20 maggio 2012 - Italia - Un terremoto di magnitudo 6.0 Richter e' avvenuto questa mattina alle ore 04:03 italiane con epicentro nella Pianura Padana a 36km a NNO da Bologna.Il sisma molto superficiale,5.1 km, secondo le prime notizie ha provocato almeno 4 vittime e numerosi danni ad abitazioni.Alle ore 05:02 una seconda scossa di assestamento di 5.1 richter.La Pianura Padana e l'Emilia Romagna era soggetta gia' da mesi da uno sciame sismico che e' sfociato oggi con questo terremoto di forte entita'.
Le autorita' governative del Quebec impongono la legge marziale!

19 maggio 2012 - Le autorita' governative del Quebec hanno deciso di approvare una legge di emergenza per far fronte alle proteste studentesche che durano da tre mesi.Questo disegno di legge rappresenta un vero e' proprio attacco ai diritti fondamentali della costituzione,La legge limita in modo deciso la possibilita' di manifestare,facendo precipitare il paese in un regime di dittatura, gli studenti stanno prendendo in considerazione di adottare la disobbedienza civile per contrastare la legge.Non c'e' dubbio che e' in atto su scala planetaria da parte del vertice della piramide una strategia atta a ridurre in modo drastico le liberta' di espressione delle masse il Nuovo Ordine Mondiale sta dettando la sua agenda forse preoccupato dal risveglio delle coscienze e tentera' con tutte le strategie di imporre il governo unico mondiale.Stiamo attraversando un momento buio per l'umanita' che se non fa in fretta a risvegliarsi verra' travolta dalle tenebre.
Le banche tedesche sono pronte all’uscita della Grecia dall’Euro!
Gli istituti tedeschi sono pronti all’uscita della Grecia dall’euro. Linkiesta ha potuto visionare in esclusiva il piano di contingenza che Commerzbank ha predisposto lo scorso novembre, coordinandosi con l’associazione bancaria tedesca. Il programma, in quattro passaggi, prevede anche la riattivazione del SoFFin (Sonderfonds Finanzmarktstabilisierung), lo speciale fondo governativo a protezione delle banche tedesche creato nel 2008 dopo il crac Lehman Brothers.
FRANCOFORTE – Le banche tedesche sono pronte all’uscita della Grecia dall’euro. Linkiesta ha potuto visionare il piano di contingenza che Commerzbank, il colosso bancario tedesco, ha creato a partire dallo scorso novembre. L’impatto per l’eurozona sarebbe spaventoso: le uniche cifre nel documento sono relative alla Germania e parlano di circa 500 miliardi di euro di costi, fra banche, sistema bancario e ricapitalizzazione dei fondi di salvataggio europei. «Nonostante l’architettura legislativa europea non permetta ancora un’uscita, è chiaro che bisogna essere preparati, anche se difficilmente si potranno fare stime corrette», dicono aLinkiesta due banchieri di Commerzbank dietro anonimato.
E infatti, almeno in Germania, si è cercato di trovare un coordinamento a livello centrale per l’evento di cui tutti parlano ma per il quale nessuno è pronto. Che il rischio di un’uscita dall’eurozona di Atene aumenti sempre di più, è evidente. Come ha spiegato ieri l’agenzia di rating Fitch, che ha tagliato il giudizio sulla Greca a CCC, «il pericolo esiste». L’universo finanziario europeo e non lo sa ormai da mesi ed è per tal motivo che nei mesi scorsi sono stati preparati diversi piani di contingenza. Linkiesta ha potuto dare un’occhiata a quello di Commerzbank, che lo ha discusso nei mesi scorsi con la Finanzmarktaufsichtsbehörde (Fma), ovvero l’authority di controllo sulla Borsa. «È un processo normale di gestione dei rischi, quello di valutare le probabilità di tutti gli eventi, ma questa volta si è deciso di analizzare con più attenzione, dato che non c’è alcuna certezza», dice il banchiere.
Contattato da Linkiesta, l’ufficio stampa di Commerzbank non conferma e non smentisce, spiegando che «è possibile che una valutazione informale sia stata compiuta». Commerzbank per il suo lavoro si è coordinata con la Bundesverband deutscher Banken (Bdb), l’associazione delle banche tedesche, guidata da Andreas Schmitz di HSBC, ma con il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann, come membro della presidenza. E il risultato è che l’uscita della Grecia dalla moneta unica costerebbe circa 500 miliardi di euro all’eurozona per i primi 12 mesi.
