Un boato ha fatto tremare Novara, probabile meteora


Un boato ha fatto tremare i vetri delle finestre di Novara attorno alle 3,47 della notte tra lunedì e martedì.  In queste notti sulla volta celeste stanno dando spettacolo le Leonidi: «E’ uno sciame meteoritico simile alle Perseidi, le stelle cadenti conosciute come le lacrime di San Lorenzo visibili nelle notti che precedono il Ferragosto - spiega Federico Manzini, l’astrofilo che gestisce l’osservatorio astronomico della tenuta Guascona di Sozzago -. L’orario in cui è avvenuto il boato è compatibile con l’ingresso in atmosfera di una Leonide. Le meteoriti di solito sfrecciano in atmosfera a 20 km al secondo e si sfaldano a 25000 metri di quota. I corpi più grossi vengono definiti "bolidi". Decelerano da velocità supersoniche e attorno ai 5000 metri per effetto del calore esplodono in frammenti millimetrici provocando onde sonore udibili a grandi distanze. Ricordo durante una notte di novembre del 1978 una "pioggia" di Leonidi in cui si contarono migliaia di meteore in 10 minuti».

Qualche residente aveva pensato al terremoto. Che il frastuono non sia stato provocato da detonazioni a livello del suolo lo confermano i tracciati piatti dei sismografi: «Nessun sismografo della zona - dice Giuseppe De Antoni dell’osservatorio geofisico di Novara - ha registrato anomalie. Quindi la meteora non ha impattato a terra».
http://edizioni.lastampa.it/novara/articolo/lstp/24965/

Tumori tra i soldati italiani, si indaga sui vaccini


Per anni s'è parlato di uranio come causa dei tumori che hanno colpito i militari italiani. Ora però la Commissione d'inchiesta del Senato ha individuato un altro possibile motivo: le vaccinazioni fatte con tempi, modalità e controlli sbagliati. La Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito sta dunque indagando sui danni da vaccini finora taciuti nonostante gli allarmi lanciati negli ultimi anni da numerosi medici e scienziati e dalle famiglie di centinaia di vittime. È quanto riferisce Repubblica.it che pubblica la seconda parte dell'inchiesta “Vaccinati a morte” .

“Hanno cercato di mettere tutto a tacere perché gli interessi economici in ballo sono troppo grandi visto che facilmente dai militari si può passare ai civili - sostiene Massimo Montinari, medico e funzionario di polizia - ma ora, a quanto pare, anche a livello politico qualcosa si sta muovendo”. 

VIDEO:http://www.youtube.com/watchfeature=player_embedded&v=vRk3eqQKCoc&list=UU17dbQvcg-vsJlDNKYi5t8A

Un nesso chiaro tra il cattivo uso dei vaccini e l'insorgenza del tumore viene dal professor Antonio Giordano, presidente dello Sbarro Institute di Philadelphia, che spiega: “C'è un nesso riconosciutotra vaccini ravvicinati e abbassamento delle difese immunitarie. E in Italia c'è pieno di posti ad alto tasso d'inquinamento altamente pericolosi per chi ha un sistema immunitario compromesso”.
Alla decisione della Commissione ha contribuito anche il risultato del Progetto Signum, uno studio sull'impatto genotossico nelle unità militari, commissionato nel 2004 dalla Difesa a ricercatori civili e militari facenti capo a prestigiose università (Pisa, Roma, Genova). Il risultato del Progetto Signum dimostra che sottoporre una persona a più di cinque vaccini significa comprometterne il sistema immunitario. 

Nella relazione finale di Signum, consegnata il 17 gennaio 2011, si legge che lo stesso soggetto ipervaccinato, esposto ad agenti aggressivi come diossina, uranio impoverito, forte inquinamento ambientale, potrà facilmente sviluppare malattie gravi. “Non solo – si legge nell'inchiesta di Repubblica.it - finora sono stati ignorati anche molti studi internazionali che sostengono la stessa evidenza e di cui ci parlano scienziati importanti che lavorano anche per altre nazioni”.

Per quanto riguarda i danni da vaccini sui militari al momento le denunce più gravi sono due. La prima riguarda il mancato rispetto dei protocolli vaccinali da parte di alcuni medici militari. 

La seconda riguarda invece il contenuto dei vaccini, dato che studi scientifici dimostrano che molte patologie autoimmuni e tumorali sono legate all'accumulo di metalli pesanti come mercurio e alluminio. Tali metalli sono stati anche trovati in numerosi vaccini: vengono utilizzati come eccipienti, conservanti e per migliorarne l'effetto sui pazienti.

