Il pesce di Fukushima immangiabile per i prossimi dieci anni



A quasi due anni dal terremoto e lo tsunami che hanno ucciso quasi 20 mila persone, l'alimento base della popolazione giapponese sta per essere abbandonato, almeno per i prossimi dieci anni. Il livello di radioattività nei pesci al largo di Fukushima non è diminuito come si aspettavano gli scienziati, anzi, è rimasto stabile per tutto l'anno, probabilmente a causa della persistente presenza di cesio nei fondali. Prima che l'ecosistema riesca a digerire le sostante fuoriuscite dalla centrale nucleare con i liquidi di raffreddamento dovranno passare molti anni.


Dall'aprile 2012 il governo giapponese ha deciso di consentire il consumo nazionale di pesce a patto che contenga meno di 100 bacquerel di cesio 134 e 137 per chilogrammo. Un limite diminuito dai precedenti 500 bacquerel. Le autorità assicurano la commestibilità dell'alimento, ma "in grandi quantità e per un lungo periodo potrebbe essere altamente dannoso" ha rivelato al Guardian Ken Buesseler, scienziato presso il Woods Hole Oceanographic Insitution (USA), che ha redatto il documento intitolato Fishing For Answers Off Fukushima. "La cosa più sorprendente per me sono stati i livelli di radioattività, nel pesce non andavano diminuendo. Ci aspettavamo numeri molto più bassi. Il consumo di pesce dovrebbe essere vietato per lungo tempo".



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Terremoto di magnitudo 3.4 nel Tirreno meridionale

27 ottobre 2012 - Alle ore 11:50 italiane un terremoto di magnitudo 3.4 richter e' stato registrato nel Tirreno meridionale con epicentro localizzato a 58 km E Ustica ,84 km NE Palermo.Il sisma e' avvenuto ad una profondita' di 25 km.

La Grecia in crisi profonda continua a spendere miliardi in armamenti!


Esattamente un anno fa l’Unione Europea imponeva misure economiche estreme per combattere la crisi. Atene ha dovuto tagliare il tagliabile, ma stranamente non è stata tolta nemmeno una dracma alle spese militari…


Misure di lacrime e sangue per famiglie, professori, medici, anziani, giovani, ma non per i miliari. Stiamo parlando della Grecia, il paese più colpito dalla crisi economica, il paese che ha dovuto mettere nero su bianco tagli impressionanti che hanno impoverito migliaia di famiglie ipotecando il loro presente e futuro. Tutto cominciò circa un anno fa, quando i leaders europei si incontrarono per parlare della crisi e il cancelliere tedesco Angela Merkel descriveva la situazione europea come la peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. L’Unione Europea a quel punto ha trascorso almeno un mese a negoziare il da farsi, e ha proclamato poi di aver salvato Atene concedendo dei prestiti in cambio di aggiustamenti strutturali, altrimenti noti come tagli indiscriminati nella spesa sociale. Il secondo passo fu quello di proteggere anche gli altri paesi europei dall’instabilità finanziaria, e l’Unione Europea ha deciso di raddoppiare i fondi dell’Eurozona. Nonostante le misure prese però la situazione economica europea non sembra essere migliorata anzi, in alcuni paesi come la Grecia sembra persino peggiorata. E proprio Atene sembra aver scelto di spendere ancora di più nel settore militare mentre contemporaneamente taglia nel sociale.

Sembra grottesco ma è la verità. Atene continua ad essere uno dei più grandi importatori mondiali di armi, questo proprio mentre il FMI riporta di aver appena chiesto maggiori tagli in Grecia, in aggiunta alle altre 89 riforme che per il momento Atene s attarda a realizzare. Nonostante i tagli in tutti i settori però, il governo greco continua a spendere gran parte del suo budget in armi, circa 7 miliardi di euro nel 2011. Dal 2002 al 2006 la Grecia è stato il quarto più grande importatore mondiale di armi, oggi con la crisi alle porte rimane il decimo importatore mondiale di armi. In proporzione Atene spende il doppio in armi rispetto a qualsiasi altro paese dell’Ue. Quale potrebbe essere il motivo di queste spese pazze? Si sa che tra Ankara e Atene non corre buon sangue, in Grecia ancora non hanno dimenticato l’invasione turca di Cipro del 1974, e da allora i greci hanno speso qualcosa come 216 miliardi di euro in armi.

