L’America preme affinché il Giappone riattivi le centrali nucleari


Secondo Washington’s Blog, gli USA vogliono che il Giappone provveda al riavvio dei reattori reattori nucleari il più presto possibile. Si parte da due premesse:
1) I reattori nucleari di seconda generazione dello stesso modello di Fukushima – quelli ad acqua leggera, in gran parte realizzati dall’americana General Electric - furono scelti e diffusi non per ragioni legate alla loro sicurezza, bensì perché ritenuti i più idonei allo sviluppo di tecnologie militari. Segnatamente, perché potevano essere alloggiati su sottomarini nucleari.
Iruolo degli Stati Uniti nello sviluppo dell’industria nucleare in Giappone è testimoniato proprio dall’alto numero di questi reattori nella Terra del Sol levante. Ruolo che si è spinto fino ali aiuti – più o meno segreti – affinché Tokyo potesse sviluppare un proprio programma nuclearenegli anni Ottanta.
2) Dopo il disastro di Fukushima, nel tentativo di proteggere le proprie industrie nucleari anziché i cittadini, GiapponeStati Uniti e Unione Europea hanno alzato l’asticella del livello di radiazione ritenuto “accettabile”. Risultato? Le autorità americane e canadesi hanno praticamente smesso il monitoraggio quotidiano della radioattività perché considerata di livello “troppo basso”. Per sostenere l’economia di Tokyo, anche la Food & Drug Administration ha smesso di verificare i livelli di radioattività nel pesce importato dal Giappone.
Chiariti questi punti, eccoci al nodo della questione: il quotidiano giapponese Nikkei riporta che il presidente Obama e il Segretario di Stato Clinton hanno fatto pressione sul governo di Tokyo per una pronta ripresa del programma nucleare:
il governo degli Stati Uniti sta fortemente esortando [il governo giapponese] a riconsiderare la sua politica delle ” zero bombe nel 2030″, che era parte della strategia energetica e ambientale dell’amministrazione Noda, come “il presidente Obama desidera” .

L’8 settembre, il primo ministro Yoshihiko Noda ha incontrato il Segretario di Stato americano Clinton durante la riunione dell’APEC a Vladivostok in Russia. Anche in questo caso, rappresentando il presidente degli Stati Uniti, il Segretario Clinton ha espresso preoccupazione. Pur evitando di criticare palesemente la politica dell’amministrazione di Noda, [la Clinton] ha ulteriormente fatto pressione sottolineando che erano il presidente Obama e il Congresso degli Stati Uniti ad essere preoccupati.

L’amministrazione Noda ha inviato per una missione urgente negli Stati Uniti i suoi funzionari, compreso il Consigliere Speciale del Primo Ministro, Akihisa Nagashima, per discutere la questione direttamente con gli alti funzionari della Casa Bianca, frustrati dalla risposta giapponese.

(Secondo l’ex vice ministro dell’Energia Martin), il governo degli Stati Uniti ritiene che “La strategia energetica degli Stati Uniti subirà probabilmente un danno diretto” a causa del cambiamento della politica del Giappone verso la fine dell’energia nucleare. Ciò perché la politica nucleare giapponese è strettamente legata anche alle politiche di non proliferazione nucleare e ambientale finalizzate alla prevenzione del riscaldamento globale sotto l’amministrazione Obama.

