Fine del Mondo? Viviamo in un'epoca senza spirito!


Come esprimere lo spirito di un’epoca senza spirito?

“Fine del mondo”: quante volte abbiamo udito questa espressione pronunciata da chi, con presunzione, intende schernire le tradizioni che adombrano il tema del passaggio e della trasformazione - preceduti da prove terribili - da un ciclo ad un altro. 

Quante volte stupidamente, con i loro occhi spiritati, tra malcelata paura e scherno scaramantico, ripetono “fine del mondo…”

Si replichi: la fine del mondo è già avvenuta. 

Essa accade ogni volta in cui una sventura, visibile o invisibile, conclamata o ignota ed ignorata, si abbatte su qualcuno o qualcosa, allorquando si è costretti a guadare il fiume. 

Il nostro tempo rantola, anche se seguitiamo a mantenerlo in una condizione larvale, a somiglianza di quegli infelici senza chances che dipendono dai macchinari per la loro stentata sopravvivenza. 

Certo, non si può escludere l’eventualità di un cataclisma globale anche imminente (una guerra? una pandemia? Un black out generale?...), ma, se succederà, sarà l’esito di un processo storico in atto almeno da secoli, non solo un’improvvisa deflagrazione. 

E’ un processo i cui sintomi sono manifesti, sebbene gran parte dell’opinione pubblica continui a fingere di non vederli, un po’ per autodifesa un po’ per faciloneria. 

E’ un cambiamento antropologico che sospinge l’umanità verso il baratro. 

E’ un abisso che, prima di essere il disastro sociale, politico ed economico, è la perdita di sé. 

Non sappiamo in che misura altre generazioni seppero affrontare con dignità i cambiamenti ed i disfacimenti epocali. Sappiamo che la nostra non ci riuscirà, perché non si accorge del crepuscolo, anzi lo scambia per l’alba più radiosa. 

Non si avvertono i segni della discontinuità e, quando uno strappo violento lacera il tessuto della vita normale, lo si rattoppa prontamente. L’abito è tutto rappezzato, ma lo si indossa, come se fosse stato appena acquistato nella boutique. 

Invero, per essere coscienti della crisi, è necessario avere una coscienza, accessorio che ormai è installato in pochi uomini. 

Affinché un’età sia conscia della propria irrimediabile putrefazione, occorre che in quell’età soffi uno spirito, ma la nostra epoca ne è del tutto priva. 

Infine persino i consapevoli oggi paiono inconsapevoli. 

In arrivo Ison: la cometa che transiterà nel 2013 sarà 15 volte più luminosa della Luna



Il suo nome ufficiale e' C/2012 S1 e potrebbe essere uno degli avvistamenti più spettacolari che un essere umano spera di vedere nel corso della sua esistenza.
L'anno prossimo una cometa particolarmente luminosa transiterà nei pressi della Terra mettendo in ombre la luminosità della Luna, tanto da renderla visibile anche in pieno giorno. La cometa Ison sta viaggiando all'interno del sistema solare e sarà visibile dal nostro emisfero settentrionale tra novembre e dicembre del 2013

Scoperta lo scorso 24 settembre da due astronomi russi, Vitali Nevski e Artyom Novichonok, Ison si trova attualmente oltre l’orbita di Giove e si sta dirigendo verso un incontro molto ravvicinato con il nostro Sole previsto per il prossimo anno. Infatti, nel novembre del 2013 transiterà a meno di 1,8 milioni di km dalla superficie solare.
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L’enorme riscaldamento che subirà durante il passaggio al perielio (minima distanza dal Sole) potrebbe farla diventare un oggetto luminosissimo visibile anche a occhio nudo, forse anche di giorno. Sarà visibile nell’emisfero boreale ed il suo massimo di luminosità dovrebbe perdurare per almeno un paio di mesi.
La cometa ISON – che prende il suo nome dall’acronimo di International Scientific Optical Network, una rete di telescopi di cui fa parte quello da 40 cm di apertura dell’osservatorio di Kislovodsk (Russia) a nord del Caucaso – è probabilmente un “nuovo arrivo” proveniente dalla Nube di Oort, il che significa questo potrebbe essere il suo primo incontro con il Sole.
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Se così fosse, con la sua struttura formata da polveri e ghiacci ancora intatti, non essendo mai stata veramente sottoposta a stress termici e gravitazionali, come la cometa Elenin, potrebbe anche disgregarsi settimane o mesi prima di raggiungere il Sole. Nessuno al momento può ancora capire la consistenza di questo oggetto.
Tutto quindi è possibile. Non c’è dubbio che la cometa ISON sarà tenuta sotto stretta sorveglianza. Poiché è ancora così lontana, ne sapremo di più tra qualche mese. Se sopravviverà al passaggio ravvicinato con il Sole, la cometa ISON nel gennaio 2014 transiterà alla minima distanza dalla Terra di circa 60 milioni di km. [Fonte].