La cosa più interessante però è che il primo creditore nel Fmi della Grecia è la Germania, lo stesso paese che rifornisce Atene da anni con partite di armi miliardarie pari a circa il 15% del totale delle esportazioni di Berlino. Chiaramente dietro ci sarebbero anche motivi legati alla Nato, e quindi non sarebbe così facile in ogni caso per Atene riuscire a smarcarsi da questa situazione opprimente e apparentemente inspiegabile. Insomma, la Grecia continua a spendere miliardi ogni anno in armi, ma non può nemmeno tagliare le spese in quel settore, dove guardacaso la Germania fà soldi a palate. Questo aspetto mostra tutta l’ipocrisia di Berlino, nel suo doppio ruolo di fornitore di armi e di creditore nei confronti di Atene. Solo per far capire ai lettori secondo alcuni studi se Atene negli anni scorsi avesse tagliato le spese militari allo stesso modo degli altri paesi Ue, avrebbe risparmiato qualcosa come 150 miliardi di euro, più delle cifre in ballo oggi.
http://tribunodelpopolo.com/2012/10/26/grecia-la-crisi-non-ferma-le-spese-militari/


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Roma: donna utilizza vaccino prima dello stop. Ora non sanno curarla


Donna ha utilizzato il vaccino prima dello stop e adesso i medici non sanno come curarla. La giornalista in pensione accusa sintomi di: 'Gola gonfia, collo rigido, febbre. Dolori muscolari e un gran mal di testa'.

ROMA, VACCINO – Accade anche questo in Italia dove una donna viene vaccinata per non ammalarsi e invece le capita l’esatto contrario. La storia viene raccontata dalle pagine di Repubblica: una giornalista in pensione di 73 anni, Lina Agostini, si è sottoposta al vaccino compreso nell’elenco di quelli bloccati, ritenuti pericolosi. Tale provvedimento preso pochi giorni fa “a scopo cautelativo e in attesa di ulteriori indagini” dal ministero della Salute e l’Aifa non è servito per la donna che si è sottoposta all’iniezione ‘Influpozzi adiuvato‘ e che accusa sintomi di: «Gola gonfia, collo rigido, febbre. Dolori muscolari e un gran mal di testa».

Tutti sintomi elencati tra gli effetti collaterali del foglietto illustrativo. «Ho chiamato il medico curante – afferma Lina Agostini – la dottoressa era preoccupatissima. ‘venga subito che la visitò mi ha ordinato. Ma una volta lì, misurata la pressione non sapeva cosa fare o meglio che darmi perché il ministero non lo ha detto. Il giorno prima aveva vaccinato 7 pazienti, anche bambini. Era avvilita».

I vaccini implicati sono Agrippal, Influpozzi subunità, Influpozzi adiuvato e Fluad. Le dosi di vaccini prodotte da Novartis per l’Italia sono 3 milioni, ma i restanti 2,5 milioni non sono ancora uscite dagli stabilimenti di Siena, Rosia e Varese.

Tuttavia il ministro della salute, Stefano Balduzzi, ha dichiarato che la Novartis sapeva delle anomalie nei vaccini sin dall’11 luglio scorso. «Il 18 ottobre – racconta il ministro - Novartis, a margine di una riunione con l’Aifa, ha rappresentato qualche anomalia in alcuni lotti». Da come riporta Repubblica.it, l’azienda ha fatto una comunicazione informale e l’Aifa ha ricevuto la documentazione il giorno dopo, il 19 ottobre. Dai report è emerso che «la ditta era a conoscenza delle anomalie dall’11 luglio».
E allora come è possibile che questi vaccini siano stati immessi comunque sul mercato?

Terremoto Calabria, Giuliani: "Attendiamo scosse più elevate"



Terremoto, Giuliani: "Attendiamo scosse più elevate"Il ricercatore che aveva previsto il terremoto a L'Aquila avverte: "nelle prossime 24, 48 ore si potrebbe verificare una scossa anche più alta".

