La comunità degli scienziati maledetti

di Marco Pulier

Parallelo alla scienza ufficiale è cresciuto, dalla metà dell’800 fino ai giorni nostri, un universo scientifico “eretico” sommerso, tanto affascinante quanto difficile da scovare perché disconosciuto dal circuito della ricerca canonica.
Un mondo di geni incompresi, alcuni cresciuti in seno alla stessa scienza accademica, con cui hanno dovuto scontrarsi duramente per difendere le proprie idee e teorie controcorrente, come accadde al famoso scienziato serbo Nikola Tesla, altri autodidatti e indipendenti ma non per questo meno geniali, i quali però, privi del riconoscimento che il titolo accademico conferisce, sono divenuti facilmente oggetto di derisione e discredito.
Entrambi le categorie hanno tuttavia un fattore comune, quello di aver subito la medesima sorte di finire nell’oblio e veder distrutta la propria immagine attraverso una “gogna mediatica” innescata dall’establishment scientifico o, in alcuni casi, di finire sul lastrico ad opera del mondo finanziario vigente, supportato dalle verità scientifiche del tempo, che vedeva minato il proprio potere dalla circolazione di teorie alternative.
Nikola Tesla non fu l’unico ricercatore a subire queste sorti.

L’uomo che faceva “camminare le pietre”
Edward Leedskalnin, nato in Lettonia nel 1887 e trasferitosi presto in America in cerca di fortuna, una volta stabilitosi in Florida fu artefice di una impresa senza precedenti che ancora oggi lascia sbigottito chi ne viene a conoscenza.
A partire dagli anni Venti, su un terreno di sua proprietà iniziò ad edificare, completamente da solo e con una tecnica rimasta ancor oggi ignota, una costruzione colossale somigliante ad un castello. L’edificazione si protrasse per circa 28 anni, periodo in cui scolpì, manovrò e assemblò massi ciclopici di una pietra molto simile al corallo, da cui il leggendario nome per l’edificio: Coral Castle.
Al di là della stravagante quanto irripetibile impresa, dietro all’opera di questo uomo, anch’esso molto particolare, si scorgono degli elementi misteriosi quanto inquietanti, riconducibili ai suoi studi ed esperimenti certamente non convenzionali per quell’epoca.
Rimane infatti un imperscrutabile mistero su come egli abbia potuto compiere da solo (e questo sembra un dato confermato da testimoni dell’epoca che non l’hanno mai veduto in compagnia di alcuno durante i lavori che venivano svolti esclusivamente di notte) e senza l’impiego di alcun mezzo, tranne pochi rudimentali utensili personali, erigere e manovrare delle colossali pietre del peso di diverse decine di tonnellate, ottenendo, fra l’altro, un orientamento astronomico della costruzione di incredibile precisione rispetto ad allineamenti solstiziali.
Leedskalnin affermava pubblicamente di aver scoperto il segreto delle antiche popolazioni megalitiche, artefici delle misteriose e imponenti edificazioni presenti ovunque sul pianeta. Basandosi sui suoi studi sulla natura del magnetismo pubblicò il libro “Magnetic Current”, un testo pochissimo conosciuto, ma molto intrigante per le teorie e i risultati sperimentali che contiene.

