30 novembre 2015

Brasile, non è un disastro: è un crimine ambientale


Il fango tossico fuoriuscito dalla rottura di due dighe della società mineraria Samarco ha ormai ha raggiunto l’Atlantico.
I piani di evacuazione non sono scattati, i conflitti di interesse della politica sono molti e la multa che la società dovrà pagare è un’inezia rispetto al

Lo tsunami velenoso costituito da 62 milioni di metri cubi di fanghi e residui tossicifuoriusciti dal cedimento delle dighe Fundao e Santarem, di proprietà della società mineraria Samarco, ha devastato il bacino del fiume Rio Doce nella regione di Minas Gerais ed è arrivato all'Atlantico, inquinando le spiagge di Espirito Santo. Ora cammina verso il sud della Bahia . Questo senza dubbio è il più grande disastro ambientale della storia del Brasile (la mappa interattiva della zona interessata).


Nessuna sirena è suonata. Nessuno piano di evacuazione è stato messo in atto. I pochi fortunati che hanno saputo quel che stava accadendo hanno avuto la notizia per telefono. Gli altri, sfortunati, sono stati travolti dal fango tossico contaminato da piombo, mercurio, arsenico. Spazzatura proveniente dalla lavorazione delle miniere. Il risultato della catastrofe: 11 persone sono morte, 12 scomparse, una migliaio di sfollati e tutta una biodiversità distrutta. Solo dal fiume Rio Doce, sono stati prelevati duemila tonnellate di pesci morti.

Samarco da subito ha dichiarato che il fango non è tossico. Ma i biologi e gli esperti ambientali non sono d’accordo e per chiarire la situazione, un gruppo di scienziati provenienti da varie parti del Brasile ha organizzato un gruppo per esaminare in modo indipendente i campioni di acqua. Il Giaia (Gruppo indipendente di analisi di impatto ambientale) ha raccolto 80.000 Real attraverso un finanziamento collaborativo in internet.


Vista aerea del villaggio di Bento Rodrigues (Douglas Magno/AFP/Getty Images)



È senza dubbio il più grande disastro ambientale della storia del Brasile. E non è stato fatto niente per salvare chi ne è stato travolto. Perché un piano di sicurezza esisteva, ma non era mai stato messo in pratica dell’azienda

L’indagine

Le dighe si sono rotte il 5 novembre e dopo venti giorni dall'accaduto l’azienda non sa ancora spiegare che cosa sia successo quel giorno e il suo presidente Ricardo Vescovi, ha sottolineato che il tempo per avere una risposta va da sei mesi a un anno. Samarco ha annunciato delle misure di emergenza per aiutare la popolazione locale, tuttavia mancano chiarimenti sulle dinamiche

Com'é possibile che un'azienda con un fatturato di 2,8 miliardi di Real (705 milioni di euro,ndr) non sappia spiegare che cosa sia successo in quel giorno? Perché non aveva un piano di evacuazione e sicurezza, un sistema di barriere per impedire che il fango arrivasse nel fiume e nel mare, neanche una sirena avevano per avvertire la popolazione locale?

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