Nell’accordo per l’energia atomica in vigore dal 1988, il Giappone e gli Stati Uniti hanno deciso in una dichiarazione generale che, fino a quando avviene nell’impianto di riprocessamento di Rokkasho, il ritrattamento del combustibile nucleare è consentito senza il preventivo consenso degli Stati Uniti. Il ruolo più importante del Giappone [nel contratto] è quello di garantire l’uso pacifico del plutonio senza possedere armi nucleari.
L’attuale accordo Giappone-USA in materia scadrà nel 2018, e il governo avrà bisogno di avviare delle preliminari, informali discussioni con gli Stati Uniti … già nel prossimo anno. C’è un pò di tempo prima della scadenza del contratto, ma se il Giappone lascia la sua politica nucleare in termini vaghi, gli Stati Uniti possono opporsi al rinnovo del permesso di ritrattamento del combustibile nucleare. Alcuni (nel governo giapponese) dicono: “Non siamo più sicuri di cosa accadrà al rinnovo del contratto”.
PS: riguardo a Fukushima, la Tepco ha ammesso che la centrale aveva già dei problemi prima che il maremoto la travolgesse…

Plastica addio - meglio l'acqua elastica!


GLI SCIENZIATI GIAPPONESI DELLA JST HANNO REALIZZATO UNO SPECIALISSIMO MATERIALE FLESSIBILE COMPOSTO DAL 95% D’ACQUA

E’ estremamente elastico e trasparente e potrebbe liberarci dalla dipendenza della plastica. E dal petrolio.Una simil-plastica con 95% di acqua – I ricercatori giapponesi della Japan Science and Technology Agency (JST) l’hanno subito ribattezzata “acqua elastica” proprio per la sua struttura. E’ il materiale più ecologico e economico mai realizzato come sostitutivo della plastica. E’ stata mostrata in esclusiva alla Tv nazionale nipponica NHK collegata in diretta con lo staff dell’Università di Tokyo.Ecologica e con grande potenziale – Questa particolare plastica trasparente e gommosa ha il 95% di comune acqua e si ottiene aggiungendo una microscopica parte di argilla e altre sostanze organiche naturali. Il risultato finale sarà gelatinoso e si dimostra perfetto per determinate applicazioni come nella chirurgia per mantenere i tessuti connessi in modo saldo e anti-rigetto. Ma variando la composizione interna dell’acqua elastica si potranno ottenere simil-plastiche differenti. La rivista britannica Nature l’ha già promosso a pieni voti, speriamo non che questa innovazione non si perda nei prossimi mesi.


Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org


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La "Piramide" Marziana Ha Mostrato Sorprese Inaspettate



La prima roccia marziana individuata dal Curiosity della NASA, stranamente squadrata e piramidale, ha mostrato delle sorprese inaspettate dopo l'analisi chimica dei materiali.

Il team ha utilizzato due strumenti montati sul rover Curiosity, adatti a studiare la composizione chimica della roccia trapezio/piramidale chiamata "Jake Matijevic". I risultati hanno rivelato alcuni sorprendenti risultati mai individuati in precedenti missioni e invisibili e processi planetari.

"Questa roccia ha una composizione chimica di un tipo insolito, ma ben noto nelle rocce ignee che si trovano in molte province vulcaniche sulla Terra", ha detto Edward Stolper del California Institute of Technology di Pasadena. 

Sulla Terra, rocce simili a questa in genere provengono da processi nel mantello del pianeta sotto la crosta, dalla cristallizzazione del magma relativamente ricco d'acqua a pressione elevata.
Jake é stata la prima pietra analizzata dal braccio del rover Alpha Particle X-Ray Spectrometer (APXS) e la trentesima esaminata dalla (ChemCam), la fotocamera chimica. 

"Jake è una una strana roccia marziana", ha detto Ralf Gellert, della University of Guelph in Ontario. "E' ad alto contenuto di elementi coerenti con il feldspato minerale e povera di magnesio e di ferro"..

ChemCam ha trovato delle composizioni uniche per ciascuno dei 14 punti di riferimento sulla roccia, colpendo grani di minerali differenti al suo interno.
"ChemCam aveva visto suggestive composizioni di feldspato dal mese di agosto e ci stiamo avvicinando a confermare i dati apxs, anche se ci sono altre prove da fare", ha detto Roger Wiens, del Los Alamos National Laboratory nel New Mexico.

