5000 pesci muoiono lungo un fiume in Australia


24 gennaio 2012 - AUSTRALIA - I bassi livelli di ossigeno e la temperatura eccessiva delle acque si ritiene che abbia ucciso migliaia di pesci nel fiume Perth Swan River. Circa 5.000 pesci morti sono stati rinvenuti lungo il corso superiore del fiume.Secondo gli esperti la "Pioggia improvvisa trascina spesso materia organica nel fiume e questo provoca in genere una diminuzione dei livelli di ossigeno rendendo l'ambiente non adatto per i pesci e altra fauna acquatica".Campioni sono stati prelevati per gli esami del caso,la maggior parte degli esemplari morti  sono delle giovani orate nere. - ABC

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La Terra e' investita dalla piu' potente eruzione solare registrata dal maggio del 2005

(AGI) Washington - La Terra e' investita dalla piu' potente eruzione solare registrata dal maggio del 2005. Il vento di particelle solari, iniziato nelle prime ore di lunedi', potrebbero disturbare le comunicazioni via satellite. Lo ha reso noto l'Amministrazione nazionale americana per gli oceani e l'atmosfera (Noaa). L'intensita' della tempesta e' stata classificata di grado tre, su una scala che arriva fino ad un massimo di cinque. La Nasa ha assicurato che i sei astronauti presenti nella stazione spaziale internazionale (Iss) non corrono rischi.- Agi

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Dalla California monitorare l’acidificazione degli oceani di tutto il mondo

Potrebbe essere che la vita di un pinguino sia influenzata dai gas di scarico di una macchina? Secondo gli scienziati della della University of California sì, perchè un terzo dell’anidride carbonica viene assorbita dagli oceani del mondo rendendoli più acidi. Lo studio presentato da un team d 18 ricercatori è fra i più ampi su questo argomento.


Gli scienziati hanno usato sensori sviluppati presso la Scripps Institution of Oceanography della UC di San Diego per misurare l’acidità di 15 zone oceaniche, dall’ Antartide alle acque temperate e tropicali.

L’acidità degli oceani, alterando il pH dell’acqua, colpisce interi ecosistemi provocando stress agli organismi marini. Gretchen E. Hofmann, un eco-fisiologo e docente nel Department of Ecology, Evolution & Marine Biology dell’a University of California è autore del recente articolo apparso su PLoS ONE, che descrive la ricerca.

“Siamo stati in grado di illustrare come parti degli oceani del mondo abbiano attualmente pH differenti, e quindi come potrebbero rispondere ai cambiamenti del clima nel futuro”, ha detto Hofmann. “Lo abbiamo scoperto grazie a dei sensori.” I sensori hanno registrato almeno per 30 giorni i valori del pH in ogni zona dello studio.

Dall’inizio della rivoluzione industriale, le attività umane hanno accelerato il rilascio di anidride carbonica nell’atmosfera e l’anidride carbonica si mescola con l’acqua. Le due molecole si uniscono per diventare acido carbonico, rendendo l’acqua dei mari più acida. Miliardi di molecole si combinano e passando attraverso questo processo, il pH complessivo degli oceani diminuisce, provocandone l’acidificazione.

L’acidificazione limita la quantità di forme di carbonato che sono necessarie per gli invertebrati marini come coralli, ricci, lumache, crostacei e molluschi, per costituire i loro scheletri. Se la concentrazione di carbonati diminuisce, nell’ acqua acidificata sarà più difficile costruire un guscio. Inoltre le strutture di alcuni organismi possono dissolversi quando la chimica dell’acqua diventa troppo sfavorevole.

“I dati che emergono dai sensori di pH ci permettono di progettare gli esperimenti di laboratorio”, ha detto Hofmann. “Gli esperimenti ci permetteranno di vedere come gli organismi si stanno adattando e come potrebbero rispondere al cambiamento climatico in futuro.”

I ricercatori hanno scoperto che, in alcuni luoghi come l’Antartide e le Isole del Sud del Pacifico, l’intervallo di variazione del pH è molto più limitato rispetto alle aree della costa della California che sono soggette a grandi movimenti verticali di acqua. In alcune delle aree di studio, i ricercatori hanno scoperto che la diminuzione del pH dell’acqua del mare causato dalle emissioni di gas serra è ancora entro i limiti di fluttuazione naturale del pH. Invece altre aree hanno raggiuno livelli di acidità che gli scienziati si aspettavano solo per la fine di questo secolo.

