Il Giappone riprende la caccia alle balene con i fondi stanziati per lo tsunami

La denuncia di Greenpeace: quei soldi dovevano essere usati per progetti a favore delle popolazioni colpite dal terremoto
La «Steve Irwin», la nave di Sea Shepherd che contrasterà le baleniere giapponesi (Afp)
MILANO - L'anno scorso la caccia alla balene non era stata così redditizia per la flotta baleniera giapponese. Le azioni di contrasto degli «ecopirati» della Sea Shepherd Conservation Society erano state più incisive del solito e alla fine il «bottino» era risultato relativamente misero: solo 172 esemplari catturati, circa un quinto di quanto si erano riproposti. Per questo motivo quest'anno le autorità nipponiche hanno deciso di correre ai ripari e di affiancare alle tre navi salpate martedì dal porto di Shimonoseki - con l'obiettivo di catturare 900 balene nello spazio di tre mesi - una modovedetta della guardia costiera: «Abbiamo deciso di rinforzare la sicurezza come mai prima d'ora» ha spiegato un ufficiale, senza però fornire ulteriori dettagli.

FRIZIONI DIPLOMATICHE - Una decisione che a però di creare ulteriori frizioni diplomatiche tra Tokyo e Australia e Nuova Zelanda, che considerano le acque del Southern Ocean un vero e proprio «santuario» e che considerano sì le balene come una risorsa ma solo ai fini turistici e naturalistici per la sempre più diffusa pratica del whale-watching. Il governo di Canberra ha già presentato un'azione legale alla Corte internazionale di giustizia, ma ha escluso di mettere in campo proprie unità navali per garantire la pace nelle acque internazionali in quella che si annuncia come una delle più movimentate estati artiche degli ultimi anni. Erano stati i verdi australiani a chiedere il sostegno militare del proprio governo esprimendo il timore che eventuali scontri al largo possano essere letali.

POLEMICHE IN GIAPPONE - La polemica in ogni caso è forte anche in Giappone, dove la carne di balena continua ad essere molto ricercata anche se sembrerebbe godere di sempre meno appeal tra i consumatori. A Tokyo gli attivisti di Greenpeace ha puntato il dito contro il governo e denunciato il fatto che alla flotta baleniera sia andata una fetta consistente dei fondi destinati all'industria della pesca come aiuto alla ripresa dopo la devastazione dello tsunami dello scorso marzo. Gli attivisti hanno parlato di circa 25 milioni di euro intercettati dai balenieri dal fondo di assistenza post-terremoto. «È scandaloso che il governo giapponese attinga dai contribuenti denaro per un programma non necessario, non richiesto ed economicamente poco significativo - ha spiegato al quotidiano britannico Guardian Junichi Sato, il responsabile di Greenpeace Japan -. La caccia alle balene è un punto nero per la reputazione internazionale del Giappone ed è un buco nero per il denaro dei contribuenti. Gettare tanto denaro questo periodo di crisi è vergognoso, non è possibile sprecare risorse per l'operazione antartica quando ci sono persone che soffrono in patria». Le organizzazioni della pesca sostengono invece che l'utilizzo di quei fondi è giustificato perché alcune delle città colpite dallo tsunami erano porti balenieri o centri comunque legati alla lavorazione della carne di balena. Diversi gruppi ambientalisti si sono fatti promotori di una petizione per chiedere al governo giapponese di utilizzare il denaro stanziato per la caccia alle balene per progetti che siano davvero a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma.