L'esame della roccia Jake ha incluso il primo confronto tra i risultati su Marte apxs e i risultati di verifica della stessa roccia con ChemCam, che spara impulsi laser.
La ricchezza delle informazioni provenienti dai due strumenti è solo un'anteprima. Curiosity svolge anche delle analisi di laboratorio all'interno del rover per fornire altre informazioni circa la composizione dei campioni di polvere di rocce e del terreno. 

Nel corso della missione i ricercatori useranno Curiosity di con i suoi 10 strumenti per valutare se l'area di studio mai ha offerto le condizioni ambientali favorevoli per la vita microbica. .

Foto
La strana roccia chiamata Jake Matijevic ed esaminata dagli strumenti a bordo del rover Curiosity. (Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS)

A cura di Arthur McPaul

La troika ad Atene: “Evacuate le isole con meno di centocinquanta abitanti”


La troika ad Atene: “Evacuate le isole con meno di centocinquanta abitanti”
Vicino l’accordo con il governo per tagli da 13 miliardi. Intanto continua, con Coca-Cola Hellenic, l’emorragia delle multinazionali dalla Grecia. E Bloomberg conferma le aspettative sulla produzione aurifera del Paese

di Francesco De Palo
“Evacuate le isole con meno di centocinquanta abitanti”, firmato troika. Nel sessantottesimo anniversario della liberazione di Atene dai nazifascisti (era il 12 ottobre del 1944) i rappresentanti di Bce, Ue e Fmi, impegnati in vertici no stop in queste ore nella capitale ellenica per concedere l’ulteriore tranche di aiuti che eviti la bancarotta della Grecia, accanto a misure draconiane come tagli di dipendenti pubblici e fondi per la sanità, hanno tirato fuori dal cilindro anche questa singolare richiesta, sulla quale in tarda serata c’è stata la smentita da parte del commissario europeo Olli Rehn. Come se quel provvedimento dal sapore amarissimo per chi su un’isola vi è nato e vi lavora possa da solo influire sul mare di debiti che affliggono la Grecia. C’è anche questa dose di assurdità all’interno del pacchetto di misure che sta provocando una rivolta sociale in un paese stremato dal memorandum, con la disoccupazione che sfonda la soglia del 25% e con i dati Unicef che gridano tutto il loro dolore: 400 mila bambini sottonutriti. E che, come confermano fonti ministeriale, potrebbe vedere la luce entro domenica, in virtù di un accordo quasi raggiunto tra governo di Atene e troika.
Il pacchetto comprende tagli alle pensioni per circa 4,9 miliardi di euro nel 2013, oltre a tagli su salari, indennità e prestazioni sanitarie per un ammontare complessivo di 13,5 miliardi di euro in due anni. Al momento il dibattito sarebbe ancora “aperto” sui 300 milioni di euro di tagli alle prestazioni di invalidità. Ma in linea di massima le ottantanove riforme fiscali strutturali proposte dalla troika dovrebbero vedere la luce in parlamento prima dell’eurovertice del prossimo 18 ottobre. Anche se è sulla recessione che si giocherà molto di questa partita: in quanto la troika ha già fatto filtrare la sua posizione in merito. Si aspetta il 5% del Pil nel 2013, mentre la parte greca è ferma al 3,8% del PIL. All’interno del pacchetto finale da 13,9 miliardi dal ministero confermano che vi sarà una clausola di condizionalità, ovvero il fabbisogno di finanziamento che se effettivamente approvato, potrebbe essere propedeutico alla famosa proroga di un biennio (come ha lasciato intendere ieri anche il direttore dell’Fmi Christine Lagarde), e per complessivi 12 miliardi di euro. Su cui ancora pesa ancora il veto di Berlino. Il ministro delle finanze Schaeuble per ben due volte da Tokyo ha infatti ribadito che “non c’è alcuna alternativa alla riduzione del debito degli Stati della zona euro”.