Aggiornamento attivita' solare

26 novembre 2012 Il campo magnetico terrestre e' stato investito intorno alle ore 05:00 UTC da una CME di minore intensita' rispetto alle previsioni ,la componente interplanetaria potrebbe scatenate nelle prossime ore moderate tempeste geomagnetiche.
Ma quello che convoglia l'attenzione dei meteorologi spaziali in queste ore e' l'enorme suspot 1620 appena visibile nella giornata di ieri sulla superficie del sole.Oggi il colosso appare dalle dimensioni di 12 volte la Terra ed in rapida fase di rotazione.La regione solare, in esponenziale crescita, e' caratterizzata da un campo magnetico beta-gamma altamente instabile,situata al centro del disco solare.Le previsioni stimano una possibilita' dal 30 % di brillamenti di classe M per le prossime 24 ore da  questa regione solare ancora in fase di evoluzione.Restate sintonizzati...

Dov’è nascosto l’oro dell’Italia?


DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.it

L’oro, si sa, è il bene rifugio per antonomasia, quello che tesaurizza le aspettative di crisi. E, in suo nome, sono accadute molte cose che apparivano inspiegabili o, quantomeno, strane, come vi ho già raccontato tempo fa. Facciamo un salto indietro. Ricordate la guerra in Libia, l’incredibile Vietnam in cui si era trasformata, con i ribelli che tentavano l’assalto e le forze lealiste di Gheddafi che riuscivano sempre a difendere le posizioni? Bene, ricorderete anche che nell’arco di tre giorni la situazione si sbloccò e i ribelli poterono mettere il naso fuori da Bengasi: armi dall’Occidente? Servizi segreti francesi e britannici in aiuto? Illuminazione divina?

No. La svolta libica nasceva in Venezuela, più esattamente nella richiesta da parte di Hugo Chavez di rimpatriare le quasi 100 tonnellate d’oro stivate a Londra. Cosa accadde?

L’oro, come sempre accade, era concesso in leasing alla Banca d’Inghilterra e questa, ovviamente, lo aveva per così dire “movimentato”, ovvero non lo possedeva più fisicamente nei caveau. Per ridarlo al suo legittimo proprietario, doveva quindi ricomprarlo sul mercato. Questo provocò il rapido incremento del prezzo, fino a un massimo di 1.881 dollari l’oncia e svelò come nel mondo ci fosse una clamorosa mancanza di oro fisico, visto che i prezzi dei futures a breve scadenza erano più alti di quelli a lunga scadenza. Occorreva intervenire e quale miglior soluzione che mettere le mani sulle quasi 150 tonnellate di riserve auree libiche stipate in un caveau sul confine meridionale del Paese, dando vita a un’offensiva in grande stile? Così facendo, il Venezuela avrebbe riavuto ciò che era suo e il mercato non avrebbe subito nuovi, pericolosissimi scossoni per chi gioca con i futures e per chi, come Londra e New York, gode dello status di caveau dell’oro mondiale ma di fatto di lingotti fisici ne ha davvero, davvero pochi (basti ricordare lo scandalo delle barre di tungsteno dipinte in color oro e conservate alla Fed, come denunciato da Ron Paul).

Bene, questo prologo, spero non troppo noioso, era propedeutico al contenuto dell’articolo di oggi, ovvero il fatto che la Bundesbank, nel 2001, ritirò i due terzi delle sue detenzioni d’oro presso la Bank of England, stando a quanto testimoniato da un report confidenziale reso noto mercoledì. La rivelazione ha fatto seguito alla sacrosanta richiesta da parte degli enti preposti al controllo del budget tedesco, affinché il governo verificasse sul posto che le riserve auree depositate a Londra, New York e Parigi esistessero davvero fisicamente. La Germania ha 3,396 tonnellate di oro, pari a un controvalore di 143 miliardi di euro, la seconda riserva al mondo dopo quella degli Usa (ammesso e non concesso che quello statunitense non sia davvero tutto tungsteno) e la grandissima parte di essa è stata stivata all’estero durante la Guerra Fredda nel timore di un attacco e un’invasione sovietica. Circa il 66% è conservato alla Fed di New York, il 21% alla Bank of England e l’8% alla Banque de France: la Corte degli Uditori tedesca, però, in tempi di crisi nera ha ritenuto il caso di non fidarsi e ha detto chiaro e tondo ai legislatori attraverso un durissimo report che «le riserve auree non sono mai state verificate fisicamente» e ha ordinato alla Bundesbank di assicurarsi l’accesso ai siti di stoccaggio. Di più, sempre la Corte ha ordinato il rimpatrio nei prossimi tre anni di 150 tonnellate per verificarne qualità e peso, tanto più che Francoforte non ha un registro di numerazione delle barre d’oro.

