31 dicembre 2011

Le sonde gemelle Grail in orbita attorno alla Luna a capodanno!

PASADENA, California – Le sonde gemelle della Nasa destinate a studiare la crosta e il nucleo lunare si stanno avvicinando alla loro destinazione, che dovrebbero raggiungere per Capodanno, quando i motori principali si accenderanno per mettere i due satelliti in orbita attorno alla Luna.

Le due sonde, chiamate Gravity Recovery and Interior Laboratory (Grail), sono programmate per essere messe in orbita a poche ore di distanza l’una dall’altra, la Grail-A il 31 dicembre e la Grail-B il 1° gennaio.

“Il nostro team non potrà partecipare alle celebrazioni del Capodanno tradizionale, ma mi aspetto di vedere che la messa in orbita delle nostre due sonde attorno alla Luna possa darci ugualmente le emozioni e l’euforia della ricorrenza”, ha detto David Lehman , project manager per Grail presso il NASA Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, in California.

La distanza dalla Terra alla Luna è circa 402.000 km e gli equipaggi dell’Apollo impiegavano circa tre giorni per arrivarci. Ma le sonde Grail, lanciate da Cape Canaveral lo scorso 10 settembre 2011, stanno impiegando circa 30 volte il tempo impiegato dai potenti vettori dell’epoca.

Questa traiettoria a basso consumo energetico ma di lunga durata ha dato ai tecnici più tempo per valutare la salute delle sonde. Il percorso ha permesso anche ad un componente vitale della delle sonde, l’oscillatore Ultra Stabile, di essere continuamente alimentato per diversi mesi. Questo permetterà di raggiungere una temperatura di funzionamento stabile prima di iniziare a effettuare misurazioni nell’orbita lunare.

“Questa missione riscriverà i libri di testo sull’evoluzione della Luna”, ha detto Maria Zuber, investigatore principale di Grail presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT). “Le nostre sonde stanno lavorando così bene durante il viaggio che abbiamo eseguito un test completo del nostro strumento scientifico, che ha confermato le prestazioni necessarie per soddisfare i nostri obiettivi scientifici”.

Lo scorso 28 dicembre, Grail-A era a 106,000 km, dalla luna ad una velocità di 1.200 km orari. Grail-B a 128.000 km, ad una velocità di 1.228 km orari.

Durante la fase finale dell’avvicinamento alla luna, i due satelliti si muoveranno verso sud, volando quasi sopra il polo sud lunare. L’inserimento nell’orbita lunare per Grail-A durerà circa 40 minuti. Dopo 25 ore tocherà all’altra sonda, che impiegherà circa 39 minuti a mettersi in orbita.

Le manovre di inserimento avranno luogo nelle settimane successive, quando i tecnici che seguono i due Grail modificheranno le loro orbite da 11,5 ore a poco meno di due ore. Nel marzo 2012, i due Grail saranno pronte per inisiare gli esperimenti sulla costituzione della Luna in un’orbita quasi-polare e quasi circolare, con un’altezza di circa 55 chilometri e un periodo di rotazione di 2 ore.



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La regione nord-occidentale dell'India scossa da una serie di terremoti

- RAJKOT , India - Uno sciame sismico continua a colpire Saurashtra e la regione indiana del Kutch. Ben 13 scosse di cui ben 9 nella regione del Kutch sono state registrate durante gli ultimi tre giorni.Secondo i funzionari dell'Istituto sismologico (ISR) , due tremori di bassa intensità di magnitudo 1,4 della scala Richter sono stati percepiti nella zona Bhachau di Kutch Giovedi. Il 27 dicembre, un nuovo tremore di magnitudo 2,4 ha scosso Bhachau di nuovo. Le scosse di terremoto hanno dato notti insonni a persone nella regione Saurashtra, soprattutto nel Talala nel distretto Junagadh . Il 20 ottobre un terremoto di magnitudo 5,3 sulla scala Richter danneggio' diversi edifici a Maliya-Hatina e Talala taluka di Junagadh. Secondo i funzionari ISR, 160 scosse hanno fatto tremare la regione nell'ultimo mese - Times of India



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30 dicembre 2011

Alaska: il vulcano Cleveland sprigiona una nube di cenere alta 15.000 piedi

30 Dicembre 2011 - ALASKA - Una nube di cenere alta circa 15.000 piedi si e' sprigionata dal vulcano Cleveland dell'Alaska, secondo le immagini satellitari dell'Alaska Volcano Observatory. Il vulcano, che si trova nelle isole Aleutine a circa 45 miglia ad ovest della comunità di Nikolski, E' stato tenuto sotto osservazione più volte nel corso degli ultimi mesi. Dopo diverse settimane di attività tra Luglio e d Agosto,lo stato di allerta del vulcano è stato declassato prima di essere aggiornato di nuovo a un livello di allarme arancione per l'aviazione civile. Questa ultima attività viene sei giorni dopo l'ultimo aggiornamento sul sito AVO.Le immagini satellitari di Giovedi confermano la presenza di una nube di cenere, a circa 50 miglia sud-est di distanza dal vulcano in movimento. L'ultima eruzione significativa del Cleveland si è verificata nel febbraio 2001 che genero' tre pennacchi di cenere che raggiunsero fino a 39.000 piedi sopra il livello del mare e "una colata lavica che raggiunse il mare." Aviatori della zona sono invitati a prestare attenzione, ma l'AVO ha detto che l'eruzione potrebbe essere un evento isolato. "I dati satellitari indicano che questo è un evento singolo," l'AVO ha detto, "tuttavia, che esplosioni improvvise potrebbero verificarsi con pennacchi superiore a 20.000 piedi sopra il livello del mare. Tali esplosioni e nubi di cenere possono passare inosservate nelle immagini satellitari per ore. "Il Vulcano Cleveland manca qualsiasi apparecchiatura di monitoraggio in tempo reale . 


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Una misteriosa schiuma bianca sommerge la citta' costiera di Cleveleys



Una spessa e misteriosa coltre bianca ha ricoperto la citta' costiera di Cleveleys vicino Blackpool dopo una forte mareggiata sommergendo automobili e tutto quello che incontrava lungo il suo percorso.Secondo esperti meteo la schiuma sarebbe stata generata da una combinazione tra forti venti che soffiavano lungo la costa e alghe marine in decomposizione.campioni di schiuma sono stati prelevati per analizzarli per scongiurare la presenza di sostanze tossiche o inquinanti.Gli esperti ritengono che si tratti di un fenomeno naturale provocato dalle maree e dai venti che vanno a smuovere le alghe morte dal fondo dal mare producendo questa schiuma.

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L'origine dell'universo e la teoria delle armoniche!

Il nostro universo è un grande punto interrogativo.
Gli scienziati si interrogano infatti, giorno dopo giorno, da dove esso abbia avuto origine e in quale modo sia arrivato allo stato attuale.
Certo si sa che tutto è stato prodotto da una esplosione chiamata Big bang da cui ha avuto origine spazio, tempo e materia, ma perché poi questa materia caotica si è aggregata in punti ben precisi per formare galassie, stelle e pianeti?

Oggi vi vogliamo proporre una teoria sulla formazione dell'universo chiamata teoria delle armoniche.
L'energia oscura, ovvero l'energia che ha permesso al caos di equilibrare e che gli scienziati stanno ancora tentando di capire di cosa si tratta e potrebbe non essere altro che musica.


