La Luna sarebbe nata da un gigantesco impatto tra due pianeti



Sembra il copione della storia di Tiamat raccontata nel libro del compianto Zecaria Sitchin, Il Pianeta degli Dei, dove Nibiru impatta con altro pianeta, appunto Tiamat e nello scontro si creano La Terra e la Luna. E’ una domanda a cui da decenni gli astronomi, pur non citando e interessandosi delle teorie di Sitchin e del Pianeta X, stanno cercando una risposta: come si è formata la Luna?
Ora lo scienziato planetario Frédéric Moynier della Washington University di St. Louis afferma che il suo gruppo avrebbe scoperto finalmente la prova che la Luna sarebbe nata in un gigantesco impatto tra un corpo celeste delle dimensioni di Marte e una primordiale Terra, completamente differente da come la conosciamo ora.
La Luna sarebbe nata da un gigantesco impatto tra un pianeta chiamato Theia – andato compeltamente distrutto..

La prova potrebbe non sembrare così impressionante per un non scienziato: un piccolo eccesso di una variante più pesante dello zinco nelle rocce lunari. Ma questa caratteristica potrebbe essere probabilmente dovuta al fatto che gli atomi di zinco più pesanti si sono condensati a formare le rocce lunari a partire da una turbolenta nube di rocce vaporizzata, creata da una collisione catastrofica in cui gli atomi di zinco più leggeri sono fuggiti prima di riuscire a ricadere sulla nascente Luna.

