La vita ebbe origine sulla terraferma?


Cosa abbiamo imparato fino ad oggi sulla nascita della vita sulla Terra? Lasciando da parte alcune delle teorie più affascinanti, come la panspermia, i libri di scuola ci hanno abituato a questo scenario: microscopiche forme di vita che emergono, si nutrono, si riproducono e si evolvono all'interno di un brodo primordiale, un mix di acqua e sostanze nutrienti che si suppone fosse presente negli oceani di qualche miliardo di anni fa.

La teoria del brodo primordiale non si basa soltanto sul celebre esperimento di Stanley Miller, ma anche sulle recenti scoperte di vere e proprie oasi della vita sui fondali marini, osservabili nei pressi di fumarole subacquee.

Una nuova ricerca, tuttavia, sembra mettere in dubbio la classica teoria del brodo primordiale escludendo la possibilità che le prime forme di vita possano essere emerse negli oceani del pianeta. E' più probabile, invece, che i primi microrganismi si siano evoluti all'interno di pozze di fango vulcaniche.

Secondo Armen Mulkidjanian, biofisico della University of Osnabrück, il liquido cellulare racchiuso all'interno della membrana della maggior parte degli organismi viventi è totalmente differente da ciò che ci aspetterebbe da forme di vita nate ed emerse in acqua.

Le pozze vulcaniche, invece, conterrebbero alti livelli di potassio coerenti con quelli riscontrati all'interno del fluido cellulare. Se la vita fosse sorta negli oceani, sarebbe più logico trovare all'interno della membrana cellulare elevate quantità di sodio. "Per le cellule, sintetizzare le proteine, le loro macchine molecolari, necessita di moltissimo potassio. Il sodio blocca queste attività" spiega Mulkidjanian. "La vita non può sopravvivere senza sintetizzare proteine, per cui deve mantenere alti i livelli di potassio".

Le cellule moderne sono fornite di piccole pompe (pompe sodio-potassio) con la funzione di espellere il sodio in eccesso per evitare di bloccare il meccanismo di sintesi delle proteine. Le prime cellule viventi, tuttavia, non disponevano di questo sistema di regolazione del sodio, ma erano provviste di una membrana cellulare che faceva ben poca distinzione tra le varie sostanze che riuscivano a penetrare all'interno delle pareti.

Una membrana così permeabile si traduceva in organismi estremamente dipendenti dalle condizioni ambientali in cui vivevano: l'introduzione di piccole quantità di sodio nell' ambiente avrebbe potuto mettere in seria crisi la loro stessa sopravvivenza, e il rapporto tra sodio e potassio sarebbe dovuto essere in favore del secondo elemento per consentire a queste cellule di continuare a prosperare.

Il mare primordiale, al contrario, conteneva sodio e potassio in rapporto di 40 a 1, una quantità tale da uccidere qualunque forma di vita delle origini. Mulkidjanian e i suoi colleghi si sono quindi posti questa domanda: se i primi organismi viventi non si sono evoluti in acqua, quale sarebbe stato il loro habitat ideale?

Mulkidjanian, con l'aiuto di geologi in grado di fornire un quadro più chiaro della Terra di 4 miliardi di anni fa, è giunto alla conclusione che il miglior habitat per le prime forme di vita del pianeta sarebbe stato un campo geotermico, pozze di fango come quelle osservabili allo Yellowstone National Park.

"Le pozze di fango si formano dove il vapore fuoriesce della terra e si condensa, trasportando molte sostanze minerali, potassio incluso. Sembrano come limo che sgorga dal terreno, e sarebbero state ottime incubatrici per le prime cellule viventi".

Ciò che fino ad ora ha fatto scartare l'ipotesi delle pozze di fango è la presenza di potenti acidi, potenzialmente letali per qualunque forma di vita nota. Uno di questi, l'acido solforico, si forma quando l'acido solfidrico prodotto dall'attività vulcanica si lega con l'ossigeno dell'atmosfera.

L'elemento principale di questo scenario è la scarsa quantità di ossigeno presente sulla Terra primordiale: al tempo, la nostra atmosfera era satura di anidride carbonica, e il poco ossigeno avrebbe impedito la formazione di grandi masse di soluzioni acide, favorendo lo sviluppo dei primi esseri viventi.

"La gente è spaventata dalle condizioni di forte acidità, ma la Terra del tempo conteneva ben poco ossigeno nell'atmosfera. Questi ambienti anossici sono rimasti stabili per milioni di anni, e hanno probabilmente contribuito a supportare le prime forme di vita terrestri".

