Dittatura Europa. Divieto di manifestare, da Atene ad Amburgo



 8 gennaio 2014: il grande giorno. La Grecia assume ufficialmente la Presidenza di turno dell’Unione Europea e celebra l’evento ad Atene in pompa magna. Il Ministro delle Finanze Yannis Stournaras evidenzia con grande enfasi i «nascenti segni di ripresa economica» e dichiara che la crescita – dopo sei anni di recessione durissima – è ormai alle porte, nonostante il tasso di disoccupazione sia oltre il 27%. «Dopo enormi sacrifici, la Grecia è in grado di dire che la crisi è quasi alle spalle», afferma trionfante Stournaras. Nella capitale greca arrivano anche il Presidente della Commissione Europea Barroso, il Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy e vari Signori dell’Austerità, che per l’occasionebanchettano con un menu non-troppo-austero preparato dallo chef Dominique Perrot (in passato cuoco ufficiale di François Mitterand). I funzionari europei pranzano con dell’ottimo risotto francese, una pregiata orata condita con verdure, cioccolata speciale e yogurt, innaffiando il tutto con vini rossi e bianchi. Fuori dalle stanze ufficiali, intanto, il centro di Atene è completamente blindato e qualsiasi tipo di protesta è severamente bandito. La ragione ufficiale del divieto di manifestare: «ordine pubblico»; quella ufficiosa: dobbiamo fare bella figura con i Padroni dell’Europa, quindi non rompete il cazzo. Qualcuno prova a sfidare il divieto, ma la polizia prontamente soffoca il dissenso con l’usuale zelo.


Abbastanza ironicamente, Atene (ossia una delle capitali più impoverite d’Europa) condivide la sospensione del diritto di manifestare con Amburgo, la seconda città della Germania del miracolo economico. Dalla notte del 4 gennaio 2014, infatti, nella città tedesca vige una specie di “coprifuoco” in un’ampia fetta della città (quartieri Sternschanze, St. Pauli e adiacenti), imposto unilateralmente dalle autorità dopo diverse settimane di tensione sociale e politica.

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