Scienziati trovano geni extraterrestri nel DNA umano?

Un gruppo di ricercatori che lavorano al Progetto Genoma Umano, capitanati dal Prof. Chang, hanno comunicato una sorprendente scoperta scientifica: credono che le cosìddette sequenze non codificanti del DNA umano, ovvero quello che si pensava essere Junk (spazzatura), non sono altro che il codice genetico di forme di vita extraterrestri. In pratica gli ET sarebbero nostri parenti stretti…

PROGRAMMATORI EXTRATERRESTRI
Le sequenze non codificanti sono comuni a tutti gli organismi viventi sulla Terra, dalle spore (muffe) fino ai pesci, come per l’uomo, nel DNA umano esse costituiscono gran parte del genoma totale, come asserisce il Prof. Sam Chang, il capo del Team di scienziati. Sequenze non codificanti, originariamente conosciute come “DNA spazzatura”, sono stati scoperte anni fa, e la loro funzione è rimasto un mistero. La stragrande maggioranza del DNA umano è di un altro Mondo. Gli apparenti “geni spazzatura extraterrestre” possono solo godersi il viaggio. Dopo un’analisi approfondita con l’aiuto di altri scienziati, programmatori informatici, matematici e altri ricercatori, il professor Chang aveva chiesto se l’apparente “DNA spazzatura” è stato creato da una sorta di “programmatore extraterrestre”.

Una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi.

I pezzi alieni all’interno del DNA umano – osserva il professor Chang – hanno delle proprie vene, arterie e proprio sistema immunitario che resiste con forza tutti i nostri farmaci anti-cancro”. Il professor Chang stabilisce inoltre che “la nostra ipotesi è che una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi. La Terra è solo uno di loro. Forse, dopo la programmazione, i nostri creatori ci crescono allo stesso modo si cresce batteri in piastre di Petri ,non possiamo conoscere le loro motivazioni. Se si trattava di un esperimento scientifico, o un modo di preparare nuovi pianeti per la colonizzazione, o si tratta di affari da tempo in corso di seminare la vita nell’universo “.

Il Professor Chang indica inoltre che “se pensiamo in termini umani, questi programmatori extraterrestri, stavano molto probabilmente lavorando su un super codice composto da diversi progetti, e questi progetti avrebbero dovuto produrre varie forme di vita per altri pianeti.

Sono state anche cercate diverse soluzioni. Questo Super Codice o Grande Codice, una volta eseguito, non possiede una funzione, ma modificandone le parti e aggiungendone di nuove, una volta eseguito ancora, si possono ottenere dei miglioramenti, via via che ogni volta se ne aggiugono delle parti.

Il team del professor Chang concludono inoltre che, agli “apparenti programmatori extraterrestri” potrebbero aver avuto l’ordine di tagliare tutti i loro piani idealistici per il futuro, quando si sono concentrati sul” Progetto Terra ” per rispettare una ipotetica scadenza.Coordinatori del progetto Genoma Umano.Molto probabilmente, in modo frettoloso, gli ET programmatori, possono aver dovuto ridurre drasticamente “il super codice” e consegnato un programma di base, già preimpostato, destinato alla Terra “. Il professor Chang è solo uno dei molti scienziati e ricercatori che hanno scoperto altre origini extraterrestri all’umanità. Chang e i suoi colleghi, mostrano che le lacune della “programmazione extraterrestre nel sequenziamento del DNA precipitato o gettato in fretta sulla Terra, allo scopo di creare la vita umana sulla Terra, ha presentato una Umanità con una crescita senza logica nella massa di cellule che conosciamo come il cancro”. Chang (nella foto a destra) indica inoltre che “quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice grande e il codice di base. Il dr. Chang afferma poi che “il programma completo del DNA” non era scritto in modo positivo sulla Terra. E’ ormai un dato di fatto già verificato nelle ricerche passate e che i geni da soli non sono sufficienti a spiegare l’evoluzione; ci deve essere qualcosa di più in gioco…

“Prima o poi – dice Chang – dobbiamo fare i conti con l’idea incredibile che ogni vita sulla Terra porta con se un pezzo genetico di un parente o cugino extraterrestre e che l’evoluzione non è quello che pensiamo che sia”.

Scoperti batteri "marziani" sui monti del Nord-America.

