Conosciamo davvero la natura?


Francesco Lamendola

La vulgata scientista oggi dominante vorrebbe farci credere che della natura, almeno per quanto riguarda il nostro pianeta, sappiamo ormai, se non proprio tutto, quasi tutto; che il mondo dei minerali, delle piante e degli animali non ha più segreti per noi, così come ne ha pochi il mondo dei fenomeni atmosferici; ma è proprio vero?

Cominciamo da alcune brevi, semplicissime riflessioni.

Primo: noi conosciamo appena la superficie della Terra, non le sue profondità; tutto quel che sappiamo, o che crediamo di sapere, riguardo a queste ultime, è frutto esclusivamente di congettura; di fatto, nessun essere umano si è mai spinto più in basso di qualche chilometro, mentre il raggio del nostro pianeta è di ben 6.350 km. (con una lieve differenza fra il raggio polare, più corto, e quello equatoriale, più lungo).

Secondo: tre quarti della superficie terrestre sono occupati dai mari e dagli oceani, la cui conoscenza, specialmente per quel che riguarda i fondali, è molto approssimativa rispetto alla terra ferma; anche in quest'ultima, peraltro, esistono vaste zone pochissimo conosciute.
Quel che sappiamo della foresta equatoriale, lo sappiamo quasi soltanto dalla fotografia aerea; ma essa ci mostra solo la superficie dei fiumi più larghi e le chiome degli alberi più alti, a quaranta o cinquanta metri d'altezza dal suolo; di quel che si trova al si sotto, possediamo nozioni nel complesso rudimentali.

Terzo: quel che sappiamo del mondo vivente si può desumere dal fatto che non siamo neppure in grado di fare una stima attendibile, non degli individui, ma delle specie: le cifre proposte dai biologi oscillano entro un margine amplissimo, da un minimo di tre milioni a un massimo di trenta milioni di specie; ma quelle che conosciamo effettivamente, che abbiamo studiato e catalogato, sono solo una piccolissima percentuale di esse...


È vero che, per la maggior parte, si tratta di specie di piccole o piccolissime dimensioni, insetti specialmente; ma è altrettanto vero che, in tempi storici e addirittura recenti, per esempio lungo tutto il corso del XX secolo, sono stati scoperti esemplari viventi di grandi dimensioni, dei quali non si sospettava minimamente l'esistenza: dall'okapi al gorilla di montagna, dal celacanto al leopardo delle nevi, dal drago di Komodo al canguro arboricolo di Vogelkop, nella fitta foresta della Nuova Guinea Occidentale.
Sospettiamo, ad esempio, che esistano numerose altre specie di uccelli, perché, nel cuore della foresta amazzonica, sono stati uditi dei canti e dei richiami diversi da quelli di tutte le specie a noi note, ma nessuno le ha viste; e abbiamo ragione di pensare che, in mare, vivano delle creature di notevolissime dimensioni, perché, di tanto in tanto, le onde gettano a riva dei resti putrefatti, e quindi irriconoscibili, appartenenti ad esseri sconosciuti alla zoologia marina.
In altri casi, sono le impronte sul terreno, o dei resti di escrementi, a suggerire che vivano tuttora animali di grossa taglia, mammiferi e rettili, che la scienza ignora; alcune tradizioni e alcuni racconti di popolazioni indigene sostengono addirittura che esistono, ai nostri giorni, o che esistevano fino ad anni recentissimi, creature simili ai dinosauri, nei recessi più impervi della foresta africana, nel bacino del Congo, lungo i fiumi del Camerun o nelle paludi dello Zambia; e che una o più specie di "gigantopithecus" si aggirino sulle pendici dell'Himalaya.
Alcuni testimoni occasionali sostengono di aver visto, nella foreste africane o sud-americane, serpenti di dimensioni spropositate, più grandi di qualunque anaconda; e un certo numero di marinai, compresi capitani di nave, sostennero e sostengono tuttora di avere avvistato creature acquatiche di lunghezza mostruosa, come i leggendari serpenti di mare; avvistamenti analoghi si segnalano anche nelle acque di numerosi laghi, sparsi in tutto il mondo: dall'Europa all'America Settentrionale, dall'Asia all'Australia.

