La teoria dell'universo elettrico


Da sempre, è un problema indirizzare l'attenzione del pubblico alla conoscenza della teoria dell'Universo Elettrico, visto che i media prediligono il Big Bang e la sua fantascientifica visione dell'Universo. Per il bene della scienza, spero che il Big Bang non sia stato scoperto, ma inventato dai matematici, su proposta di George Lamaitre, sacerdote cattolico ed astronomo belga, il quale attribuiva l'origine dell'Universo all'esplosione (Big Bang) di un “atomo primordiale” o “uovo cosmico”. Per la cosmologia del Plasma, la teoria del Big Bang non è realistica e sfida i principi stessi della fisica, soprattutto quando afferma che la maggior parte della materia nell'Universo non è visibile (materia oscura), e che i “buchi neri” (vere e proprie assurdità matematiche) caratterizzano le galassie. Fred Hoyle credeva che una sola, di solito semplice osservazione, potesse screditare un pregiudizio affermato come il Big Bang. Ma quando la scienza perde il dominio della logica, e prevalgono teorie come il Big Bang, qualsiasi osservazione scientifica è in totale balia della strumentalizzazione.


La statunitense “Associazione degli Ingegneri Elettrici ed Elettronici” (IEEE), riconosce la cosmologia del plasma o teoria dell'Universo Elettrico come disciplina dell'ingegneria elettrica, e attraverso le osservazioni astronomiche ne studia la dinamica; relazioni e temi specifici sulla cosmologia del plasma, sono pubblicati nella rivista dell'IEEE “Transaction on Plasma Science”, le cui discussioni ricordano molto le riviste scientifiche di un secolo fa, quando la cultura non era monotematica come ai giorni nostri. Un mio articolo sulla natura elettrica delle supernova è stato pubblicato nel 2007 (è interessante notare come gli astronomi del Big Bang, ne abbiano volutamente travisato il senso, ad esempio sulla natura dei colori e la luminosità delle stelle, come si nota nel diagramma di Hezsprung/Russel (vedi immagine), dove destra e sinistra sono invertiti, così da rendere difficile stabilire un nesso, tra l'altro evidente, tra la potenza elettrica proveniente da una stella, il suo colore, le dimensioni e la luminosità). A differenza della cosmologia del Big Bang, la cosmologia del plasma è soggetta a prove sperimentali in laboratorio, è in grado di dimostrare con semplici principi fisici la formazione elettrica ed il comportamento delle galassie a spirale e delle stelle, senza ricorrere ad un'ipotetica materia oscura e buchi neri.



Quasi tutto l'Universo visibile è composto da plasma, un gas in cui alcuni atomi hanno perso un elettrone o due. Tuttavia, a differenza dei gas che ci sono familiari sulla Terra , il plasma, essendo un ottimo conduttore reagisce fortemente alla presenza di campi elettromagnetici. Il suo comportamento è talmente staordinario da farlo ritenere “vivente”, connotazione che riteniamo fondamentale per il “nostro” Universo Elettrico. L'Universo non è vuoto, nello spazio scorrono fiumi di correnti elettriche, ed i campi magnetici rivelati, possono essere generati solo da queste; i radiotelescopi quando elaborano le mappe galattiche dei campi magnetici, non fanno che confermare quanto già riscontrato dai cosmologi del plasma negli esperimenti di laboratorio. Basterebbe questa constatazione, per far accorrere gli astrofisici del Big Bang, nei laboratori di fisica del plasma.
Ma questi matematici teorici, quali gli astrofisici sono, scontano la super specializzazione della loro professione. Lo storico Jaques Barzum definì la specializzazione come “ una sorta di etichetta che decreta, che nessun specialista deve perdere tempo con gli impegni di un altro, per non essere considerato intruso o ignorante”. La specializzazione è nata da ciò che il filosofo Arthur Balfour, nel libro “Scienza: il divertimento glorioso”, ha chiamato la Dottrina Perniciosa, nella quale, “...la conoscenza superficiale è peggio di non essere a conoscenza di nulla. La specializzazione dilagante, puro ed arbitrario male sociale, non è riconosciuta per lo spirito aspro che rappresenta, e pochi hanno il coraggio di dire che, ritagliarsi un piccolo dominio ed esaurire le offerte losche, è una chance d'irresponsabilità, protetta dal rigore scientifico”.