Vivono in condizioni estreme simili a quelle di Marte
Batteri 'marziani', capaci di vivere in condizioni estreme e molto simili a quelle presenti nel sottosuolo del Pianeta Rosso, sono stati identificati in un condotto lavico della Catena delle Cascate, un sistema montuoso del Nord America caratterizzato da imponenti vulcani.


La scoperta, firmata dai ricercatori della Oregon State University e finanziata anche dalla Nasa, e' pubblicata sulla rivista Astrobiology. "Questi microbi appartengono a uno dei generi di batteri piu' comuni sulla Terra", afferma la ricercatrice Amy Smith.

"Cio' che li rende unici e' la capacita' di crescere in condizioni molto simili a quelle presenti su Marte".

I batteri sono stati scoperti in un condotto lavico vicino al cratere di Newberry, in Oregon, a 1.500 metri di altitudine, dove vivono nel ghiaccio a temperature molto basse e con pochissimo ossigeno a disposizione.

Qui riescono a crescere senza nutrirsi di sostanze organiche, ma assorbendo energia dall'ossidazione del ferro contenuto nell'olivina, un minerale di origine vulcanica presente sia sulla Terra che su Marte. All'interno del condotto lavico sono state rinvenute anche alcune rocce che presentano tracce molto particolari, create probabilmente dagli stessi microrganismi. I ricercatori sostengono che siano molto simili a quelle rinvenute su un meteorite proveniente da Marte.

"Le condizioni presenti nel condotto lavico non sono cosi' estreme come quelle marziane - spiega il ricercatore Martin Fisk - ma il nostro studio dimostra che questi batteri possono sopravvivere in condizioni molto simili. Sappiamo che l'olivina e' presente su Marte, e ora sappiamo anche che l'olivina puo' supportare la vita dei batteri". "Nel passato, quando su Marte la pressione atmosferica e la temperatura erano piu' alte, avrebbero potuto fiorire degli ecosistemi basati su questo tipo di batteri", aggiunge il collega Radu Popa. "I segni lasciati dai batteri sui minerali possono quindi diventare un utile strumento per capire se c'e' stata vita su Marte".

FONTE ANSA


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Un’altra sonda spaziale in rotta di collisione con la Terra. Sarà la sonda russa Phobos-Grunt

di Renato Sansone

Ci risiamo, una nuova minaccia incombe dallo spazio. Dopo essere rimasta in un’orbita errata per più di un mese, la sonda russa Phobos Grunt cadrà in modo incontrollato verso la Terra. Gli esperti prevedono che il giorno del rientro possa essere il 9 Gennaio 2012, ma allo stato attuale, la previsione include un’incertezza di più o meno 5 giorni e mezzo. Alcuni analisti stanno persino suggerendo che la navicella possa piombarci addosso tra l’1 ed il 2 Gennaio, facendo cominciare il 2012 con il botto. Nel frattempo, c’è chi anche in queste circostanze prende la vicenda come qualcosa di positivo e costruttivo: sono gli scienziati della NASA, che valutano l’evento come un possibile modo per affinare gli strumenti informatici al fine di calcolare con maggior precisione il rientro di questi detriti ormai sempre più numerosi. Ed intanto, noi poveri terrestri, siamo costretti a subire il terzo oggetto in rientro nella nostra atmosfera in pochi mesi, dopo il satellite UARS della NASA del 24 Settembre scorso e il satellite tedesco ROSAT dello scorso 23 Ottobre. La navicella spaziale Phobos-Grunt pesa quasi 14 tonnellate, essendo ancora piena di diverse tonnellate di propellente (un pesante carico di idrazina tossica e tetrossido d’azoto). Tutto questo carburante avrebbe dovuto portare la sonda verso Marte, ma è rimasto inutilizzato dopo un guasto ai motori. La sonda era stata progettata per atterrare su Phobos, una delle due lune del pianeta rosso. L’ambiziosa missione prevedeva di rilevare campioni di roccia e riportarli sulla Terra nel 2014.