Pensiamo ad un pianoforte, in esso vi troviamo la scala delle note e quella delle ottave superiori in cui, il suono della nota principale viene ripetuto per risonanza.
Quindi, utilizzando tutte queste combinazioni, possiamo creare una varietà di suoni molto differenti tra loro e armonie del tutto diverse.

In natura, di principio tutto funziona con questi suoni detti armoniche, ci sono quindi quelle medie, udibili dall'uomo e quelle più alte o più basse che spesso l'uomo non riesce a percepire.
Pensiamo per esempio agli animali, che sentono frequenze più basse delle nostre e riescono a sentire se si sta avvicinando un cataclisma, facciamo un esempio degli elefanti: essi comunicano tra loro attraverso onde sonore a bassissima frequenza.
Queste onde vengono udite da noi solo quando arrivano alla frequenza da noi percepibile e così udiamo il barrito dell'elefante.
Queste onde a bassa frequenza possono viaggiare fino a 5 km attraverso l'aria (e il doppio attraverso il terreno) e quindi anche gli animali distanti possono parlare tra loro.
Anche animali molto più piccoli dell'elefante percepiscono queste armoniche, vediamo l'ape, questo minuscolo insetto molto importante per la sopravvivenza dell'uomo sulla terra; l'ape crea il suo alveare a forma di tantissime cellette esagonali dentro alle quali depone il miele.

Se ci pensate questa è una vera opera d'arte! certamente l'ape non è andata a scuola di architettura ma ha imparato a vivere in sintonia con le armoniche della natura.
la natura infatti si modifica in base alla frequenza delle armoniche, la materia si dispone in base a quanto una frequenza è alta o bassa e crea diverse forme geometriche in base al tipo di frequenza, vi postiamo questo video per farvi vedere direttamente l'esempio pratico.







sbalorditivo vero?
Ogni cosa in natura ha un suono e anche lo stesso universo quindi lo si può pensare ad una grande melodia, costituita da tante armoniche e frequenze, che, mescolate tra loro hanno permesso alla materia di aggregarsi secondo alcuni schemi ben precisi; per questo sono nate le galassie, le stelle, i pianeti e la vita e tutto è così perfetto nel caos generato dal big bang.

Gli astronomi hanno portato avanti alcune ricerche sul suono dell'universo, sono riusciti infatti a registrare e tradurre le frequenze in frequenze da noi udibili, a seguito alcuni esempi:








Noi esseri umani dobbiamo quindi tutto a queste armoniche, la nostra stessa vita è stata infatti frutto di frequenze e ogni singola cellula del nostro corpo è mantenuta in equilibrio da esse.

L'uomo primitivo riusciva ad essere in contatto con queste armoniche e i sostenitori di questa teoria pensano persino che le piramidi e i grandi monumenti su cui oggi abbiamo mille dubbi sulla loro possibile costruzione siano stati costruiti con l'aiuto di queste frequenze.
Le basse frequenze avrebbero infatti permesso di sollevare pietre di dimensioni enormi annullando il loro stesso peso e quindi permesso agli uomini di sollevarle senza fare nessuna fatica.
Anche nel sito megalitico di Stonehenge troviamo indizi di questo genere, alcuni studiosi hanno infatti dedotto che questo fosse si un osservatorio astronomico come affermano le maggiori teorie ma che oltre a questo il sito abbia anche un'altra caratteristica, ovvero che vista la disposizione delle pietre le onde sonore si disperdano in un modo particolare e rimbombino da una parte all'altra della costruzione, favorendo così una sonorità particolare per coloro che effettuavano cerimonie all'interno della struttura.

Purtroppo oggi l'uomo, vista la sua evoluzione e vita frenetica, si è staccato dalla natura e non riesce più a mettersi in contatto con essa in modo armonico, quindi non riesce più a concepire il fattore delle armoniche se non in modo inconscio.

Con questo articolo vogliamo quindi farvi riflettere su questa teoria alternativa e magari farvi capire quanto la natura sia così importante per la nostra stessa sopravvivenza.
http://astrofilicentesi.blogspot.com/2011/10/come-nato-luniverso-la-teoria-delle.html


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Disturbi elettromagnetici come precursori di un evento sismico

Da qualche secolo, studiosi segnalano il verificarsi di disturbi elettromagnetici poco prima della scossa, come per es. bagliori luminosi, deviazioni improvvise dell’ago della bussola. Negli ultimi decenni i ricercatori hanno intensificato gli studi di tali fenomeni nella speranza che alcuni di questi segnali possano costituire un campanello d’allarme di un’incombente sisma. Ma c’è chi va controcorrente: alcuni lavori di F. Masci, (INGV-L’Aquila), mettono in dubbio la correlazione tra fenomeni magnetici precedenti il terremoto e l’attività sismica attribuendo i primi a fluttuazioni intrinseche al campo geomagnetico terrestre e alle complesse interazioni esistenti fra l’attività solare e il campo stesso.

Su cosa si basa il suo scetticismo circa un nesso di causa-effetto fra terremoti e anomalie magnetiche?

Stiamo parlando di anomalie magnetiche, dice Masci, che precedono di settimane o gg il verificarsi di forti terremoti; cosa ben diversa sono i fenomeni sismomagnetici che sono osservati in concomitanza con l’evento sismico. Alcuni ricercatori, negli ultimi decenni hanno messo in relazione segnali magnetici anomali verificatesi prima di un evento sismico con la fase di preparazione del terremoto stesso. È naturale che giorni o settimane prima del verificarsi di un terremoto il campo geomagnetico possa presentare un’anomalia, ma collegare questo segnale con l’evento sismico, senza eseguire nuove verifiche utilizzando anche altri set di dati geofisici è una conclusione semplicistica. I miei articoli dimostrano che le ricerche effettuate negli ultimi anni sui precursori sismici di natura magnetica hanno sottostimato l’influenza dell’attività geomagnetica; mi riferisco a studi che mirano a dimostrare l’esistenza di precursori magnetici alle bassissime frequenze. Le anomalie magnetiche che nella letteratura scientifica sono state considerate possibili precursori di eventi sismici sono invece segnali legati alla normale attività geomagnetica dovuta all’interazione terra-sole.

L’ipotesi che il terremoto aquilano sia stato preceduto da segnali elettromagnetici verrebbe a cadere?