Eric Lerner, cosmologo, autore de “Il Big Bang non c'è mai stato”, afferma che “uno degli aspetti più distruttivi della metodologia del Big Bang è sostenere l'idea, che solo le persone ferrate in una matematica estremamente complessa, sono in grado di capire l'Universo, questo per affermare che non riuscire a capire, denota stupidità o incompetenza”. La cosmologia è in questo momento, una contrapposizione, tra la visione metafisica del Big Bang sostenuta dagli astrofisici relativisti, e la visione dell'Universo Elettrico proposto dagli ingegneri, legata alla semplicità del mondo reale. Tutto ruota attorno al quesito se esiste o meno elettricità nello spazio; i sostenitori del Big Bang lo negano, i cosmologi del plasma lo sostengono. I ricercatori impegnati nella divulgazione della Teoria dell'Universo Elettrico stanno cercando, in questo modo, di realizzare una “rivoluzione scientifica”, che hanno chiamato “rivoluzione elettrica”. Così come quella copernicana, la rivoluzione dell'Universo Elettrico avrà conseguenze sociali e scientifiche di vasta portata.
La storia dimostrerà che la cosmologia del Big Bang è uno sfortunato incidente, originatosi all'inizio del XX secolo, quando Albert Einstein (1905) concepì l'Universo come un oggetto vuoto dominato dalla gravità e in grado di essere deformato, a cui qualche decennio più tardi, si aggiunse una fantasiosa interpretazione dei “redshift” extragalattici; da queste due confuse visioni nacque il concetto dell'universo in espansione. La teoria del Big Bang è una costante sfida ai principi della fisica, a cominciare dalla creazione di materia dal nulla, passando per l'impossibilità di osservare questa materia (oscura), per finire all'espansione e all'età dell'universo. Gerrit Verschuur è un radio astronomo, è stato direttore del Planetario Fiske presso l'Università del Colorado, conosce l'importanza della radio astronomia quale strumento per la mappatura dei circuiti cosmici in un Universo Elettrico. L'arroganza dei cosmologi del Big Bang è impressionante, soprattutto quando pretendono di spiegare fenomeni fisici, attraverso delle sole equazioni matematiche, non riuscendo poi a dare un'esauriente spiegazione dei concetti quali massa, gravità, magnetismo e luce.
E' dalla fine del XIX secolo che ricercatori ed ingegneri, attraverso la comprensione dei fenomeni elettrici nelle lampade ad arco, nelle saldatrici, nei tubi sotto vuoto, nelle macchine per le lavorazioni industriali e negli esperimenti ad altissima energia presso i laboratori di Los Alamos e Sandia, per primi hanno visto impressionanti analogie con i fenomeni astronomici, a cominciare dalle aurore boreali. Kristian Birkeland, norvegese, agli inizi del XX secolo, riuscì a riprodurre le caratteristiche di aurore, macchie solari, comete, attraverso esperimenti durante i quali associò magnetismo e correnti elettriche, che lui ipotizzò scorressero tra Sole e Terra (come fu poi confermato); e proprio alle correnti elettriche galattiche è stato dato il suo nome (correnti di Birkeland).
Fondamentale fu la sua scoperta sull'origine remota (centro delle galassie) delle correnti elettriche che pervadono l'universo. E' fondamentalmente lo stesso meccanismo che usiamo sulla Terra per illuminare le città. Hannes Alfvén, svedese, premio nobel per la fisica 1970, uno degli artefici della cosmologia del plasma, ipotizzò un universo percorso da correnti elettriche, già negli anni 30 del XX secolo durante le sue ricerche sul plasma e sui raggi cosmici; ricerche regolarmente ignorate dagli astronomi. L'atmosfera terreste è un ambiente particolare, in cui il plasma non si trova in forma naturale, tranne che nei fulmini e nelle aurore; nello spazio invece è proprio questa la forma dominante, e siccome il plasma pervade l'universo, è più corretto definirlo “lo stato fondamentale della materia”.
Lo “stato di plasma” è una condizione fisica nella quale si riscontrano fenomeni di ionizzazione, cioè presenza di cariche elettriche positive o negative, ed è proprio la ionizzazione ed i fenomeni elettromagneti ad essa correlati a decretare l'inattendibilità delle forze meccaniche gravitazionali quali fondamenti per la dinamica dell'universo, in virtù della minore intensità di azione reciproca. Una delle caratteristiche dello stato di plasma dell'universo, è la presenza di “filamenti” dovuti alle strizioni delle correnti elettriche. L'universo nella sua apparente complessità, cela un funzionamento semplice; l'elettromagnetismo è la base di questa semplicità. Dalle strutture sub-atomiche ai super ammassi galattici, l'elettricità è la forza dominante. Per la sua semplicità, l'universo elettrico si presta ad essere inserito nei cicli didattici, fin dalle scuole medie. E' l'ora di un'altra veduta astronomica, l'universo elettrico mira a liberarci dal guscio metafisico del Big Bang, e presentarci l'universo quale esso è nella realtà, il nostro futuro dipende dalla conquista di questa realtà.
Fonte: expianetadidio.blogspot.com