La missione però, dopo il lancio dello scorso 8 Novembre dal Cosmodromo di Baikonur, è fallita, mobilitando successivamente la NASA e l’ESA nella speranza di aiutare l’agenzia spaziale russa a riprendere contatto con le strumentazioni di bordo. I controllori di volo però, nonostante qualche segnale positivo, non sono riusciti a salvare l’intea missione, che quindi, terminerà con la ricaduta sulla Terra nel prossimo mese di Gennaio. In una lettera aperta dell’8 dicembre Lev Zelenyi, direttore dello Space Research Institute di Mosca e presidente dell’Accademia Russa delle Scienze e dell’Esplorazione del sistema solare, ha dichiarato: “Gli specialisti dell’Associazione Lavochkin continueranno i loro tentativi di stabilire la connessione con il veicolo spaziale e inviare comandi fino alla fine della sua esistenza. Stiamo lavorando comunque sulla questione del rientro e la probabilità di dove e quali frammenti possano colpire la terra“. Il carburante dovrebbe “bruciare” in atmosfera durante il processo di rientro, ma secondo le osservazioni di Viktor Khartov, capo progettista della NPO Lavochkin, la società aerospaziale russa che ha progettato e prodotto Phobos-Grunt, i componenti della navicella sarebbero destinati a raggiungere la superficie terrestre. Il naso a forma di cono è stato progettato per il trasporto di campioni di Phobos sino alla Terra, e fu costruito per effettuare un atterraggio in un sito di recupero, senza paracadute. Dopo la caduta del satellite tedesco ROSAT, qualcosa però si è appreso realmente. Johann-Dietrich Wörner, presidente del consiglio esecutivo del Centro aerospaziale tedesco, che ha sede a Bonn, ha incoraggiato la teoria che le più grandi parti potrebbero sopravvivere al rientro, e potrebbero rappresentare un rischio per persone e oggetti a terra. Wörner ha fornito una serie di indicazioni e consigli in merito alla sua esperienza avuta con il satellite precedente:

La responsabilità di un progetto deve comprendere l’intero ciclo di vita e prendere in considerazione ogni eventualità.
La collaborazione nazionale ed internazionale, a prescindere dal fatto personale o istituzionale, ha ormai raggiunto un livello che è segnato come molto accattivante, un atteggiamento positivo e di fiducia reciproca, che deve essere utilizzato di conseguenza.
La comunicazione riguardante i progetti devono essere il più trasparente possibile, ma sempre affidabile e corretta sotto ogni aspetto. A questo proposito, successi e rischi potenziali devono essere comunicati allo stesso modo.

Sembra improbabile quindi che Phobos-Grunt in qualche modo possa essere salvata, ma qual è il rischio per la popolazione mondiale? Dobbiamo ripeterci, ma la probabilità che cada sulla testa di qualcuno di noi è comunque remota. Gli oceani, i deserti, le vaste distese incontaminate, i boschi, le steppe, sono le principali indiziate per ricevere un impatto. “La gente non dovrebbe farsi prendere dal panico. I detriti spaziali rientrano in ogni momento, compresi i vari stadi dei razzi abbastanza grandi,” ha detto Michael Listner, un avvocato di diritto spaziale con sede nel New Hampshire. “Tuttavia, il pubblico non dovrebbe essere completamente sprezzante della minaccia dei detriti spaziali“, aggiunge. Un pò come dire che non bisogna poi troppo sottovalutarli. Listner fa notare come ROSAT sia caduto poco prima del continente asiatico, atterrando nella Baia del Bengala. Egli ha anche ricordato l’incidente nel 1978 che coinvolse l’ex Unione Sovietica con il satellite militare sovietico da sorveglianza oceanica Cosmos 954, precipitato nel bel mezzo del Canada. «Se quella navicella spaziale avesse completato solo un paio di orbite in più, sarebbe potuta atterrare negli Stati Uniti continentali”, ha detto Listner. “C’era anche la probabilità di un incidente con lo Skylab della NASA, i quali detriti caddero sulla città australiana di Esperance. Una delle incertezze per la Phobos-Grunt è la mancanza di informazioni tecniche della navicella spaziale”, ha detto Listner.

