritto di voto ma, per un periodo di 24 mesi dalla promulgazione della legge, sono riconosciuti i relativi dividendi. Pertanto, al termine di questo periodo transitorio, le quote in eccesso rispetto alla soglia del 3 per cento saranno "sterilizzate": non conferiranno diritto di voto né daranno titolo a ricevere dividendi. La Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico come stabilito dalla legge bancaria del 1936 e dallo stesso statuto all'articolo 1, 1 comma, e come ribadito anche da una sentenza della Corte di Cassazione, secondo quanto previsto dalla legge bancaria del 1936, tuttora in vigore limitatamente ad alcuni articoli. La cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d'Italia «non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l'espressa indicazione dell'articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375». Attualmente nel sito online della Banca d’Italia si legge: «Con l’emanazione del decreto del Presidente della Repubblica del 27 dicembre 2013 si è concluso l’iter di approvazione delle modifiche allo Statuto della Banca d’Italia, indotte dal decreto legge n. 133/2013, convertito dalla legge n. 5/2014». Post scriptum Il 26 settembre 2005 un giudice di pace di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario. Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza che per quanto concerne la Banca d’Italia: “come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato; come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca d’Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare; come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro”. Relativamente alla BCE: “come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte; come, ex articolo 107 del Trattato di Maastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea. come la succitata previsione faccia si che la BCE sia un soggetto sovranazionale ed extraterritoriale; come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre Stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei Paesi dell’euro”. In sostanza la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca d’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale). In tal modo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione: L’articolo 1 che stabilisce: «… La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati; L’articolo 11 della Costituzione stabilisce: «L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». L’articolo 11 della Costituzione consente limitazioni (non cessioni) della sovranità nazionale. Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna. Tale limitazione può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria. La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli articoli: 241 codice penale: «Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo». 283 codice penale: «Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni». I politicanti, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE , anche esterno allo Stato. Dopo 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d’Italia, nell’ultima riunione utile prima dello scioglimento delle Camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 numero 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli articoli 241 (attentati contro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del Paese, che, con i reati di opinione non hanno proprio a che vedere. Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti. Se invece si attenta alla Costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato. I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la Costituzione senza più rischiare assolutamente nulla. Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16.751/2006 della Cassazione a Sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca d’Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge: «… al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto». riferimenti: http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1948-04-19;482 http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1948-05-20&atto.codiceRedazionale=048U0482&elenco30giorni=false http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/partecipanti/Partecipanti.pdf https://drive.google.com/viewerng/viewer?a=v&pid=sites&srcid=ZGVmYXVsdGRvbWFpbnxtYW50dWFsZXh8Z3g6NjI2NWMyODM5OGQwOWE5Yw https://drive.google.com/viewerng/viewer?a=v&pid=sites& srcid=ZGVmYXVsdGRvbWFpbnxtYW50dWFsZXh8Z3g6ZjEzZGY1NjNlMDZhYmM3 http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2013/aud_gov_121213/Visco_aud_12.12.13.pdf http://www.sitiarcheologici.palazzochigi.it/www.governo.it/maggio%202007/www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/banca_italia_statuto/dpr_121206.pdf http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/cass_SS_UU_16751_06.pdf http://www.camera.it/parlam/leggi/05262l.htm http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005-12-28;262!vig= https://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/disposizioni-generali/statuto http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1995/12/29/095G0598/sg http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/interventi_finanziari/interventi_finanziari/D.L._386-1991_xconv._Legge_n._35-1992xTrasformazione_degli_enti_pubblici_economicix_dismissione_delle_partecipazioni.pdf http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1992-01-29;35@originale http://blia.it/leggiditalia/index.php?a=1992&id=82 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1993-09-01;385!vig= http://www.bancaditalia.it/serv_pubblico/proc_amm/accesso/Provv_16_5_94.pdf http://www.bancaditalia.it/statistiche/racc_datser/intermediari/centrarisk/normrif/second/cicr290394.txt https://www.bancaditalia.it/vigilanza/normativa/norm_naz/delibere-cicr/D-030394_3.pdf https://www.bancaditalia.it/vigilanza/normativa/norm_naz/delibere-cicr/en-cicr.html https://www.bancaditalia.it/bancaditalia/storia/europa http://www.bancaditalia.it/vigilanza/normativa/norm_naz/TUB_ottobre_2012.pdf https://www.bancaditalia.it/vigilanza/normativa/norm_naz/TUB_aprile_2014.pdf http://www.camera.it/parlam/leggi/09002l.htm https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/pubarbib/quadbibPB/qbpb_1/quad_BPB_1.pdf http://www.edizionieuropee.it/data/html/1/zn12_02_002.html http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1992/07/22/092A3441/sg approfondimenti: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=signoraggio http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/01/sparito-loro-italiano-la-riserva.html

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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Riguardo alla Banca d'Italia è questione troppo tecnica. Solo pochi ci capiscono veramente qualcosa.
Per me il tradimento è altro.
Ad es., il blocco di stipendi e pensioni di questi ultimi mesi. Come si può comprare, rilanciare l'economia, evitare la deflazione, se i soldi diminuiscono? Ci dicono di non preoccuparci, è questione tecnica.
Analogamente, politici e sindacalisti ci hanno di fatto abituati, forse più che in altre nazioni, a fare ricorso a parenti ed amici per ottenere lavoro o aiuti di vario genere. Specialmente le famiglie di basso ceto sociale. Cioè quelle che più avrebbero bisogno di mandare i figli a scuola per potere sperare di migliorare.
Inutile dire che, nel frattempo, la lotta all'evasione fiscale e alla corruzione sembra lontana dal garantirci un minimo di equità. Il 10% della popolazione possiede quasi il 50% delle ricchezze del Paese. Più o meno che in altre nazioni? non lo so, mi sembra comunque troppo.
Nel frattempo, un paio di giorni fa, lo Svimez ha presentato un rapporto oserei dire scandaloso sulle condizioni del Meridione. Questo è tradimento?

Anonimo ha detto...

Questo paese se vogliamo erroneamente attribuirgli il concetto di popolo e nazione, è stato perennemente tradito. Un paese che non è mai stato coeso se non in occasione della farsa calcistica, un paese che con una mano si ribella e con l'altra suona al campanello dei politici per il cancro delle raccomandazioni. Un paese che tradisce i suoi padri fondatori e che se si ribella....aspetta un buon compromesso. Sant'Agostino suo malgrado scriveva che i più grandi cambiamenti della storia nascono dalla rabbia....e più recentemente pensatori molto meno illustri e illuminati (Zaia ) dicono che le rivoluzioni si fanno con le pance vuote. È probabile che la rabbia non sia ancora forte e le pance ancora troppo piene. Il tempo ci darà le risposte ma temo che saranno spietate e crudeli.

Anonimo ha detto...

Purtroppo siamo in dittatura perdipiù eterodiretta giacché questi squallidi figuranti che supponiamo ci governino in realtà si prodigano solo per i loro interessi e per quelli di chi mira a distruggerci. La storia ci insegna che ogni dittatura finisce nel sangue. I tempi sono maturi: è ora di riprenderci ciò che da sempre ci appartiene, la nostra splendida e martoriata Italia. Grazie Gianni, splendido articolo, accurato e coraggioso come sempre.

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