Gli scienziati sono stati alla ricerca di questo tipo di selezione di massa, chiamata frazionamento isotopico, dal momento che le missioni Apollo iniziarono a riportare le rocce lunari sulla Terra nel 1970, e Moynier, professore assistente di scienze della Terra e planetarie – insieme al dottorando Randal Paniello e al collega James Day della Scripps Institution of Oceanography – sono stati i primi a trovarla.  I geochimici hanno scoperto che le rocce lunari, in tutto e per tutto simili a quelle della Terra, mancano di sostanze volatili. Solo un impatto gigantesco tra due corpi celesti potrebbe spiegare questo fenomeno, mentre le teorie alternative per l’origine della Luna non riescono a giustificarlo.
Ma lo stesso evento che ha fatto evaporare le sostanze volatili dalle rocce lunari avrebbe dovuto creare anche un frazionamento isotopico. Finora gli scienziati hanno cercato le prove di tale frazionamento, ma non erano stati ancora in grado di trovarle, lasciando la teoria dell’impatto in un limbo – né dimostrata né smentita – per più di 30 anni.
“L’entità del frazionamento che abbiamo misurato nelle rocce lunari è 10 volte più grande di quello che vediamo ad esempio nelle rocce terrestri e marziane”, spiega Moynier, “quindi c’è una differenza importante.”
I dati, pubblicati nel numero del 18 ottobre 2012 di Nature, forniscono la prima prova fisica per l’evento di vaporizzazione all’ingrosso dopo la scoperta di esaurimento volatili nelle rocce lunari, come dice Moynier.
La teoria dell’impatto gigante
Secondo la teoria dell’impatto gigante, proposta nella sua forma moderna in una conferenza nel 1975 da William K. Hartmann e Donald R. Davis, la Luna si sarebbe formata in uno scontro apocalittico tra una Terra primordiale ed un corpo planetario chiamato Theia (nella mitologia greca Theia – o Teia – è la madre di Selene, dea della Luna).
Questo scontro è stato così potente che è difficile anche solo da immaginare, se si pensa che l’asteroide che ha fatto estinguere i dinosauri era delle dimensioni di qualche chilometro, mentre Theia si pensa fosse delle dimensioni del pianeta Marte.
Il rimpasto dei due pianeti ha rilasciato così tanta energia che gran parte del mantello della Terra e l’intera Theia si sono fuse e vaporizzate. La Luna è poi condensata dalla nube di vapore di roccia, parte del quale è poi ricaduto anche sulla Terra.
Questa idea, apparentemente bizzarra, ha guadagnato proseliti perché le simulazioni al computer hanno mostrato che in effetti una collisione gigante avrebbe potuto creare un sistema Terra-Luna con le giuste dinamiche orbitali e perché spiegherebbe una caratteristica fondamentale delle rocce lunari.
Una volta ottenute le rocce lunari, analisi geochimiche di laboratorio hanno ben presto permesso di accorgersi che esse sono quasi prive di quelle che vengono chiamate “sostanze moderatamente volatili”. La Luna è molto povera di sodio, potassio, zinco e piombo, dice Moynier.
“Ma se le rocce sono povere di volatili perché questi sono sfuggiti dopo il gigantesco impatto, dovremmo anche vedere il frazionamento isotopico”, ha proseguito. Gli isotopi sono varianti di un elemento della tavola periodica che hanno masse leggermente diverse ma stesso numero atomico, a causa della presenza o meno di neutroni nel nucleo.
“Quando una roccia viene fusa e poi evapora, gli isotopi leggeri entrano nella fase di vapore più velocemente che gli isotopi pesanti. Se il vapore si disperde, il residuo materiale roccioso sarà arricchito in isotopi pesanti rispetto al materiale di partenza,” spiega Moynier.
Il problema era che gli scienziati non riuscivano a trovare questo frazionamento isotopico.
Per far questo, il team ha analizzato 20 campioni di rocce lunari, tra cui quelle delle missioni Apollo 11, Apollo 12, Apollo 15 e Apollo 17 – ognuna con destinazioni diverse sulla Luna – e infine di un meteorite lunare.
Per ottenere i campioni, conservati a Houston presso il Johnson Space Center, Moynier ha dovuto convincere la commissione che controlla l’accesso alle rocce del valore scientifico del suo progetto.
“‘Quello che volevamo erano i basalti,” spiega Moynier, “perché sono quelle le rocce che che provengono dall’interno della Luna e sono quindi più rappresentativi della composizione interna della Luna.”
Rispetto alle rocce terrestri e marziane, le rocce lunari sono risultate avere concentrazioni molto più basse di zinco, ma con una concentrazione alta di isotopi pesanti di tale elemento.
Terra e Marte hanno composizioni isotopiche come quelle dei meteoriti condritiche, che si ritiene rappresentino la composizione originale della nube di gas e polveri da cui si è formato il sistema solare.
La spiegazione più semplice di queste differenze è che le condizioni durante o dopo la formazione della Luna hanno portato ad una perdita di volatili e un frazionamento isotopico, cosa che non è avvenuta sulla Terra o su Marte.
L’omogeneità isotopica dei materiali lunari, a sua volta, suggerisce che il frazionamento isotopico è il risultato di un vasto processo, piuttosto che un qualche fenomeno locale.  “Il lavoro ha anche implicazioni sull’origine della Terra”, Moynier sottolinea, “perché l’origine della Luna è stata una grande parte dell’origine della Terra.”
Senza l’influenza stabilizzante della Luna, la Terra sarebbe un pianeta molto diverso. Girerebbe molto più rapidamente, i giorni sarebbero più brevi, il clima più violento ed estremo. In effetti, sarebbe un pianeta molto più difficile da vivere, e forse non sarebbe stato nemmeno adatto per l’evoluzione di una specie come la nostra.
Ritorna in auge la teoria di Sitchin!!
Zecharia Sitchin, nel suo libro “Il Pianeta degli Dei” (The Twelfth Planet), sempre basandosi sui antichi testi Sumeri, fornisce dati piuttosto precisi sulle caratteristiche di Nibiru e ritiene probante, al fine di definire “strabilianti” le conoscenze astronomiche sumere, l’analisi di un reperto conservato nel Museo di Stato di Berlino, un’incisione su un sigillo cilindrico accadico risalente al 2400 a.C.
Il sigillo, a detta di Sitchin, altro non è che una raffigurazione del Sistema Solare che vede la nostra stella circondata dai pianeti da noi oggi conosciuti, nella giusta successione e dimensione, più Tiamat e il misterioso Nibiru. Tiamat, per i Sumeri, è un pianeta anticamente posto tra Marte e Giove.
Già molto prima dell’arrivo degli Anunnaki, Nibiru si è trovato periodicamente in posizione a noi prossima. In uno di questi passaggi viene ad impattare con Tiamat; quest’ultimo si frantuma in più parti, una parte diviene la cintura degli asteroidi mentre, la restante parte di Tiamat con il suo satellite Kingu (la Luna), viene scagliata verso un’orbita più vicina al Sole e genera all’attuale sistema Terra-Luna…
Redazione Segnidalcielo
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Vulcani - L'allarme degli scienziati