Stato di massima allerta per alluvioni nel sud della Spagna


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28 settembre 2012 - E' stato di massima allerta per il sud della Spagna in queste ore a causa di un imponente fronte nuvoloso che dallo stretto di Gilbitterra sta risalendo verso nord.La citta' di Malaga e dintorni sono sotto una vera e proprio bomba d'acqua,devastanti inondazioni stanno sommergendo diverse zone,si teme il peggio per le prossime ore dove sono previsti accumuli fino a 250 mm di pioggia.


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La Terra si spezza sotto l'Oceano Indiano si rischia una reazione a catena!


Lo scorso 11 aprile due terremoti di magnitudo 8,7 e 8,2 hanno scosso l'Oceano Indiano. A provocarli una rottura nel mezzo della placca indo-australiana, che si sta spezzando in due


27 settembre 2012  di Caterina Visco
Al largo dell'Oceano Indiano la crosta terrestre si sta letteralmente spezzando. Ad annunciarlo fragorosamente  tre studi pubblicati su Nature, la coppia di terremoti di magnitudo rispettivamente 8,7 e 8,2, che l' 11 aprile 2012 hanno scosso questa parte del pianeta. Secondo i tre studi infatti, sotto l'Oceano Indiano la placca indo-austrialiana si starebbe spezzando in due placche più piccole, o addirittura in tre, e le scosse sarebbero state causate proprio dalla tensione accumulata in questo processo di formazione di un nuovo confine. 

È dagli anni '80 che i sismologi sostengono che la questa parte della crosta terrestre si sarebbe potuta rompere. Stando alle principali teorie della tettonica a zolle, la placca indo-australiana ha cominciato a deformarsi internamente circa  50  milioni di anni fa, e occorreranno altri milioni di anni e migliaia di terremoti di grande intensità prima che questo processo arrivi a compimento. Secondo il primo dei tre studi, coordinato da Matthias Delescluse, un geofisico dell' Ecole Normale Supérieure di Parigi, alla base della rottura vi sarebbe  la tensione accumulata dai movimenti della placca verso nord, dove si scontra con la placca eurasiatica. 

A questa tensione, spiegano gli scienziati nel loro lavoro, si aggiunge poi quella dovuta alle tensioni e rotture sul margine orientale della placca. Infatti, esaminando i cambiamenti nello stato di tensione immediatamente precedenti ai due eventi del 2012, Delescluse e la sua équipe hanno scoperto ad aver acceso la miccia della loro esplosione essere state proprio le conseguenze di altri due terremoti avvenuti lungo questo confine orientale. Il primo è quello di magnitudo 9,1 responsabile dello tsunami che il 26 dicembre 2004 si è abbattuto sull'isola di Sumatra, portando alla morte di oltre 228mila persone; l'altro è un terremoto di minore intensità del 2005.  

Nel secondo studio, i ricercatori guidati da Thorne Lay della University of Santa Cruz in California,  hanno invece esaminato più profondamente la dinamica degli eventi dell'11 aprile, scoprendo che la prima scossa ha interessato ben quattro diverse faglie. Secondo il lavoro del team di Lay, questo terremoto si potrebbe suddividere infatti in quattro scosse più piccole, di magnitudo 8,5, 7,9, 8,3 e 7,8, durate in tutto due minuti. Queste avrebbero provocato la rottura di tre faglie perpendicolari tra loro e in una quarta perpendicolare a esse. Una quinta faglia sarebbe stata invece coinvolta nel secondo dei due terremoti. 

Questo interessamento multifaglia si è riflesso, mostra lo studio, nel pattern di faglia emerso dopo le scosse, uno dei complessi mai studiati. I pattern di faglia sono quegli insiemi di linee di faglia che possono essere tracciate sulla superficie terrestre dopo un terremoto, come delle cicatrici che restano sulla pelle a lungo dopo una ferita. Solitamente la maggior parte dei terremoti si propagano lungo una sola faglia, e non quattro o anche più come in questo caso in cui, tra l'altro, una delle faglie è scivolata per almeno una ventina di metri. 

Il terzo studio ha infine preso in considerazione gli strascichi di questi tremori giganti, rivelando che per ben sei giorni dopo i due terremoti, altre scosse di magnitudo 5,5 e oltre hanno avuto luogo in diverse parti del pianeta. “ Le scosse di assestamento sono di solito circoscritte alle immediate vicinanze dell'evento principale”, spiega il primo autore dello studio Fred Pollitz geofisico dello   US Geological Survey a Menlo Park, California.  

