Allerta sismica mondiale: Un terremoto di magnitudo 7,3 scuote la regione Papua Nuova Guinea

14 Dicembre 2011 - PAPUA NUOVA GUINEA - Un terremoto di magnitudo 7,3 richter ha colpito l' Arcipelago Bismarck nella regione della Papua Nuova Guinea. Il terremoto ha colpito a 115 km (71,5 miglia) sotto la superficie. L'epicentro del terremoto è stato localizzato 89 km (55 miglia) SSW di Lae, Nuova Guinea, PNG e a 221 km da Port Moresby, Papua Nuova Guinea.L'Istituto di Geofisica e vulcanologia australiano ha detto che il terremoto potrebbe essere stato avvertito  fino a 1.523 chilometri di distanza. Si stimano che danni possono essersi verificati all'interno di un raggio di 122 chilometri. Un corrispondente della AAP ha riferito che le finestre del Palazzo del Parlamento hanno tremato per circa un minuto e mezzo, ma non sembra esserci stato nessun danno.Avevo avvertito in precedenti articoli che lo stress da subduzione delle placche tettoniche a livello planetario stava creando punti  di tensione pericolosi lungo archi insulari. Il  terremoto di Oggi di 7,3 di magnitudo è stato solo una piccola liberazione dello stress accumulato dalla crescente tensione sismica. Gli Archi insulari sono ad alto rischio di catastrofici eventi sismici e vulcanici, segno inequivocabile del cambiamento geologico del pianeta, che potra' essere scosso da piu' frequenti devastazioni. Il NOAA ha riferito che nessun allarme tsunami  sarebbe stato rilasciato per la regione del Pacifico a causa di questo terremoto. - Il Protocollo di Estinzione -

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Uno Tsunami colpisce le coste della Malesia!


13 Dicembre 2011 _ MALESIA - Evacuazione forzata per quasi 200 persone nella cittadina di Kampung Pengkalan Atap (Besut-Terengganu, Malaysia), colpita da un mini-tsunami Domenica notte. Le onde gigantesche hanno allagato molte abitazioni, dove l'acqua è arrivata fino al ginocchio dentro le case, durante il fuggi fuggi generale della popolazione, che ha cercato riparo allontanandosi il più possibile dal mare. Più di 10 case sono state seriamente danneggiate dalle ondate, molte altre invece quelle con i vetri delle finestre in frantumi dalla potenza dell'acqua. A detta degli anziani del posto, era la prima volta che il villaggio di fronte alla spiaggia veniva coinvolto da un simile evento.
http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/mini-tsunami-in-malaysia-55464

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Nemesis e la teoria sulla periodicità delle estinzioni di massa


Nemesis è un oggetto astronomico ipotetico più precisamente una stella nana rossa o nana bruna in orbita intorno al Sole ad una distanza da (circa) 50.000 a 100.000 UA, poco oltre la Nube di Oort. L'esistenza di questa stella è stata originalmente postulata come parte di una possibile spiegazione dei cicli di estinzioni di massa nella storia della Terra.

Teoria sulla periodicità delle estinzioni di massa

Nel 1984 i paleontologi David Raup e Jack Sepkoski pubblicarono un articolo sostenendo di aver individuato una periodicità statistica nelle estinzioni di massa avvenute nel corso degli ultimi 250 milioni di anni, utilizzando diverse forme di analisi delle serie temporali.[1] I due autori incentrarono l'estinzione sull'intensità di famiglie di fossili di vertebrati marini, invertebrati e protozoi, individuando 12 eventi di estinzione nel periodo di tempo preso in considerazione. L'intervallo di tempo medio fra gli eventi di estinzione era stimato sui 26 milioni di anni. A tutt'oggi, due degli eventi di estinzione individuati (Cretaceo-Terziario e Tardo Eocene) potrebbero essere messi in relazione ad eventi di grande impatto. Sebbene Raup e Sepkoski non fossero riusciti a identificare le cause delle loro presunte periodicità, supposero che questi eventi potessero avere una connessione non-terrestre. La sfida di individuare un meccanismo di tipo non-terrestre è stata affrontata da diversi astronomi.