Il progetto H.A.A.R.P.
Egli aveva messo a punto il fenomeno della “levitazione magnetica” sulla base delle osservazioni che aveva compiuto nel campo dell’elettromagnetismo, secondo le quali l’universo intero si compone e si regge in equilibrio sulla dualità contrapposta della forza di attrazione/repulsione tra il polo magnetico positivo e negativo delle particelle, che agisce indipendentemente dalle proprietà delle sostanze in cui si trovano.
Egli sosteneva che nella materia esiste un naturale flusso delle particelle che si dirigono verso i due poli magnetici e che era possibile modificarne l’andamento. Ad esempio ha dimostrato che appoggiando un superconduttore sopra un magnete si sprigiona una forte spinta repulsiva in grado, se opportunamente diretta, di spostare oggetti: un esperimento ripetuto e ripetibile da chiunque anche ai giorni nostri.
Sembrerebbe quindi in grado di modificare la gravità a livello locale.
A supporto dell’attendibilità degli esperimenti di Leedskalnin e delle sue teorie sulla gravità viene spesso citato il fatto che egli era uno stretto amico di Nikola Tesla, con il quale condivideva una visione comune sulla natura della gravità e delle correnti elettromagnetiche.
Come Tesla anche Leedskalnin affermava infatti: “Tutta la materia consiste di magneti singoli ed è il movimento di questi magneti nella materia attraverso lo spazio che produce fenomeni quantificabili come il magnetismo e l’elettricità.”
Che ci sia stato lo zampino di Tesla nell’opera del ricercatore lettone può essere dedotto anche dal ritrovamento nel castello di numerose apparecchiature riconducibili agli studi dello scienziato serbo e in più dalla presenza di una misteriosa “scatola nera”, la cui funzione non è mai stata resa nota da Leedskalnin, ma che sembra venisse impiegata nel sollevamento dei massi ciclopici.
Un altro elemento che i due ricercatori hanno avuto in comune è l’interesse occulto mostrato dall’FBI per i loro studi. Leedskalnin fu infatti interrogato più volte dalla polizia federale in merito alle sue scoperte e probabilmente in quell’ambiente va ricercato il mandante del trafugamento, dopo la sua morte, della misteriosa scatola nera e altro materiale presente nella sua abitazione.
Anche in questo caso si rimane quanto meno perplessi riscontrando che di questo personaggio, del suo libro e dei suoi studi si sa pochissimo e che non ha ricevuto la benché minima attenzione dal mondo scientifico ortodosso.

L’antigravità e la modificazione della materia
Gli studi e le teorie di Tesla e Leedskalnin furono ripresi molti anni dopo la loro scomparsa da un ricercatore autodidatta di fisica americano, John Hutchison che intorno alla fine degli anni ’70 sembra proprio che sia riuscito a confermare quanto previsto e affermato dai due geniali ricercatori.
Cercando di riprodurre in laboratorio le condizioni fisiche previste dagli esperimenti di Tesla e Leedskalnin, Hutchison scoprì casualmente di poter generare fenomeni fisici insoliti, vere e proprie anomalie non contemplate dalla fisica classica.
Producendo più frequenze radio sovrapposte in un ambiente saturo di fonti elettromagnetiche diverse, sembra che abbia assistito ad una profonda modificazione dei normali flussi di particelle dell’energia del vuoto, in accordo con la teoria di Tesla, alterando in modo evidente la forza di gravità locale e addirittura la composizione degli oggetti.