Scrive Lino Penati, un naturalista che si è occupato anche degli enigmi della cripto zoologia (ad esempio, del mistero della Bestia del Gévaudan) nel libro "Gli animali della giungla" (1):

«...La nostra ignoranza è particolarmente clamorosa nel caso delle specie alate della giungla tropicale, di moltissime delle quali, composte di pochi esemplari scarsamente visibili, si sospetta l'esistenza solo per il canto non identificato ascoltato al mattino o a sera, sulle radure e lungo i corsi d'acqua. In un solo ettaro di foresta dell'Ecuador sono state contate non meno di 40 specie di uccelli; di taluni esemplari unici della Nuova Guinea, conservati nei musei, non si sa ancora se si tratti di vere specie o di incroci tra specie tuttora ignote; nell'Africa occidentale, tre specie di picchi vivono rispettivamente solo nel Camerun, all'isola di Fernando Poo e sul Monte Kupé; due specie di assioli vivono solo nelle isole di Annobon e di Sao Tomé, l'assiolo di Morden solo in pochissimi chilometri quadrati della foresta di Arabuko-Sokoke in Kenya (sparirà se questa verrà abbattuta o incendiata). Un succiacapre non lascia il Ruwenzori, e del bellissimo colombo silvano del Congo e dell'Uganda nessuno ha mai trovato nidi e uova.
La giungla ospita uccelli rimasti immutati da milioni di anni, veri relitti sul cammino dell'evoluzione [beninteso, aggiungiamo noi, se si considera l'evoluzione una realtà dimostrata e non una semplice ipotesi scientifica] I pitacarte, parenti dell'usignolo del Giappone, e di certe cince della California, presenti con popolazioni isolate nelle foreste dell'Africa occidentale, si nascondono sul terreno dove procedono a balzi e razzolano all'indietro; fanno nidi a ciotola tra le rocce e trasportano materiale da costruzione e preparano il nido in una sorta di fagotto vegetale. Nella valle congolese dell'Ituri vive il pavone del Congo ("Afropavo congensisi"), che sta tra il pavone e le galline faraone, con penne a caratteristiche primitive e abitudini notturne; scoperto nel 1913, quasi non costruisce il nido e i suoi richiami si trasmettono da gruppo a gruppo attraverso chilometri di giungla. Il fossile vivente della foresta amazzonica, l'Hoazin [...], ricorda l'"Archaeopterix" e forse è immutato da 40-50 milioni d'anni.»

Uccelli la cui esistenza si sospetta solo per averli uditi cantare, nelle primissime ore del giorno oppure poco prima del sopraggiungere del buio; altri, il cui habitat è limitato a piccole isole lontane dalle coste o a singole montagne e singoli distretti forestali; altri ancora i quali, pur conservati nei musei naturalistici, non si sa a quale specie ascrivere; una specie di pavone africano scoperto solo alla vigilia della prima guerra mondiale...
L'elenco delle "stranezze" potrebbe continuare, e fin qui abbiamo parlato solo degli uccelli della foresta equatoriale; tuttavia crediamo di aver raggiunto lo scopo di mettere la classica pulce nell'orecchio a quanti pensano che, nel campo della zoologia, a parte gli insetti, non ci sia quasi più niente da scoprire.

Fino a qui ci siamo limitati a parlare delle creature viventi; ma che dire dei fenomeni atmosferici, che la meteorologia credere di conoscere quasi interamente?
Sappiamo che ogni anno, e specialmente in certe zone dei mari e degli oceani, ad esempio nel medio Atlantico e ad Est dell'Arcipelago giapponese, scompaiono imbarcazioni, anche di grosse dimensioni, ed aerei, talvolta intere squadriglie (come nel celebre caso del dicembre 1945), dei quali non viene poi trovata la benché minima traccia: né rottami, né macchie di olio o di carburante, né, tanto meno, i corpi degli sfortunati esseri umani che si trovavano a bordo, membri dell'equipaggio e passeggeri.
Per spiegare le frequenti scomparse nel cosiddetto Triangolo delle Bermuda, ad esempio, alcuni studiosi, pur respingendo l'idea stessa che un tale "triangolo" esista, sono stati costretti ad ipotizzare dei fenomeni assolutamente subitanei e d'impensabile distruttività, dei vortici oceanici e delle trombe marine con caratteristiche anomale, che si comportano in maniera radicalmente difforme rispetto ai fenomeni naturali conosciuti.