I ricercatori e gli scienziati di mezzo mondo stanno monitorando costantemente la situazione dei vulcani in tutto il pianeta, con particolare attenzione al cosiddetto "Ring of Fire", ovvero la linea di giunzione delle placche tettoniche che, dalle isole Filippine, percorre tutto l'arco dell'Oceano Pacifico per terminare al punto più meridionale delle coste occidentali del continente sudamericano.
A tale proposito, vulcanologi e geofisici avvertono una intensa attività che potrebbe essere il prologo ad una serie di eruzioni esplosive che potenzialmente cambierebbero la faccia del pianeta.
In primo luogo, l'Osservatorio Vulcanologico e Sismologico di Manizales, in Colombia, porta all'attenzione la inusuale serie di eventi sismici dell'ultima settimana, associati a fenomeni di frantumazione delle rocce in particolare riguardanti il massiccio del vulcano Cerro Machin e degli altri crateri presenti nella provincia di Tapias.
Anche all'isola vulcanica di El Hierro, nell'arcipelago delle Canarie, gli scienziati sono in allerta per una serie di eventi sismici il cui ipocentro è stato localizzato a circa 10 km diprofondità.
Preoccupazione desta il vulcano Yellowstone, nel nord-ovest degli Stati Uniti, dove si sono manifestati altrettanti eventi sismici seppur di intensità non forte, ma che sono evidenti segni dell'attività di una caldera molto attiva.
Cambiando zona, anche in Islanda si segnala un nuovo sciame sismico avvenuto durante lo scorso fine settimana, in particolare nella penisola di Reykjanes, a circa 12 km a sud-ovest del vulcano Brenisteinsjoll, con un picco di magnitudo 3.8 della scala Richter che ha avuto il suo ipocentro a 5 km di profondità alle ore 19.42 di venerdi scorso, ora di Greenwich.
Da rilevare anche l'esplosione avvenuta sul monte Klyuchevskoy, il più alto vulcano del continente euroasiatico che sorge nella parte orientale della Russia (4.750 metri) e che nella tarda mattinata di ieri ha manifestato i primi segni di una nuova fase eruttiva. Le ultime eruzioni del Klyuchevskoy risalgono a settembre 2009 e dicembre 2010.

