Ministro della difesa: gli F-35 non si toccano! I posti di lavoro invece si!

Nonostante le campagne promosse da associazioni e personalità e la mobilitazione in rete, sintesi di un dissenso piuttosto diffuso, il ministro della Difesa, Giapaolo Di Paola, va avanti a testa bassa: i caccia-bombardieri F35 l'Italia li comprerà. "C'é nell'aria un furore ideologico contro le Forze Armate che non mi spiego - ha detto l'ammiraglio-ministro in un'intervista al Corriere della sera -. La sicurezza è un bene condiviso la cui responsabilità è di tutti". Pertanto, spiega, "un Paese come l'Italia non può sottrarsi a questo dovere. Le Forze Armate possono essere più piccole ma non meno efficienti. Altrimenti si fa prima a chiuderle". Premessa necessaria per ribadire l'importanza dell'acquisto di 90 aerei da guerra. E spiega: "Tuteliamo investimenti e 10 mila posti" di lavoro, "veniamo da un taglio da 1,5 miliardi nella precedente legge di stabilità. Siamo l'unica amministrazione che ha avuto un'attenzione così marcata". Si è già tagliato abbastanza nel settore Difesa e quindi non si taglia più, pace.Troppi tagli sulla Difesa - "Nel triennio 2013-2015 - argomenta infatti il ministro - dovremo fare a meno di 18 mila unità militari. A questo va ad aggiungersi il taglio di 3 mila civili su 30 mila. Non si possono fare maggiori tagli - ribadisce - perché non avremmo più la capacità operativa per svolgere il nostro compito". E sui tagli alla dirigenza chiesti dalla spending review, parla di uno "spirito ghigliottinesco". Più precisamente sui caccia multiruolo F35, il ministro ricorda di averli già "ridotti da 131 a 90". E del resto, continua, la natura delle Forze Armate e la "corresponsabilità", in quanto membro della Nato, danno la misura degli impegni anche in fatto di spesa. E su Finmeccanica aggiunge che "non è un giocattolo. Sta andando incontro con tutto il settore a una ristrutturazione: lasciamo lavorare i vertici".

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