E fin qui ci siamo limitati a parlare delle creature viventi e dei fenomeni dell'aria e del mare; non abbiamo detto nulla di fenomeni ancora più sorprendenti, come quelli che riguardano il paranormale o il soprannaturale; non abbiamo detto e non diremo nulla, in questa sede, della telepatia, della chiaroveggenza, della retro-cognizione, dello sdoppiamento del corpo astrale, della levitazione, della incombustibilità, della capacità di alcuni fachiri di camminare sui chiodi, di ingoiare pezzi di vetro, di farsi seppellire e riemergere, vivi e sani, dopo giorni e giorni; oppure di quella, propria di certi mistici, di vivere per molti anni senza assumere alimenti, né solidi, né liquidi; di proiettarsi a distanze anche grandissime, sotto lo sguardo di numerosi testimoni; di far fiorire giardini in pieno inverno o diffondere inspiegabili profumi intorno a sé.

E non abbiamo detto nulla, né, in questa sede, intendiamo farlo, dei salti spazio-temporali, per cui alcuni soggetti compaiono inaspettatamente in luoghi lontani, senza sapere come e perché, o in epoche diverse da quelle cui appartengono; e neppure delle guarigioni miracolose e scientificamente inspiegabili; né delle inaudite trasformazioni che si manifestano nel corpo e nelle facoltà di soggetti posseduti da forze inspiegabili, di natura chiaramente maligna; né, ancora, di provvidenziali interventi di soggetti che salvano individui in pericolo, per poi scomparire nel nulla, così come dal nulla erano sembrati apparire...

Crediamo che la natura non abbia più segreti per noi; però non sappiamo spiegare da dove vengano le pietre che "piovono" dall'alto durante una seduta spiritica, apparentemente attraversando il tetto, ma, cosa ancora più strana, senza mai fare del male alle persone, almeno in modo serio; né come mai una persona incolta si metta, a un certo punto, a parlare in greco antico, in egiziano e in altre lingue scomparse ed a lui assolutamente sconosciute.
Non sappiamo cosa siano gli Oggetti Volanti Non Identificati, né da dove vengano, né di quale energia si servano per evoluire nei cieli in maniera contraria alle leggi fisiche a noi note; non sappiamo chi abbia tracciato i cerchi nel grano, almeno quelli più grandi e complessi, veri e propri arabeschi comparsi nei campi coltivati nello spazio di una sola notte, forse di pochi minuti; e non sappiamo come spiegare la presenza di manufatti inglobati in rocce antiche milioni e milioni di anni, quando, ci dicono gli scienziati "ortodossi", delle creature intelligenti ed evolute non potevano assolutamente esistere sul nostro pianeta.
Pensiamo di essere pronti per l'esplorazione dello spazio, ma non sappiamo dire che cosa avvenne esattamente nella foresta siberiana, presso le rive del fiume Tunguska, in quel terrificante 30 giugno del 1908, quando migliaia di alberi vennero abbattuti da una forza immane e subitanea, subito dopo che una luce abbagliante aveva solcato il cielo.

Sono tante, tantissime le cose che ignoriamo; però non abbiamo l'onestà intellettuale di riconoscerlo e preferiamo fare finta che sul nostri pianeta non vi sia più alcun mistero da spiegare, ostentando uno scetticismo imbevuto di pregiudizi materialisti.
Il mondo non è così piccolo come vorremmo credere; la storia umana, che crediamo di conoscere piuttosto bene, forse è tutta da riscrivere e da retrodatare di milioni di anni; mentre della natura, che pensiamo non abbia più segreti per noi, si può dire che conosciamo appena un po' la superficie, ma non le profondità nascoste.
La verità è che l'ubriacatura razionalista e illuminista ha ritardato di secoli l'elaborazione del un giusto atteggiamento da tenere nei confronti della natura, del suo studio, di quello che crediamo il suo assoggettamento; e, in particolare, ci ha indotti a stabilire una distinzione troppo rigida fra ciò che i filosofi medievali chiamavano l'ordine naturale e l'ordine soprannaturale.
Così, abbiamo finito per credere che tutta la realtà si possa spiegare con gli strumenti della ragione strumentale e calcolante, con il metodo sperimentale, con le categorie del materialismo e del meccanicismo, con i dogmi dello scientismo; e che non vi siano altre realtà, altri livelli di verità, al di fuori di quelli.
Abbiamo confuso i misteri con i problemi e ci siamo illusi che tutto, prima o poi, verrà spiegato in termini di dimostrazione matematica; invece non è affatto così...