Intanto nel giorno in cui anche la Coca-Cola Hellenic, la più grande azienda di imbottigliamento della Grecia, decide di trasferirsi in Svizzera, a causa delle tasse e del fatto che le banche hanno chiuso i rubinetti alle imprese, nelle maggiori città del Paese il termometro sociale resta caldissimo. La confederazione nazionale dei Commercianti e Artigiani ha annunciato di avere aderito allo sciopero generale di giovedì 18 ottobre, indetto dalle sigle sindacali Adedy e Gsee, proprio in coincidenza con l’eurovertice di Bruxelles. Tutte le saracinesche delle attività commerciali saranno abbassate per protestare contro la “drastica riduzione dei redditi, l’elevata e irrazionale tassazione e la forte diminuzione della domanda che distrugge le aziende e i posti di lavoro”, scrivono le forze sociali sui rispettivi siti internet. Il consiglio nazionale del Gsee rileva che i recenti dati dell’Autorità di statistica sulla disoccupazione sono il frutto “tragico della politica di austerità attuata selvaggiamente dalla troika e dal governo”. Anzi, indicano la percentuale effettiva non al 25,1% così come riferiscono i media bensì del 30% e con previsioni desolanti. Mentre la disoccupazione sta strangolando la società greca e la recessione raggiunge almeno il 7% la sfida sociale, rilevano, è da ritrovare in un’ulteriore “emorragia di lavoratori e di pensionati”.
Per queste ragioni tra sei giorni il paese sarà ancora una volta paralizzato da una mobilitazione generale. Ma il momento di difficoltà complessivo è percepito nettamente dai cittadini, come rivela l’ultimo sondaggio diffuso oggi dal canale televisivo Skai: quasi la metà dei greci (48%) ritiene che, se le elezioni politiche si svolgessero oggi, a vincerle sarebbe il partito di opposizione Syriza guidato da Alexis Tsipras. Ma allo stesso tempo il 32%ritiene che l’attuale coalizione di governo sia preferibile. Inoltre l’83% si dice certo che le nuove misure di austerità avranno il “sì” del Parlamento. Mentre l’80% ha risposto di ritenere che le cose in Grecia “vanno verso la direzione sbagliata” e il 72% si dice contrario al “minimonio” firmato da Atene con i creditori internazionali. La stessa percentuale, il 72% ha ammesso di trovarsi in forti difficoltà economiche.
Uno scenario su cui potrebbe filtrare un po’di luce dall’annuncio apparso sull’agenzia di stampa Bloomberg che, dopo un biennio di inchieste e di rumors in questo senso apparsi anche sulla stampa ellenica, ammette che la Grecia ha il potenziale per diventare il più grande Paese europeo produttore di oro entro il 2016. La presenza di giacimenti di oro e di argento è un dato di fatto, come testimoniano molti sopralluoghi (anche di società estere) già effettuati in svariate località del paese, come la penisola Calcidica. Secondo Bloomberg però l’ostacolo si chiama burocrazia: molte aziende che cercano di entrare nel settore devono scontrarsi con la difficoltà nell’ottenere autorizzazioni, con un aggravio di tempi che fanno lievitare i costi. La società canadese Goldfields pare abbia tentato per più di cinque anni di ottenere la necessaria licenza mineraria ma senza risultati.

http://www.stampalibera.com/


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Neve in Australia nel bel mezzo della Primavera!


Una tempesta insolitamente fredda si è abbattuta sulla costa meridionale dell'Australia. L'evento è particolarmente anomalo, in quanto il continente australiano è nel bel mezzo della primavera climatica dell'emisfero australe. E' da quasi un secolo che non si registrava un evento così insolito.

Sulle strade si sono formati cumuli di neve di 30 cm, causando notevoli disagi per la circolazione automobilistica.


Secondo le autorita' la fredda tempesta che ha colpito l'Australia è stata causata da una perturbazione originata nell'Oceano Meridionale, nella zona che separa l'Australia dall'Antartide. I servizi di emergenza locali segnalano alberi caduti e linee elettriche interrotte.