Sviluppo dell'ipotesi di Nemesis



Due squadre di astronomi (Whitmire & Jackson e la squadra Davis, Hut e Muller) hanno pubblicato nel 1984, indipendentemente, ipotesi simili per spiegare le estinzioni di massa avanzate da Raup e Sepkoski nella rivista Nature.[2][3] Una di queste ipotesi propone che il sole potrebbe avere una stella compagna non ancora definita, in un'orbita ellittica molto ampia, la quale, periodicamente, disturberebbe la Nube di Oort, causando un incremento del numero di comete in viaggio verso il centro del nostro Sistema solare con un conseguente incremento di eventuali impatti sulla Terra. Questa ipotetica stella prende il nome di Nemesis o, come fu prontamente ribattezzata dai media[4], Death Star ("Stella della morte", in inglese). Ammessa l'esistenza di tale stella, l'esatta natura di Nemesis è ancora incerta. Richard A. Muller suggerisce che molto probabilmente l'oggetto è una nana rossa con una magnitudine tra 7 e 12[5]; mentre Daniel P. Whitmire ed Albert A. Jackson sostengono che essa sia una nana bruna. Da precedenti studi sulle stelle di tipo solare, era emerso che l'84% di esse fa parte di un sistema binario[4]. Muller, che all'epoca lavorava presso il telescopio del Leuschner Observatory al Lawrence Berkeley National Laboratory, diede incarico di individuare Nemesis all'astrofisico Saul Perlmutter che nel 1986 terminò la tesi "Ricerca astronomica di una compagna stellare del Sole"[4] senza poterne confermare l'esistenza.
L'ultimo grande evento di estinzione è stato (circa) 5 milioni di anni fa, così Muller stima la distanza di Nemesis da noi a circa 1-1,5 anni luce identificando la posizione della stella vicino ad Idra: idea basata su una supposta orbita, derivata dall'osservazione dei lunghi periodi atipici delle comete che descrivono un arco orbitale incontrando le specifiche delle ipotesi di Muller.

Altre ipotesi



Matese e Whitman hanno suggerito che l'ipotetica estinzione periodica potrebbe essere causata dall'oscillazione del Sistema Solare attraverso il piano della Via Lattea. Queste oscillazioni possono condurre a disturbi gravitazionali nella nube di Oort con le stesse conseguenze proposte dalla possibile orbita di Nemesis. Comunque, il periodo di oscillazione non è ben osservabile e potrebbe differire dai 26 milioni di anni (necessari alla teoria) fino al 40% in più.

Altre possibili conferme

Dal 2000 in poi, sono stati osservati dei planetoidi (oltre Nettuno), come (148209) 2000 CR105, aventi un'orbita ellittica molto accentuata ed un elevato valore del perielio tale da fare escludere l'influenza di Nettuno su questi planetoidi. In questi casi, in genere, si invoca la remota possibilità del passaggio di giganti gassosi o di stelle nell'estrema periferia del Sistema Solare (nel nostro caso potrebbe coincidere con Nemesis).


Indonesia: isola di Sumatra in allerta per il vulcano Sorikmarapi

Il PVMBG ha alzato il livello di allerta per il vulcano Sorikmarapi. L’allerta ora è al livello 2 (waspada) su 4, a causa d cambiamenti nella sismicità, che è in aumento. Questa mattina un tremore è stato registrato per 10 minuti. Un'area di 1500 m di raggio dal cratere è ora off limits. L'ultima eruzione di questo vulcano è avvenuta nel 1971.


Il vulcano Sorikmarapi è uno stratovulcano ricco di vegetazione situato sull’isola di Sumatra, in Indonesia. Dispone di un cratere largo 600 m trasformatosi in un lago con alcuni depositi di zolfo.


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La Gran Bretagna sara' interessata dal peggiore inverno degli ultimi 30 anni!