Gli esperimenti di Pier Luigi Ighina
Esistono numerosi filmati che riproducono gli esperimenti di Hutchison mostrando gli effetti davvero anomali provocati dalle sue apparecchiature, come la levitazione di oggetti, l’autocombusione, la gelatificazione di metalli e la fusione di materiali eterogenei tra loro senza presenza di bruciature, insomma tutti fenomeni che secondo la scienza ortodossa non possono esistere.
E infatti non è casuale che le sue ricerche non siano mai state prese in seria considerazione e che sia stato ritenuto un ciarlatano, come era prevedibile, solamente perché in alcuni casi non è riuscito a riprodurre su richiesta i fenomeni osservati.
E’ probabile che questo sia accaduto perchè egli, come del resto affermava con onestà, non ha compreso la legge che sta dietro alla manifestazioni di questi fenomeni, quindi non era forse in grado di gestirla e riprodurla, ma ciò non toglie assolutamente nulla alla evidenza manifesta dei fenomeni stessi che hanno dell’incredibile e che del resto la fisica accademica non riesce a spiegare.
All’origine degli eventi eccezionali scaturiti dagli esperimenti di Hutchison vi è una teoria molto semplice ma estremamente profonda elaborata inizialmente da Tesla e poi ripresa da Leedskalnin, ossia che l’universo può essere paragonato ad un immenso oceano di energia, come un fluido tenue (l’”etere”, oggi definito dalla fisica quantistica Falso Vuoto) in cui gli atomi si differenziano e prendono forma da esso attraverso un movimento rotatorio, come un vortice d’acqua all’interno di un lago calmo, dando così vita alla materia.
Secondo Tesla, se l’uomo riesce ad imbrigliare questo fluido controllando l’innesto o l’arresto di questi vortici di etere in movimento, può diventare in grado di manipolare la formazione e la sparizione della materia stessa. Come scriveva Leedskalnin nel suo libro “Magnetic Current”, poiché è il dualismo delle polarità opposte delle particelle a tenere assieme l’universo, se si trovasse il modo di indirizzare le particelle di etere in movimento nel senso voluto si potrebbe forse per assurdo riuscire ad ammorbidire o disgregare la materia.
Possono sembrare affermazioni che fanno sorridere ma, senza entrare in merito alla loro attendibilità o meno, va comunque considerato che Hutchison sembra proprio che abbia in qualche modo applicato con successo le sue intuizioni.
Non va dimenticato, per diritto di cronaca, che l’ombra di Tesla sembra aleggiare anche nel famoso “Philadelphia Experiment” avvenuto nel 1943 in cui interessi militari lo spinsero ad applicare le sue scoperte su una nave da guerra con lo scopo di sperimentare la possibilità di rendersi “invisibile” ai radar nemici. Senza entrare nel dettaglio del fenomeno, che richiederebbe molto spazio, qualcosa di inquietante e misterioso avvenne per davvero perché la nave sotto gli occhi di alcuni testimoni increduli “sparì” effettivamente per poi ricomparire inspiegabilmente a 400 km di distanza.

La dualità dell’Universo e l’energia orgonica
Un altro scienziato che seguì per certi versi l’ispirazione dei ricercatori che abbiamo finora incontrato e che subì la stesa identica sorte di desolante abbandono fu il rumeno Wilhelm Reich, il principale allievo del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud.
Pur occupandosi di un campo un po’ diverso dalla pura fisica delle particelle, egli nel corso dei suoi studi giunse, anche se per strade diverse, ad una conclusione simile a quella dei suoi illustri predecessori. Si spinse infatti ad affermare che la materia e i processi biologici presenti in natura sono il risultato dell’interazione tra particelle e antiparticelle (riproponendo quindi il concetto della dualità universale della natura stessa) che compongono l’energia cosmica primordiale dell’etere, (la dimensione di spazio fluido che permea ogni cosa) che definì “orgonica”, prendendo spunto dall’analogia con la funzione creativa dell’orgasmo umano tra i due sessi.
L’interazione tra i vortici di questa energia permeante sul mondo fisico è all’origine di ogni fenomeno naturale, compresa la vita, come in un processo di trasmutazione alchemica naturale.
Sia gli studi di Reich che quelli di Leedskalnin e di Tesla avevano un denominatore in comune: la materia in sintesi è la risultante di una infinita vibrazione delle particelle elementari che la costituiscono, più che di un di vorticoso moto rotatorio. Possono essere quindi definiti come gli antesignani della teoria delle “stringhe” che oggi ha ormai preso piede nel mondo scientifico nel tentativo di trovare una spiegazione definitiva ed unitaria alla natura dell’universo.