«Le più colpite sarebbero le banche, poi le società che operano con la Grecia, infine i contribuenti, dato che i fondi europei dovrebbero essere ricapitalizzati», spiegano le fonti bancarie a Linkiesta. Secondo loro il fondo salva-Stati temporaneo European financial stability facility (Efsf) e quello definitivo European stability mechanism (Esm) non sono ancora pronti per gestire un evento come quello della prima secessione dall’eurozona. Per capire al meglio cosa è successo, bisogna tornare all’inizio di novembre. Alla vigilia del G20 di Cannes, il premier greco George Papandreou lanciò il sasso nello stagno. «Sono pronto a dimettermi e a indire un referendum sulla partecipazione della Grecia nell’euro», aveva detto Papandreou. Gli avevano risposto i politici europei, con il cancelliere tedesco Angela Merkel che ricordò alla Grecia che non poteva giocare col fuoco. Più duro invece il ministro britannico delle Finanze, il cancelliere dello Scacchiere George Osborne: «L’Europa deve decidere cosa fare con la Grecia e deve farlo entro il prossimo G20 per evitare un collasso capace di colpire anche il Regno Unito». Papandreou ritirò in fretta e furia l’idea del referendum, ma il danno era fatto.
Dopo quattro mesi, a marzo, il fallimento di Atene era certificato dall’Isda (International swaps and derivatives association), l’ente che disciplina le controversie sui derivati finanziari, con il pagamento dei Credit default swap (Cds), le assicurazioni contro il fallimento di un asset. La ristrutturazione del debito pubblico ellenico in mano ai creditori privati, 206 miliardi di euro su circa 365 miliardi, era compiuta. Ma tutti, banche tedesche comprese, sapevano che non sarebbe stato abbastanza, a novembre come a marzo. «Fu proprio nei giorni dopo il G20 che si accelerò la macchina organizzativa per creare un piano di contingenza». È questo quanto dice un banchiere di Commerzbank a Linkiesta. Un piano complesso, coordinato e, spiega la fonte, «forse sottostimato». Due giorni fa la banca francese Société Générale aveva stimato che l’impatto per le banche tedesche sarebbe stato di 270 miliardi di euro. «La possibile svalutazione delle azioni è quasi imprevedibile, ma sarà sicuramente elevata», scrivevano gli analisti francesi. E la Germania ha paura.
Il programma, le cui bozze sono state visionate da Linkiesta, prevede quattro passaggi: deleveraging iniziale, riattivazione dei canali di supporto per le banche, ridenominazione dei contratti esistenti, gestione del fallout. La premessa di tutto è che l’architettura giuridica deve essere pronta. Infatti, all’articolo 50 il Trattato di Lisbona non permette l’uscita dall’eurozona, ma solo dall’Unione europea. Dato che nessuno, né a Bruxelles né ad Atene, vuole una soluzione così radicale, occorre una modifica dei trattati, che dovrà essere decisa di comune accordo fra gli Stati. Una volta che la Grecia avrà comunicato la sua intenzione a lasciare la zona euro, l’impatto sulle banche dovrà essere controllato.
L’esposizione degli istituti di credito al momento dell’uscita dovrà essere marginale, come previsto dal piano. E infatti, la riduzione è avvenuta quasi completamente. La Banca dei regolamenti internazionali (Bri), cioè la banca centrale delle banche centrali, calcola in via periodica i rapporti fra gli istituti di credito dei singoli Paesi. Se nel marzo 2011 l’esposizione delle banche tedesche sulla Grecia era di 28,9 miliardi di euro, a dicembre 2011 era di 759 milioni di euro. E una posizione analoga è stata assunta anche dagli altri Paesi dell’eurozona. Se la Francia a marzo 2011 aveva un’esposizione di 65,2 miliardi di euro, a fine 2011 erano solo 223 milioni di euro. Se e quando la Grecia uscirà dalla moneta unica, tuttavia, si dovranno affrontare effetti di cui non si conosce la portata. Il paragone che fa Commerzbank è quello con Lehman Brothers, la quarta banca statunitense, saltata nel settembre 2008.