Astronomia. Catturata la luce di fondo



Il telescopio spaziale Fermi ha permesso di catturare la luce delle prime stelle.
La ricerca, effettuata con un grande contributo italiano, è stata condotta da un gruppo internazionale di studiosi, coordinato dal centro tedesco Desy. Pubblicato sulla rivista Science Express. Lo studio ha permesso di osservare la luce di fondo extragalattica, nonché i fotoni gamma, provenienti da galassie lontane e i cosiddetti fotoni “killer”, presenti nella luce di fondo.
Essa è una luce, presente in tutto l'universo, composta da vari tipo di fotoni (le particelle della luce)  rilasciati durante i processi di formazione stellare. Oltre ad essere molto fioca, è difficile da vedere poiché le radiazioni provenienti dal nostro Sole e dalla Via Lattea la oscurano, determinando la complessità di riuscire a ricavarne le informazioni della storia dell'universo che essa detiene.
Un inconveniente che si è riusciti a raggirare esaminandola indirettamente, analizzando i raggi gamma provenienti da galassie lontane che, nel loro percorso, interagiscono con essa.
I fotoni gamma presi in esame, infatti, hanno la possibilità di incontrare i fotoni costituenti la luce di fondo extragattica. Il loro incontro determina però ladistruzione di entrambi, e la conseguente loro trasformazione in particelle diverse. Da ciò il nome di “fotoni killer”.
Il telescopio Fermi è stato in grado di rilevare le particelle provenienti dalle lontane sorgenti di raggi gamma che riescono a evitare i “killer” sul percorso.
“Il risultato più interessante del lavoro” ha spiegato Patrizia Caraveo responsabile per l'Inaf dello sfruttamento scientifico dei dati di Fermi, “è che la densità dei fotoni killer è risultata essere intorno ai valori minimi che si erano ipotizzati fino ad ora. Un'osservazione che può essere utilizzata per mettere dei limiti al numero di stelle che si sono formate all'inizio dell'Universo, stelle che i nostri strumenti non sono ancora in grado di rivelare direttamente. Per il momento ci dobbiamo accontentare di avere una immagine in negativo.”

Farmaci che non funzionano: un moderno scandalo medico.


DI BEN GOLDACRE
guardian.co.uk



I medici che prescrivono i farmaci non sanno di non fare quello che dovrebbero fare; lo stesso vale per i pazienti. Le case farmaceutiche, invece, sanno bene quello che fanno, ma non lo dicono. I farmaci sono testati da chi li produce nel corso di prove poco significative, eseguite su un esiguo numero di ‘strani’ pazienti poco rappresentativi, e analizzati con tecniche mal progettate, al punto che finiscono con l’esagerarne i benefici. E’ chiaro che queste prove finiscono con il favorire i produttori. Quando poi i test mostrano risultati sgraditi alle aziende farmaceutiche, queste hanno tutto il diritto di nasconderli ai medici ed ai pazienti: abbiamo quindi un’immagine distorta degli effetti dei farmaci. 

Gli organismi di controllo hanno accesso a gran parte dei dati dei test effettuati (anche se non a tutti), eppure queste informazioni non vengono rese pubbliche a medici e pazienti, o ad altri enti pubblici governativi. Il risultato: prove distorte comunicate ed applicate in modo distorto. 

Nel 2010, alcuni ricercatori di Harvard e Toronto trovarono tutti i test relativi a cinque importanti classi di farmaci: antidepressivi, per l’ulcera, ecc. – e presero in considerazione due dati fondamentali: erano positivi? Erano finanziati dalle industrie? 