Il terremoto dell’Aquila è avvenuto abbastanza in superficie e in prossimità dall’Osservatorio Geomagnetico di L’Aquila. Alcuni studi, utilizzando tecniche convenzionali di analisi, non hanno però rilevato la presenza di precursori nei dati magnetici raccolti nell’Osservatorio. Un lavoro di Di Lorenzo (INGV), mostra l’emergere di deboli segnali magnetici cosismici in concomitanza con la scossa principale del 6 aprile. Tale lavoro però esclude la presenza di segnali analoghi nei giorni e nei mesi precedenti all’evento sismico. Altri studi, al contrario, utilizzando dati raccolti a diverse centinaia di km dalla zona epicentrale, mostrano il verificarsi di possibili segnali elettromagnetici anomali durante il periodo precedente il terremoto. Comunque, le possibili anomalie riportate in questi lavori sono state collegate dopo che il sisma si è verificato. Data la grande distanza tra il punto di osservazione e l’area epicentrale, molti di questi segnali hanno bisogno di successive verifiche per accertarne l’effettivo legame con il terremoto. Questi studi non riportano fenomeni elettromagnetici cosismici i quali dovrebbero essere più evidenti dato che nel momento della rottura avviene il maggior rilascio di energia. A luglio ‘11 è stato pubblicato uno studio che sostiene la presenza, circa due settimane prima del 6 aprile, di una possibile anomalia di origine sismica nei dati magnetici di L’Aquila. Purtroppo anche in questo lavoro si è sottostimata l’attività geomagnetica globale.

di Sonia Topazio a Fabrizio Masci


http://www.zazoom.it/blog_rsc/post.asp?id=4856


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29 dicembre 2011

Il ciclone tropicale Thane minaccia le coste sud-orientali dell'India!

Un ciclone tropicale minaccia le coste sud-orientali dell'India, in particolare l'area costiera del Tamil Nadu. Il nome assegnato alla tempesta dagli addetti ai lavori è “Thane” e secondo le ultime proiezioni dei principali modelli fisico-matematici, elaborati dal Dipartimento Meteorologico dell'India, darà i suoi maggiori effetti sul litorale compreso tra Cuddalore e Nellore entro la mattinata del 30 Dicembre.


L'occhio del ciclone è stato identificato a circa 650 km a sud-est di Chennai e continua a seguire il percorso già tracciato nei giorni scorsi, da est verso ovest. I dati riferiti alla giornata del 29 Dicembre lasciano presagire venti intensi che potranno superare i 120-130 km/h. Preoccupa l'impatto che il ciclone potrebbe avere con l'area costiera, che verrà inevitabilmente interessata da intense mareggiate e piogge consistenti con rischio di alluvioni lampo. Un avviso di condizioni meteo avverse è stato diramato a tutti i cittadini residenti in zona.

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La Norvegia colpita dalla piu' grave tempesta degli ultimi 50 anni!

Frane e interruzioni di corrente in Norvegia: Dagmar è una delle tre tempeste più gravi che abbia mai colpito il paese negli ultimi 50 anni.
Lunedi, venti oltre 200 km/h hanno spazzato la costa sud-occidentale. E piogge torrenziali hanno causato frane, interrompendo molte strade della regione.

Nel tardo pomeriggio di Martedì, , diverse migliaia di persone erano ancora senza elettricità.
Quello che resta dopo il passaggio della tempesta e' uno scenario di devastazione come un campo di battaglia.
Secondo la polizia, nessuna vittima è stata segnalata.Alcune aree sono rimaste isolate. Il Trasporto - treni e traghetti - sono stati gravemente colpiti. Secondo gli assicuratori, il conto per danni causati dalla tempesta Dagmar si prevede che raggiungera'i 35 milioni di euro.

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Indonesia: numerosi vulcani si stanno risvegliando e' minacciano l'intero arcipelago!

29 Dicembre 2011 - INDONESIA - Le popolazioni che vivono nelle vicinanze dei tre vulcani a East Java sono stati avvertiti di stare in allerta visto i segni di un aumento dell'attività vulcanica

I tre vulcani sono il Monte Ijen ,il Monte Semeru e il Monte Bromo.Un funzionario dell''agenzia della gestione delle calamità Timur Siswanto ha riferito  che le autorità sono pronte a gestire qualsiasi situazione di emergenza,se dovesse verificarsi un disastro vulcanico.Secondo i media locali il Monte Ijen sta mostrando segni di incremento della sua attività e le persone che vivono nelle sue vicinanze sono stati avvertiti di stare lontano almeno 1,5 km della montagna. Oltre ai suddetti tre, altri cinque vulcani - Il Monte Gamalama (sull'isola di Ternate, nelle Molucche),il Monte Papandayan (Garut, West Java), il Gunung Karangetang (Nord Sulawesi), Gunung Lokon (Nord Sulawesi) e Anak Krakatau (Sunda Strait) - mostrano segni di un aumento  della loro attivita' vulcanica e minacciano l'intero arcipelago indonesiano.

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Le foche in Alaska stanno morendo di Cancro!

29 Dicembre 2011 - ALASKA - Gli scienziati in Alaska stanno indagando sulla moria di foche sigillo che sta colpendo la regione,secondo alcuni contaminate dalle radiazioni nucleari provenienti dallo stabilimento giapponese di Fukushima . I biologi in un primo momento avevano pensato che le foche fossero affette da un virus, che non sono riusciti finora ad identificare dopo numerosi test.Le foche presentano i seguenti sintomi: lesioni sanguinanti sulle pinne posteriori, la pelle irritata intorno al naso e gli occhi, e perdita di capelli a chiazze sulle pellicce degli animali '. John Kelley, professore emerito presso l'Istituto di Scienze Marine presso l'Università di Fairbanks in Alaska ha detto: "Abbiamo recentemente ricevuto campioni di tessuto di animali malati catturati vicino a St Lawrence Island con una richiesta di esaminare il materiale per la radioattività. C'è preoccupazione espressa da alcuni membri delle comunità locali che ci possa essere qualche relazione con il disastro nucleare di Fukushima. "I risultati del test non saranno disponibili per diverse settimane.Non dimentichiamo che secondo un articolo pubblicato su una famosa rivista medica statunitense ci sarebbe stato un incremento della mortalita infantile nelle settimane seguenti in disastro giapponese che ha sprigionato una nube radioattiva che ha investito la costa occidentale degli Stati Uniti appena 6 giorni dopo Fukushima.
http://enenews.com/reuters-dead-diseased-seals-alaska-tested-fukushima-radiation-suffering-bleeding-lesions-hair-loss-photo

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28 dicembre 2011

Gli scienziati prevedono un massiccio black-out radio per i prossimi tre giorni!

28 Dicembre 2011- Skywatchers sperano in un cielo limpido a partire da oggi visto che sono attese particelle del recente flare solare che dovrebbero impattare con la Terra tra oggi e domani 29 Dicembre.Splendide aurore potranno essere osservate ad alte latitudini.Gli esperti si aspettano un black-out radio per i prossimi 3 giorni causato dalla tempesta geomagnetica che si scatenera'.Secondo le previsioni del NOAA ci si aspetta una tempesta geomagnetica di livello G1 ed un conseguente black-out radio di livello R1.questo potra' impattare sulle comunicazioni dei sistemi GPS ,radio e telefonia cellulare.

Una tempesta solare (detta anche tempesta geomagnetica) è un disturbo della magnetosfera terrestre, di carattere temporaneo, causato dall' attività solare. Durante una tempesta solare il Sole produce forti emissioni di materia dalla sua corona che generano un forte vento solare, le cui particelle ad alta energia vanno ad impattare il campo magnetico terrestre dalle 24 alle 36 ore successive all'emissione di massa coronale.
Ciò accade soltanto qualora le particelle del vento solare viaggino in direzione della Terra. La pressione del vento solare cambia in funzione dell'attività solare e tali cambiamenti modificano le correnti elettriche presenti nella ionosfera. Le tempeste magnetiche generalmente durano dalle 24 alle 48 ore, anche se alcune possono durare per diversi giorni.
Nel 1989, una tempesta elettromagnetica si verificò sui cieli del Québec[1], causando un'aurora boreale visibile fino in Texas che lascio' 6 milioni di persone senza elettricita'.