“L'evento di questa notte a Mormanno potrebbe non essere il principale ed è giusto che la popolazione sappia che nelle prossime 24, 48 ore si potrebbe verificare una scossa anche più alta. In base alle anomalie riscontrate sulle scosse di assestamento ce l'aspettavamo e lo stavamo comunicando da circa un mese, sia attraverso la nostra pagina Facebook che quella del sito della Fondazione . Anche questa volta, nessuno ci ha ascoltati”.Parole dure e precise formulate da Giampaolo Giuliani raggiunto da Panorama.it mentre è in viaggio verso Padova per la presentazione di uno studio sulla sismologia in Italia. Parole che seguono la rabbia iniziale con cui ci risponde. “Sto male e sono molto deluso – dice il ricercatore che aveva previsto il terremoto dell'Aquila pochi giorni prima che accadesse e che non era creduto da nessuno -. Si ripete qualcosa di già visto e provato in Italia. A Mormanno le scosse di assestamento sono più alte rispetto al normale, per questo motivo riteniamo che la vera, principale scossa debba ancora verificarsi. Non più tardi di due giorni fa avevo avuto una forte discussione con un assessore regionale calabrese e lo avevo messo in guardia, ma lui mi ha dato del ciarlatano. Gli ho risposto: prego e spero che non debba rispondere di un evento drammatico. Se penso che ieri sera, alle 22.30 colleghi russi mi avevano messo in guardia sullo sciame sismico in quella zona, mi chiedo come mai in Italia nessuno se ne sia accorto”.Per Giuliani il problema resta sempre la prevenzione. “Continuano a dare notizie false. La popolazione, non solo quella calabrese, deve sapere che il paese è a forte rischio sismico e serve una prevenzione decisa in quelle zone dove il rischio è più alto – afferma il ricercatore aquilano -. Certamente non si possono mettere a norma tutti i palazzi in poco tempo, ma la popolazione può essere avvertita e possono essere usati strumenti tecnici e scientifici in grado di valutare la pericolosità. Delle mie quattro applicazioni, per esempio, due sono tutt'ora allo studio, ma la documentazione originale ancora non mi è stata restituita. Forse dopo la sentenza di qualche giorno fa cambierà qualcosa”.La sentenza , appunto. Cosa si prova a leggere condanne così importanti riguardo ad un evento, il terremoto dell'Aquila, che lei aveva previsto? “Non sono contento perchè i 309 morti non ritornano più. Fa specie che in Italia il mondo accademico si sia schierato verso la negligenza di alcune persone e non abbia accettato testimonianze diverse – spiega Giuliani -. Si va incontro ad una interpretazione medioevale: si processano gli scienziati come Galileo Galilei, ma il processo, seppur in primo grado, dimostra che chi doveva comportarsi in un certo modo non lo ha fatto. Galileo non avrebbe commesso un errore del genere. I giudici, a cui va il mio plauso per il coraggio incredibile, hanno dovuto coniugare il diritto con la scienza e per due anni sono stati sotto pressione. La sentenza è un esempio per tutti gli errori commessi”.Uno degli strumenti di cui Giuliani parlava è stato messo a disposizione alla Chapman University che sta sperimentando oltreoceano uno dei suoi rilevatori di radon che, è bene dirlo, non ne avalla automaticamente l'efficacia. “È finanziato dalla Nasa e dalla Chapman e monitorizza un'area di 150 chilometri. Ce lo hanno richiesto nel novembre 2011 perchè negli Stati Uniti si aspettano un evento sismico pari all'8 grado sulla Faglia di Sant'Andrea e vogliono quanto meno prevenire la sua portata" sostiene Giuliani. "Dal 10 novembre 2011 ad oggi, in un raggio di 100 chilometri, sono stati registrati un totale di 538 terremoti di cui 344 fra magnitudo 0.0 e 1.4, 138 fra magnitudo 1.5 e 1.9, 39 fra magnitudo 2.0 e 2.4, 14 fra magnitudo 2.5 e 2.9 e solamente 3 maggiori del terzo grado Richter e rispettivamente il 13 novembre, il 20 dicembre e il 7 febbraio. La situazione è in costante evoluzione e prevediamo un peggioramento nei prossimi mesi”.Un monito per il futuro. “In Italia ci troviamo all'interno di una situazione sismogenetica con eventi di elevata intensità anche in zone non particolarmente ad alta densità sismica – conclude Giuliani -. Serve prestare la massima attenzione perchè potrebbe arrivare qualche evento non preannunciato. Prevenzione e utilizzo degli strumenti a nostra disposizione sono altamente consigliati. E alla popolazione di Mormanno dico: prestate la massima attenzione ai prossimi due giorni”.

Allarme maltempo Liguria: un anno dopo l'alluvione, torna la paura


(AGI) - Chiavari (Genova), 26 ott - Sotto osservazione il Torrente Petronio il cui livello si e' alzato molto come confermato dal primo cittadino di Sestri Levante, Andrea Lavarello. Il sindaco sestrese ha anche informato che due strade sono state chiuse al traffico a livello precauzionale.
Allagamenti piu' consistenti si sono registrati a Casarza Ligure a causa di problemi ad alcuni tombini occlusi. Via Novano e via De Gasperi sono allagate e sul posto stanno operando i vigili del fuoco e le squadre della protezione civile. Risultano chiuse al transito, sempre per precauzione, infine, le galleria che collegano Riva Trigoso a Moneglia. Fra Chiavari e Lavagna, sopralluoghi in corso da parte dei sindaci riguardo ai corsi d'acqua che sono notevolmente ingrossati.(AGI) Ge3/Mav


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La tempesta su Saturno e' qualcosa che non s’era mai visto prima!