In totale esaminarono 500 test: l’85% delle prove finanziate dalle industrie risultavano positive, contro solo il 50% nel caso di test finanziati dal governo. Nel 2007, i ricercatori esaminarono tutti i test relativi a una statina. Questo tipo di farmaco, destinato ad abbassare il colesterolo, riduce il rischio di attacchi cardiaci e viene normalmente prescritto in grandi quantità. 
Questo studio esaminò 192 test, sia attraverso il confronto tra diverse statine, sia confrontando una statina con un altro tipo di cura. Si scoprì che le prove finanziate dalle industrie avevano venti volte la probabilità di dare esiti positivi rispetto a test diversamente finanziati. 

Com’è possibile questo? Come mai i test sponsorizzati dalle case farmaceutiche quasi sempre conducono a risultato positivi? A volte i test contengono in sé difetti di progettazione. O puoi confrontare il nuovo farmaco con un vecchio farmaco di cui già si conosce l’inefficacia - un farmaco già esistente somministrato a dosi inadeguate, forse, o un placebo che non fa assolutamente niente. Si possono poi scegliere i pazienti molto attentamente, puntando su quelli che già si sa che guariranno prima. Si può dare un’occhiata ai risultati a metà delle prove e fermare il test non appena si notino risultati positivi, senza completare tutto l’iter. Tutti questi trucchi e sotterfugi metodologici non sono che un insulto all’integrità delle informazioni. A volte le case farmaceutiche effettuano un gran numero di test, ma poi, quando si accorgono che i risultati non sono soddisfacenti, si guardano bene dal pubblicarli. 

Dopo questo episodio, il MHRA e l’Unione Europea hanno modificato parte della legislazione in vigore, anche se non in modo adeguato. Hanno introdotto l’obbligo per le società di presentare i dati di sicurezza nell’utilizzo dei farmaci al di fuori delle loro autorizzazioni di commercializzazione; ma, cosa alquanto ridicola, i test effettuati al di fuori dell’Unione Europea, erano esenti da tale obbligo. Alcuni dei test condotti da GSK furono pubblicati parzialmente, ma questo, comunque, non basta: se vediamo solo un campione parziale di dati, sappiamo già che saremo sviati nelle nostre conclusioni. Abbiamo bisogno di tutti i dati per la semplice ragione che abbiamo bisogno di un gran numero di dati: le avvertenze spesso sono blande, sottili e difficili da interpretare. Nel caso della paroxitina, i pericoli nel suo utilizzo divennero chiari solo dopo che tutti i risultati di tutti i test condotti furono analizzati e confrontati. 

Questo ci conduce al secondo ovvio difetto dell’attuale sistema: i risultati di questi test sono presentati segretamente ai regolatori, che si siedono e prendono una decisione con calma. Questo è l’opposto della scienza, che è affidabile solo perché tutti mostrano i risultati del loro lavoro, spiegano perché sono convinti che una cosa sia efficace e sicura, condividono i loro metodi e risultati e permettono ad altri di decidere se siano o meno d’accordo sul modo in cui i dati sono stati elaborati ed analizzati. E invece oggi permettiamo che la decisione sulla sicurezza e l’efficacia dei farmaci venga presa a porte chiuse, perché le società farmaceutiche hanno deciso di rivelare in modo discreto i risultati dei loro test solo ai regolatori. In questo modo, il lavoro più importante della medicina fondata su prove certe, viene svolto in modo occulto. E i regolatori, inoltre, non sono infallibili, e questo lo vedremo tra poco. 

Le informazioni mancanti avvelenano “l’acqua di tutti”. Se non si eseguono tutte le prove necessarie, se si occultano i test che hanno dato esiti negativi, non saremo mai a conoscenza dei veri effetti delle medicine che prendiamo. Le prove, in campo medico, non sono semplicemente un astratto prurito accademico. Quando ci vengono date delle informazioni sbagliate, prendiamo le decisioni sbagliate, causando danni e sofferenze non necessarie, e anche la morte, a gente come noi.

Questa è una situazione talmente vergognosa e nascosta che anche il tentativo di documentarla pubblicamente diventa un'impresa quasi impossibile. Nel 2006 fu pubblicato un documento nel Journal of the American Medical Association (JAMA), uno dei più importanti giornali medici del mondo, che spiegava quanto era normale per i ricercatori che eseguivano i test finanziati dalle industrie rispettare il divieto di pubblicarne i risultati. Lo studio era stato condotto dal Nordic Cochrane Centre e presentava tutti i test che erano stati approvati a Copenhagen e a Frederiksberg. (Se ci domandiamo il perché della scelta di queste due città, si tratta di una ragione puramente pratica: i ricercatori chiesero il permesso in altri luoghi ma nel Regno Unito, in particolare, gli fu negato). 