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Indonesia,un fiume di lava travolge un villaggio!

Quattro persone sono morte e mille hanno dovuto lasciare le loro case a causa di colate di lava fredda e fango fuoriuscite dalla bocca del vulcano Gamalama, nelle Molucche, nell'Indonesia orientale. Il vulcano è tornato in attività a dicembre con una potente eruzione.
Il portavoce del governo indonesiano, Yusuf Sunnya ha fatto sapere che piogge intense hanno provocato le colate di lava fredda, rocce e fango che hanno colpito villaggi situati alla base del Gamalama. Una dozzina di persone è stata ricoverata con fratture e lesioni alla testa.

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Secondo la Nasa l'eruzione avvenuta nel Mar Rosso ha fatto emergere una nuova isola!

In questi giorni la Nasa ha scoperto che, in questo mese, nel Mar Rosso c’è stata una eruzione vulcanica e i pescatori hanno assistito il 19 dicembre a fontane di lava alte ben 30 metri.
Infatti utilizzando l’Ozone Monitoring Instrument (OMI) sono stati rilevati elevati livelli di biossido di zolfo che indicano una eruzione e, attraverso delle immagini satellitari, la Nasa ha notato che nel Mar Rosso, precisamente lungo il Gruppo Zubair, si sta creando una nuova isola.
Qui in basso potete vedere le immagini e notare le differenze:
Aggiungi didascalia


Infatti possiamo vedere una isola, dove prima invece c’era completamente acqua, e una nube densa, forse un misto di cenere vulcanica e vapore acqueo, che sale dall’isola.
Il Gruppo Zubair è un insieme di piccole isole che si trovano vicino alla costa dello Yemen, una regione che appartiene alla Rift Valley ovvero quella formazione geologica che si estende per 6000 km dal nord della Siria fino al Mozambico e che si è creata dalla separazione delle placche tettoniche africana e araba.
http://www.zazoom.it/blog_rsc/post.asp?id=4799


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Australia: pesanti inondazioni colpiscono il nord del paese facendo deragliare un treno merci

Un treno merci è deragliato durante violente inondazioni nel Territorio del Nord dell'Australia. Il Ciclone tropicale ha scaricato centinaia di millimetri di pioggia  durante la notte e un treno merci è stato spazzato via dalle acque mentre attraversava un ponte ferroviario vicino a Katherine. Willem Van Westra Holte ha parlato di  una scena di devastazione.Due macchinisti sono stati isolati dopo l'incidente e la polizia ha detto che uno dei due uomini è stato trasportato in ospedale con lesioni alla schiena.Le autorita' riferiscono che il fiume e' a rischio contaminazione. L'inondazione ha colpito anche due parti della Stuart Highway, che ha fatto deragliare un treno e spazzato via due persone dalle loro auto,fortunatamente senza provocare vittime.
http://abcasiapacificnews.com/stories/201112/3398553.htm?desktop

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Alla ricerca di tracce aliene sulla superficie della Luna!

La singolare proposta di due scienziati: scandagliare la superficie della Luna, fotografata in dettaglio dal Lunar Reconnaissance Orbiter, per cercare eventuali tracce di intelligenze extraterrestri passate in visita da quelle parti



NEW YORK - Nel film-cult di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, ispirato al racconto di Arthur C. Clarke La sentinella, veniva ritrovato sulla Luna un grande monolite nero, di chiara fattura intelligente. Un indizio che, da qualche parte nell'universo, una civiltà extraterrestre aveva visitato il nostro sistema solare. Qualcosa del genere, magari anche meno vistosa, foss'anche una lattina di Coca-cola di Aldebaran, è quel che suggeriscono di cercare due eminenti scienziati attraverso l'analisi delle foto della superficie lunare raccolte nel corso degli anni dal potentissimo mirino del Lunar Reconaissance Orbiter, la sonda NASA in orbita intorno al nostro satellite naturale dal 2009.

In cerca del monolite nero - Il primo è Paul Davies, astrofisico che non ha bisogno di molte presentazioni, vista la mole di libri divulgativi di grandissimo successo pubblicati anche in Italia, e la lunga attività nel campo della ricerca di vita extraterrestre; il secondo è Robert Wagner, giovane ricercatore della School of Earth and Space Exploration dell'Università dell'Arizona. La loro proposta è stata pubblicata sugli Acta Astronautica, la principale rivista americana dedicata allo spazio. «Sebbene ci sia solo una minuscola probabilità che tecnologia aliena abbia lasciato tracce sulla Luna sotto forma di artefatti o modifiche alla struttura lunare superficiale, questa location ha il pregio di essere vicina e di preservare eventuali tracce per una durata immensa», sostengono i due scienziati. Ma poiché la scansione delle immagini in cerca di eventuali tracce extraterrestri non richiede costi, se non in termine di tempo impiegato, anche la minima probabilità dovrebbe essere presa in considerazione.

Il vantaggio offerto dalla Luna è evidente. La Luna è un corpo geologicamente morto, ed essendo priva di atmosfera può preservare per un lunghissimo lasso di tempo qualsiasi tracce lasciata da fattori esterni. Le impronte degli astronauti delle diverse missioni Apollo succedutesi tra il 1969 e il 1972 sono ancora lì, così come i segni dei cingolati dei rover guidati dagli astronauti sulla superficie lunare. Il sismografo montato nella missione Apollo 12 ha verificato che per ogni 350 chilometri quadrati avviene in media un impatto di asteroide della grandezza di un acino d'uva ogni mese: e questo è l'unico tipo di evento che può modificare la superficie lunare. L'epoca dei grandi impatti meteorici che hanno segnato per sempre la faccia della Luna è da tempo finita. Secondo le stime di Davies e Wagner, occorrerebbero alcune centinaia di milioni di anni per sotterrare sotto la polvere e la sabbia sollevata da questi impatti un oggetto della grandezza di una decina di metri.

Un archivio fotografico lunare - L'idea è di utilizzare per la ricerca le foto acquisite del Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA, che ha fino a oggi mappata circa un quarto della superficie della Luna ad alta risoluzione. Tra queste immagini sono già state tirate fuori quelle che mostrano, per esempio, i siti degli allunaggi dell'Apollo e tutti i pezzi di rover e satelliti precipitati inviati dagli americani e dai sovietici nel corso degli anni. Sono circa 340.000 le immagini rese pubbliche dalla NASA, una cifra destinata a crescere fino a raggiungere il milione quando sarà stata mappata l'intera superficie, intorno al 2014. «Dati i numeri, è ovvio che una ricerca manuale da parte di un piccolo gruppo è senza speranze», riconoscono gli studiosi. Una soluzione potrebbe venire dall'informatica. Wagner, che è anche un esperto informatico, sta lavorando a un software capace di effettuare una scansione delle immagini e di individuare, tramite appositi algoritmi, tracce di strutture che possono suscitare qualche sospetto sulla loro natura: pannelli solari o contorni di edifici, per fare qualche fantasioso esempio. Roba del genere resterebbe visibile per milioni di anni dopo la loro costruzione, grazie ai lentissimi mutamenti morfologici della Luna.