«È qualcosa che non s’era mai visto prima. Mai, in nessun pianeta del Sistema solare». Leigh Fletcher, dell’Università di Oxford, è allibito. E con lui gli scienziati che da circa due anni stanno con gli occhi incollati ai dati provenienti dalla sonda spaziale Cassini, gioiello NASA-ESA-ASI, e da due fra i migliori telescopi terrestri al mondo – il Very Large Telescope dell’ESO, in Cile, e l’Infrared Telescope Facility della NASA, in cima al vulcano Mauna Kea, alle Hawaii. Ma cos’è che li lascia così increduli? Una tempesta. O meglio, le conseguenze di una tempesta, in corso nella stratosfera di Saturno da ormai due anni, e con strascichi per ora inspiegabili. Come la formazione di quantità ingiustificabili di etilene e un’impennata anomala della temperatura in alcune regioni dell’alta atmosfera del pianeta. La storia ha inizio il 5 dicembre 2010. Da noi, qui nell’emisfero nord della Terra, era quasi inverno. Ma lassù su Saturno, dove le stagioni si avvicendano a ritmo assai più lento (un anno dura 30 dei nostri), nell’emisfero settentrionale è ancora primavera. Al periodo delle tempeste estive mancano ancora anni (il solstizio è atteso per il 2017), eppure quella che, in quel giorno di due anni fa, gli strumenti della sonda Cassini osservano prendere forma è una signora burrasca. Battezzata “la grande tempesta di primavera” (o “la grande tempesta del nord”, proprio qui su Media INAF), innesca un vortice di dimensioni spaventose, tale da superare, all’apice della sua grandezza, persino la grande macchia rossa di Giove. Un vortice all’interno del quale si verificano fenomeni estremi, a partire dai fulmini, diecimila volte più intensi di quelli terrestri. Con il trascorrere dei mesi, la violenza degli elementi si placa, seppure non del tutto (la macchia saturnina dovrebbe sparire del tutto solo alla fine del 2013, prevedono gli scienziati). Ma le conseguenze che si lascia a terra, o meglio nell’alta atmosfera, sono ancora lì. E sollevano parecchi interrogativi. Per coglierle in tutta la loro portata, gli occhi non sono lo strumento adatto: occorre un termometro, o meglio una vista a raggi infrarossi, come quella dello strumento CIRS a bordo di Cassini: uno spettrometro composito a infrarossi, in grado non solo di prendere la temperatura ma anche di svelare la chimica del pianeta. E il rapporto di CIRS ha dell’incredibile. La temperatura del vortice raggiunge picchi molto maggiori del previsto, fino a 83 gradi al di sopra di quella dell’atmosfera nei paraggi. Inoltre, isolate dall’ambiente circostante da una parete di venti che circolano in senso orario, vengono rilevate quantità enormi di gas come l’etilene e l’acetilene. «Il picco di temperatura è così estremo da non crederci, soprattutto in questa regione dell’atmosfera di Saturno, che è tipicamente molto stabile», dice Brigette Hesman, della University of Maryland. «Per avere sulla Terra un’escursione termica analoga, dovremmo passare dal pieno inverno di Fairbanks, in Alaska, alla piena estate del deserto del Mojave». Per non parlare dell’etilene. È un gas inodore e incolore, disponibile sulla Terra sia da fonti naturali che artificiali, ma per nulla tipico di Saturno. Ebbene, la quantità rilevata dagli scienziati all’interno del vortice supera di 100 volte quella ritenuta possibile per il pianeta. I ricercatori si stanno ancora interrogando sulla sua origine, ma già hanno escluso che possa provenire da una grande riserva presente nel profondo dell’atmosfera. «Mai prima d’ora ci eravamo imbattuti nell’etilene su Saturno, dunque è stata una vera sorpresa», ammette il responsabile dello strumento CIRS, Michael Flasar, del Goddard Space Flight Center della NASA. Insomma, il lavoro non mancherà. Da questi primi dati sono usciti due articoli (uno appena pubblicato su Icarus, il secondo uscirà il 20 novembre su ApJ), e già gli scienziati si fregano le mani sapendo che all’apice della stagione delle tempeste, nel 2017, Cassini sarà la sonda giusta al posto giusto, ancora in piena attività là attorno alla turbolenta atmosfera di Saturno. 
http://www.media.inaf.it/2012/10/26/tempesta-saturno-cassini/


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