Questi test erano palesemente sponsorizzati dall’industria farmaceutica (98%) e le regole che disciplinavano la gestione dei risultati raccontavano di una vicenda oramai familiare a metà strada tra l’assurdo e lo spaventoso. 

Per 16 dei 44 test, l’industria sponsor potevano accedere ai risultati a mano a mano che si accumulavano, ed in altri 16 test l’industria in questione aveva il diritto di interrompere le prove in qualsiasi momento, per qualsiasi ragione. Questo significa che una compagnia farmaceutica può accorgersi subito se un test si sta rivelando contrario e può interferire liberamente durante l’iter, distorcendone i risultati. Anche se lo studio veniva completato, se ne potevano liberamente occultare i risultati: erano applicati divieti di pubblicazione dei risultati in 40 test su 44, e in metà di questi 40 i contratti indicavano chiaramente che lo sponsor possedeva i diritti sui dati risultanti (e i pazienti allora? Verrebbe da chiedersi) e poteva dare o meno l’approvazione per la loro definitiva pubblicazione, o entrambe le due cose insieme. Queste restrizioni non erano per niente indicate nei documenti pubblicati. 

Quando fu resa nota questa situazione nel JAMA, la LIF, l’associazione farmaceutica danese, rispose annunciando, nel Giornale dell’Associazione Medica Danese, di sentirsi “colpita e sdegnata per le critiche mosse”, che respingeva in modo assoluto. Fu chiesta un’indagine tra i ricercatori, senza però indicare da parte di chi e per che cosa. La LIF poi scrisse alla Commissione Danese sulle Scorrettezze Scientifiche, accusando i ricercatori del Cochrane di cattiva condotta scientifica. Non possiamo leggere questa lettera, ma i ricercatori ci dicono che le accuse erano molto forti - venivano accusati di aver distorto deliberatamente i dati – ma in modo vago, e senza documenti che sostanziassero tali affermazioni. 

Commento: un grave problema, questo, molto frustrante per me come pediatra. 

Ho rifiutato per anni di ricevere i rappresentanti di farmaci e di dare campioncini ai pazienti, non vado ai pranzi o ricevimenti del settore, non accetto e non uso le loro penne omaggio, poiché non voglio in nessun modo essere influenzato ed inconsciamente prendere per buone informazioni sbagliate, tranne che in quei rari casi in cui io abbia la possibilità di leggere informazioni corrette e veritiere. 

Tendo a fidarmi solo di quegli studi che parlano di vecchi e provati farmaci generici (che usiamo spesso per i bambini) o quegli studi che mostrano che il farmaco in alcuni casi non funziona, anche se, statisticamente, è più difficile dimostrare un effetto che utilizzi un’ipotesi nulla… 

Non condivido le linee guida della mia professione, che non solo poggiano sulle stesse informazioni errate ma troppo spesso sono influenzate dall’industria. Secondo le direttive dell’AAP, io dovrei controllare il livello del colesterolo in tutti i miei pazienti tra i 9 e gli 11 anni, e in quelli di altre fasce di età ancora più giovani in caso di fattori di rischio – e se tale livello resta alto e le diete e l’esercizio fisico non aiutano a ridurlo, dovrei prescrivergli delle statine. E non importa che non esistano dei dati pubblicati (pure se falsi) che mi dicano che questa sia una buona idea! Io glielo controllo il colesterolo? No, ma mi sento obbligato a dirgli che l’AAP dice che dovrei, e che io non sono d’accordo, e che io non ho bisogno di un esame del sangue per dirgli semplicemente che una dieta a base di cibi-spazzatura e uno stile di vita sedentario siano comportamenti negativi, a prescindere dal livello di colesterolo. Se questo è alto e i genitori del bambino insistono per avere delle statine, gli dico di trovarsi qualcun altro che gliele prescriva, perché io non lo farò. Lascio decidere ai genitori. Finora, nessuno di questi genitori, da semplici diplomati a superlaureati, mi ha mai mandato a quel paese. 