Nell'emisfero australe, le stagioni sono opposte a quelle dell'emisfero boreale. Mentre il nord del globo terrestre si trova a nel mezzo dell'autunno, con le prime avvisaglie di inverno, a sud si è in piena primavera, diretti verso l'estate australe. [Fonte].

Le misteriose anomalie magnetiche terrestri


La cartografia globale del campo magnetico terrestre mostra un forte minimo dell'intensità del campo in un'area, della grandezza di diversi milioni di chilometri quadrati, che si estende dall'America meridionale verso est a interessare una vasta regione di Oceano Atlantico meridionale. È la cosiddetta anomalia magneticadel sud Atlantico, una regione di considerevole attenuazione del campo magnetico terrestre rispetto al valore che si ha altrove normalmente a quelle latitudini.


Come noto il campo magnetico terrestre non consente al vento solare di giungere direttamente alla superficie del nostro pianeta che proprio a causa dello schermo formato dal campo, viene protetto dalla radiazione corpuscolare di origine solare. La regione di spazio a forma di cometa nella quale in campo è così confinato si chiama magnetosfera. Solo in certe condizioni che dipendono da alcuni parametri nel vento solare, la magnetosfera può aprirsi e consentire alla particelle del vento solare di raggiungere la nostra atmosfera.

L'anomalia atlantica, proprio per il basso valore del campo magnetico terrestre, rappresenta una piccola “buca” nello scudo magnetico della Terra.

Il fenomeno avviene nella fascia dell’atmosfera del nostro pianeta, chiamata ionosfera. Strato il cui settore si estende da un minimo di 80Km ad un massimo di 500Km di altezza dal suolo.




Il misterioso spostamento veloce del Polo Nord magnetico

Il Polo Nord magnetico si è spostato di 1100 chilometri in un secolo, gli scienziati ritengono che le oscillazioni, nella loro fase finale, causeranno un'altra inversione dell'asse Nord-Sud.
Il Nord magnetico si sta muovendo verso Est e potrebbe raggiungere la Siberia in un cinquantennio. È stato identificato nel 1838 e attualmente si sposta alla velocità media di 40 Km l'anno. Oggi il polo sud magnetico è in prossimità del polo nord geografico, proprio a causa della precedente inversione dei poli magnetici.


Si pensi che l'anomalia del Sud Atlantico produce conseguenze di grande importanza per i satelliti astronomici e per altri veicoli spaziali che orbitano intorno alla Terra ad altezze di diverse centinaia chilometri in quanto queste orbite portano questi oggetti periodicamente, ad ogni orbita, all'interno dell'anomalia esponendoli così ogni volta a forti radiazioni per la durata di parecchi minuti.

La progettazione della Stazione Spaziale Internazionale, che vi passa attraverso in una parte delle sue orbite, ha richiesto una schermatura supplementare per risolvere questo problema: il telescopio spaziale Hubble e altri satelliti non effettuano osservazioni quando attraversano l'anomalia.

Nessun effetto registrabile dell'anomalia atlantica si verifica invece al suolo, protetto non solo dalla magnetosfera, ma anche dall'atmosfera terrestre.

Nell’area oggetto del fenomeno atmosferico si nota la caratteristica che il valore del campo magnetico terrestre è più basso, rispetto a quello che si registra in tutte le altre corrispondenti aree geografiche del pianeta. E visto che la difesa dal vento solare dipende proprio dall’influenza e quindi dal valore del campo magnetico che è direttamente proporzionale all’influenza. Nell'area del Sud-Atlantico abbiamo uno scudo protettivo più debole, rispetto a tutto il resto della ionosfera che circonda il globo terrestre .