“Se Roscosmos avesse fornito dati concreti circa la costruzione del veicolo spaziale, compresa la costruzione dei serbatoi di propellente, avrebbe potuto attenuare le preoccupazioni circa il pericolo che l’astronave stessa pone per la popolazione.” Con la sonda russa, precipiterà anche quella cinese Yinghuo-1, collegata alla prima. Anche questa probabilmente sopravviverà all’attrito con l’atmosfera terrestre. L’obbiettivo principale della Yinghuo-1 sarebbe dovuto essere lo studio dell’ambiente esterno di Marte. I ricercatori del centro spaziale avevano in mente di utilizzare le fotografie ed i dati per studiare il campo magnetico marziano e le interazioni tra la ionosfera, le particelle in fuga ed il vento solare. Ma anche di questa sonda si sa davvero poco.
Prepariamoci dunque a rivivere l’avventura provata con i satelliti UARS e con ROSAT. A quanto pare il problema dei detriti orbitali diverrà sempre più marcato, e siamo quasi destinati a doverci convivere. Per ognuno di questi eventi, le agenzie spaziali ci ricordano quanto sia basso il rischio di probabili impatti, e che eventuali incidenti possano accadere solo con una buona dose di sfortuna, cosa tra le altre sicuramente veritiera. Ma per quanto tempo saremo fortunati?

Prepariamoci ai fuochi d'artificio nella Via Lattea!

Una nube di gas punta dritta verso il buco nero che si trova al centro della nostra galassia. Cosa ci si può aspettare?

di Laura Berardi

Se è vero che al centro di ogni galassia c’è un buco nero, e che anche la nostra non fa eccezione, è anche vero che la sorgente Sagittarius A* – oggetto supermassivo nel bel mezzo della Via Lattea – non ha mai dato agli astrofisici particolari soddisfazioni.


Le emissioni di radiazione elettromagnetica dell’oggetto sono sempre state poche e di breve durata. Tuttavia, tutto questo potrebbe presto cambiare. Secondo uno studio pubblicato su Nature , infatti, una nube di materia si sta velocemente avvicinando al buco nero: l’interazione tra i due corpi celesti dovrebbe regalare agli scienziati uno spettacolo senza precedenti che potrebbe finalmente svelare molti dei segreti di questi misteriosi oggetti da cui nulla, nemmeno la luce, può scappare.

Gli strumenti del Max Planck Institute in Germania e dell’ università della California di Berkeley – da cui provengono i team che hanno condotto lo studio – sono puntati verso il buco nero della nostra galassia ormai da un decennio. Ma in tutto il periodo di osservazione le emissioni di Sagittarius A*, seppure rilevabili, sono state eccezionalmente basse, poco intense e dalla durata di qualche minuto o al massimo di poche ore ogni volta. “ Il nostro è un buco nero estremamente buio”, scrivono i fisici nello studio, con un velo di ironia. Una bassa quantità di emissioni è infatti qualcosa di strano per un buco nero molto grande, come quello che si trova al centro della nostra galassia.

Quando si avvicina all’ orizzonte degli eventi di uno di questi corpi celesti (ovvero al punto superato il quale qualsiasi particella è costretta dalla gravità a cadere verso il nucleo centrale) la materia si riscalda, emettendo grandi quantità di energia elettromagnetica. E gli astrofisici riconoscono la presenza di un oggetto supermassivo al centro di un sistema stellare, controllando proprio le emissioni di radiazione, a partire da quelle radio arrivando fino ai raggi gamma. Ed è questo che sono pronti ad osservare gli astrofisici nei prossimi anni, puntando i telescopi verso il centro della Via Lattea. I ricercatori tuttavia non sanno esattamente cosa aspettarsi. L’oggetto che si sta avvicinando al buco nero è grande quanto il Sistema solare ma la materia in esso contenuta ha una massa solo di circa tre volte quella della Terra; la temperatura media è piuttosto bassa (circa 550K, ovvero meno di 280°C), ma la luminosità è circa cinque volte quella del Sole. Un oggetto particolare, il cui comportamento gli scienziati non sanno prevedere.

A seconda delle forze gravitazionali che entreranno in gioco, dunque, gli astrofisici prevedono diversi scenari. La nube potrebbe rimanere compatta, seppur schiacciata lungo l’orbita che la porterà ad avvicinarsi al buco nero, e in questo caso potrebbe verificarsi un unico lampo di raggi X. Oppure, se le forze in gioco non sono abbastanza forti da tenere insieme tutta la materia, il gas potrebbe dividersi in nubi più piccole, in questo caso le emissioni sarebbero del tutto variabili, a seconda della grandezza dei “frammenti” di nube. Oppure, ancora, se le porzioni di nube si disporranno in un certo modo lungo il disco di accrescimento (l’anello di materia che si forma intorno alla sorgente del campo gravitazionale), potrebbe non succedere nulla per lungo tempo per poi verificarsi un enorme brillamento tra qualche anno, formando uno dei jet relativistici di cui si sa così poco.