Esplosioni solari ed eventi terrestri collegati


Alcuni scienziati ritengono che le esplosioni dovute all’attività solare causino disastri naturali sul nostro pianeta. Fino ad ora la stella è stata troppo difficile da raggiungere o esplorare in ogni dettaglio. Alcuni ricercatori russi pensano di avere la soluzione. Eruzioni vulcaniche, terremoti, tsunami: immagini apocalittiche che stanno diventando una parte normale di notiziari in tutto il mondo. E gli scienziati non hanno previsioni rassicuranti.


"Purtroppo, ci aspettiamo cataclismi più gravi che possono portare a perdite umane su larga scala e distruzione diffusa", dice il Professore Elchin Kakhalilov della rete globale per la previsione dei terremoti. Il cambiamento di attività sismica della Terra coincide con il sorgere di attività sul sole. Gli scienziati sono stati testimoni di esplosioni gigantesche di plasma sulla superficie solare e dicono che stanno interessando il nostro pianeta, anche se è a oltre 90 milioni di miglia di distanza.
Ogni scoppio manda miliardi di particelle nello spazio che incidono sul campo magnetico della Terra. Questo potrebbe innescare alcuni processi in profondità sotto la superficie, causando terremoti ed eruzioni vulcaniche. Gli scienziati prevedono che l’attività solare aumenterà nei prossimi anni, causando su larga scala interruzioni di apparecchiature elettroniche, trasmissioni radio, guasti ai computer e massicci black-out, che potrebbero diventare parte della vita quotidiana. Il sole è attualmente monitorato sia dalle stazioni sulla Terra che in orbita.
Ma l'invio di una sonda quattro volte più vicina alla stella sarebbe molto più utile. E potrebbe non essere fantascienza, grazie ad un progetto attualmente in sviluppo presso l'Accademia Russa delle Scienze (RAS). Il progetto di Interheliozond, come viene chiamato, ha lo scopo di studiare il sole da distanza ravvicinata. La sonda spaziale fornirà nuovi dati circa il sole. Interheliozond è impostato per essere lanciato entro il 2015. Naturalmente non sarà in grado di controllare le attività della stella, ma potrebbe almeno dare informazioni vitali all'umanità prima di una catastrofe.
Fonte: expianetadidio.blogspot.com

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San Francisco trema, si teme per il Big One


22 Ott. 2011 - Un moderato sisma di magnitudo 4,0 con epicentro vicino a Berkeley ha scosso la Baia di San Francisco. 6 ore dopo un terremoto simile, di misura 3,8, ha colpito la stessa area di Berkeley. Entrambe le scosse si sono sentite anche lontano da San Francisco, fino a Portland, Oregon, Sacramento e San Diego. Il terremoto si è verificato al di sotto della nota di faglia di Hayward, ed è stato il più grande in questa faglia da diversi anni. Sono decenni che esperti sismologi annunciano l’arrivo, prima o poi, del grande Big One, un terremoto di dimensioni bibliche, sulla costa statunitense del Pacifico. E scosse come queste spaventano davvero molto la popolazione…

Il nord Italia colpito dal secondo sciame sismico negli ultimi due mesi

22 ottobre 2011 - ITALIA - Almeno dieci terremoti sono stati registrati nel nord-ovest Italia lo scorso Giovedi, secondo quanto riportato dal Centro sismologico europeo (EMSC). Il più forte di intesita' e' stato registrato con una magnitudo di 4,2 (mb) della scala Richter e si è verificato alle 08:11 ora locale (12:11 CET) ad una profondità di 10 km. L'epicentro è stato localizzato nel Parco Naturale Regionale dell'Aveto, a circa 5 km a nord est di Borzonasca (pop 2046), 16 km a nord est di Chiavari (pop 27865), e 39 km a est di Genova (pop 601951). E' stato il più forte terremoto che ha colpito il nord Italia dallo scorso 25 luglio.Altre nove scosse di assestamento sono state  registrate di intensita' compresa tra i 2,2 e 3,4 di magnitudo. Il terremoto più significativo che ha colpito la regione negli ultimi anni si e' verificato' il 23 dicembre 2008 un sisma di magnitudo 5,4  registrato WNW da Genova e SW da Parma. 