I Rothschild mettono le mani sul petrolio del Sud Sudan


Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato la 193.ma nazione del mondo. Meno di una settimana dopo violenze sono scoppiate nel Sud Kordofan, una zona alla nuova frontiera tra Sudan e Sud Sudan, controllata dal Sudan e ricca di petrolio.
Non contenti del sequestro di giacimenti di petrolio del Sud Sudan, il cartello delle otto famiglie di banchieri guidato dai Rothschild, sembra voler spostare la nuova frontiera più a nord, strappando ancora più petrolio greggio al popolo del Sudan. Per decenni i servizi segreti occidentali hanno sostenuto l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA), nel tentativo di consegnare la parte meridionale del Sudan ai quattro cavalieri del petrolio. La regione possiede il 75% delle riserve petrolifere del Sudan.
Ciò che è stata la più lunga guerra civile dell’Africa, alla fine terminò quando il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, sotto pressione, cedette la parte meridionale del suo paese ai vampiri bancari del FMI/Banca Mondiale, dopo un conflitto che ha lasciato più di 2 milioni di morti. Pochi giorni dopo essersi dichiarata nazione sovrana, la società petrolifera statale del Sud Sudan, la Nilepet, costituiva una joint venture con la Glencore International Plc., per commercializzare il suo petrolio. Glencore è controllata dai Rothschild. La joint venture sarà la PetroNile, con il 51 per cento controllato da Nilepet e il 49 per cento dalla Glencore.
Il nuovo presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha firmato una legge che istituisce formalmente la Banca Centrale del Sud Sudan. Il Sudan è uno dei cinque paesi – insieme a Cuba, Corea del Nord, Siria e Iran – la cui banca centrale non è sotto il controllo del cartello delle otto famiglie di banchieri guidate dai Rothschild. Non è dunque un caso che la moneta di questo nuovo feudo petrolifero dei Rothschild, si chiami sterlina del Sud Sudan. Già nel 1993 il presidente sudanese al-Bashir aveva accusato l’Arabia Saudita di fornire armi all’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA) di Johnny Garang. Il Mossad israeliano ha anch’esso rifornito lo SPLA per anni attraverso il Kenya, con l’approvazione della CIA.
Nel 1996 l’amministrazione Clinton annunciava che l’aiuto militare a Etiopia, Eritrea e Uganda doveva essere utilizzato per aiutare l’SPLA per un’offensiva contro Khartoum. Quando questo sforzo sanguinoso fallì, gli scagnozzi delle otto famiglie iniziarono ad armare i ribelli in Ciad. Il Ciad è stato a lungo un paese importante per gli schemi produttivi in Nord Africa dell’Exxon-Mobil e della Chevron-Texaco. Il presidente del Ciad, Idriss Deby, che salì al potere nel 1991, era condiscendente con Big Oil. Fu anche classificato 16.mo nella lista dei peggiori dittatori del mondo, nel 2009, sulla rivista Parade.
I ribelli in Ciad avevano due obiettivi. Gli ufficiali pagatori della casa dei Saud della CIA, fornirono il supporto al Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), che aveva tentato di rovesciare il Presidente libico Muammar Gheddafi. Nel 1990, a seguito del successo del contro-colpo di stato supportato dai libici contro il governo del Ciad che sponsorizzava la NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 capi del NFS con il finanziamento saudita. Gli Stati Uniti consegnarono 5 milioni di dollari in aiuti al governo dittatoriale del Kenya di Daniel Arap Moi, in modo che il Kenya ospitasse i leader del NFS, che gli altri governi africani si rifiutarono di accogliere. Arap Moi poi figurò nelle operazioni segrete della CIA in Somalia, dove i sauditi avevano finanziato anche la controinsurrezione. Le agenzie di intelligence occidentali poi utilizzarono il governo del Ciad per finanziare il Movimento Giustizia e Uguaglianza (JEM). Dalle basi in Ciad, questi terroristi lanciavano incursioni nella regione sudanese del Darfur, creando la grave crisi dei rifugiati, durante l’apertura del secondo fronte settentrionale della guerra condotta contro il Sudan sul fianco meridionale, dall’SPLA di Big Oil.
I media occidentali, ovviamente, accusarono del conflitto in Darfur soltanto il governo sudanese e l’idiocrazia liberale seguì presa per il suo stupido naso, come in Jugoslavia. Nel marzo 2009 il tribunale farsa preferito dalle otto famiglie, la Corte penale internazionale (CPI), accusò il presidente sudanese al-Bashir di crimini di guerra. Non vi fu alcuna menzione del JEM nelle accuse del CPI. Nell’agosto 2006, il presidente del Ciad Deby aveva fatto una svolta a sinistra, chiedendo che il Ciad ottenesse la quota del 60% della sua produzione petrolifera nazionale, dopo aver ricevuto per decenni solo le “briciole” dalle società straniere che gestivano il settore. Aveva accusato Chevron e Petronas di rifiuarsi di pagare le tasse, per un totale di 486,2 milioni dollari.
Nel 2008, il presidente sudanese al-Bashir partecipò all’inaugurazione della rielezione di Déby, segnalando la ripresa delle relazioni che posero fine al conflitto nel Darfur. Con al-Bashir ancora seduto in cima a enormi giacimenti di petrolio, le otto famiglie idearono il piano per la secessione del Sud Sudan dal Sudan. Estenuato dai continui attacchi al suo popolo, che avevano lasciato due milioni di morti, al-Bashir è stato costretto all’accordo sulla divisione. Con le violenze che già esplodono nel Sud Kordofan, controllato dal Sudan e ricco di petrolio, sembra che l’SPLA e il suo sponsor Glencore/Rothschild non si accontentino di aver rubato la maggior parte dei giacimenti petroliferi del Sudan. I vampiri li vogliono tutti.
di Dean Henderson
Fonte: aurorasito