13 Dicembre 2011 - LONDRA - Secondo le previsioni dell'ufficio meteorologico britannico la Gran Bretagna sara' interessata dal peggiore inverno degli ultimi 30 anni.infatti le previsioni danno tempeste di neve,vento,ghiaccio e piogge torrenziali fino al nuovo anno.Le associazioni degli automobilisti stanno allertando i propri iscritti ad attenersi a tutte le regole di precauzione in caso di condizioni meteo estreme.Un fronte di bassa pressione si sta lentamente avvicinando alle coste e portera' venti di tempesta sul versante Atlantico.Questi sistemi meteorologici combinati stanno colpendo duramente dalla scorsa settimana la Gran Bretagna e sanno mettendo a dura prova la tenuta delle strutture del paese,forti preoccupazioni ci sono per l'economia per il periodo natalizio .D'altronde uno studio pubblicato sulla rivista Nature aveva predetto che la Gran Bretagna potrebbe essere colpita in futuro da inverni gelidi che rischiano di far diventare molto più frequente la temperatura record di -20 gradi registrata l'anno scorso nel Regno Unito. A riportare il gelo nell'isola sarà la cosiddetta Nina, un fenomeno climatico periodico che raffredda le temperature nel Pacifico.
Fino ad ora nel Regno Unito gli inverni sono stati miti grazie alla Corrente del Golfo. Ma il fenomeno della Nina, che in genere si verifica soltanto ogni cinque anni, nell'ultimo periodo si è ripresentato per ben cinque volte in sei anni. La Nina raffredda notevolmente le temperature del Pacifico, creando una serie di reazioni a catena in tutto il mondo che culminano con blocchi di bassa pressione proprio sull'Europa.
Ma a portare il gelo sulla Gran Bretagna sarà anche una leggera diminuzione nelle radiazioni ultraviolette emesse dal Sole: il fenomeno potrebbe consolidare le temperature aritche per diversi anni.

Tra stanotte e domani una pioggia di meteore colpira' la terra!

Tra il 13 ed il 14 Dicembre ci sarà il consueto appuntamento invernale con lo sciame delle Geminidi, le meteore (comunemente denominate stelle cadenti) che prospetticamente sembrano provenire dalla costellazione dei Gemelli.
Lo sciame delle Geminidi è relativamente giovane. Probabilmente la prima volta che è stato osservato è stato nel 1830 da una barca sul fiume Mississippi. Nel corso degli anni però è divenuto sempre più evidente, divenendo lo sciame più intenso e più spettacolare dell’anno. Le meteore delle Geminidi sono conosciute per la loro “lenta” entrata in atmosfera, che permette una visione migliore dell’evento. Esse impattano con la nostra atmosfera molto lentamente (circa 35 km/s) e quindi si possono osservare più facilmente. Alcune di esse appaiono di colorazione giallastra e in passato, durante notti prive di disturbi, sono state osservate oltre 120 meteore ogni ora. Quest’anno però il numero sarà pari alla metà. A differenza del periodo in cui sono visibili le famose Perseidi, il clima sarà naturalmente freddo, per cui è necessario un abbigliamento adeguato. Questa è una delle regioni per cui questi sciami, seppur spettacolari, sono molto meno conosciuti di quelli della famosa “notte di San Lorenzo”. Il clima estivo permette di osservare agevolmente il cielo dalle spiagge o da luoghi di montagna lontani da foni luminose, mentre è ben più raro che un semplice osservatore si ritrovi con il naso all’insù nella metà del mese di Dicembre. Occasionalmente le Geminidi possono anche produrre splendide palle di fuoco, visibili anche nelle condizioni più sfavorevoli.