Solitamente, poi, spiegano i ricercatori, i terremoti più violenti sono quelli cosiddetti strike-up, quelli in cui due faglie si scontrano e una slitta sotto l'altra. Quelli in cui due faglie scorrono una accanto all'altro si chiamano strike-slip. Quello di magnitudo 8,7 della scorsa primavera è probabilmente il più intenso terremoto di questo tipo mai registrato da quando si usano i moderni sismografi, è stato avvertito in tutta l'area compresa tra India e Australia, toccando anche il sud e il sud-est asiatico. Quasi sicuramente è anche il più forte registrato all'interno di una placca e non ai suoi margini.  La sua natura strike-slip fortunatamente ha impedito che si generassero grandi tsunami come quello del 2004.
http://daily.wired.it/news/scienza/2012/09/27/terremoti-rottura-placca-terrestre-oceano-indiano-183456.html


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L'energia di 30 centrali nucleari occorrono per alimentare il Web

La rete e l'universo invisibile che la rende possibile, decine di migliaia di datacenter sparsi in tutto il mondo che ospitano i milioni di server da cui passano, sotto forma di bit, l'informazione innescata da ogni nostro clic sul web, è molto meno eco-compatibile di quanto si pensi. Come ha accertato un'inchiesta durata un anno del New York Times il 90% dell'energia succhiata dalle strutture del web viene sprecata e si parla di qualcosa come 30 miliardi di watt l'anno, l'equivalente di 30 centrali nucleari. Questo perché i server vengono sempre tenuti al massimo della loro capacità - anche quando non servirebbe - per scongiurare che il sistema non risponda nel caso di un carico improvviso di contatti. In particolare solo tra il 6 ed al massimo il 12% dell'elettricità consumata viene, ad esempio, effettivamente impiegata per effettuare per “muovere” dati. Il resto serve, tra l'altro, per raffreddare i server, che come tutti i computer, generano un immenso calore, anch'esso inutilmente. Altro elemento non amico dell'ambiente sono i generatori diesel di emergenza, che entrano in funzione in caso di black-out e le sterminate fila di batterie - molto simili a quelli delle nostre auto - che garantiscono la sopravvivenza dei dati in caso di malfunzionamento anche dei generatori. Il Nyt rivela che molte icone del web sono finite nei guai con le autorità Usa per la tutela dell'ambiente per violazioni delle regole per la qualità dell'aria. Tra queste Amazon: il negozio virtuale globale ha commesso 24 violazioni negli ultimi tre anni in Virginia, tra cui far marciare i propri generatori senza alcun permesso. Tra i più verdi Facebook e Google che usando software interno e sistemi di raffreddamento hanno ridotto di molto i loro consumi. Malgrado ciò i “data centers” di Mountain View consumano circa 300 milioni di watt e quelli della creatura di Marck Zuckerberg, 60 milioni. Ma oltre ai server per far girare le informazioni per la rete ci sono i “data storage center”, ossia quei centri dove vengono immagazzinati cifre inimmaginabili di dati. Se si pensa che in un solo giorno Wall Street genera dati da archiviare per 2.000 GB (un cd musicale, per fare un esempio, contiene in media 0,750 GB), in un anno debbono essere conservati su server - che come gli altri consumano energia per funzionare e debbono essere raffreddati usando altra elettricità - oltre 1.800.000 miliardi di GB. A scriverla si tratta di un milione e ottocentomila miliardi di GB. Fonte: AGI

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Terremoto nel Pacifico M 6,0 Isole Solomone


Un terremoto di magnitudo M6.0 ha colpito al largo delle Isole Salomone il 27 settembre 2012 alle 23:53:49 UTC. L'epicentro è stato localizzato 111 km a SE da Gizo, Isole Salomone coordinate (8,825 ° S, 157,557 ° E) ad una profondità di 10 km secondo la USGS e 33 km  secondo EMSC.

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Curiosity: tracce evidenti della presenza di acqua su Marte

Curiosity ha trovato tracce di un antico corso d'acqua su Marte. Si tratta della prima prova della presenza di acqua sul pianeta. Gli scienziati stanno studiando le immagini delle pietre cementate in uno strato di roccia conglomerato. Il corso d'acqua scorreva con vigore in tutta l'area su cui il rover si sta muovendo. I sedimenti, secondo gli scienziati, sono una possibile prova che il cratere una volta era pieno d'acqua, della cui esistenza passata vi sono invece le prove nella disposizione delle pietre, che denotano antichi torrenti, di cui sono visibili i letti e relativi sedimenti alluvionali. "Dalla dimensione dei pezzi di ghiaia in essa trovati, siamo in grado di interpretare che l'acqua scorreva alla velocità di 3 metri al secondo", ha detto il co-ricercatore William Dietrich della University of California, Berkeley. Le immagini sono state diffuse dalla Nasa. Potrebbe essere la prova della presenza di vita sul pianeta rosso. Il team di scienziati userà Curiosity per analizzare nei dettagli la composizione delle rocce. L'acqua, secondo i primi calcoli, scorreva su Marte probabilmente diversi miliardi di anni fa, anche se una data esatta sarà difficile da determinare. Quello che è certo è che "un lungo ruscello fluente può essere un ambiente abitabile". Leggi dalla fonte originale: washingtonpost.com
Tratto.da.http://www.cadoinpiedi.it/2012/09/28/curiosity_ce_acqua_su_marte_lannuncio_della_nasa.html

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