Scoperto pianeta extrasolare in orbita intorno ad alpha centauri

Washington (Usa), 17 ott. (LaPresse/AP) - Gli astronomi europei hanno trovato un pianeta esterno al Sistema solare, simile in dimensioni alla Terra. Si tratta di un tipo di corpo celeste a lungo cercato dagli studiosi ed è stato trovato in orbita intorno alla stella alpha centauri B, una delle più prossime al Sistema solare. Tuttavia il pianeta è troppo vicino alla stella attorno a cui orbita ed è talmente caldo che probabilmente la sua superficie è ricoperta di lava fusa. Le temperature superficiali sono infatti stimate intorno ai 1.200 gradi centigradi. Gli astronomi sostengono che intorno alla stella potrebbero orbitare anche altri corpi celesti, forse a una distanza più ampia e quindi con temperature che favoriscano la formazione di acqua e vita. Per quanto alpha centauri B sia una delle stelle più vicine al Sistema solare (in alcune parti dell'emisfero australe è possibile vederla a occhio nudo), il pianeta e i suoi eventuali compagni sono comunque troppo lontani per essere raggiunti, in quanto con le tecnologie attuali ci potrebbero volere decine di migliaia di anni per raggiungerli. La ricerca degli scienziati è stata pubblicata ieri sulla rivista Nature. 
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Attenzione: l'Italia e' gia' fallita ma lo nascondono!


Stanno trasferendo il debito pubblico italiano dalle banche straniere alle nostre. E quando questo sarà interamente nei nostri istituti di credito, il default lo pagheremo solo noi.

Oggi lo spread non ha il significato che aveva due anni fa, o anche un anno fa, per il semplice fatto che la maggior parte del debito pubblico italiano è stata sottoscritta dalle banche italiane. Quindi la presenza di operatori internazionali vigili sul mercato italiano si è affievolita. Ci troviamo un po' a giocare in casa.
Il fatto che le banche abbiano sottoscritto il debito dello Stato è abbastanza chiaro: in una situazione di crisi come quella attuale banche e Stato sono legate a doppio filo ed è anche chiaro che le banche non chiederanno un tasso di interesse eccessivo che porti lo Stato a una situazione di crisi, tipo quella che è successa l'anno scorso. In realtà si sta cercando di trasformare l'Italia, ma anche la Spagna, in una sorta di nuovo Giappone, dove quasi il 100% dell'indebitamento dello Stato viene sottoscritto dalle banche nazionali o dalla stessa popolazione.