Credit: Jimmy Westlake
Le meteore sono spesso indicate come “stelle cadenti”, ma queste strisce di luce in realtà provengono da pezzi di detriti che hanno colpito l’atmosfera terrestre e che bruciano per attrito. Quelle di dimensioni maggiori che si tuffano attraverso l’atmosfera, possono appunto causare meteore insolitamente luminose, che sono chiamate palle di fuoco o “bolidi”. Buona parte delle piogge di meteore sono resti di comete, ma le Geminidi sono un po’ diverse. La fonte di queste meteore è uno strano asteroide chiamato 3200 Phaeton, e ciò che vediamo nella nostra atmosfera non sono altro che i suoi detriti polverosi. Questa roccia spaziale orbita più vicino al Sole rispetto a qualsiasi altro asteroide conosciuto, trovandosi ben all’interno dell’orbita di Mercurio. Questo comportamento rende 3200 Phaeton più simile ad una cometa di un asteroide, ma l’oggetto non ha mai mostrato altre caratteristiche che lo classificano come una cometa, come una chioma, getti di gas o una coda. Scoperto nel 1983, probabilmente in passato ha avuto uno scontro oltre l’orbita di Marte e quindi ora si porta dietro queste scie di detriti. La pioggia di meteore delle Geminidi prende il nome dalla costellazione dei Gemelli, perché le meteore sembrano irradiarsi da questo punto nel cielo. Quando guardiamo verso questo punto del firmamento, in realtà stiamo esaminando la linea dell’orbita di 3200 Phaeton, dicono gli scienziati. Le geminidi saranno l’ultimo sciame visibile nel 2011, che si concluderà tuttavia con qualche difficoltà di osservazione. Purtroppo quest’anno lo spettacolo sarà quasi totalmente disturbato dalla luminosità della Luna, che rischiarerà il cielo notturno non permettendo la visione delle meteore più deboli. Nelle prossime 48 ore tuttavia tanti desideri si leveranno nel cielo, sperando che ognuno di essi possa essere realizzato. Tempo permettendo naturalmente.

Vaste regioni di Marte abitabili nel sottosuolo!

MILANO –Al di là di ogni ipotesi fantasiosa sull’esistenza dei marziani, è ipotizzabile che esista una zona di questo pianeta abitabile secondo i criteri della vita terrestre? I ricercatori della Australian National University sostengono di sì. E arrivano addirittura a sostenere che Marte sarebbe persino più adatto ad accogliere la vita della Terra, per lo meno sotto la sua superficie.


Eriita Jones, autrice della ricerca insieme a Charles Lineweaver, nello studio pubblicato su Journal Astrobiology ha cercato di studiare quale siano le condizioni ideali affinché l’acqua possa essere considerata come favorevole allo sviluppo della vita. E per individuare l’acqua «abitabile» Jones e il collega Lineweaver hanno disegnato un diagramma che mostra le condizioni ideali di temperatura e pressione.
NEL SOTTOSUOLO - «Quello che abbiamo cercato di fare - ha spiegato Lineweaver – è stato semplicemente raccogliere tutti i dati possibili, metterli insieme e valutare se fosse una fotografia compatibile con la possibilità che esista vita su Marte. E la risposta è sì: esistono intere regioni di Marte che potrebbero essere abitate, secondo gli standard terrestri, da microbi simili a quelli che vivono sul nostro pianeta». Lo studio australiano sottolinea che la bassa pressione presente sulla superficie di Marte (unitamente a una temperatura media di meno 63 gradi) non consentirebbe la presenza di acqua liquida, ma scendendo nel sottosuolo è probabile che vi siano condizioni più favorevoli alla vita di microbi e batteri. Insomma, l’unico modo per accertare la presenza di acqua sul pianeta rosso è scavare ma, come ricordano i due studiosi australiani, non servirà a molto l’operato dell’ultimo rover (Curiosity) lanciato dalla Nasa, che atterrerà su Marte nell’agosto del prossimo anno. L’esploratore dell’ente spaziale americano ha una capacità di scavo che si limita a 10-20 centimetri sotto la superficie. Curiosity scenderà sul pianeta in prossimità del Gale Crater, all’altezza dell'equatore marziano, luogo scelto a causa della presenza di una montagna di sedimenti alta cinquemila metri che, si spera, fornirà indizi sul passato dell'umidità, e quindi dell'acqua, su Marte. »Ma questi sedimenti sono stati esposti per lungo tempo – puntualizza ancora Lineweaver - e pertanto sono probabilmente privi di composti volatili e non sono certamente più caldi come erano».- http://www.corriere.it


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