Altrimenti, non resta che affidarsi a soluzioni del tipo SETI@home: così si chiama il celebre programma che, per abbattere i costi, distribuisce a decina di migliaia di utenti in tutto il mondo «pacchetti» di dati acquisiti dai radiotelescopi, lasciando ai loro calcolatori l'onere di analizzarli in cerca di segnali di possibile origine intelligente. Tramite SETI@home è stato possibile far sopravvivere il celebre progetto di ricerca di radiosegnali prodotti da civiltà extraterrestri, costretto a fare periodicamente i conti con tagli di fondi: oggi si basa esclusivamente su sovvenzioni e donazioni dei privati. Analogamente, si potrebbero inviare a decine di migliaia di utenti pacchetti di immagini da analizzare con i propri occhi. I rischi, in questo caso, non sono pochi: qualcosa di importante potrebbe sfuggire (anche se ciascuna immagine verrebbe inviata in copia a non meno di un centinaio di persone, per sicurezza), ma soprattutto, affidandosi ad «amatori», è forte il rischio contrario. Che qualcuno, cioè, veda qualcosa che non c'è. I casi di presunti avvistamenti su Marte hanno fatto scuola. Sulla superficie marziana, analizzando le immagini - spesso a bassa risoluzione - acquisite dalle diverse spedizioni di sonde, la gente ha visto di tutto: piramidi, sfingi, facce umane, statue, edifici, basi militari e chi più ne ha più ne metta. È vero che il suolo lunare offre assai meno appigli alla fantasia. Ma se l'immaginazione umana è capace di scorgere forme singolari anche nelle nuvole, il rischio di prendere fischi per fiaschi è notevole.

Cosa cercare sulla Luna - Ma cosa cercare, esattamente? L'artefatto più semplice, spiegano i due scienziati, sarebbe probabilmente un messaggio lasciato intenzionalmente. Non tanto una grossa scritta del tipo «Ehi, siamo qui» che possiamo leggere dal cielo, quanto una capsula costruita in un materiale altamente resistente, apribile da una qualsiasi forma di vita intelligente e abbandonata magari in uno dei crateri più recenti, come il grande cratere Tycho, sugli altipiani meridionali della Luna. Messaggi pensati per durare più a lungo potrebbero essere stati sepolti in profondità, ma collegati a trasmettitori capaci di penetrare la superficie lunare: un po' come una «X» su una mappa del tesoro, per indicare il punto dove scavare. Ancora meglio, intelligenze extraterrestri potrebbero aver installato sulla Luna, in tempi remoti, delle vere e proprie basi, magari sfruttando i tunnel di lava ancora esistenti sotto le pianure di basalto. Si tratta di habitat ideali, perché offrono un ottimo riparo dalle radiazioni cosmiche che sulla Luna non vengono bloccate dall'atmosfera, di fatto inesistente. Eventuali colonie lunari passate o future dovrebbero tenere conto del riparo che questi tunnel, presenti sulla Luna come su qualsiasi corpo celeste che abbia avuto attività vulcanica, posso offrire.

In realtà, ci basterebbe anche trovare tracce di spazzatura aliena. Certo, se gli extraterrestri sono soltanto un po' più intelligenti di noi, avranno avuto il buon gusto di non lasciare pessimi ricordini sui pianeti visitati. Da tempo, le agenzie spaziali mondiali adottano un principio di non contaminazione, in base al quale qualsiasi visita umana e non umana su corpi celesti esterni alla Terra deve essere quanto meno possibile «impattante». Le sonde che scendono sui pianeti devono essere sterilizzate per evitare di invadere con microrganismi terrestri potenziali ecosistemi autoctoni. Una futura missione umana su Marte avrà cura di non lasciare in giro cartacce o lattine di birra. Tuttavia, qualcosa deve pur sempre rimanere. Non possiamo portarci a casa i rover marziani o lunari, per dirne una, cosicché quando la loro missione è finita essi restano lì, immobili. Se una sonda aliena avesse visitato la Luna, potrebbe essere rimasta abbandonata sulla sua superficie. È vero che il nostro satellite è piccolo e privo di nascondigli significativi; ma trovare una di queste tracce è come cercare un ago in un pagliaio. Ciò nonostante, qualcosa sarà tentato: sarebbe davvero comodo trovare un segno di vita extraterrestre dietro l'angolo, anche se magari gli alieni erano giunti solo in visita cento milioni di anni fa per un pic-nic con vista sulla Terra.


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I cambiamenti climatici 'cambieranno i connotati' di almeno meta' delle aree della Terra

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - I cambiamenti climatici 'cambieranno i connotati' di almeno meta' delle aree della Terra coperte da vegetazione, provocando la conversione del 40% degli ecosistemi in un'altra forma, ad esempio da foresta a tundra, o da prateria a deserto. Lo afferma uno studio del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, pubblicato dalla rivista Climatic Change.

I ricercatori hanno elaborato un modello che tiene conto di quali piante si adattano ad ogni tipo di clima, adattandolo alle proiezioni dell'Ipcc sulle variazioni di temperatura e piovosita' previste per i prossimi decenni. Il risultato e' stato una mappa delle aree sensibili del pianeta, da cui emerge che quasi tutte le aree del mondo dovranno affrontare cambiamenti in almeno il 30% della vegetazione, e soprattutto l'emisfero nord dovra' affrontare le modifiche agli ecosistemi piu' radicali: ''Lo studio introduce un nuovo modo di guardare ai cambiamenti climatici - spiega Jon Bergengren, uno degli autori - anche se gli allarmi sui ghiacciai che si sciolgono o sul livello del mare che sale sono importanti, sono le conseguenze sugli ecosistemi quelle piu' importanti''.

Un esempio di quello che puo' succedere lo ha trovato un altro studio, stavolta di Lisa Oberg della Mid Sweden University, pubblicato dalla rivista Landscape. La ricercatrice ha trovato in alcuni siti di montagna in Svezia una volta coperti da ghiacciai ora sciolti dei fossili di betulle e pini risalenti a 4400 anni fa: ''All'epoca la temperatura era di 3,5 gradi piu' alta che adesso - spiega - una condizione che potrebbe ripetersi in un futuro prossimo''.(ANSA).



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Progetto dell'UE per salvare satelliti dalle tempeste solari

Il progetto Transmit (Training Research and Applications Network to Support the Mitigation of Ionospheric Threats), finanziato dalla Commissione Europea con circa 4 milioni nell'ambito del settimo programma quadro della ricerca, ha come obiettivo formare giovani ricercatori dei sistemi globali di navigazione satellitare.


Le minacce più comuni ai sistemi di navigazione satellitare sono i disturbi esercitati dall'atmosfera terrestre sui segnali satellitari che la attraversano, la cui probabilità aumenta quando il Sole è particolarmente attivo e il flusso di particelle cariche (vento solare) particolarmente intenso. Mentre si avvicina il prossimo massimo di attività solare, previsto nel 2013, una rete di università e istituti di ricerca europei, coordinata dall'università britannica di Nottingham e alla quale l'Italia partecipa con l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), ha unito le forze nel progetto Transmit.

