2 novembre 2015

L′importanza della Luce nell′alchimia della Vita


L'importanza della Luce nell'alchimia della Vita

Il processo chiamato fotosintesi clorofilliana è uno dei fenomeni più incredibili e meravigliosi della Natura. Avviene costantemente da milioni di anni, ma pochissime persone ne conoscono e comprendono la portata.
Eppure la vita umana e animale dipende da tale misteriosa alchimia.
Mediante la fotosintesi, le piante, le alghe e alcuni batteri, prendono l’energia solare che arriva dalla nostra stella e producono molecole organiche come lo zucchero.
Le piante assorbono con le radici l’acqua e i sali minerali contenuti nel terreno, mentre le foglie assorbono l’anidride carbonica ripulendo così l’aria da questo gas.
Acqua e anidride carbonica da soli non servirebbero a nulla, e certamente non sarebbero in grado di produrre zucchero, senza il Mistero della Vita: il calore e la Luce, che fondendosi con la verde clorofilla, producono lo zucchero, base della vita vegetale, animale e umana. 

Le due fasi della fotosintesi
Nella prima, detta fase luminosa, i pigmenti vegetali assorbono la radiazione luminosa. Ogni pigmento è in grado di assorbire una determinata frequenza dello spettro elettromagnetico e le piante sono ricchissime di pigmenti.
Nelle foglie il principale pigmento si chiama clorofilla. 
La clorofilla è in grado di assorbire le lunghezze d’onda del colore viola, blu e rosso, riflettendo verso l’esterno le lunghezze d’onda corrispondenti al verde. Ecco perché appaiono ai nostri occhi verdi. 

«La clorofilla è una fata che trattiene il carbonio nella pianta e libera ossigeno». Dottor Rudolf Steiner 

Per essere più precisi, la clorofilla si divide in clorofilla-a in grado di assorbire le lunghezze d’onda del rosso e viola e clorofilla-b in grado di assorbire quelle del blu e arancio. Mentre i carotenoidi assorbono nella banda del verde e dell’azzurro.
Quindi la fotosintesi è un processo biochimico attraverso il quale, partendo da anidride carbonica e acqua, viene sintetizzato zucchero.
In pratica l’energia luminosa viene trasformata in energia chimica (materia). 

Le foglie, producendo lo zucchero, convertono l’energia solare in una forma di energia immagazzinabile. Al mondo non esiste nessun laboratorio, per quanto sofisticato possa essere, in grado di fare, quello che un filo d’erba o una semplice foglia fanno da sempre. 

«Il processo di assimilazione vegetale si svolge con la cooperazione della clorofilla, del verde pigmento fogliare, nella cui struttura il magnesio assume una posizione centrale. 

Il magnesio è un metallo di luce e respiro che si presenta ovunque sulla terra si mostra il verde». Dottor Wilhelm Pelikan 

Fase luminosa
Quando la luce colpisce la pianta, l’energia viene assorbita dai pigmenti e concentrata sulla molecola di clorofilla-a che libera una coppia di elettroni. Questo processo fa si che una molecola di acqua si scinda in ioni idrogeno (H+) e un atomo di ossigeno. 
Il trasporto di elettroni produce energia e questa viene usata per pompare i protoni all’interno del tilacoide (dischi appiattiti originati dal ripiegamento della membrana più interna)
Nella prima fase della fotosintesi, la luce solare viene utilizzata quindi per produrre energia. La seconda fase utilizza tale energia per la sintesi dei carboidrati (zucchero). Questa ultima fase può anche avvenire al buio in quanto le reazioni sono indipendenti dalla luce. 

Fase oscura 
Questa fase essendo indipendente dalla radiazione luminosa viene chiamata fase oscura.
Da questa ultima operazione, una molecola di glucosio si lega chimicamente ad una di fruttosio (altro zucchero semplice prodotto dalle cellule fotosintetiche), per formare una molecola di saccarosio, un disaccaride che viene poi trasportato all’interno dei tessuti vegetali a tutta la pianta.
A partire dal glucosio, le cellule possono sintetizzare anche l’amido, un polisaccaride molto importante per i vegetali.
L’amido infatti è la riserva energetica delle piante. Alcune parti delle piante come le radici, i tuberi e i semi sono molto ricche di amido. 

Clorofilla ed emoglobina
Uno dei più grandi naturopati italiani, Romolo Mantovani (1893-1992) disse che «le piante agiscono soprattutto con la clorofilla che è la materia verde dei vegetali. È questa clorofilla che aiuta la guarigione poiché essa è prodotta dalle radiazioni solari. Col processo della digestione, essa si trasforma in globuli rossi del sangue e così aiuta a guarirci».
Ecco il segreto della fotosintesi clorofilliana: il mistero della vita che origina dalla luce del sole.
Dalla clorofilla (verde) si origina il sangue (rosso), il tessuto più importante del corpo umano oltreché veicolo fisico dell’essenza spirituale, secondo la visione della medicina antroposofica.
Dove la Natura ha nascosto la linfa-solare verde-oro (il nome clorofilla contiene il metallo puro per eccellenza, l’oro): nelle carni, pesce, formaggi o uova? No. L’oro vegetale che si trasformerà in sangue, è stata messa in maniera saggia e mirabile solamente nei vegetali a foglie verdi: gli alimenti solari, gli alimenti di luce! 