Anomalie dell’alluminio secondo l’“Hutchison Effect”
Con la costanza delle sue meticolose osservazioni, Reich arrivò a stabilire alcune regole fisiche fisse nel flusso di particelle e antiparticelle che lo portò a concepire uno strumento, che chiamò “accumulatore orgonico”, in grado di convogliare (analogamente a ciò che per certi versi, come abbiamo visto, hanno sperimentato sia Leedskalnin e Huctison con i flussi magnetici) questa energia orgonica che riteneva essere terapeutica e rigeneratrice (aveva condotto approfonditi studi clinici e statistici che mettevano in risalto le sue proprietà curative nei confronti del cancro).
Arrivò addirittura a coinvolgere nei suoi esperimenti anche Einstein, il quale rimase inizialmente sbigottito davanti all’inconfutabile riscontro delle tesi sostenute da Reich. Il famoso scienziato tedesco, come forse era prevedibile, fece però presto marcia indietro, rinnegando completamente i risultati degli esperimenti adducendo come pretesto futili dettagli e opinabili motivazioni.
A seguito della presa di posizione di Einstein che in virtù della sua acclamata fama aveva un fortissimo ascendente sull’opinione pubblica e sulla comunità scientifica, si innescò nei confronti di Reich una accanita campagna diffamatoria senza precedenti che ne decretò la distruzione dell’immagine, il bando totale delle sue pubblicazioni, il divieto assoluto di diffondere le sue idee nonché il sequestro del suo laboratorio.
Si rimane allibiti di fronte ad una così furiosa guerra ad personam che ricorda per alcuni versi quella più recente subita da un noto medico ormai scomparso che intraprese la realizzazione di una alternativa terapeutica alla cura del cancro.
Reich fu addirittura condannato per la diffusione delle sue teorie e scontò per questo gli ultimi anni della sua vita in galera dove morì nella più completa solitudine.

L’uomo della pioggia
Un ricercatore che a distanza di anni ha ripreso i suoi studi è stato Pierluigi Ighina, collaboratore di Guglielmo Marconi, che in modo assolutamente indipendente e seguendo le orme del pensiero di Reich ha realizzato un dispositivo ad elica, lo stroboscopio magnetico, poi simpaticamente ribattezzato “la macchina della pioggia”, di cui illustrò pubblicamente il funzionamento nel 1998 davanti alle telecamere della trasmissione Report su Rai 3.
Egli infatti, prendendo a riferimento il concetto energetico della dualità contrapposta dei poli magnetici presente in natura, spiegò che era possibile agire concretamente sui fenomeni atmosferici. In estrema sintesi, il funzionamento dell’apparato consisteva nell’emissione di una radiazione provocata dalla polvere di alluminio presente nell’apparecchio, di polarità negativa, che andava combinandosi con la polarità opposta presente nel particellato delle nuvole.
Il suo macchinario ha lasciato sbigottito chiunque lo abbia visto in funzione perché produceva effettivamente in tempi rapidi una profonda modificazione delle condizioni meteorologiche locali; la spessa coltre di nuvole presente sull’area della macchina al momento dell’esperimento veniva letteralmente squarciata dal movimento rotatorio del dispositivo.
Nonostante in questo caso abbia più volte riprodotto l’esito positivo dell’esperimento, le sue scoperte non vennero mai prese in seria considerazione dalla scienza ortodossa, quindi non sono mai state né studiate né oggetto di smentita.
E’ interessante e curioso notare che le sue intuizioni e le sue realizzazioni (che attingono comunque al bagaglio conoscitivo di Tesla) hanno una strana analogia con la tanto discussa tecnologia HAARP (High Frequency Active Auroral Research Project), un sistema di armi geofisiche americane tuttora segreto che si dice sia in grado di influenzare il clima per fini militari.

Le teorie eretiche e la censura del Rasoio di Occam
Come nel caso di Reich, o degli altri personaggi affrontati, l’establishment scientifico davanti alla comparsa di teorie e di sperimenti inconfutabili che possono metterne in discussione alle radici i dogmi su cui si sostiene, assume un atteggiamento molto preciso che ha l’obiettivo di screditare l’attendibilità del fenomeno emerso attraverso un meccanismo di indifferenza totale, ridicolizzandone la portata scientifica.
Nel caso ad esempio della “macchina della pioggia”, invece di condurre un serio studio di approfondimento del fenomeno, la comunità scientifica si è limitata a sollevare un’ironica obiezione affermando che se lo strumento avesse un fondamento di credibilità allora non esisterebbero più deserti sul pianeta.

