17 novembre 2015

Un mondo che si nutre di odio è un mondo che muore


13 novembre 2015: a Parigi, un attacco rivendicato dal gruppo terroristico islamista “Isis” provoca 128 morti e 300 feriti.


20 ottobre 2015: a Latakia, in Siria, alcuni raid aerei russi, approvati dagli Stati Uniti d’America e dalla Francia, causano la morte di 45 persone e il ferimento di altre 75.

Sommando, si possono contare più di 170 vite perse e quasi 400 feriti. Tutti esseri umani con lo stesso diritto alla vita.

Si potrebbe parlare per ore ed ore sulle cause che hanno generato questi orrori. E si potrebbero, allo stesso modo, riempire pagine sui motivi economici, politici, religiosi e sociali che, poco alla volta, hanno fomentato un clima di intolleranza tra i popoli. In sostanza, si potrebbe dedicare (e forse sprecare) molto tempo ad attribuire le tante colpe che hanno condotto il mondo a farsi la guerra. Senza scomodare la storia, né quella antica né quella recente, basta leggere la cronaca degli ultimi avvenimenti per assistere passivamente ad un lungo elenco di cifre: quello delle persone che perdono quotidianamente la vita perché qualcun altro le attacca, le bombarda, le uccide.Raid aereo in Siria

Consideriamo tutto questo non importante. O, quantomeno, reputiamo la dietrologia e l’analisi meticolosa degli eventi che sono accaduti ieri a Parigi e da quasi un anno in Siria una materia per sociologi, giornalisti e programmi tv.

In relazione a tutto ciò, consideriamo utile un’unica riflessione che abbraccia chiunque: francesi, siriani, italiani. Sia chi piange i propri morti, sia chi sta semplicemente a guardare le immagini in televisione. Sia chi addebita le colpe ad uno, sia chi accusa l’altro. Chiunque.

Di fronte al dolore di cui parlano le immagini di Parigi, è facile sentirsi sballottati da sentimenti di paura, rabbia e odio feroce nei confronti di chi ha provocato tutto questo. E la paura, la rabbia e l’odio modellano i pensieri, le parole, le azioni. L’istinto, allora, è quello di odiare lo straniero, siriani in Europa o europei in Siria (ma anche Iraq, Afghanistan, Libia) sperando che faccia la stessa fine, se non più atroce, delle vittime. E, se tutto questo avviene, se i confini si fanno più spessi, le distanze più incolmabili e i rancori più profondi, ecco che si aggiungerà altro odio all’umanità. Odio che eliminerà ogni possibilità di comprensione delle ragioni altrui e che genererà, con ogni probabilità, altro odio, prima sotto forma di pensieri, poi di parole, infine, di nuovo, di azioni.

Andando avanti così, continueremo a provocare e a ricevere morte e continueremo a leggere sui giornali, sui siti o in tv solo distruzione, lacrime e paura. Creare ulteriore sofferenza per rispondere a un attacco ingiusto e insensato vanifica la perdita di ogni singola vita, siriana o francese che sia. 

In conclusione, un mondo che si nutre di odio è un mondo che muore. Un mondo che si nutre d’amore, forse,ha una possibilità di salvarsi.

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