Molti scienziati pensano che l'anomalia sia un effetto secondario dell'inizio di un'inversione magnetica: la letteratura esistente sull'argomento riporta come una delle varie cause dei cambiamenti dei confini dell'anomalia del Sud Atlantico dalla sua scoperta ad oggi il lento indebolimento del campo magnetico terrestre.

Quello che è certo è che il campo magnetico si sta indebolendo e che le fasce di Van Allen si avvicineranno alla superficie terrestre allargando di conseguenza l'area dell'anomalia.









La misteriosa veloce diminuzione del campo magnetico terrestre

Tratto ed adattato in parte da qui

È stato dimostrato che il campo magnetico terrestre sta diminuendo più velocemente di quanto non si credesse in passato: i dati mostrano che l’intensità del campo magnetico terrestre si sta riducendo da almeno 2000 anni. 
Il problema sta nella velocità stimata per la decrescita, che secondo gli scienziati sarebbe decisamente maggiore di quanto non sia stato valutato in precedenza.

Tra l'altro, ai tempi di Gesù il campo era notevolmente più intenso di quello che è oggi, almeno un cinquanta per cento più intenso. Ma solo poco prima, ai tempi dei costruttori delle piramidi d'Egitto, era invece ancora più basso del valore attuale. Una storia di alti e bassi lunghissima nel tempo.

Nel profondo interno della Terra viene originato il campo e la sua dinamica è causata dal complesso sistema di correnti elettriche che fluisce nel nucleo terrestre. Dalla metà dell'Ottocento a oggi il campo è diminuito di circa il 7-8% del valore che aveva ai tempi di Gauss, il grande fisico matematico tedesco che agli inizi dell'Ottocento ne stabilì per primo quantitativamente le caratteristiche globali. Questa diminuzione di intensità, proseguendo al livello attuale, porterebbe in solo un millennio alla fine del campo magnetico terrestre! 

Il campo magnetico della Terra ci protegge dal vento solare, ma che cosa accadrebbe se il campo magnetico scomparisse completamente? 
Nel corso dei miliardi di anni di evoluzione del nostro pianeta, il campo magnetico è diminuito di intensità molte centinaia di volte, per poi riacquistare vigore successivamente. Sono cambiamento che si verificano in centinaia di migliaia di anni, molto lenti, graduali, spesso con delle oscillazioni su scala temporale minore. Tuttavia non ci sono tracce di estinzioni di massa causate da questo fenomeno: il campo magnetico è stato nullo o molto minore di oggi per un periodo di tempo fortunatamente troppo breve perché la sua assenza potesse produrre conseguenze perniciose. 
Il campo magnetico terrestre, infatti, svolge un ruolo fondamentale per il mantenimento di condizioni ambientali favorevoli alla vita sul nostro pianeta. Grazie al campo magnetico, sia i raggi cosmici, cioè quelle particelle cariche di alta energia che piovono sulla Terra dallo spazio profondo, sia il vento solare, cioè quelle particelle cariche che provengono dalla corona solare, sono in gran parte deviate o rallentate prima di raggiungere gli strati atmosferici. 
Se questo non accadesse, i raggi cosmici e il vento solare depositerebbero grandi quantità di energia in atmosfera attraverso gli urti con il gas. Questo causerebbe un riscaldamento atmosferico, che avrebbe come conseguenza la perdita dell’atmosfera stessa per evaporazione. Incidentalmente, questa è proprio una delle ipotesi per spiegare l’assenza di atmosfera su Marte, che è privo, appunto, anche di campo magnetico.

Fra l’altro un’atmosfera molto più rarefatta di quella attuale non sarebbe più in grado di assorbire la radiazione solare di alta energie né gran parte delle particelle di alta energia che costituiscono i raggi cosmici stessi: la superficie della Terra sarebbe raggiunta da dosi di radiazione ionizzante sufficienti per sterilizzarla. 
Tuttavia, il fatto che il campo magnetico si stia riducendo non significa affatto che scomparirà per sempre. È vero, invece, che il campo magnetico terrestre ci ha abituato a variazione e oscillazioni di intensità e di direzione su diverse scale temporali. Ben sappiamo che le bussole dei navigatori del ‘700 oggi non sono affidabili: il polo sud magnetico ha vagabondato per 1100 km dall’800 a oggi. 
Quindi non solo l’intensità ma anche la direzione campo magnetico terrestre è variabile, ed è il nucleo fluido della Terra che genera il campo magnetico.