Per questo, di comune accordo con gli altri istituti di credito, ha inserito nel documento la richiesta di riattivazione del SoFFin (Sonderfonds Finanzmarktstabilisierung), lo speciale fondo governativo a protezione delle banche tedesche creato nel 2008, proprio dopo il crac Lehman Brothers. E Commerzbank, dopo aver tremato di fronte alle indiscrezioni dello scorso dicembre che la vedevano in procinto di essere nazionalizzata, deve varare un aumento di capitale da 6,3 miliardi di euro entro il 30 giugno. Il tutto per proteggersi dagli effetti della secessione. Dopo aver preparato il campo alle banche per evitare ripercussioni, si passerà alla gestione dei contratti esistenti. Infatti, un ritorno alla dracma da parte della Grecia, che nel rapporto Commerzbank sarà probabilmente agganciata al dollaro, costringerà tutte le imprese a riscrivere i contratti, che dovranno essere ridenominati.
L’auspicio delle banche tedesche è quelle la gestione a livello centrale, sia di Bruxelles sia di Atene, possa essere veloce, al fine di evitare rallentamenti nei pagamenti. L’impatto sul sistema industriale tedesco, secondo le stime, non sarà limitato: i documenti parlano di circa 200 miliardi di euro solo per il primo anno. Il rapporto di Commerzbank, spiegano le fonti, è stato poi confrontato con quelli delle altre banche tedesche, con la supervisione della Bundesverband deutscher Banken. Tre incontri, fra novembre e dicembre, hanno dettato la linea e solo in seguito, a metà gennaio, sono arrivati tutti i piani di contingenza. E l’associazione delle banche tedesche, dopo aver controllato tutti i piani, ha chiesto più dettagli sugli sviluppi futuri. «Noi ci siamo orientati su uno scenario cautelativo, anche perché non avevamo idea di come potrebbe essere gestita a livello europeo la vicenda», spiegano le fonti bancarie.
Solo successivamente, ma di questo non c’è conferma, i piani sarebbe stato mandati alla Banca centrale europea e alla European banking authority (Eba), l’ente di vigilanza bancaria europeo. Proprio la gestione di cosa accadrà dopo, in un orizzonte temporale compreso fra i 6 mesi e i due anni, è ancora al vaglio degli analisti tedeschi. «La Bundesverband deutscher Banken ci ha chiesto un rapporto entro la fine di giugno e dobbiamo sperare che ci sia un governo stabile in modo da presentare uno scenario possibile su cui lavorare», spiega il banchiere a Linkiesta. Intanto però le voci continuano a rincorrersi con velocità disarmante.
Oggi il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht, ha apertamente spiegato che anche Bce e Commissione europea stanno lavorando a piani di emergenza per l’uscita della Grecia dall’euro. In un’intervista al quotidiano De Standaard ha reso noto che Bruxelles è quasi pronta a gestire la situazione, se Atene prendesse la via del ritorno alla dracma. Proprio come Commerzbank e le banche tedesche. O almeno, questa è l’impressione che hanno. Prima di lasciarci, infatti, le nostre fonti ci mettono in guardia: «Nessuno può prezzare un evento del genere. Questo non dobbiamo dimenticarlo. La Grecia non è Lehman Brothers, è uno Stato».
Tratto da: Grecia fuori dall’euro, ecco i piani delle banche tedesche | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/05/19/grecia-fuori-dall%e2%80%99euro-ecco-i-piani-delle-banche-tedesche/#ixzz1vKzKtbff
Tempeste solari aliene Osservate per la prima volta dal telescopio Kepler
Per la prima volta sono state osservate tempeste solari aliene, gigantesche esplosioni di energia che avvengono su stelle lontanissime. Le ha identificate il gruppo di ricerca coordinato da Hiroyuki Maehara, dell'Università di Kyoto. I ricercatori giapponesi hanno osservato ben 365 violente tempeste di energia su 148 stelle, anche 10.000 volte piu' potenti di quelle prodotte dal nostro Sole. La ricerca, pubblicata su Nature, si basa sull'analisi delle immagini fornite dal satellite Kepler della Nasa.
Le esplosioni sono note come ''superflare'', ovvero getti molto potenti osservati su stelle lontanissime, molte di esse con massa e temperatura simili a quelle del Sole. Nonostante la rarità di questi eventi, la sonda americana è stata in grado di fornire informazioni utili ai ricercatori che grazie all'osservazione di circa 83.000 stelle in oltre 4 mesi, hanno potuto analizzare 365 super-tempeste. Nessuna di queste sembra confrontabile a quelle avvenute negli ultimi 2.000 anni nel Sole.