La Terra innevata assomiglia ad Europa!

Una immagine vale più di 1000 parole. Ed è proprio grazie ad una immagine che proponiamo un insolito (ed eccessivo) parallelo tra il gelo che ha colpito in questi giorni il nostro paese e le condizioni climatiche ben più estreme di Europa, la Luna di Giove.


Nel montaggio di oggi, compare in grande una recentissima immagine del nostro paese innevato catturata dallo strumento MERIS a bordo di Envisat dell’ESA il 13 Febbraio scorso. Nel box sulla destra, contornato di rosso, una immagine storica (nella stessa scala) della superficie di Europa, realizzata il 27 Giugno 1996 dalla sonda della NASA Galileo. L’immagine inquadra una porzione equatoriale della superficie di Europa da una distanza di 156,000 chilometri e mostra come un parallelismo tra la luna ghiacciata e le zone ad alta latitudine del nostro pianeta non sia così peregrino.

Europa è infatti ricoperta di una crosta di ghiaccio, spessa oltre 100Km (secondo i modelli basati sulla densità) sulla quale sono evidenti delle grandi fratture (le linee nere e circolari ben visibili nell’immagine) che dividono la crosta in veri e propri “iceberg” che si separano e si muovono proprio come accade nei nostri mari del nord. Un parallelismo, questo tra Europa e ghiacci terrestri, alla base degli studi scientifici più recenti.
http://www.media.inaf.it/2012/02/13/emergenza-neve-e-la-terra-assomiglia-a-europa/

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Francia e Germania impongono alla Grecia l'acquisto di armi in cambio di aiuti!




11 milioni di persone ridotte in schiavitù dall’asse franco-tedesco, i cui sistemi bancari detengono rispettivamente 47,9 e 18,6 miliardi di dollari di debito greco. Le pretese che la troika Bce-Fmi-Ue, per mano del suo fantoccio Papademos, ha fatto approvare sono da bollettino di guerra. Drastica deregulation del mercato del lavoro. Una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito. 150mila lavoratori licenziati, di cui 15mila subito. Taglio netto delle pensioni. Drastica economia di spesa, soprattutto sui farmaci, sugli ospedali e sulle autonomie locali. Vendita delle quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria.

Fame nera. In cambio di cosa? Di 130 milardi di aiuti e di una rinegoziazione del debito con le banche estere del 70% in meno. Siamo sicuri che siano aiuti? Il debito pubblico greco ammonta a 365,6 miliardi di euro. Con l’abbattimento dei crediti bancari potrebbe scendere a 265. Con i 130 miliardi di prestiti (+ 15 salva banche) correrebbe nuovamente verso i 400. Nuovo debito per dare l’illusione di liberarsi di quello vecchio.
E intanto i creditori continuano a fare affari. Nel 2012 la spesa militare ellenica ammonterà a 7 miliardi di euro. La gente è disperata ma si dilapideranno 7mila mlioni di euro. A vantaggio di chi? Ma della Merkel e di Sarkozy, naturalmente. Armi vecchie, di seconda mano, in cambio di nuovo debito.
La Grecia è ormai ridotta ad area periferica di sfruttamento, estrazione e colonizzazione. E indovinate chi si era opposto? Papandreou. Quello che aveva anche osato parlare di referendum. Quello subito rimosso e sostituito dal banchiere della Commissione Trilaterale, amico di Monti, che a sua volta sta facendo più o meno le stesse cose qui da noi.
Italiani: che aria tira, lì, sul pero? Fa un bel fresco?

FREGATE, SOTTOMARINI E CACCIA

Quelle pressioni di Merkel e Sarkò per ottenere commesse militari

CORRIERE DELLA SERA  13/02/2012 – p.5. I greci sono alla fame, ma hanno gli arsenali bellici pieni. E continuano a comprare armi. Quest’anno bruceranno il tre per cento del Pil (prodotto interno lordo) in spese militari. Solo gli Stati Uniti, in proporzione, si possono permettere tanto. Ma cosa spinge Atene a sperperare montagne di soldi? La paura dei turchi? No, è l’ingordigia della Merkel e di Sarkozy. I due leader europei mettono da mesi il governo greco con le spalle al muro: se volete gli aiuti, se volete rimanere nell’euro, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra.
Le pressioni di Berlino sul governo di Atene per vendere armi sono state denunciate nei giorni scorsi da una stampa tedesca allibita per il cinismo della Merkel, che impone tagli e sacrifici ai cittadini ellenici e poi pretende di favorire l’industria bellica della Germania.