In ogni caso, i ricercatori sono convinti di scoprire ben presto quale sia lo spettacolo reale che verrà registrato dai loro strumenti. “ La velocità intrinseca della nube è più che triplicata negli ultimi otto anni, e dal 2008 al 2011 abbiamo visto che sta aumentando ancora di più lungo la linea orbitale. Pian piano il gas sta cambiando forma: prima era sferico, ma ora si sta comprimendo sempre di più, schiacciandosi ed allungandosi”, spiegano nello studio. Come una specie di proiettile, insomma, che punta direttamente a Sagittarius A*. E che, secondo gli scienziati, raggiungerà il bersaglio entro la metà del 2013.

Mars Express svela i primi segreti di Marte!

Cento anni fa, il 14 dicembre 1911, Roald Amundsen per primo raggiungeva il Polo Sud, battendo per 35 giorni la spedizione di Robert F. Scott. 
Un secolo dopo abbiamo ottenuto la mappa più completa e precisa del polo nord di Marte grazie al radar Marsis a bordo della navicella spaziale europeaMar Express”. La campagna di misura si è svolta tra giugno e novembre, con alcune interruzioni dovute a malfunzionamenti della sonda, disturbata dall’attività solare nell’acquisizione dei dati. Seicento orbite e cinquanta ore complessive di osservazione hanno fornito una visione ad altissima risoluzione della regione glaciale marziana (foto). Delle 50 ore, metà sono state spese con il polo illuminato dal Sole e l’altra metà con il polo in ombra. Lo studio si è esteso fino a mille chilometri dal polo. I risultati sono di grande interesse per comprendere la meteorologia del pianeta, la natura del ghiaccio (essenzialmente di anidride carbonica) e le variazioni della ionosfera marziana.

Le note musicali come particelle subatomiche


Uno spartito come l’acceleratore del Cern di Ginevra. Per la prima volta la storia della fisica delle particelle viene raccontata in musica da un trio inedito, composto da un professore di fisica, un violinista pluripremiato e un compositore noto in tutto il mondo.I tre insoliti collaboratori si sono incontrati all’universita’ di Oxford per iniziare a comporre le prime note, come testimoniato da un video pubblicato su physicsworld.com, sito dell’Institute of Physics (Iop). L’obiettivo e’ raccontare con la voce del violino la storia della fisica delle particelle dalla fine del XIX secolo fino ad oggi. Del resto, tutti e tre i creativi all’opera hanno avuto a che fare nella loro vita sia con la musica che con la fisica. Il compositore britannico Edward Cowie ha studiato fisica all’Imperial College di Londra prima di dedicare le proprie energie all’arte. Il fisico Brian Foster, docente all’universita’ di Oxford e affiliato al Cern di Ginevra, e’ un appassionato di violino, e in questi ultimi anni ha gia’ messo in musica la fisica di Eistein in collaborazione con il terzo componente del gruppo, il giovane violinista Jack Liebeck, vincitore nel 2010 di un Brit Award per la musica classica.La loro opera, battezzata come ‘Particle Partitas’, e’ destinata al grande pubblico, che potra’ apprezzare con le proprie orecchie la similitudine tra note e particelle. ”La musica e’ modellata dalla fisica delle particelle”, spiega Cowie. ”Come le particelle subatomiche sono osservabili nelle loro collisioni, nelle loro tracce, nei loro impatti, anche la musica puo’ fare le stesse cose”. I venti brani musicali scritti per lo spettacolo saranno accompagnati da letture di Foster sui passaggi cruciali che hanno segnato la storia della fisica delle particelle. Il debutto e’ previsto in Gran Bretagna per il prossimo giugno, ma i tre ideatori pensano di portare lo show fuori dai confini nazionali, magari anche al Cern di Ginevra.
http://www.nuovenotizie.com


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La "Quinta Essencia" ed il villaggio dell'apocalisse!

Tra i tanti effetti della “profezia dei Maya” ce ne è anche uno che sta incuriosendo tutto il mondo ed ha un’origine italiana: il villaggio dell’apocalisse.