I devastanti brillamenti di energia magnetica osservati nelle stelle lontane possono durare fino a 12 ore e si verificano su stelle che hanno raggiunto la metà del loro corso di vita, ruotano lentamente e sono alimentate dalla fusione dell'idrogeno presente nel loro nucleo. Si riteneva che a causare le eruzioni piu' violente fossero le interazioni magnetiche delle stelle con i cosiddetti ''Giove caldi'', così chiamati perchè hanno una massa simile a quella di Giove e si trovano molto vicini alla loro stella.
Secondo gli autori, l'assenza di questo tipo di pianeti nelle esplosioni osservate permette di riconsiderare questa ipotesi. Una caratteristica comune tra le stelle soggette a queste super tempeste sono le gigantesche macchie sulla loro superficie, molto piu' grandi di quelle che avvengono nel Sole.
Scoperti meteoriti che bombardarono la Luna!
Scoperti i frammenti delle meteoriti che in un lontanissimo passato hanno bombardato la Luna. Erano "nascosti" nei campioni di rocce riportati a Terra nel 1972 dalla missione Apollo 16. Il risultato, pubblicato sulkla rivista Science, arriva dopo anni di ipotesi e ricerca di prove indirette, un gruppo di ricercatori statunitensi guidati dalla Nasa ha identificato per la prima volta le 'briciole' di questi antichissimi corpi celesti che hanno bombardato Terra e Luna quando entrambe erano ancora giovanissime.
"Si tratta di un risultato importante - ha commentato Diego Turrini, dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Roma - che fornisce nuove basi osservative per migliorare la nostra comprensione della evoluzione del Sistema Solare". E' noto da tempo che Terra e Luna, come anche tutti gli altri corpi del Sistema Solare, subirono un vero e proprio bombardamento da parte di piccoli o medi oggetti durante le prime fasi della loro formazione. Nei pianeti come la Terra, protetti da uno strato atmosferico e geologicamente attivi, i segni di queste 'piogge' risultano quasi completamente cancellati e risulta estremamente arduo ottenere informazioni sul lontano passato. In questo contesto la Luna rappresenta invece un perfetto 'testimone' in grado di preservare molte preziose informazioni.
Le analisi realizzate su alcuni campioni di regolite prelevati nel corso della missione Apollo 16 ha individuato per la prima volta i frammenti di alcuni dei 'proiettili' che affollavano il sistema solare tra i 3,4 e i 3,8 miliardi di anni fa. "I risultati forniscono informazioni su due importanti aspetti - ha commentato Turrini - da un lato indica che gli asteroidi sono stati i principali responsabili del cosiddetto Cataclisma Lunare, una fase di intenso bombardamento che è stata identificata appunto tramite i crateri lunari e che si pensa essere stata scatenata dalla migrazione dei pianeti giganti del nostro Sistema Solare".
Una delle predizioni di questa ipotesi era esattamente che il principale contributo a questo bombardamento fosse dato dagli asteroidi e che le comete avessero invece svolto un ruolo minoritario. "Da un altro punto di vista - ha aggiunto Turrini - questo risultato conferma che, in un impatto tra corpi celesti, frammenti del proiettile possono sopravvivere alla collisione e contaminare la superficie del corpo bersaglio anche quando si tratta di impatti ad alta energia come quelli responsabili della formazione dei bacini lunari"
Tentata strage a Brindisi,un morto e sette feriti,strategia della tensione
L’esplosione ha preso di mira gli studenti: un morto e sette feriti. A terra libri bruciati, scarpe e vetri rotti. Sabato 19 maggio 2012, ore 7,50 circa, in via Galanti. Due bombole del gas collegate su un muretto. Due deflagrazioni distinte davanti all'Istituto professionale per i servizi sociali “Morvillo-Falcone” ha provocato la morte di una giovane studentessa pendolare (16 nativa di Mesagne) - Melissa Bassi e Veronica Capodieci - ed il ferimento di altre sei. Secondo i primi rilievi, per far esplodere la rudimentale ma potente bomba è stato utilizzato un telecomando: chi l’ha azionato ha atteso che gli studenti si avvicinassero prima di innescare la detonazione. L'ordigno è esploso questa mattina intorno alle 7,50 in via Galanti. L’intento era di fare una strage. La scuola Morvillo Falcone aveva vinto il primo premio della prima edizione del concorso sulla