Flusso di energia nell’ecosistema
Gli esseri umani e animali non sono in grado di svolgere la fotosintesi all’interno delle proprie cellule e quindi per il loro fabbisogno energetico dipendono da molecole biologiche prodotte dai vegetali. Da qui l’importanza assolutamente vitale del Regno vegetale per la sopravvivenza dell’intero pianeta. 
L’energia si origina nelle piante e poi passa nell’uomo e negli animali direttamente cibandosi di vegetali oppure in maniera indiretta cibandosi di animali che si sono a sua volta nutriti di vegetali. 

Quindi l’energia vitale delle persone e animali che mangiano carne, proviene dalle piante di cui si è nutrito l’animale da cui proviene la carne stessa. 
Non è innaturale e assurdo questo doppio passaggio? Perché non nutrirsi direttamente dalle piante e avere l’energia, la Luce, di prima mano? 
Il Sole fornisce gratuitamente una immensa quantità di energia, perché non sfruttarla?
Dal punto di vista della Vita sono soltanto le piante a foglia verde (primo livello) che riescono a catturare questa energia, trasformandola in energia chimica.
Al secondo livello troviamo gli erbivori, cioè gli animali che si nutrono dell’energia solare mangiando direttamente le piante. L’uomo dovrebbe trovarsi proprio su questo livello, ma così non è.
Al terzo e ultimo livello troviamo i veri carnivori, cioè gli animali che si nutrono dell’energia contenuta nei tessuti muscolari di altri animali (erbivori) che si sono nutriti a sua volta di piante. 

Più saliamo di livello e meno energia pura arriva, perché da una parte vi sono più passaggi e ogni passaggio ne assorbe ovviamente una parte, e dall’altra perché ad ogni livello vi è una dispersione energetica sotto forma di calore.
E’ pertanto indiscutibile il fatto che al carnivoro arriva meno Luce e meno energia, rispetto al vegetariano o erbivoro. E infatti è un caso che in natura gli animali erbivori sono molto più longevi dei carnivori?
Se la Vita è energia, che senso ha continuare ad alimentarsi in maniera innaturale ed energeticamente controproducente? 

Cibi di luce?
Mangiamo quotidianamente cibo materiale per vivere, ma quello che viene assunto serve solo da stimolo, cioè da impulso per il vero scopo: trasferire la luce immagazzinata dentro il corpo. 
La capacità organizzativa della persona non viene dalle molecole fisiche introdotte, ma dalla luce che la persona riesce ad assorbire da quel cibo.
Un esempio è lo zucchero, la cui formula molecolare è la seguente: C12H22O11.
Abbiamo visto come lo zucchero viene prodotto solamente dalle piante assorbendo anidride carbonica dall’aria e acqua dalle radici.
Lo zucchero è composto da carbonio, idrogeno e ossigeno, e possiamo dire da biossido di carbonio (anidride carbonica) e acqua. Quando mangiamo zucchero cosa accade al nostro organismo? 

Abbiamo certamente maggior energia di prima, ma se entriamo nel dettaglio, potremo vedere che alla fine, l’anidride carbonica viene espulsa dai polmoni con la respirazione e l’acqua dagli organi emuntori (reni, pelle, ecc.). Quindi cosa è rimasto dello zucchero? La luce!
Lo zucchero, come ogni altro alimento che mangiamo, fornisce luce, energia, vibrazione. 

La logica conclusione che ne scaturisce è che non viviamo di materia ma di informazione, vibrazione, in una parola: luce.
La combustione che avviene nel metabolismo quando mangiamo dei cibi è un processo energetico che ovviamente è reale e misurabile, ma non gioca un ruolo così fondamentale, come siamo abituati a pensare. Quello che realmente conta è l’immagazzinamento e la distribuzione della luce, perché l’uomo è un essere spirituale di luce. 

Luce e malattia
Il termine Malattia è riconducibile alla parola Male, che non a caso si usa indifferentemente per indicare una patologia o malattia. Male a sua volta è riconducile all’aggettivo latino Malus, che significa cattivo, nocivo, dannoso, ma in senso astratto il nero, come Mancanza di Luce.
Quindi da un punto di vista occulto possiamo dire: 

Malattia > Malus > Mancanza di luce 

Per essere ancora più precisi Malattia deriva dal latino Mala Acta (azioni), che significa: azioni contrarie alle leggi universali, alle leggi della Natura.
Al contrario, il termine Salute si può far risalire a Sat Lux, che significa abbastanza luce. 

Salute > Sat Lux > Abbastanza luce 

Probabilmente deriva dal fatto che i chiaroveggenti vedevano le persone in salute con l’aura (dal greco alos, corona, cioè il sottile campo energetico attorno al corpo), abbastanza radiosa e luminosa.
Quindi Salute è sinonimo di radiosità e luce.
Se quindi la mancanza di luce è sinonimo di malattia, viene da sé la necessità di riportare all’interno la vibrazione ottimale e armonica. Riportare dentro e fuori di noi la Luce fisica solare e la Luce spirituale. La prima mediante una alimentazione ricca di cibi solare, la seconda mediante un percorso di crescita evolutivo-spirituale.... 

Tratto dal libro “Le leggi della Natura e il ruolo della Luce nell’Alchimia della Vita” di Marcello Pamio 

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