Fino al 2009 i rapporti fra Atene e Berlino andavano a gonfie vele, il governo greco era presieduto da Kostas Karamanlis (centrodestra), grande amico della Merkel. Gli anni di Karamanlis sono stati una vera manna per la Germania. «In quel periodo – ha calcolato una rivista specializzata – i produttori di armi tedeschi hanno guadagnato una fortuna». Una delle commesse di Atene riguardò 170 panzer Leopard, costati 1,7 miliardi di euro, e 223 cannoni dismessi dalla Bundeswehr, la Difesa tedesca.

Nel 2008 i capi della Nato osservavano meravigliati le pazze spese in armamenti che facevano balzare la Grecia al quinto posto nel mondo come nazione importatrice di strumenti bellici. Prima di concludere il suo mandato di premier, Karamanlis fece un ultimo regalo ai tedeschi, ordinò 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp. Il successore, George Papandreou, socialista, si è sempre rifiutato di farseli consegnare. Voleva risparmiare una spesa mostruosa. Ma Berlino insisteva. Allora il leader greco ha trovato una scusa per dire no. Ha fatto svolgere una perizia tecnica dai suoi ufficiali della Marina, i quali hanno sentenziato che quei sottomarini non reggono il mare. Ma la verità, ha tuonato il vice di Papandreou, Teodor Pangalos, è che «ci vogliono imporre altre armi, ma noi non ne abbiamo bisogno». Gli ha dato ragione il ministro turco Egemen Bagis che, in un’intervista allo Herald Tribune, ha detto chiaro e tondo: «I sottomarini della Germania e della Francia non servono né ad Atene né ad Ankara».
Tuttavia, Papandreou, alla disperata ricerca di fondi internazionali, non ha potuto dire di no a tutto. L’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. E così il leader di Atene si è dovuto piegare. A marzo scorso dalla Germania ha ottenuto uno sconto, invece dei 4 sottomarini ne ha acquistati 2 al prezzo di 1,3 miliardi di euro. Ha dovuto prendere anche 223 carri armati Leopard II per 403 milioni di euro, arricchendo l’industria tedesca a spese dei poveri greci. Un guadagno immorale, secondo il leader dei Verdi tedeschi Daniel Cohn-Bendit. Papandreou ha dovuto pagare pegno anche a Sarkozy. Durante una visita a Parigi nel maggio scorso ha firmato un accordo per la fornitura di 6 fregate e 15 elicotteri. Costo: 4 miliardi di euro. Più motovedette per 400 milioni di euro.
Alla fine la Merkel è riuscita a liberarsi di Papandreou, sostituito dal più docile Papademos. E i programmi militari ripartono: si progetta di acquisire 60 caccia intercettori. I budget sono subito lievitati. Per il 2012 la Grecia prevede una spesa militare superiore ai 7 miliardi di euro, il 18,2 per cento in più rispetto al 2011, il tre per cento del Pil. L’Italia è ferma a meno dello 0,9 per cento del Pil.
Siccome i pagamenti sono diluiti negli anni, se la Grecia fallisce, addio soldi. Ma un portavoce della Merkel è sicuro che «il governo Papademos rispetterà gli impegni». Chissà se li rispetterà anche il Portogallo, altro Paese con l’acqua alla gola e al quale Germania e Francia stanno imponendo la stessa ricetta: acquisto di armi in cambio di aiuti.
I produttori di armamenti hanno bisogno del forte sostegno dei governi dei propri Paesi per vendere la loro merce. E i governi fanno pressione sui possibili acquirenti. Così nel mondo le spese militari crescono paurosamente: nel 2011 hanno raggiunto i 1800 miliardi di dollari, il 50 per cento in più rispetto al 2001.






- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!


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Le statue dell’isola di Pasqua hanno anche un corpo!

Le statue dell’isola di Pasqua non hanno ancora svelato tutti i loro segreti



La scoperta non è recente, ma nelle ultime settimane è stata di nuovo rilanciata: le statue dell'isola di Pasqua hanno un corpo. Mentre probabilmente la loro fama deriva sopratutto dalla loro enorme ed enigmatica testa, queste statue hanno ancora in serbo numerosi altri segreti. Più della metà della loro dimensione è risultata interrata, corpo e mani erano infatti celati dal terreno.


isola di pasqua, rapanui, moai




Se si attribuisce la scoperta delle parti interrate delle statue alla coppia Routledge, un gruppo privato di ricerca ha recentemente sotterrato una statua che ha mostrato di avere anche numerose scritte sul tronco.