Lo scopo è duplice: l'alta formazione di 16 giovani ricercatori in questo campo, distribuiti tra i vari partner del progetto, e sviluppare un prototipo di servizio per il monitoraggio delle perturbazioni ionosferiche e lo sviluppo di modelli e procedure per la mitigazione dei loro effetti dannosi sui segnali satellitari. Per l'Italia le ricerche in questo campo sono condotte presso l'Ingv, nella sezione di geomagnetismo, aeronomia e geofisica ambientale di Roma, dove Eleftherios Plakidis, ricercatore con cinque anni di esperienza presso l'universita' di Birmingham, si occupera' per i prossimi due anni di provvedere alla strategia da adottare nel trattamento dei dati osservazionali per lo sviluppo del prototipo di servizio per Transmit.
http://www.antikitera.net/news.asp?id=11144&T=3


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Nigeria: una nuova catastrofe ecologica in mare


Martedì 27 Dicembre 2011 12:47 Scritto da Verdiana Amorosi

Ci risiamo: una nuova macchia di petrolio sta devastando gli oceani e in particolare la costa nigeriana del Golfo di Guinea, a circa 75 miglia al largo del Delta del Niger. La causa risiede nella rottura di un impianto della Shell, avvenuta sette giorni fa, e secondo le stime si tratterebbe della marea nera più grave registrata nella zona.

L’incidente, che secondo le cifre della Shell ha causato lo sversamento in mare di 40.000 barili di petrolio, è avvenuto il 20 dicembre scorso durante alcune operazioni di routine per il trasferimento del greggio da una piattaforma di stoccaggio offshore ad una petroliera. Durante una di queste fasi, qualcosa è andato storto: gli operai hanno registrato una fuga e i dirigenti della Shell Nigeria exploration and production company (Snepco), una delle filiali della multinazionale anglo-olandese in Nigeria, per tamponare ed evitare il peggio, hanno subito ordinato la chiusura del flusso di petrolio.

Il responsabile di Shell Nigeria, Mutiu Sunmonu, ha fatto pubblicamente le sue scuse ed ha assicurato – attraverso un comunicato stampa - che la marea nera sarà bonificata rapidamente: “La Shell Petroleum Development Company della Nigeria Limited si impegna a ridurre l’impatto della perdita di petrolio sull’ambiente e a rimuovere il prima possibile il greggio già sversato in mare”.

Fortemente preoccupata, naturalmente, la popolazione locale, in particolare i pescatori del Delta del Niger, specie dopo la diffusione dei dati provenienti dalle immagini satellitari fornite dal monitoraggio indipendente Skytruth: la macchia nera si estende per una lunghezza di 70 km e attualmente occupa 923 km quadrati. Ciò vuol dire che la pesca dell’intera zona – e quindi di gran parte dell’economia locale che si basa sostanzialmente sull’attività ittica – rischia di essere compromessa in modo irreversibile.

Secondo la Shell invece, la marea mostrata dalle immagini satellitari si sta riducendo progressivamente: “da martedì, quando siamo venuti a conoscenza di questa perdita presso la nostra offshore di Bonga, sono stati fatti notevoli progressi per mitigarne le conseguenze. L'iridescenza si è assottigliata notevolmente grazie ad una combinazione di fattori naturali e all'applicazione disperdente, e in alcuni punti frazionata, che dovrebbero aiutare ulteriormente la sua dispersione. Un altro sviluppo significativo è che ieri pomeriggio abbiamo identificato la fonte dello sversamento in una falla”.

In realtà, proprio come avvenuto per la marea nera del Golfo del Messico, i dati forniti dalla Shell sembrerebbero troppo ottimisti. Secondo Nnimmo Bassey, direttore di Environmental rights action, una Ong con sede a Lagos, le cifre comunicate dalla multinazionale non sono credibili: “la Shell dice che si sono sversati 40.000 barili e che la produzione è stata chiusa, ma noi non ci fidiamo di loro, perché gli incidenti del passato dimostrano che l'azienda nasconde costantemente le quantità e gli effetti della sua negligenza. Abbiamo allertato i pescatori e le comunità costiere perché si guardino in giro. Questo si aggiunge semplicemente alla lista delle atrocità ambientali della Shell nel delta del Niger”.

Insomma, anche da quello che emerge dagli ultimi studi sull’inquinamento dell'Ogoniland, nel Delta del Niger, la posizione della Shell non è delle migliori e l’incidente del 20 dicembre è solo la punta dell’iceberg e alcuni ambientalisti sostengono che la Shell in 50 anni di produzione in Nigeria avrebbe versato in mare più di 550 milioni di galloni, un tasso paragonabili a un disastro della Exxon Valdez all'anno.
Negli ultimi anni infatti, la compagnia petrolifera ha provocato ingenti danni all'acqua, al suolo e all'aria e dovrà realizzare la più grande opera di bonifica mai attuata al mondo, che potrebbe richiedere 30 anni ed un miliardo di dollari. E sempre a suo carico c’è un altro sversamento avvenuto nel 2008, nella regione di Bodo, ma la compagnia deve ancora pagare i risarcimenti.

Ma non è tutto, perché la Shell attribuisce gran parte degli incidenti agli attacchi dei guerriglieri locali che cercano di sabotare le infrastrutture. In realtà, secondo quanto emerge dai dati delle ONG e dalle comunità del Delta, i guasti e i deterioramenti delle piattaforme petrolifere presenti nella zona sono molto più frequenti di quanto la multinazionale sia disposta ad ammettere…

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Scoperti su Plutone i mattoni della vita!

Potenziali mattoncini della vita, ovvero molecole complesse di carbonio e azoto, potrebbero trovarsi in quell’angolo sperduto del Sistema solare che è la superficie gelida di Plutone. A dirlo sono alcuni ricercatori del Southwest Reserach Intitute di Boulder, in Colorado, e della Nebraska Wesleyan University sulle pagine dell' Astronomical Journal, basandosi sulle ultime osservazioni del telescopio spaziale Hubble. Lo studio mostra quanto ancora ci sia da scoprire su Plutone, sebbene abbia perso la sua dignità di pianeta nel 2006, e cresce l’aspettativa per la missione New Horizon della Nasa, prevista per il 2015.


Che sul lontanissimo pianeta nano alberghi uno strato superficiale di metano ghiacciato e altri composti glaciali (come monossido di carbonio) è fatto noto da tempo agli scienziati, ma questa è la prima volta che i ricercatori trovano indizi sulla possibile presenza di altri idrocarburi, più complessi, o di composti di azoto. A suggerire questa ipotesi è stata l’osservazione, grazie a Hubble, dell’assorbimento della luce ultravioletta che colpisce la superficie di Plutone, di cui potrebbero essere responsabili proprio queste molecole. Secondo gli studiosi, potrebbero essere il frutto delle reazioni tra la debole luce solare che raggiunge Plutone o tra i raggi cosmici con il metano e il monossido di carbonio ghiacciato presenti sul corpo celeste.

“È una scoperta molto eccitante, perché queste molecole complesse potrebbero anche essere le responsabili delle variazioni di colore della superficie di Plutone, che tende sempre di più al rosso”, ha raccontato Alan Stern del SwRI, coautore della ricerca.