legalità. Lo ricorda il portale studentesco Universinet.it che chiede con forza "una immediata reazione dello Stato contro la barbarie terroristica di stampo mafioso che ha colpito un istituto da sempre impegnato in prima linea per promuovere la cultura della legalità contro tutte le mafie". Dichiara a caldo Angelo Rampino, il preside dell'Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi: “Volevano uccidere. E' stato fatto per uccidere: a quell'ora le ragazze entravano, proprio a quell'ora. Fosse accaduto alle 7,30 non ci sarebbe stata nessuna conseguenza”. Secondo gli inquirenti l’obiettivo era la scuola e si propende per pista mafiosa. Secondo il sindaco di Brindisi, Cosimo Consales «È un attacco della criminalità organizzata senza precedenti. Ci sono troppe coincidenze in questa vicenda. Mi auguro che siano solo tali, anche se in questo momento la nostra unica preoccupazione è quella dei ragazzi». «È un attentato mafioso fatto per uccidere» ha aggiunto Nicola Fratoianni, assessore alle legalità della Regione Puglia. L'ordigno «poteva provocare una strage - ha detto Salvatore Giuliano, preside dell'istituto superiore Majorana di Brindisi, che ha nove classi nella sede dell'istituto Morivillo-Falcone - Pochi minuti dopo sarebbero arrivati tutti i ragazzi, sarebbe successa una tragedia infinita. Qui ci sono quaderni zuppi di sangue, brandelli di oggetti. L’esplosione l'hanno sentita in tutta Brindisi, non era certo una azione dimostrativa».
Terrorismo di Stato? - L’obiettivo sembra un diversivo, insomma un classico depistaggio dell’intelligence più o meno deviata che alberga nel Belpaese. Chi sono i mandanti? Qual è il movente? Una cosa è chiara: la “criminalità organizzata”, o meglio la Sacra Corona Unita non avrebbe interesse ad accendere l’attenzione sulle sue attività illecite, risvegliando lo Stato in perenne letargo, per cui ogni tanto fa il lavoro sporco. E allora, come si spiega? Forse, il sistema di potere ha rimesso in moto la collaudata macchina rodata dalla Cia con la strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947), nota come “strategia della tensione” che tante vittime innocenti ha già mietuto in passato. I tempi sono bui e dall’alto si alimenta il caos. La bomba a Brindisi con il corollario di vittime innocenti sembra la prima di una lunga serie. La “strategia della tensione” è in uno stretto legame con il fenomeno generale del terrorismo di stato e indica la partecipazione nascosta (o comunque il benestare) di settori dello Stato in azioni terroristiche ai danni del popolo italiano. Cui prodest? E’ magari un violento tentativo ideato molto in alto, come nel passato, per imbrigliare, anzi sedare sul nascere la pacifica protesta sociale per condizioni di vita ormai impossibili? SONO PRONTE PER CASO LEGGI SPECIALI?
Un unico potente leader europeo per la creazione degli Stati Uniti d’Europa
Il gruppo dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea sta elaborando un progetto che prevede una sola figura eletta dagli euro deputati per svolgere i ruoli occupati attualmente da Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, e José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea. Un presidente, non eletto dal popolo sarebbe la base per ottenere un controllo radicale su tutta l’Unione e gli Stati membri in una forza sempre maggiore di unione politica ed economica. Questo potrebbe essere il primo vero passo verso la creazione degli Stati Uniti d’Europa, che abolirebbe di fatto gli stati nazionali che compongono l’attuale Unione Europea. Il Regno Unito sarebbe stato escluso dalle discussioni riservate all’interno del Berlin Group, guidato dal ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle. Questa mossa darà un ulteriore slancio al ritiro della Gran Bretagna dai piani europeisti. I sostenitori del movimento credono che le presidenze rivali stiano minando la capacità dell’UE di parlare con una sola voce. Essi sostengono che la fusione creerà un potente leader europeo che sarà in grado di perseguire il sogno federalista di un’Europa unita che è stata messa a dura prova dalla crisi dell’euro. Parecchi ministri europei, compreso il premier Mario Monti, hanno più volte espresso dubbi sull’attuale governance europea.
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