Molti misteri circondano ancora l'Isola di Pasqua e la scoperta di queste scritte nascoste rischiano di riaccendere il dibattito.




isola di pasqua, rapanui, moai



Gli  scienziati sono quasi tutti d'accordo nel dire che la scomparsa della popolazione sia dovuta ad un ecocidio, ma cosa diranno di questi giganti di pietra sotterrati?  Sono stati i Rapanui a sistemarli in quel modo fin dall’inizio o questa sistemazione è dovuta all’azione del tempo?


isola di pasqua, rapanui, moai

Un pò di storia dell'Isola di Pasqua
L’Isola di Pasqua è senz’altro uno dei luoghi più isolati del mondo. E’ un isola vulcanica situata nell'Oceano Pacifico a 3700 chilometri dal Cile, da cui dipende, e a 4000 chilometri da Tahiti. La terra più vicina a questa piccola isola è Pitcairn, che dista 2000 chilometri.


Il primo europeo a scoprirla è stato il navigatore olandese Jakob Roggeveen, proprio il giorno di Pasqua dell'anno 1722, quando contava circa 4000 abitanti. Annessa alla Spagna nel 1770, è stata ceduta al Cile nel 1888.

Questa isola è famosa soprattutto per i resti megalitici dei Rapanui (prime civiltà riconosciute del l'isola). Il patrimonio archeologico comprende circa 900 statue di pietra, i moai, di 4 metri di altezza media, e quasi 300 terrazze, le ahu, che si trovano ai piedi delle statue.

Alcune sembrano ultimate, mentre altre non lo sono (circa 300 secondo le stime). La più grande misura 24 metri di altezza e pesa circa 270 tonnellate. 

Alcune hanno subito le ingiurie del tempo, mentre altre sono state abbattute durante le numerose e violenti guerre tribali.
L’iIsola di Pasqua è nota  sopratutto per il mistero, a lungo rimasto inspiegabile, sulla loro produzione, ma anche sul trasporto dei blocchi di basalto che sono alti in media, fra i 2,5 ai 10 metri.

Ma questa isola è anche tristemente nota per i motivi dell'estinzione del popolo che vi abitava.

I primi migranti erano riusciti a costruire, a partire da risorse piuttosto limitate, una società tecnologicamente avanzata. Oltre a queste statue imponenti, avevano sviluppato un vero e proprio sistema di scrittura. Le significative risorse in alberi a loro disposizione lungo la costa, si sarebbero poi   esaurite in pochi secoli.

La crescita della popolazione e l’utilizzo incontrollato delle risorse della natura hanno portato ad un degrado rapido e significativo dell' ecosistema (questo fatto è stato dimostrato dalle ricerche archeologiche). Un ecocidio che è certamente responsabile della scomparsa degli abitanti originari dell'isola di Pasqua.

isola di pasqua, rapanui, moai
Dagli anni 1500-1600, l'isola ha perso molta della sua vegetazione, a seguito di uno sfruttamento irrazionale ed incontrollato delle risorse naturali. Un modello matematico ha stabilito che la popolazione non avrebbe dovuto superare le 2000 persone per poter continuare a vivere sull'isola senza esaurire una risorsa essenziale: le palme.


Questa "deforestazione" ha causato anche l’ esaurimento del suolo, che ha avuto effetti devastanti sull'agricoltura. A questo si aggiunge la siccità e le guerre tribali.

Per superare la  siccità gli abitanti dell 'isola avrebbero implorato gli dei per far tornare la pioggia, e questo  potrebbe spiegare la loro frenesia nel costruire i moai. Rendendosi conto che era tutto inutile, la gente si sarebbe rivoltata contro gli dei e si sarebbe scatenata contro i propri idoli, abbattendoli e precipitando l'isola nel caos. Successivamente, le nuove malattie portate dagli esploratori europei e le deportazioni hanno ridotto ulteriormente la popolazione.

Cano Cristales, il fiume arcobaleno della Colombia

Il Cristales Cano è un fiume della Sierra de la Macarena, che si trova proprio nel comune omonimo in Colombia.
Questa zona, un tempo considerata molto pericolosa a causa della presenza dei guerriglieri del Farc, è ora diventata una meta di turisti di tutto il mondo che vi si recano per assistere allo spettacolo dei suoi colori cangianti; quando il fiume si trasforma, da semplice corso d’acqua, in luogo magico in cui i colori giocano a formare meravigliose composizioni artistiche dalle mille sfumature.