POLEMICHE IN AUSTRALIA - La caccia alle balene è vietata dal 1986 da una moratoria internazionale dell'International Whaling Commission, ma alcuni Paesi - tra cui, oltre al Giappone, anche l'Islanda e la Norvegia - non la riconoscono. Le autorità nipponiche, tuttavia, con il pretesto della ricerca scientifica hanno sempre rivendicato il diritto di proseguire una tradizione centenaria che pure oggi si sta rivelando anti-economica. La stessa flotta di navi e pescherecci utilizzata durante le spedizioni risente degli anni e la nave madre, la Nisshin Maru, si trova nella condizione di non poter solcare le acque dell'Antartico a causa dei serbatoi obsoleti. Sea Shepherd, dal canto suo, è pronta a dare battaglia e a frapporsi con le sue imbarcazioni tra le balene e le imbarcazioni nipponiche, cercando di ostacolare le operazioni. Tuttavia Paul Watson, il comandante di Sea Shepherd, contesta la scelta di disimpegno del governo australiano, che ha spiegato la decisione di non mandare proprie unità navali per un principio di equità: anche i giapponesi, infatti, avevano chiesto la loro assistenza in funzione anti-animalisti e avendo detto di no era stato inevitabile rispondere negativamente anche alla richiesta degli «ecopirati». «La differenza sta però nel fatto che a bordo delle nostre navi ci sono anche cittadini australiani e che la caccia si svolgerà soprattutto in acque territoriali di competenza di Canberra. «L'Australia ha dichiarato che la caccia alle balene dei giapponesi è illegale - sottolinea Watson sul sito di Sea Shepherd -, sa che ci sono suoi cittadini che possono rimanere coinvolti, che le operazioni si svolgono sul proprio territorio e nonostante tutto si chiamano fuori. Cosa diranno se i giapponesi dovessero ferire qualche cittadino australiano in acque australiane?».

Alessandro Sal

Corriere della sera


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Cern: "avvistata" la particella di Dio!


La particella di Dio e' stata ‘’avvistata’’ da due esperimenti a guida italiana, condotti nel piu’ grande acceleratore del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra.


L’annuncio è stato dato oggi a Ginevra, in un seminario organizzato dal Cern nel quale i responsabili degli esperimenti Cms e Atlas, gli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, hanno presentato i dati che individuano la massa della particella di Dio nell’intervallo di energia compreso fra 124 e 126 miliardi di elettronvolt (GeV), ciascuno con un margine di errore molto piccolo (compreso fra 2,5 e 3 deviazioni standard). Tuttavia, secondo la comunita’ dei fisici, questo margine di errore non e’ ancora sufficiente perche’ si possa parlare di una vera e propria scoperta. E’ certo, comunque, che la lunga caccia alla particella di Dio non e’ mai stata cosi’ vicina al suo obiettivo.
Adesso si dovranno innanzitutto combinare i dati dei due esperimenti e poi raccogliere ulteriori dati, in modo da raggiungere una statistica ancora piu’ significativa di quella attuale, che autorizzi a usare in modo inequivocabile il termine ‘’scoperta’’.
Mai come oggi, comunque, la teoria sulla quale si basa la fisica contemporanea, chiamata Modello Standard, e’ vicina a completare il grande puzzle che spiega la materia: con l’’avvistamento’ del bosone di Higgs sta per essere riempito l’ultimo tassello vuoto. Ma per i fisici l’avventura e’ tutt’altro che conclusa: comincia un’altra caccia, forse ancora piu’ appassionante, a particelle completamente sconosciute e finora hanno fatto avvertire la loro presenza solo in modo indiretto, come quelle che compongono l’invisibile e misteriosa materia oscura che occupa il 25% dell’universo.

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/fisica/2011/12/13/visualizza_new.html_12945967.html
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La Groenlandia si innalza a causa dello scioglimento dei ghiacci!

MILANO - L'estate supercalda del 2010 ha fatto sciogliere qualcosa come 100 miliardi di tonnellate di ghiaccio nella Groenlandia meridionale. Senza il peso del ghiaccio, il terreno si è innalzato in alcune località di 2 centimetri in soli cinque mesi. I dati, rilevati dalla rete Gps groenlandese Gnet, sono stati resi noti il 9 dicembre da Michael Bevis di Ohio State University nel corso dell'annuale convegno dell'Unione geofisica americana che si è svolta a San Francisco.
ISOSTASIA - Il fenomeno dell'innalzamento del terreno, una volta che non viene più compresso dal peso di una massa ghiacciata, è ben noto ai geologi e viene definito isostasia. Anche la Scandinavia, per esempio, si sta innalzando dalla fine dell'ultima glaciazione avvenuta circa 15 mila anni fa.