Ma ecco la parte più interessante e inedita: stando al report, la Bundesbank avrebbe ridotto le sue detenzioni d’oro a Londra da 1440 tonnellate a 500 tonnellate tra il 2000 e il 2001, ufficialmente «perché i costi di stoccaggio erano troppo alti». A quel punto, il metallo fu trasportato per via aerea a Francoforte. Il tutto avvenne mentre l’allora Cancelliere dello Scacchiere britannico, Gordon Brown, stava svendendo a mani basse le riserve auree britanniche – ai prezzi minimi sul mercato – e con l’euro da poco introdotto come valuta di riferimento anch’esso ai minimi di 0,84 sul dollaro.

Perché questa mossa? Semplice, per evitare che l’oro andasse in giro e non tornasse più, insomma una scelta difensiva. Sia perché la Bank of England stava esagerando con il leasing dell’oro che deteneva, sia perché il governo Blair aveva deciso di vendere le riserve per fare cassa, sia perché le barre d’oro tedesche non avevano un registro e un codice identificativo, quindi non erano reclamabili in modo certo. Insomma, il rischio è quello di non poter richiedere con prove e certezza il proprio oro e diventare, legalmente, solo un creditore generale con un conto in metallo.

Più di dieci anni fa, quindi, la Germania ha avuto la lungimirante idea di mettere al sicuro gran parte delle proprie riserve e ora la Bundesbank parla di possibile riallocazione delle stesse, ovviamente sempre per motivi di sicurezza, anche se «non abbiamo dubbi sull’integrità e l’indipendenza dei nostri custodi» e se ufficialmente dice no ai controllori di Stato e alla loro richiesta di un inventario. Una fiducia così granitica che, giustamente, ha preferito riportarsi l’oro a casa undici anni fa – e ora si permette di dire che quello che resta sta bene all’estero e non va rimpatriato e controllato: grazie, ha portato a casa il grosso dieci anni fa! – e sottrarlo allo schema Ponzi del mercato repo, il quale ontologicamente sconta il rischio di controparte sul collaterale, come ci ha insegnato il caso del fondo MF Global. Insomma, se si rompe la catena repo sul mercato aureo da parte di custodi-prestatori e soggetti che operano nel leasing, chi può davvero reclamare il proprio oro se non si sa dove sia e non esista un registro e dei numeri seriali?

Quanto emerso in questi giorni grazie all’iniziativa dei regolatori tedeschi è particolarmente interessante per il nostro Paese, detentore della quarta riserva aurea al mondo dopo Usa, Germania e Fmi. Lo scorso 6 ottobre, infatti, la Consob, l’ente per la vigilanza sui mercati guidata da Giuseppe Vegas, ha reso noto che «per cercare di abbattere il debito pubblico si possono usare senza tanti problemi le riserve auree della Banca d’Italia. Palazzo Koch, infatti, può liberamente disporre di tutti i propri beni mobili e immobili, nei limiti in cui tali atti di disposizione non incidano sulla capacità di poter trasferire alla Bce le attività di riserva eventualmente richieste». Un secondo attacco dopo quello della scorsa estate, quando la Commissione aveva proposto la costituzione di un superfondo a cui trasmettere, tra le altre cose, le riserve di Bankitalia per cercare di aggredire un debito pubblico ormai di 2mila miliardi di euro.

Sempre la Consob ricorda che la legge sul Risparmio (l. 262/2005) ha stabilito che Bankitalia «è istituto di diritto pubblico», nonostante le quote di partecipazione al capitale di palazzo Koch oggi ancora detenute dalle banche. Sul punto sarebbe dovuto intervenire un regolamento governativo, che però ancora non c’è. Un tassello effettivamente mancante, per la Consob, secondo la quale «una volta emanato il citato regolamento lo Stato, quale unico azionista della Banca d’Italia, potrebbe liberamente disporre di tutti i beni della Banca d’Italia che, come l’oro, non sono in alcun modo funzionali allo svolgimento dei compiti istituzionali del Sebc».

Ma dove sono le circa 2450 tonnellate d’oro, circa 110 miliardi di euro, di riserve auree italiane? Presso Bankitalia? Non certo tutte: una parte è custodita negli Usa e a Londra. Se la Bundesbank dieci anni fa ha deciso che era meglio tenersele vicine, non sarebbe il caso che, prima di discutere le proposte della Consob, qualcuno si prenda il disturbo di dare una controllatina? In che percentuale le nostre riserve sono conservate all’estero? Esiste poi un registro? Le barre o lingotti sono contraddistinte con numeri seriali, dai quali si evince senza ombra di dubbio la proprietà italiana delle stesse?

Non dico un’interrogazione parlamentare, ma una domandina almeno al question time del mercoledì qualcuno vorrebbe farla al ministro competente? Prima di fare conti, come quelli di Vegas, senza avere più il metallo.