Il team ha scoperto l’assorbimento grazie al Cosmic Origins, il nuovo spettrografo installato a bordo del telescopio spaziale durante l’ultima missione di servizio, nel 2009. Durante le misurazioni, portate a termine nel 2010, il team ha anche osservato un cambiamento nello spettro ultravioletto di Plutone rispetto agli ultimi rilevamenti, effettuati negli anni Novanta. Questo potrebbe indicare che la superficie del pianeta nano stia cambiando o che vi è stato un aumento della sua pressione atmosferica.
http://www.galileonet.it/articles/4ef42fee72b7ab149500004f


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27 dicembre 2011

La Grecia e' alla fame, e l'Unione Europea regala 2mila miliardi alle banche

Come definire il regalo di 2 mila miliardi di euro che la Banca Centrale europea ha fatto a tutte
le banche dell’eurozona? Una vergogna? Un’ingiustizia? Una cosa necessaria?

Io personalmente, ma il mio giudizio vale poco, penso si tratti di una profonda ingiustizia e di un’immensa vergogna che da valore a quel luogo comune secondo il quale il mondo è in mano alle banche. È un’affermazione che si sente nei bar, per strada, quasi mai in TV o nei grandi media; se ne parla con un tono di quasi rassegnazione e di sconfitta. Sconfitta per la democrazia e per una politica in grado di dare risposte ai cittadini e non alle banche.


Questa volta però non è il solito avventore di un localaccio notturno (con tutto il rispetto dei localacci notturni) che sotto abbondanti libagioni alcoliche si lascia andare ad analisi di macro economia, ma è un dato di fatto. O perlomeno io lo interpreto così.

La banca centrale europea, diretta da un uomo cresciuto e maturato nella Goldman Sachs, decide di dare 2 mila miliardi di euro (è difficile anche scriverla una cifra così impressionante), tratti dalle tasse dei cittadini europei, alle banche europee ad un tasso dell’1% (ovvero inferiore all’inflazione) e dunque "regalati". Sì, sì, va bene, serviranno per far girare l’economia, serviranno per evitare la crisi, ma almeno qualche regola si sarebbe potuta mettere. Ad esempio si sarebbe potuta prevedere una norma che vieti le speculazioni finanziarie, perlomeno quelle più rischiose che hanno portato al disastro economico in cui ci troviamo ora. Che so io, si sarebbe potuto approfittare di questo incredibile (e senza precedenti) finanziamento per riformare il sistema creditizio, così come successo negli anni '30 (dopo la crisi del 1929). Invece niente: si regalano 2mila miliardi senza chiedere niente in cambio.

Tanto sono soldi dei cittadini e con i nostri soldi le banche faranno ciò vogliono, senza render conto e senza vincoli. E in più con un tasso di interesse dell’1%. Ovviamente le banche qualche garanzia la dovranno dare: per esempio acquistando i titoli di Stato. Quelli italiani sono pagati al 6/7%. Non credo sia necessario essere dei premi nobel in economia per capire che le banche useranno i soldi dei cittadini europei, dati loro all’1%, per comprare titoli di Stato che pagano invece il 6/7% di interesse: risultato? Un guadagno per le banche del 5/6% senza correre rischi. Provo a spiegare meglio questo passaggio: gli stati tassano i cittadini e versano una parte di queste tasse in un mega fondo europeo che viene usato per concedere i soldi alle banche private con un tasso dell’1%. Le banche, grazie a questi soldi. acquisteranno, tra le altre cose, titoli che lo Stato paga al 6/7%. Indovinate un po’ come fa lo Stato a pagare quegli interessi del 6/7%? Sì, esatto, proprio dalla tasse dei cittadini. Elementare Watson.

Ora sarà anche un luogo comune, sarà anche una discussione da bar e da avventori notturni, ma l’idea che le banche abbiano in mano la situazione si fa sempre più evidente.

D’altronde non potrebbe essere altrimenti se riflettiamo su chi ora sta guidando l’economia europea: i banchieri. Alla lista degli uomini della grande finanza internazionale che guidano le istituzioni europee, che poi fanno queste scelte assurde per favorire le banche, si aggiunge ora anche la pedina spagnola. Sembra una battaglia a Risiko e le banche conquistano territori: Monti (Goldman Sachs), Draghi (Goldman Sachs), Papademos (Federal Reserve Bank of Boston e Banca Centrale Europea).

La nuova pedina, come già evidenziato, è quella spagnola: il nuovo ministro dell’economia si chiama Luis de Guindos che ha lavorato a lungo nel settore delle banche private e ha guidato la divisione spagnola della banca di investimento Lehman Brothers. Vi dice niente questa banca? Sì sì quella grossa banca fallita e dalla quale, come in un domino, tutto ha avuto inizio. Un bel quadretto che sarà sicuramente completato nel 2012 con le altre elezioni europee.

Nel frattempo in Grecia, uno dei paesi dell’eurozona le cui tasse sono servite per finanziare le banche, si comincia a soffrire la fame. No, non è il solito avventore di un locale notturno che lo dice, ma l’ANSA. Questa la notizia che mi ha turbato: “sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti perché i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve”. E la situazione tende a peggiorare. Il caso della sanità è emblematico: vi è una drastica riduzione dei ricoveri nelle strutture private (circa il 30% in meno tra il 2009 e il 2010) e un relativo incremento dei ricoveri negli ospedali pubblici (circa il 25% in più), che non riesce a far fronte alle pressanti richieste della popolazione perché lo Stato ha deciso di tagliare i fondi per la sanità pubblica del 40%. Questo ha comportato licenziamenti e carenze di organico. L’esito è facilmente prevedibile: una sanità in pessime condizioni, file indicibili e fuga dalla sanità. Insomma una popolazione in ginocchio.

L’UE, tanto pronta a regalare i soldi alla banche, fa ben poco per salvare i bambini denutriti dell'eurozona. Quasi quasi mi viene di dare ragioni a quegli avventori dei bar notturni che credono che il mondo sia in mano alle banche. Ma queste affermazioni, come si sa e come ci dicono, sono luoghi comuni. O no?

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Terremoto di magnituto 6,6 colpisce la Russia

27 Dicembre 2011 - Russia - Un forte terremoto di magnitudo 6,6 richter ha colpito la Russia sud-orientale a confine con la Mongolia secondo l'USGS l'Istituto di Sorveglianza Geologica degli Stati Uniti, il sisma e' avvenuto ad una profondita' di 6,9 km a circa 92 km ad E da Kyzyl.Non sono state riportate notizie di vittime o danni significativi il terremoto ha colpito una regione scarsamente popolata.
USGS



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Scoperto un nuovo metallo nel cuore della Terra,che potrebbe sconvolgere le teorie sul campo magnetico terrestre!