Non dobbiamo dimenticare che con l'introduzione dell'Euro sparì il rischio di svalutazione della moneta italiana, poiché moneta unica. E dunque ci fu una grossa presenza delle banche straniere in Italia per quanto riguarda la vendita del credito, sia per quanto riguarda il credito agli individui e alle società, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la sottoscrizione del debito pubblico.Basti vedere che la presenza delle banche straniere nel debito italiano aumenta progressivamente dal 1999 fino al 2010 e passa da un 30%, fino al 60%. Nel 2012, dunque, il 60% dell'indebitamento italiano era nelle mani delle banche straniere. A quel punto scoppia la crisi del debito sovrano. E che succede? Succede che queste banche progressivamente riducono la percentuale di debito pubblico dei paesi della periferia che hanno nel loro portafoglio. E oggi le banche tedesche hanno una percentuale del 30% del debito italiano. Chi è che ha comprato questo debito pubblico (perché è chiaro che questo debito pubblico ha continuato a crescere e quindi l'Italia ha continuato a fare delle aste)? Le banche italiane, che sono passate da una percentuale nel 2010 intorno al 30/35% a una percentuale altre il 60%.
L'obiettivo non detto è quello di riuscire a fare sì che le banche italiane riescano a sostenere in toto il debito pubblico italiano. Così se l'Italia si troverà al centro di una grave crisi in cui dovrà fare un default, chi pagherà quel default saremo noi...   

In arrivo le Orionidi, le meteore della cometa di Halley

Puntate i vostri occhi al cielo questo week end perché ne vedremo delle belle: la scia del passaggio della cometa Halley porterà con sé una pioggia di stelle cadenti.


Se il cielo sarà limpido, nella notte tra sabato e domenica potremo ammirare la coda di stelle cadenti che si porta dietro la cometa Halley nel suo tragitto intorno al Sole. La Terra entrerà infatti nella sua coda di detriti, e secondo il capo del Meteoroid Environment Office della NASA, i pezzi che toccheranno l’atmosfera terrestre ci regaleranno dozzine di stelle all’ora. La Luna calante farà la sua parte, interferendo minimamente con l’avvistamento. LEGGI ANCHE: Immagina un cielo con quattro soli La cometa Halley ritorna nei pressi della Terra ogni 75-76 anni, ed è abbastanza luminosa da essere visibile ad occhio nudo: la sua ultima comparsa è stata nel 1986, e la prossima è attesa per il 2061. Il suo ripetuto orbitare intorno al Sole ha fatto sì che la sua scia di detriti si sia distribuita più o meno uniformemente lungo tutta la sua orbita, e viene attraversata dalla Terra ogni anno nella seconda metà di ottobre, dando vita a un picco di Orionidi, stelle cadenti così chiamate perché arrivano dalla costellazione di Orione. Le scie luminose di queste meteore si aprono a ventaglio in una regione a Nord della seconda stella più luminosa della costellazione di Orione: Betelgeuse. In Italia il loro passaggio è atteso intorno alla mezzanotte, e il loro tragitto nei nostri cieli sarà spettacolare per una serie di motivi. I frammenti arrivano da alcune delle stelle più luminose, e quest’anno in più Venere e Giove si sono mossi in posizione con Sirio, per formare un triangolo luminoso nei cieli orientali poco prima dell’alba. Così, la mattina del 21 ottobre, roventi pezzi della cometa Halley passeranno attraverso questa triade celestiale. LEGGI ANCHE: Due buchi neri al prezzo di uno La probabilità di osservarne una anche soltanto per un momento è del 75%. Le meteore sfrecciano nella nostra atmosfera a una velocità di 66 Km/s, che tende a farle implodere e a lasciare traccia nel cielo per qualche minuto.

Uno spettacolare bolide luminoso attraversa i cieli della California!

18 ottobre 2012 - Secondo l'astronomo Kevin Martin Il bolide luminoso che ha squarciato i cieli della California la scorsa notte non apparterrebbe all'annuale pioggia meteorica delle Orionidi.

Decine di segnalazioni sono pervenute alla pagina facebook di spaceweather.com, secondo alcuni l'oggetto luminoso che ha attraversato i cieli della California, non assomigliava ne ad un meteorite che ad un bolide, ma potrebbe esseri trattato di un detrito spaziale in rientro nell'atmosfera terrestre che rilasciava una scintillate scia luminosa.

 


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