A volte le società europee si dimostrano attente almeno nelle loro direttive – un po’ più attente nel come interpretano le prove in loro possesso. Io, per parte mia, cerco di usare meno medicine possibile, anche se alla fine di ogni giorno mi accorgo di aver prescritto qualche medicina a qualche mio paziente. E’ difficile contrastare gli “intrugli” omeopatici quando non posso dire ai miei pazienti che sono sicuro che la mia “vera” medicina faccia esattamente quello che dovrebbe fare…e che forse gli “intrugli” omeopatici sono più sicuri. 

Ben Goldacre è un medico pediatra e autore della colonna “Cattiva Scienza” nel Guardian, dedicata all’analisi delle sparate giornalistiche di argomento medico, dei prodotti di bellezza “miracolosi”, dei cosmetici pseudoscientifici e dei grandi gruppi farmaceutici multinazionali; spesso affronta anche temi come la medicalizzazione della vita moderna e della psicologia delle credenze irrazionali.


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

La Germania chiede alle sue banche di prepararsi in caso di crisi!


La BaFin, Federal Financial Supervisory Authority, il supervisore finanziario tedesco, ha esortato le banche del paese, tra cui la Deutsche Bank, di preparare le loro "volontà" o documenti che descrivino come vorrebbero essere riorganizzate o smantellate in caso di crisi che minaccino la loro sopravvivenza.
Per le loro dimensioni e la diversità delle loro attività, secondo la BaFin, oltre la metà delle banche tedesche rappresentano una minaccia per l'intera economia del paese, e non solo, in caso di fallimento.
Il primo ente creditizio della  Germania, la Deutsche Bank, dovrà presentare le sue "volontà" entro la fine dell'anno.

Nuovo significativo terremoto sul pollino M 3.1

3 novembre 2012 - Si susseguono senza sosta sul massiccio del Pollino le scosse di terremoto.L'ultima e' stata registrata alle 18:07 italiane con epicentro localizzato tra le localita' di Mormanno,Castrovillari,Scalea,di magnitudo 3.1 richter.Secondo i primi dati diffusi dall'Emsc l'evento sismico e' avvenuto ad una profondita' di appena 2 km ed e' stato distintamente avvertito dalla popolazione locale. 
Emsc


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Tolti soldi per i malati di Sla, non per gli F35


La spending review vale per i disabili ma non per i cacciabombardieri. Il governo, inflessibile, dice che per i malati di Sla non ci sono soldi. E la Fornero ri-piange.
Hanno fatto lo sciopero della fame per sette giorni, manifestando fin sotto il Parlamento poi si erano fidati delle promesse della politica. Gli era stato chiesto di sospendere lo sciopero promettendo un intervento. Invece non è successo nulla, ora dalle loro sedie a rotelle oppure dai letti dove sono costretti 42 malati di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) annunciano nuove forme di protesta.


Dopo l'ultimo no del governo ai fondi da destinare al sostegno e all'assistenza di queste persone la rabbia è forte. I miliardi per acquistare inutili cacciabombardieri ci sono, qualche milione per garantire una vita dignitosa a delle persone, no. Un tira e molla agghiacciante tra speranze e delusioni. Qualche giorno fa avevano deciso di protestare nel modo più estremo contro i tagli inseriti dalla spending review. Uno sciopero della fame, per loro già in condizioni di salute precarie, nota su Vitadidonna.it, la ginecologa Lisa Canitano. Si sono privati dell'alimentazione per ben sei giorni contro i tagli che il governo aveva fatto per l'assistenza a domicilio dei disabili gravissimi. Quindi, anche per loro che soffrono di questa malattia, dove la mente resta integra mentre il corpo lentamente li abbandona in modo inesorabile. Poi è arrivata una speranza, quella dell'impegno del governo ad intervenire e che chiedeva di interrompere lo sciopero della fame. Alla fine, la doccia fredda. Perché i soldi, ribadiscono dal governo, non ci sono. Il ministro Fornero, che si era impegnata in prima persona a risolvere la questione, ha pianto durante il Consiglio dei ministri dopo aver verificato la mancanza di fondi. Ora queste persone sono pronte a riprendere la protesta, perché la loro vita dipende da una macchina e dall'assistenza specialistica per 24 ore al giorno e di un computer per poter comunicare emozioni e bisogni. Tutto questo costa moltissimo e le famiglie da sole non ce la fanno a far fronte a spese così importanti.