La cintura Alpide : Dopo l'Anello di fuoco del Pacifico, è la seconda regione più sismicamente attiva nel mondo, con il 17% dei più grandi terremoti del mondo verificati all'interno o lungo la sua periferia. La recente serie di terremoti nel nord Italia, Sikkim, India, Cina occidentale, l'Iran, il Mare di Banda, e vicino al pennacchio di magma di Java e ci dice questa parte della Terra è molto stressata e sta cominciando a scivolare. - Il Protocollo di Estinzione

Scoperta dagli scienziati la piu' profonda eruzione sottomarina attiva del pianeta


22 ott 2011 - SAMOA - Un vulcano sottomarino pieno di bolle e di lava incandescente - la più profonda eruzione sottomarina attiva mai  vista fino ad oggi - a far luce su come il vulcanismo sottomarino possa influire sulla vita e rimodellare la faccia del pianeta un team di scienziati.Le Eruzioni sottomarine costituiscono circa i tre quarti di tutti i vulcani della Terra, ma l'oceano sovrastante e la vastità del fondo marino rende il loro rilevamento molto difficile.
Le eruzioni sottomarine attive  conosciute dagli scienziati sono state osservate sul vulcano NW Rota-1, vicino all'isola di Guam nel Pacifico occidentale. Ora i ricercatori hanno scoperto la più profonda eruzione sottomarina ancora attiva sul pianeta. 




Il vulcano in questione e' il West Mata, si trova vicino le isole Fiji nel Pacifico sud-occidentale del bacino Lau. Qui, il tasso di subduzione - il processo in cui una placca scivola sotto l'altra, ha dato origine a catene di vulcani - tra i piu' alti della Terra, la regione sotto il Paifico ospita ampi segni di vulcanismo sottomarino recente. "E 'stato assolutamente stupefacente ed eccitante, qualcosa che non avevo mai visto prima sul fondo del mare,"ha affermato il ricercatore Giuseppe in resina, un oceanografo dell'Università di Washington a Seattle. Questa eruzione sottomarina è la più profonda mai osservata a circa 2200 piedi di profondita'.


Fonte

Fortissimo terremoto 7,5 Richter colpisce la regione delle Kermadec

21 Ott 2011 - Secondo come riporta l'istituto geofisico europeo EMSC un violento terremoto di magnitudo 7,5 Richter ha colpito la regione della Nuova Zelanda delle isole Kermadec in pieno Pacifico ad una profondita' di 40 km alle ore 17:57 UTC il Pacific Tsunami Warning Center ha emesso un allarme tsunami al momento sembrerebbe rientrato.Non e' la prima volta che questa area geografica viene colpita da forti terremoti.l'epicentro è stato localizzato a 180 km ad est dall'isola di Raoul 
Le Kermadec sono un arco di isole vulcaniche, che si trovano al punto di incontro tra la zolla del Pacifico che si inabissa sotto la zolla Indo-Australiana. La zolla del Pacifico, in subduzione ha creato la fossa delle Kermadec, una fossa sottomarina profonda 8 km, ad est delle isole. Le isole sono le maggiori elevazioni del Kermadec Ridge, che corre a sudovest delle isole verso la North Island della Nuova Zelanda e nordest verso Tonga (Arco Kermadec-Tonga). Le 4 isole maggiori sono picchi di vulcani che si innalzano dal fondo marino. Esistono altri piccjhi vulcanici nella catena, che non raggiungono la superficie marina, ma formano dei "seamount" con picchi profondi tra 65 e 1.500 m. Il Monowai Seamount, con una profondità di 120 m, si trova a metà strada tra Raoul Island e Tonga. La cordigliera sottomarina eventualmenti si collega alla White Island nella Bay of Plenty della Nuova Zelanda, all'estremo nord della Taupo Volcanic Zone.