Mauro Bottarelli

Il Sole: un albero di plasma spunta sulla nostra stella


Ecco una di quelle immagini che esprimono la maestosità e la bellezza del nostro Universo: un enorme emissione di plasma solare a forma di albero diffonde i suoi "rami" a decine di migliaia di chilometri dalla fotosfera del Sole.

L'immagine è stata acquisita con un telescopio da giardino molto speciale da Alan Friedman, nel cortile della sua casa a Buffalo, New York. Grazie al suo telescopio, Alan riesce a scattare delle magnifiche foto solari riuscendo a catturare una particolare lunghezza d'onda che rivela la complessa e dinamica attività solare di superficie.


Nell'immagine completa è possibile rendersi conto della maestosità dell'emissione di plasma che si diffonde nello spazio in ampie volte. L'immagine della Terra in alto a sinistra (aggiunta da me), mostra le dimensioni approssimative del nostro pianeta (12756 km di diametro) rispetto all'albero di plasma. Se volete vedere altre magnifiche foto scattate da Alan, potete andare sul suo blog (AvertedImagination.com).


Tempeste gigantesche spazzano il pianeta Marte!

Gli strumenti della sonda della NASA Mars Reconnaissance Orbiter e dei due rover, Opportunity e Curiosity, hanno rilevato e studiato in questi giorni una forte tempesta di sabbia che ha interessato il sud di Marte. I ricercatori ha individuato dei cambiamenti climatici in quest'area, che potrebbero rallentare l'operato dei rover. di Eleonora Ferroni


Il maltempo imperversa su Marte. Una tempesta di sabbia  osservata la settimana scorsa dalla sonda spaziale della NASA Mars Reconnaissance Orbiter ha portato a dei cambiamenti atmosferici avvertiti anche dai due rover Opportunity e Curiosity.

I ricercatori del Malin Space Science Systems (MSSS) di San Diego, guidati da Bruce Cantor, hanno cominciato a osservare la tempesta lo scorso 10 novembre con il Mars Color Imager (MARCI). La tempesta si è verificata a 1347 chilometri da Opportunity, causando solo un lieve calo della limpidezza atmosferica sopra al rover, che non è dotato di una stazione meteo.

Curiosity, invece, ha intercettato i cambiamenti atmosferici grazie alla sua strumentazione meteorologica, chiamata Rover Environmental Monitoring Station (REMS): questa ha rilevato una diminuzione della pressione dell’aria e un leggero aumento della temperatura minima notturna. Per la prima volta dal 1970 i ricercatori stanno studiando una tempesta di sabbia marziana sia dal pianeta stesso con i rover che con gli strumenti in orbita.

«Questa tempesta si è verificata in una regione a sud del pianeta», ha detto Rich Zurek, a capo della missione Marte al Jet Propulsion Laboratory della NASA. «Ha coperto una regione abbastanza estesa con una nuvola di polvere ed è in una parte di Marte dove alcune tempeste in passato sono cresciute a tal punto da interessare l’intero pianeta».

Il team di ricercatori è interessato a capire perché queste tempeste arrivano a questa taglia e poi smettono di crescere, mentre altre sembrano inglobare l’intero pianeta. Da studi precedenti, è noto che questi fenomeni sono stagionali: la stagione delle tempeste è cominciata poche settimane fa. Lo scorso 16 novembre il Mars Climate Sounder (MCS) ha rilevato un aumento di temperatura 25 chilometri al di sopra della tempesta. Da allora l’atmosfera della regione si è riscaldata di circa 25°C, a causa della polvere che assorbe la luce solare a quell’altezza. Gli aumenti di temperatura sono stati registrati non solo nella parte sud di Marte, ma anche nelle regioni circostanti il polo nord, a causa delle modificazioni della circolazione atmosferica

Il monitoraggio atmosferico, oltre a motivi meteorologici, è importante anche per l’operatività del rover. Se la tempesta di sabbia dovesse interessare l’intero pianeta, Opportunity sarebbe colpito in maniera rilevante. La sabbia potrebbe causare dei danni ai pannelli solari, riducendo l’energia del rover. Curiosity, invece, è alimentato da un generatore termoelettrico a radioisotopi, quindi non dovrebbe subire grandi rallentamenti.

http://www.media.inaf.it

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Pollino: altre due scosse di terremoto

25 novembre 2012 altre due scosse di terremoto sono state registrate sul Pollino,rispettivamente alle ore 18:48 e 19:09  di magnitudo 3.2 e 2.4.
I due eventi rientrano nello sciame sismico che continua ad imperversare in questa regione.L'epicentro delle scosse compreso tra le localita di Mormanno,Rotonda e Laino.

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