Dal Comitato 16 novembre onlus garantiscono che passeranno il Natale sotto il ministero dell'Economia in sciopero della fame, se le cose non cambieranno. «Non abbiamo nulla da perdere», dicono. Una delle poche voci della politica in difesa dei diritti dei 42 malati, oltre quelle dei "soliti" Radicali italiani, è stata quella di Paolo Ferrero. Il segretario di Rifondazione comunista in una nota ha commentato: «È inutile piangere sui diritti massacrati, la Fornero e tutto il governo scelgano il popolo invece delle banche e stanzino immediatamente le risorse necessarie per la non autosufficienza, altrimenti avranno sulla coscienza tante vite spezzate». Ma siamo sicuri che costoro hanno una coscienza?

Dopo aver chiesto a singoli e governi grandi sacrifici, gli impiegati U.E. si raddoppiano la pensione!


Nel solito silenzio dei media, dopo aver chiesto a singoli e governi grandi sacrifici, gli impiegati U.E. si raddoppiano la pensione!


Caro, vecchio KGB! Sarà anche stato al servizio di una bieca dittatura, ma,ha certamente allevato gente in grado di leggere un bilancio pubblico.
Dobbiamo sicuramente a un ricercatore attento dell’agenzia ” Russia Today” del 16 ottobre – ripresa solo dal ” Guardian” – la notizia che, zitti zitti, i burocrati di Bruxelles, mentre premevano per far varare ai 27 paesi della U.E. una serie di feroci risparmi sui consumi, e di inasprimenti tributari che hanno prodotto una serie di suicidi ed un andamento recessivo dell’economia in Europa, zitti zitti, dicevo, si sono raddoppiati il trattamento pensionistico,
con il più alto incremento della pur ricca storia di questa ricchissima istituzione.
Attualmente, il trattamento pensionistico riservato agli eurocrati, è il 60% Dell’importo dell’ultima retribuzione che assomma mediamente a 91.000 euro annui di pensione, con un costo per i governi nazionali pari a un miliardo e seicento milioni annui.
Il “Guardian” ci dice che l’aggravio di costo per i soli inglesi si aggira attorno ai 2,2 miliardi su sette anni onde consentire il richiesto raddoppio delle pensioni.
Per l’Italia non lo so, in quanto non ho letto la notizia su nessun giornale o su internet e ” Il Corriere della Collera” non ha tempo e mezzi per una attenta indagine.
Ai 104 milioni che l’Inghilterra paga annualmente per appartenere al club UE ( è fuori dall’Euro) , se la richiesta passasse, i contribuenti inglesi dovrebbero pagare altri 15 miliardi e settecento milioni all’anno per il prossimo settennio.
Credo che gli italiani siano all’incirca sullo stesso livello.
Una lettera interna alla UE che una mano caritatevole ha inoltrato al” Telegraf” dice, non senza ragione, che “Most member states are responding to current economic and fiscal circumstances with efficiency measures or other reforms affecting the terms and conditions of their national civil servants. The staff of the European Institutions should share the burden,”
La Commissione ha evitato di commentare la lettera, statuendo che risponde solo a interrogazioni firmate da tutti e ventisette i paesi membri.
A Napoli un ritornello ” lazzarone” dice ” Liberté, fraternitè, spugliateve vuie e vestiteme a mme!”
Non credo serva la traduzione. Ha capito anche il Trota.
Il Parlamento inglese ieri si è ribellato contro gli incrementi di spesa presentati dalla Commissione, infliggendo al premier David Cameron la prima sconfitta parlamentare .
Nick Clegg è corso in aiuto del collega, dicendo che ogni sforzo dei ribelli non potrà riuscire comunque.
Solo in Italia i media e i cretini continuano a chiedersi chi abbia ucciso Pinca e se Falcone aveva le mutande azzurrine quando è saltato in aria venti anni fa.
Scritto da: Antonio de Martini -  Tratto da: http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/


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