Ma questo succede soltanto nel breve intervallo di qualche giorno e durante la stagione delle piogge, quando le alghe e il muschio nascosti nei suoi fondali possono riscaldarsi al Sole senza essere bruciati. Queste alghe, dai molteplici colori accesi, rosso, giallo, verde, blu e nero, creano un effetto visivo unico al mondo.


Pur essendo un piccolo fiume, che non raggiunge i 100 km di lunghezza, è ormai diventato famoso con diverse denominazioni che esaltano queste sue caratteristiche: “il fiume più bello del mondo”, "il fiume fuggito dal paradiso" e ancora “Il fiume dai cinque colori o “Il fiume arcobaleno”
Il nome Caño, invece proviene dalla tradizione linguistica locale e designa i piccoli corsi d’acqua.


Il fiume inoltre è movimentato da rapide e cascate, con acque molto pulite e trasparenti che in estate prosciugano, permettendo alle alghe e ad altre piante di moltiplicarsi.



Oltre a questo sorprendente spettacolo, nella zona, ci sono anche le rocce della Macarena di 1.200 milioni di anni e che costituiscono il prolungamento ad ovest dell’ Escudo Guyanés de Venezuela, le cui rocce sono considerate le più antiche al mondo.

La Sierra de la Macarena è anche molto ricca di flora e fauna, e vi si trovano oltre 420 specie di uccelli, 10 di anfibi, 43 di rettili e 8 di primati. I pesci invece sono quasi inesistenti, a causa dell’ assenza di sedimenti.
Non vi è dubbio che il Cano Cristales meriti abbondantemente il nome di fiume più bello del mondo…

Terremoto di magnitudo 6.0 colpisce a largo della costa dell'Oregon

15 feb.2012 - Oregon - Un terremoto di magnitudo 6.0 della scala richter e' stato registrato a largo della costa dell'Oregon negli Stati Uniti,secondo i dati dell'Istituto di Sorveglianza Geologica USGS il sisma e' avvenuto ad una profondita' di 10 km l'epicentro a circa 256 km Ovest da Coos Bay,nessun allarme tsunami e' stato emesso.

La NASA altera volutamente i colori di Marte?

Molti ricercatori indipendenti sono pervenuti alla conclusione che la NASA manomette i colori delle sue foto, almeno per quanto riguarda il pianeta Marte.
Questo articolo ha lo scopo di dimostrare che vengono cambiati da un ambiente di tipo terrestre (anche se desertico), in un ambiente rosso ed inospitale.

Colori cambiati e calibrazione del colore
Qui è mostrata la prima prova che la NASA ha l'abitudine di cambiare i colori in maniera tale che il blu è visualizzato come rosso:
L'immagine qui sopra poteva essere trovata al seguente indirizzo
Ma il giorno 16 Gennaio 2004 l'hanno modificata di nuovo, tagliandola in modo tale da escludere il dispositivo di calibrazione del colore!
Ora un poco di attenzione: notate ora le differenze di colore del dispositivo di calibrazione: quello a sinistra è l'ingrandimento della immagine a 'colori', mentre quello a destra è lo stesso dispositivo, ma fotografato sulla terra.
L'angolo in basso a destra dovrebbe essere blu, ma che è succede, è rosso ! Il coloreblu è stato cambiato in rosso. Anche il colore verde del dispositivo di calibrazione è diventato arancio In poche parole, visto che il verde ed il blu sono due dei tre colori fondamentali (e che sono stati cambiati in tonalità di rosso), tutte le tonalità dei colori di questa foto sono stati fatti tendere al rosso.
Gli scienziati del JPL hanno ragione
Alla conferenza stampa dove hanno presentato le prime immagini di Marte, gli scienziati del JPL hanno mostrato questa foto del panorama marziano. È mostrato un deserto dalle tonalità salmone, ma col cielo blu.
Qui sotto ci sono due fotografie della conferenza dove potete vedere voi stessi sullo sfondo il panorama marziano incriminato:

Lo stesso panorama, nel sito ufficiale della NASA viene presentato così:
È evidente come i colori sono completamente diversi....
... così come sono diversi i colori delle immagini che presento sul mio sito.

 


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