Il cuore della Terra contiene un tipo di metallo fino ad oggi sconosciuto. A identificarlo sono stati i ricercatori del Geophysical Laboratory della Carnegie Institution for Science di Washington (Stati Uniti) in uno studio pubblicato su "Physical Review Letters", secondo cui la scoperta potrebbe cambiare completamente le teorie sul campo magnetico che protegge il pianeta dai danni prodotti dai raggi cosmici.L'esistenza del metallo è stata ipotizzata - Gli autori dello studio hanno ricreato in laboratorio le condizioni estreme tipiche delle profondità della Terra. Utilizzando un innovativo metodo computazionale è stato possibile predire l'esistenza di un nuovo tipo di ossido di ferro (FeO), un componente del secondo minerale più abbondante del pianeta. Secondo i ricercatori, a una pressione di 690.000 atmosfere e a una temperatura di circa 1.650 gradi centigradi il FeO non cambia struttura, ma passa dall'essere un materiale isolante a essere un metallo altamente conduttivo.La sua esistenza potrebbe stravolgere le teorie sul campo magnetico terrestre - Questi risultati, spiega Ronald Cohen, coautore dello studio, implicano che a livello della parte più profonda del mantello terrestre l'ossido di ferro conduce l'elettricità, aumentando l'interazione elettromagnetica tra il nucleo liquido della Terra e questa zona del mantello: e questo corrisponderebbe a una nuovo modo del campo magnetico di essere propagato verso la superficie del pianeta.

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Come sara' la nostra Terra tra cinque miliardi di anni?

Un recente studio pubblicato su Nature ha evidenziato come sarà la nostra Terra tra 5 miliardi di anni e lo scenario che si presenterà sarà tutt'altro che roseo. Anzi il nostro caro Pianeta non esisterà più. Per giungere a questo drammatico epilogo i ricercatori, tra cui un italiano, hanno scrutato con attenzione fotografie e dati raccolti dal satellite della Nasa Keplero di due pianeti della taglia un po’ inferiore a quella della Terra (KOI 55.01 e KOI 55.02) attorno a una stella (KIC 05807616), una gigante rossa, uno stadio avanzato della sua vita.

Quest'ultima è infatti un gigantesco astro, che espandendosi diventa più luminoso e di colore rossastro. In questa dilatazione coinvolgono ovviamente i pianeti circostanti sconvolgendoli. Ciò che gli astronomi hanno infatti visto è quello che resta dei due corpi originari che dovevano essere come il nostro Giove, vale a dire rivestiti da un ampio strato gassoso. Questo è stato letteralmente strappato via lasciando soltanto il loro nucleo solido centrale probabilmente costituito da nuclei pesanti come il ferro. Entrambi ruotano rapidissimi intorno all’astro-madre al quale sono vicinissimi: da due a tre volte la distanza Terra-Luna. Questo fa ritenere che la loro temperatura superficiale sia intorno ai 9 mila gradi Kelvin (circa 8.700 gradi centigradi).

Se questo avvenisse anche per il sole allora anche la Terra verrebbe distrutta. Tuttavia la morte la avvolgerà ben prima perché l’inizio della trasformazione della stella intensificherà il vento solare il quale spingerà il nostro globo azzurro più lontano sconvolgendo il suoi delicati equilibri.

Fonte: http://www.3bmeteo.com

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Crisi economica e assalto alle terre africane

Oltre 40 milioni di ettari di terreno è stata acquisita nei paesi in via di sviluppo per la produzione di biocarburanti negli ultimi dieci anni. Questo è quanto segnala un nuovo studio pubblicato dalla International Land Coalition.

La ricerca ha esaminato esclusivamente grandi acquisizioni di terre tra il 2000 e il 2010. Ammontano a 200 milioni di ettari di terreno, di cui gli autori sono stati in grado di discernere l'intento per 71 milioni di ettari.
Sorprendentemente il rapporto, intitolato “Land Rights and the Rush for Land: Findings of the Global Commercial Pressures on Land Research Project” (diritto fondiario e assalto alla terra: I risultati delle pressioni commerciali globali sul progetto di ricerca della terra), ha rilevato che la produzione di cibo è stato solo al centro di meno di un quinto della quantità di terre. Quasi il 60 per cento era destinata ai biocarburanti.

Il rapporto dice che mentre i grandi investimenti in agricoltura possono portare benefici ", essi hanno maggiori probabilità di causare problemi per i membri più poveri della società, che spesso perdono l'accesso alla terra e alle risorse che sono essenziali per il loro sostentamento."

Il motivo? I poveri rurali spesso non hanno diritti sulla terra che tradizionalmente utilizzano. Inoltre, i benefici che si traggono dalla terra di solito vanno verso le élite locali.

La competizione per la terra sta diventando sempre più globale e sempre più diseguale. Il controllo debole, la corruzione e la mancanza di trasparenza nel processo decisionale, che sono caratteristiche fondamentali dell'ambiente tipico in cui le aquisizioni di terra su grande scala avvengono, significano difficile guadagno e pochi benefici.

"Se per i governi proprietari del terreno, è facile affittare grandi spazi per gli investitori, i benefici per le comunità locali o i tesori nazionali sono spesso minime", ha aggiunto il co-autore dello studio Lorenzo Cotula
dell' International Institute for Environment and Development. "Ciò evidenzia la necessità per le comunità povere ad avere forti diritti sulla terra dove hanno vissuto per generazioni."


Il rapporto osserva che, mentre gli accordi commerciali internazionali assicurano la protezione legale ai grandi investitori, ci sono poche protezioni per i piccoli utenti di terra, che possono permettersi raramente la rappresentanza legale. Inoltre i governi di solito favoriscono le aziende di grandi dimensioni all'agricoltura industriale su piccola scala.

Land Rights and the Rush for Land afferma che, sebbene la "spoliazione ed emarginazione dei poveri delle campagne non è una novità", l'assalto alle terre sta accelerando, rendendo il problema peggiore.

L'esempio delle aziende indiane che si avventurano all'estero è un indicatore del nuovo status economico dell'India. Ma poco si sa su come queste aziende stanno flettendo i muscoli imperalistic nei paesi più poveri, afferrando la terra e dando poco in cambio. Un rapporto di "India’s Role in the New Global Farmland Grab" del ricercatore Rick Rowden mette avanti queste atrocità che sono tipiche dei paesi colonialisti del secolo scorso, e che l'India addita come mostruosità.

Nel land grabbing (accaparratori di terra) l'India gareggia in una guerra senza sconti con Cina, Arabia Saudita, Kuwait, Corea del Sud e l'Unione europea, per l'acquisizione di terreni di proprietà in Africa a prezzi stracciati, danneggiando l'ambiente ed esportando cibo... mentre i locali continuano a morire di fame.

L'origine di questa pratica malsana può essere fatta risalire alla crisi alimentare del 2008, quando i paesi ricchi sono stati costretti a confrontarsi con la realtà di quanto sia fragile lo scenario alimentare mondiale specie per coloro che non hanno sufficiente terra coltivabile. Per garantire un controllo più diretto sul cibo, questi paesi hanno iniziato l'acquisizione di terra nei paesi più poveri dell'Africa e la spedizione a casa loro dei prodotti. Una pratica ormai ricorrente avallata in un certo senso anche dalla Banca Mondiale.

Ma con la crisi economica che scalpita i capitali della finanza mondiale non si possono fermare (hedge fund, fondi pensione), e hanno bisogno di nuove prede, di nuovi tavoli da gioco. E la povera Africa fa gola a molti e poi nel continente nero si gioca quasi senza grossi rischi... Ma come disse John Belushi: "Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!"

Tra qualche decina di anni l'Africa conterà oltre due miliardi di persone, più di Cina e India messe assieme... allora sì che il gioco si farà davvero interessante!

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