INNALZAMENTO - Anche le zone più lontane dalle regioni meridionali della Groenlandia che hanno subito nel 2010 la maggiore perdita di massa ghiacciata, hanno avuto un innalzamanto del suolo pari a circa 5 millimetri, solo le stazioni di misurazione dell'estremo nord sono rimaste stabili.

http://www.corriere.it


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Un terremoto di magnitudo 3,2 colpisce vicino l'isola greca di Santorini

14 Dicembre 2011 - GRECIA - Un terremoto di magnitudo 3,2, avvenuto intorno al poco noto vulcano sottomarino Kolumbos,a soli 8 km a NE dall'isola greca di Santorini segna uno dei più grandi eventi degli ultimi mesi. Il vulcano sottomarino la cui vetta sorge a soli 18 m sotto il livello del mare, si trova su un sistema di faglie su cui si trova anche l'isola di Santorini.L'ultima eruzione del vulcano Kolumbus risale al settembre 1650.L'eruzione fu una grande eruzione esplosiva, ricadute di ceneri furono registrate fino alla Turchia. La prima fase dell'eruzione culmino' con uno tsunami devastante. Gas tossici uccisero oltre 25 persone e centinaia di capi di bestiame a Santorini. Non c'è alcuna ragione di affermare che la nuova l'attività sismica tra Santorini ed il Kolumbus possa essere un inizio di una nuova crisi della zona, ma lascia qualche perplessita' il fatto che la maggior parte dei dati sismici della regione non vengano riportati dall'istituto di geofisica greco.

Allerta sismica mondiale: Un terremoto di magnitudo 7,3 scuote la regione Papua Nuova Guinea

14 Dicembre 2011 - PAPUA NUOVA GUINEA - Un terremoto di magnitudo 7,3 richter ha colpito l' Arcipelago Bismarck nella regione della Papua Nuova Guinea. Il terremoto ha colpito a 115 km (71,5 miglia) sotto la superficie. L'epicentro del terremoto è stato localizzato 89 km (55 miglia) SSW di Lae, Nuova Guinea, PNG e a 221 km da Port Moresby, Papua Nuova Guinea.L'Istituto di Geofisica e vulcanologia australiano ha detto che il terremoto potrebbe essere stato avvertito  fino a 1.523 chilometri di distanza. Si stimano che danni possono essersi verificati all'interno di un raggio di 122 chilometri. Un corrispondente della AAP ha riferito che le finestre del Palazzo del Parlamento hanno tremato per circa un minuto e mezzo, ma non sembra esserci stato nessun danno.Avevo avvertito in precedenti articoli che lo stress da subduzione delle placche tettoniche a livello planetario stava creando punti  di tensione pericolosi lungo archi insulari. Il  terremoto di Oggi di 7,3 di magnitudo è stato solo una piccola liberazione dello stress accumulato dalla crescente tensione sismica. Gli Archi insulari sono ad alto rischio di catastrofici eventi sismici e vulcanici, segno inequivocabile del cambiamento geologico del pianeta, che potra' essere scosso da piu' frequenti devastazioni. Il NOAA ha riferito che nessun allarme tsunami  sarebbe stato rilasciato per la regione del Pacifico a causa di questo terremoto. - Il Protocollo di Estinzione -

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Uno Tsunami colpisce le coste della Malesia!


13 Dicembre 2011 _ MALESIA - Evacuazione forzata per quasi 200 persone nella cittadina di Kampung Pengkalan Atap (Besut-Terengganu, Malaysia), colpita da un mini-tsunami Domenica notte. Le onde gigantesche hanno allagato molte abitazioni, dove l'acqua è arrivata fino al ginocchio dentro le case, durante il fuggi fuggi generale della popolazione, che ha cercato riparo allontanandosi il più possibile dal mare. Più di 10 case sono state seriamente danneggiate dalle ondate, molte altre invece quelle con i vetri delle finestre in frantumi dalla potenza dell'acqua. A detta degli anziani del posto, era la prima volta che il villaggio di fronte alla spiaggia veniva coinvolto da un simile evento.
http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/mini-tsunami-in-malaysia-55464

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Nemesis e la teoria sulla periodicità delle estinzioni di massa


Nemesis è un oggetto astronomico ipotetico più precisamente una stella nana rossa o nana bruna in orbita intorno al Sole ad una distanza da (circa) 50.000 a 100.000 UA, poco oltre la Nube di Oort. L'esistenza di questa stella è stata originalmente postulata come parte di una possibile spiegazione dei cicli di estinzioni di massa nella storia della Terra.

