7 luglio 2016

Lavorate di meno e vivete la vita: darete il via ad una grande rivoluzione sociale.


Licenziatevi, se potete! Vendete il vendibile, riducete al minimo le spese, comprate un pezzo di terra, mettete da parte una somma di denaro che vi consenta di vivere e lasciate al più presto il mondo del lavoro.


E se proprio non potete fare a meno del reddito derivante dalla vostra quotidiana schiavitù, chiedete un part-time.


Quando sarete vecchi o malati, e realizzerete di non avere più tempo o forze per vivere la vita, rimpiangerete amaramente di aver sprecato la maggior parte del vostro tempo per il lavoro.


E purtroppo non ci sarà più niente da fare, se non consigliare agli altri di non ripetere il vostro errore.


Solo allora, forse, comprenderete che sarebbe stato decisamente meglio vivere liberi e felici, piuttosto di ridurvi ad essere degli insignificanti e sostituibili schiavi al servizio del capitale...



Cerchiamo di essere onesti: nessuno intimamente vorrebbe perdere l'occasione della vita a causa del lavoro.


Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, e non c'è niente di più insano d'impiegarlo per svolgere forzosamente delle attività che non ci rendono felici perché non rientrano nel dominio della nostra reale volontà.


Eppure oggi una simile condizione riguarda la maggior parte dei lavoratori, ai quali si vuol far credere di dover esser grati per l'opportunità di sacrificare la propria libertà.


Il sistema sociale in cui viviamo ci ha condizionato il pensiero, convincendoci che sia “normale” lavorare secondo modalità incompatibili con il nostro benessere e che non esista alternativa al dover subire la follia dell'odierna organizzazione del mondo del lavoro.


Ma obbligare le persone a ripetere giorno dopo giorno le medesime mansioni per 8 ore, bene che vada, non è altro che una moderna forma di tortura.


Ottenere un posto di lavoro in un'azienda non rappresenta affatto un traguardo da festeggiare: significa soltanto che si è più adatti degli altri a ricoprire il ruolo di schiavo docile, sgobbone ed ubbidiente.


Vendersi al capitale non è così diverso dal prostituirsi, perché sia il dipendente che la prostituta mettono se stessi e le proprie competenze a disposizione degli altri in cambio di denaro.

Il lavoratore non può scegliere cosa fare ma deve portare a termine in modo forzoso tutti i compiti che gli vengono assegnati, se non vuole rischiare di essere licenziato.

Egli non è veramente libero, ma adattandosi alle richieste del sistema sociale in cui vive cerca di auto-ingannarsi fino ad illudersi di esserlo, perché la verità è troppo dolorosa da ammettere e ancor più intollerabile da sopportare.


Il lavoratore impiega gran parte del proprio tempo esistenziale conducendo una vita da schiavo; un tempo dal valore inestimabile, che nessuno gli restituirà.


Il lavoro non è una breve e volontaria parentesi della vita, ma una costrizione costante che perdura per oltre 40 anni. 


Non avendo tempo a sufficienza da dedicare a passioni autentiche e sincere, il lavoratore finirà per non esprimere il proprio vero potenziale.

E così, se le condizioni lavorative non sono più che ottimali, il disastro esistenziale è già preannunciato.


Vivendo in una costante situazione di auto-costrizione, inevitabile causa di dolore e sofferenza, chiunque finisce col perdere salute e gioia di vivere, perché quanto appena descritto conduce ad una chiara deriva dalla felicità.

Si tratta di una normale reazione umana ad una innaturale costrizione alla quale miliardi di esseri umani vengono costretti ogni giorno: il lavoro monotono, protratto e obbligato, tipico della società capitalistica.


Originato e distorto dalle deleterie logiche del profitto, il lavoro, invece di svolgere una funzione sociale, ha finito per trasformarsi in un'attività totalizzante, dannosa ed antisociale. 


Non si lavora pensando al benessere collettivo ed alle reali necessità di tutti, si lavora per il gran bene di un'élite di sfruttatori parassitari motivati dall'obiettivo dell'arricchimento personale.


Non si produce ciò che serve con il massimo della qualità, si produce per vendere, e più si vende e meglio è.

Non si lavora per vivere, si lavora per fare profitto, ovvero per il maggior tempo e con il minor salario possibili.

Non si fanno lavorare i robot al posto degli umani, ma si sceglie in base al criterio del "minor costo".

E quando le macchine sostituiscono i lavoratori, si crea un problema, perché l'odierna economia non prevede di diminuire progressivamente l'orario di lavoro ogni qual volta viene incrementata la produttività, in modo da non creare disoccupazione;

l'odierna economia predica di creare più lavoro, in modo che le persone continuino ad essere stanche, distratte ed occupate da un lavoro totalizzante, ed i profitti aumentino ancora, ancora e ancora, così come l'inquinamento e l'insostenibilità ambientale.


Il sistema capitalistico ha incastrato gli esseri umani in una trappola mortale dove lo scopo della vita consiste nel lavorare per guadagnare soldi da spendere in beni e servizi, perlopiù inutili e di scarsa qualità, che devono essere “consumati” il più rapidamente possibile. 