Gli esperimenti orgonici di Wilhelm Reich
Probabilmente una dichiarazione del genere non tiene conto del fatto che l’inventore di questo dispositivo ha dichiarato di avere in effetti provato a trovare un’applicazione concreta al suo macchinario cercando di esportarlo in Africa con l’obiettivo di arginare il problema della siccità, ma il suo tentativo è risultato vano poiché ha incontrato l’atteggiamento ostile di chi in quel luogo lucra sulla mancanza d’acqua.
Il discredito e la censura che le scoperte scientifiche ”maledette” hanno sempre ed inevitabilmente subito sono il frutto dell’applicazione da parte delle baronie scientifiche di un postulato di base che sottende alle motivazioni della ricerca, in qualunque campo di indagine essa si esplichi: quello del cosiddetto Rasoio di Occam, un principio filosofico valutativo che nasce nel medioevo con finalità religiose ma che si estende rapidamente negli altri campi dello scibile umano. Secondo questo pensiero tutto ciò che risulta superfluo alla conferma di uno status quo in vigore (sia che si applichi in campo religioso riferendosi alla natura della Chiesa, sia in campo filosofico al potere delle teorie scientifiche oramai accreditate) va tagliato e sostituito invece con la soluzione più semplice e naturale a disposizione che secondo questo principio è senz’altro anche la più giusta.
Risulta evidente alla luce di questo ragionamento che qualunque forma di ricerca che esca dal coro è condannata ad essere eliminata.
La cortina che la scienza ortodossa alza nei confronti di ciò che può destabilizzarla ha l’obiettivo di porre dei paletti al range conoscitivo accessibile all’uomo; in sostanza rivendica il diritto di stabilire cosa è ricerca, di vagliare l’attendibilità di qualunque affermazione o scoperta venga a galla dall’universo nascosto dei ricercatori non allineati.
Eppure andrebbe considerato che anche le teorie “eretiche” portate avanti dagli scienziati che abbiamo conosciuto in questo viaggio nel mondo della ricerca “proibita” non sono poi del tutto estranee al genere umano poiché appartengono, nella loro intima essenza, al patrimonio culturale di tutti i Popoli naturali del pianeta.
Il loro riferimento alla Natura e l’esigenza di rapportarsi in modo diretto con essa attraverso l’osservazione e la riproduzione dei modelli che intrinsecamente esprime li ha da tempi immemorabili condotti a sperimentare un’esperienza conoscitiva che non è propriamente la deduzione di una visione teorica dell’esistenza, bensì esattamente il contrario. Pur senza avere un accesso diretto ai sofisticati strumenti di indagine oggi disponibili sono stati in grado di intuire e sperimentare le forze e la natura dell’universo e crearsene una visione ben precisa, indirettamente confermata dalle frontiere della odierna ricerca scientifica.
La conoscenza della griglia magnetica e tellurica terrestre, ipotizzata da Leedskalnin, la dualità dei principi opposti che determina la struttura dell’universo (che ritroviamo nel concetto di vuoto e pieno dell’antico Druidismo europeo), l’esistenza di un’energia cosmica primordiale tuttora presente e origine di tutti i processi vitali e non dell’esistenza, (l’etere di Tesla, Reich, Ighina, ecc.), la visione quantistica dell’universo che è alla base delle teorie citate, lo sfruttamento dell’intrinseca proprietà conduttiva della spirale come archetipo cosmico e scambiatrice di energia dal cielo verso la Terra e viceversa, intuita e utilizzata da tutti gli scienziati non convenzionali che abbiamo analizzato, sono tutti concetti scoperti e sperimentati dalle antiche culture tradizionali della Terra, che per prime hanno intuito che la Natura, in tutte le sue manifestazioni, è fonte di insegnamento e che all’interno di essa, in un contesto di rispetto ed armonia, l’uomo può trovare tutto quello di cui può avere bisogno.
Rimanere indifferenti di fronte alla possibilità che le scoperte scientifiche non autorizzate possano avere un fondamento di verità equivale in un certo senso a non voler considerare l’esistenza del patrimonio culturale tradizionale dei popoli della Terra. Al pari della scienza “dannata”sono però entrambi una realtà evidente.
http://www.shan-newspaper.com/web/scienze/457-la-scienza-proibita.html

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1 commento:

Tenor ha detto...

Uno splendido articolo

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