Vivono blindati in una fortezza in un’antica località Maya dello Yucatan in attesa dell’Apocalisse che dovrebbe avere luogo, tra poco più di un anno: il 21 dicembre 2012.

Si tratta di 38 famiglie di persone facoltose italiane che sono entrate in un’associazione, “Quinta Essencia”, dalle forti connotazioni esoteriche. Sarebbe più corretto parlare di una setta, ma essendo illegali le sette religiose non ufficializzate in Messico, si autodefiniscono così.

L’associazione ha dato nome di Las Águilas al suo villaggio e ribattezzato dai media la nuova Arca di Noè, visto che sembrerebbe essere stata costruita per “resistere ai disastri naturali che dovrà affrontare il pianeta l’anno prossimo”.

La cittadina fortificata situata su un’area di 800 ettari in una zona chiamata Xul, tra Merida e Campeche, nel sud dello Yucatan, che, secondo gli antichi Maya, significa “la fine, finale, muore, limitare o alla fine”, per ciò molti ritengono che la struttura sia stata realizzata proprio per fronteggiare la fine del mondo.

L’insediamento è stato costruito in un ex ranch di bestiame a 7 km dalla città di abitata da 1.500 persone, lungo la strada per Yaxachén, nel comune di Oxkutzcab.

Tunnel e rifugi sotterranei con porte antipanico, negozi di alimentari, generatori di energia solare, un laboratorio e aree di coltivazione, oltre a villette con 20 camere ciascuna e muri spessi 60 centimetri. Ci sono voluti circa due anni per costruire il complesso che ha dato lavoro a molti dei 500 abitanti della vicina Xul. Sorpresi dalla stranezza delle costruzioni e dalla riservatezza dei proprietari della struttura, tanti hanno richiesto l’intervento delle autorità locali per una verifica sulla regolarità dell’operazione.

Ufficialmente, Quinta Essencia dovrebbe essere una comunità volta a ‘preservare l’equilibrio ecologico’ o a creare un resort molto esclusivo e elitario.

Invero, il villaggio è inespugnabile, un luogo nel quale nessuno (eccetto i membri della comunità) può accedere.

Così, vari sopralluoghi aerei (l’unico modo per vedere qualcosa) hanno evidenziato diverse strade che legano le villette fra di loro, un lago artificiale e una statua della dea greca Atena, che si trova proprio al centro del complesso circondato da arbusti e alberi rari, in via di estinzione.


MA COME E’ NATO IL PROGETTO?

La leggenda vuole che, una donna, un giorno, sognò un “essere di luce” che la invitava a costruire un luogo nuovo, vicino ad un piccolo villaggio dello Yucatan chiamato Xul, sulle colline, dentro la foresta, in un punto vicino a Kiuic, un antico insediamento Maya. Questa è la storia raccontata dalle persone che circondano il progetto.


LE TESTIMONIANZE

Secondo la gente del posto, le case degli italiani sarebbero in grado di sopportare anche i terremoti in quanto edificate con doppia parete, il che le fa apparire come una fortezza. Il nucleo centrale, inoltre, ha dimensioni più grandi.

L’architetto del progetto, Karina Pérez Valle, ha detto che nessuno è autorizzato ad entrare nel villaggio.

“Gli italiani non stanno pensando che ci sarà la fine del mondo, solo che ci saranno molti disastri naturali, temperature elevate, tra i 45 e i 50 gradi centigradi, inondazioni come quelle recentemente occorse a Nuevo León, motivo per cui stanno creando il loro spazio dove vivere e proteggersi”, Karina ha dichiarato ai giornali.
L’architetto ha aggiunto che uno psicologo ed un ricercatore di origine italiana sono i responsabili del progetto, ma che, attualmente, si trovano a Veracruz in “totale meditazione” per un po’ per poi tornare nella nuova casa nei prossimi mesi.


CONCLUSIONI

Il villaggio dell’Apocalisse è una realtà oscura che, sicuramente, racchiude aspetti esoterici ma, molti sostengono anche che ci possa essere la collusione di importanti politici italiani, il che potrebbe suggerire interprestazioni molto diverse ai fatti.

Limitandoci, però, al poco che se ne sa, è interessante vedere come un fenomeno socioculturale, quale deve essere considerata la così detta profezia del 2012, si stia declinando nei modi più diversi dando vita a comunità, business, leggende, inedite forme di socializzazione…
Frank7exile


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