La rotazione terrestre crea una serie di vortici nel nucleo liquido. Le correnti e le differenze di temperatura danno vita a una grande dinamo: è così che si forma il campo magnetico intorno alla Terra.
Ma quale è il meccanismo attraverso il quale intensità e direzione del campo magnetico vengono modificate?
Abbiamo molti indizi che l’inversione delle polarità del campo magnetico terrestre si sia verificata centinaia di volte negli ultimi miliardi di anni. La diminuzione del campo magnetico misurata negli ultimi 2000 anni potrebbe essere proprio un indizio di un campo magnetico che nei prossimi millenni è destinato a invertirsi: la “calamita” terrestre si potrebbe completamente capovolgere.

Insomma, tutte le anomalie magnetiche terrestri fanno pensare che siamo prossimi ad un imminente inizio del processo di inversione dei poli magnetici terrestri. Questo porterebbe ad incredibili anomalie ed addirittura alla presenza simultanea di multipli poli magnetici durante la fase di inversione dei poli.





Nota: in questa pagina è possibile vedere una eccezionale animazione che mostra il girovagare dei poli magnetici negli ultimi secoli:





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Baumgartner ha superato il muro del suono, è ufficiale



Roswell (New Mexico, Usa), 14 ott. (LaPresse/AP) - Ora è ufficiale: Felix Baumgartner è diventato il primo paracadutista a superare la velocità del suono. Nel corso di una una conferenza stampa dopo il lancio da poco più di 39mila metri del 43enne austriaco, Brian Utley della Federazione internazionale di sport dell'aria ha comunicato che Baumgartner ha raggiunto una velocità massima di 1341,13 chilometri orari. Il paracadutista austriaco ha raggiunto una velocità di Mach 1.24, che è superiore alla velocità del suono.
Il salto è durato poco più di nove minuti e si è concluso con l'atterraggio nel deserto del New Mexico. "È difficile da descrivere perché non te ne accorgi", ha commentato Baumgartner in conferenza stampa. In assenza di punti di riferimento "non si sa quanto velocemente si viaggia, quando sei lì in piedi in cima al mondo diventi così umile che non pensi più a battere i record, non pensi ad ottenere dati scientifici: l'unica cosa che vuoi è tornare vivo", ha spiegato.
L'ex paracadutista austriaco è salito fino alla stratosfera a bordo di una capsula attaccata a un pallone gonfiato con l'elio. Da lì si è poi buttato con una tuta pressurizzata e a un certo punto ha aperto il paracadute. Il tutto è stato ripreso da quasi 30 telecamere installate sulla capsula, sulla Terra e su un elicottero. Le immagini sono state tuttavia trasmesse con un ritardo di 20 secondi per permettere di fermare la trasmissione in caso di un tragico incidente. Il lancio di oggi coincide con il 65esimo anniversario del test del pilota americano Chuck Yeager, che diventò il primo uomo a rompere il muro del suono a bordo di un velivolo.
Sono circa 7,3 milioni le persone che hanno guardato il lancio in diretta su YouTube. Su Twitter la metà dei 'trending topics' a livello globale ha a che fare con il salto. Dopo l'atterraggio in New Mexico Red Bull, sponsor dell'impresa, ha pubblicato su Facebook una foto di Baumgartner a terra in ginocchio accanto al paracadute: più di 327mila i like e oltre 14mila i commenti; più di 29mila le condivisioni in meno di 40 minuti.

 


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