Emsc
Wikipedia

OSSERVATA UNA PIOGGIA DI COMETE SU UN PIANETA EXTRASOLARE


Torniamo a parlare ancora del telescopio Spitzer per la recentissima osservazione del primo impatto di una cometa sulla superficie di un pianeta extrasolare.
Spitzer Space Telescope ha osservato una nube di polvere dell'estensione di oltre un centinaio di milioni di chilometri attorno alla stella Eta Corvi, a circa 60 anni luce da noi. Gli astronomi sono stati in grado di seguire l'evento "in diretta", essendosi imbattuti in questa presunta collisione durante un periodo di costante osservazione della stella.
Analizzando le immagini all'infrarosso raccolte da Spitzer, il team della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory si è accorto della presenza, all'interno della nube, di acqua, roccia e molecole organiche. Proprio ciò che ci si aspetterebbe da una cometa.
La struttura della nube e la quantità di detriti suggerirebbero che uno sciame di comete, o di un bolide di grosse dimensioni, si sia schiantato sulla superficie di un pianeta roccioso dalla massa di poco superiore a quella terrestre, creando una traccia di detriti dietro al pianeta.
Un elemento a sostegno di questa ipotesi è la presenza di nanodiamanti, che tendono a formarsi quando molecole organiche e silice si fondono e si raffreddano velocemente.
Il teatro dello scontro è stato il sistema dominato da Eta Corvi, una stella relativamente giovane con una massa 40% superiore a quella del nostro sole.
Per gli astronomi non è una novità che ci siano comete in gran numero attorno a Eta Corvi: pare che la stella sia circondata da una nuvola di frammenti di roccia simile alla nostra fascia di Kuiper, ma estesa fino a circa 180 unità astronomiche, e con una massa totale pari al 60% di quella lunare.
Ci sono tuttavia ancora molti interrogativi. Il pianeta su cui si sarebbe verificato l'impatto, ad esempio, non è ancora stato rilevato da nessuno strumento, ma soltanto dedotto dalle tracce del presunto impatto con la cometa.
Se questo pianeta esistesse davvero, starebbe attraversando una fase di bombardamento massiccio di comete, simile a quello innescato da Giove e Saturno circa 4 miliardi di anni fa.
"Quello che abbiamo fatto è stato osservare una stella vicina, simile per età al nostro sole, quando si è verificato l'impatto, e siamo stati in grado di vederlo nel suo svolgimento, vedere l'evento in diretta" spiega Carey Lisse, a capo del team che ha effettuato la scoperta.
La nube creata dall'impatto tra il pianeta e le comete è simile per composizione al meteorite di Almahata Sitta (2008 TC3), un meteorite di 80 tonnellate entrato nell'atmosfera terrestre nell'ottobre del 2008 ed esploso a circa 37 km di quota sopra il Sudan.
Sui frammenti di questo meteorite sono stati trovati nanodiamanti, acqua e amminoacidi secondo uno schema molto simile a quello della nube di detriti di Eta Corvi.
E qui viene il bello: alcuni astrobiologi, e una discreta fetta della comunità scientifica, sono sempre più convinti del fatto che le comete possano aver trasportato sulla Terra acqua e blocchi essenziali per lo sviluppo della vita.
L'ipotesi è che il bombardamento di comete di 3,8 miliardi di anni fa abbia creato le condizioni ideali per la nascita delle prime, rudimentali forme viventi del nostro pianeta.
Se questo scenario dovesse dimostrarsi vero (ma siamo ben lontani dal provarlo), la pioggia di comete che bersaglierebbe l'ipotetico pianeta di Eta Corvi potrebbe dar luogo alle condizioni ideali per la creazione di una biologia extraterrestre primitiva.
Gli astronomi, quindi, potrebbero aver osservato il concepimento di un antenato comune universale sulla superficie di un pianeta extrasolare.
Infine, l'impatto si sarebbe verificato in una zona del sistema di Eta Corvi in cui potrebbe esistere acqua liquida sulla superficie di un pianeta. "Stiamo mostrando che il meccanismo per la 'consegna' dell'acqua su un pianeta è possibile, almeno in un sistema stellare" spiega Lisse. "Il trasporto dell'acqua e di molecole organiche avviene verso una destinazione in cui potrebbe crescere la vita come noi la conosciamo. Riteniamo che il sistema Eta Corvi debba essere studiato in dettagli per apprendere di più sulla pioggia di comete e altri oggetti che potrebbero aver dato inizio alla vita sul nostro pianeta".
Fonte:expianetadidio.blogspot.com

 


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