La logica (fallace) degli economisti sostiene che la crescita sia necessaria perché è ciò che fa funzionare l'economia capitalistica, continuando a ignorare che a forza di crescere senza inseguire una meta sana, vale a dire il benessere collettivo, abbiamo finito per avvelenare il pianeta e tutti i suoi abitanti. 


Il grande paradosso dell'odierna società è che disponiamo di risorse e tecnologia per eliminare l'inquinamento, ma continuiamo ad inquinare; potremmo sfamare il doppio dell'odierna popolazione mondiale, ma i poveri continuano a morire di fame; la Terra potrebbe diventare un magnifico giardino fiorito, ma invece di fiori e piante continuiamo a seminare bombe e terrore.


Le dinamiche scaturite dalla ricerca del potere e del profitto hanno diminuito libertà e felicità... ma queste cose le sapete già: ciò che i più ignorano, invece, è che la soluzione dipende dalle nostre scelte di vita e non di certo da quelle di politici, economisti e sindacalisti, vili servi del potere (salvo rare eccezioni). 


Non c'è nessuno che ci obbliga a stare rinchiusi tutto il giorno all'interno di fabbriche e aziende, siamo noi che accettiamo di farlo quando firmiamo il contratto di lavoro. 


È vero, siamo spinti a farlo da pesanti condizionamenti mentali e da potenti ricatti economici, ma non c'è nessuna catena reale a tenerci prigionieri dei capitalisti, ci sono solo catene virtuali.


Volendo potremmo trovare un altro modo per vivere: perché non lo facciamo? Siamo davvero disposti a farlo? O forse, in fondo, ci sta bene di annullare il nostro essere in cambio della rassicurazione di un misero stipendio, perché abbiamo una paura tremenda della libertà?


Non dico che sia semplice, affermo soltanto che è possibile. Io tempo fa ho fatto la mia scelta: mi sono riappropriato del mio tempo e della mia libertà, ed ho giurato a me stesso che non sarei mai più stato lo schiavo di nessuno.


Ricordate sempre che se non ci fossero persone disposte a farsi sfruttare, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo non potrebbe aver luogo.


Il capitalismo non esiste perché una minoranza d'individui che detiene il potere sottomette il resto dell'umanità alla propria volontà, ma perché l'umanità è disposta ad accettare in modo acritico le dinamiche dell'economia capitalistica e a partecipare spontaneamente ad esse, senza ribellarsi. 


La cattiva notizia è che siamo noi, con la nostra complicità, a mantenete in essere il sistema che opprime la nostra esistenza; la buona notizia è che senza il nostro contributo quel sistema non può continuare ad esistere.


Non riusciremo mai a mettere in atto una visione del mondo "a misura di essere umano", se prima non troveremo il coraggio di sottrarci alle odierne follie sociali.


Per questo il mio consiglio è il seguente: riappropriatevi ora del vostro tempo e date inizio ad una grande rivoluzione!

Invece di lavorare per il capitale, sviluppate ed esprimete la vostra unicità. Tornate a giocare, ad amare e a creare.


Dedicatevi alla vostra famiglia e ai vostri amici. Aiutate tutti gli esseri viventi in difficoltà.


Siate dei filosofi, giocate con la matematica, suonate uno strumento, scrivete, dipingete, recitate, danzate. 


Vivete in armonia con l'ambiente ed ammirate la bellezza della Natura. Cercate di carpirne i segreti e le leggi.


Praticate sport e godete della bontà dei frutti offerti dalla terra per mantenervi giovani ed in salute, senza alcun bisogno di causare sofferenza agli animali. 


Cooperate per realizzare il necessario per tutti, nel modo più efficiente e con la massima qualità.


Impiegate la tecnologia con intelligenza, per risolvere i problemi ed automatizzare il lavoro, in modo da restituire quanto più tempo possibile all'incredibile opportunità del "vivere la vita in libertà".




Mirco Mariucci

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Io volevo farlo di smettere di lavorare. Mi resi disponibile con formale richiesta al comune di Milano di ospitare, dietro compenso naturalmente,delle profughe rigorosamente donne giovani e magari possibilmente Ucraine,visto che è un paese in guerra e meritano lo status di profughe,così avrei smesso di lavorare ed anche io avrei guadagnato qualche soldino,come fanno anche tanti altri italiani dall'immigrazione,ma il comune di Milano non ha tenuto assolutamente in considerazione la mia proposta ed il mio farmi avanti per aiutare queste povere donne profughe di guerra.

Davide L. ha detto...

Nel 2011 ho realizzato un video per una conferenza mai realizzata. Video in 2 parti.
Su YouTube " il libero arbitrio censurato" parte 2.
Date un occhiata se vi interessa.

Anonimo ha detto...

Ieri una signora mi ha detto: compra piu che puoi e quando ti ritroverai con molti debiti ti accorgerai che vivere piu a lungo del solito è possibile...Non ho capito bene il suo ragionamento, apprezzo di piu l`articolo sopraelencato

Anonimo ha detto...

Vedere com'è l'umanita? questo articolo è una perla e guardate che razza di commenti!!!!!

NUOVA ZELANDA: LAMPI DI LUCE SQUARCIANO IL CIELO DURANTE IL TERREMOTO!!!