Teoria sulla periodicità delle estinzioni di massa

Nel 1984 i paleontologi David Raup e Jack Sepkoski pubblicarono un articolo sostenendo di aver individuato una periodicità statistica nelle estinzioni di massa avvenute nel corso degli ultimi 250 milioni di anni, utilizzando diverse forme di analisi delle serie temporali.[1] I due autori incentrarono l'estinzione sull'intensità di famiglie di fossili di vertebrati marini, invertebrati e protozoi, individuando 12 eventi di estinzione nel periodo di tempo preso in considerazione. L'intervallo di tempo medio fra gli eventi di estinzione era stimato sui 26 milioni di anni. A tutt'oggi, due degli eventi di estinzione individuati (Cretaceo-Terziario e Tardo Eocene) potrebbero essere messi in relazione ad eventi di grande impatto. Sebbene Raup e Sepkoski non fossero riusciti a identificare le cause delle loro presunte periodicità, supposero che questi eventi potessero avere una connessione non-terrestre. La sfida di individuare un meccanismo di tipo non-terrestre è stata affrontata da diversi astronomi.

Sviluppo dell'ipotesi di Nemesis



Due squadre di astronomi (Whitmire & Jackson e la squadra Davis, Hut e Muller) hanno pubblicato nel 1984, indipendentemente, ipotesi simili per spiegare le estinzioni di massa avanzate da Raup e Sepkoski nella rivista Nature.[2][3] Una di queste ipotesi propone che il sole potrebbe avere una stella compagna non ancora definita, in un'orbita ellittica molto ampia, la quale, periodicamente, disturberebbe la Nube di Oort, causando un incremento del numero di comete in viaggio verso il centro del nostro Sistema solare con un conseguente incremento di eventuali impatti sulla Terra. Questa ipotetica stella prende il nome di Nemesis o, come fu prontamente ribattezzata dai media[4], Death Star ("Stella della morte", in inglese). Ammessa l'esistenza di tale stella, l'esatta natura di Nemesis è ancora incerta. Richard A. Muller suggerisce che molto probabilmente l'oggetto è una nana rossa con una magnitudine tra 7 e 12[5]; mentre Daniel P. Whitmire ed Albert A. Jackson sostengono che essa sia una nana bruna. Da precedenti studi sulle stelle di tipo solare, era emerso che l'84% di esse fa parte di un sistema binario[4]. Muller, che all'epoca lavorava presso il telescopio del Leuschner Observatory al Lawrence Berkeley National Laboratory, diede incarico di individuare Nemesis all'astrofisico Saul Perlmutter che nel 1986 terminò la tesi "Ricerca astronomica di una compagna stellare del Sole"[4] senza poterne confermare l'esistenza.
L'ultimo grande evento di estinzione è stato (circa) 5 milioni di anni fa, così Muller stima la distanza di Nemesis da noi a circa 1-1,5 anni luce identificando la posizione della stella vicino ad Idra: idea basata su una supposta orbita, derivata dall'osservazione dei lunghi periodi atipici delle comete che descrivono un arco orbitale incontrando le specifiche delle ipotesi di Muller.

Altre ipotesi



Matese e Whitman hanno suggerito che l'ipotetica estinzione periodica potrebbe essere causata dall'oscillazione del Sistema Solare attraverso il piano della Via Lattea. Queste oscillazioni possono condurre a disturbi gravitazionali nella nube di Oort con le stesse conseguenze proposte dalla possibile orbita di Nemesis. Comunque, il periodo di oscillazione non è ben osservabile e potrebbe differire dai 26 milioni di anni (necessari alla teoria) fino al 40% in più.

Altre possibili conferme

Dal 2000 in poi, sono stati osservati dei planetoidi (oltre Nettuno), come (148209) 2000 CR105, aventi un'orbita ellittica molto accentuata ed un elevato valore del perielio tale da fare escludere l'influenza di Nettuno su questi planetoidi. In questi casi, in genere, si invoca la remota possibilità del passaggio di giganti gassosi o di stelle nell'estrema periferia del Sistema Solare (nel nostro caso potrebbe coincidere con Nemesis).


 


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