“Questo studio è importante per identificare la complessità del problema dell’acidificazione degli oceani in tutto il mondo,” ha detto il co-autore Jennifer Smith, un biologo marino della Scripps. “I nostri dati mostrano come la variabilità enorme del pH dell’acqua di mare, sia all’interno che tra gli ecosistemi marini, renda le previsioni globali degli impatti di acidificazione degli oceani una grande sfida”.

Todd Martz, un ricercatore in Chimica marina alla Scripps, ha sviluppato il sensore. “Poiché ogni sensore utilizzato in questo studio è stato costruito alla Scripps, sono stato in grado di assimilare un certo numero di set di dati, raccolti in modo indipendente dai ricercatori che altrimenti non avrebbero potuto comunicare l’uno con l’altro. ”

Il team ha osservato che i sensori di Scripps, chiamati “SeaFET” e “SeapHOx,” consentono ai ricercatori di monitorare costantemente e autonomamente il pH da parti remote del mondo, fornendo importanti dati da cui gli scienziati possono monitorare i cambiamenti futuri causati dall’ acidificazione degli oceani.

Nonostante questo studio raccolga dati da 15 regioni oceaniche diverse, gli autori fanno notare che si tratta di osservazioni sulla superficie degli oceani e nelle zone costiere e che sarebbe necessario uno studio in acque oceaniche più profonde e più lontane dalla costa.

Scoperte straordinarie dune su Titano!

Nuove analisi dei dati radar della Missioni Cassini in una partnership tra NASA, European Space Agency (ESA) e Agenzia Spaziale Italiana riguardanti Titano, il più grande dei satelliti di Saturno, hanno rivelato un estesa presenza di dune che mostrano variazioni con il passare del tempo e sono diverse a seconda della loro latitudine e altitudine.


Le dune occupano circa il 13% della superficie di Titano per un area complessiva più o meno equivalente a quella del Canada. Le dune si formano nella regione equatoriale e nell emisfero settentrionale tendono ad essere più strette. Ciò può essere dovuto all orbita ellittica di Saturno: Titano orbita attorno a Saturno e assieme ad esso attorno al Sole in un anno che dura quasi trent anni terrestri. Ogni stagione su Titano dura quindi oltre sette anni terrestri e a causa dell orbita ellittica di Saturno l emisfero meridionale ha estati più brevi ma più intense. Di conseguenza le regioni meridionali sono più secche e la sabbia più essere trasportata più facilmente dai venti che creano le dune.

Una conferma a quest ipotesi viene dal fatto che mari e laghi di etano e metano liquido sono più comuni nell emisfero nord, dove bagnano la sabbia che di conseguenza è più difficile da trasportare dai venti.

Le immagini radar della regione di Belet, in un area depressa, mostrano dune larghe con coltri di sabbia più spesse tra di esse. I maggiori campi di dune di Titano sono di questo tipo. Le dune terrestri nel deserto dell Oman sono di questo tipo.
Le dune in aree più elevate e a latitudine maggiore come quelle della regione di Fensel tendono ad essere più sottili e più separate le une dalle altre. Le dune terrestri del Kalahari in Sud Africa e Namibia sono di questo tipo. Da ciò si deduce che ad elevate altitudini ci sia poca sabbia disponibile per formare dune.
Nonostante queste similitudini, ci sono notevoli differenze tra le dune terrestri e quelle di Titano. Innanzitutto le dimensioni: le dune di Titano sono gigantesche secondo gli standard terrestri perché la loro larghezza media è di uno o anche due chilometri, la loro lunghezza può essere di centinaia di chilometri e la loro altezza è attorno ai cento metri.

Un altra differenza è nella composizione delle dune: la sabbia delle dune terrestri è composta di silicati mentre quella di Titano è composta di idrocarburi solidi che precipitano dall atmosfera. Essi si aggregano in granelli delle dimensioni di millimetri attraverso un processo ancora sconosciuto.

La comprensione del processo di formazione, della forma, della dimensione e della distribuzione delle dune su Titano è importante per comprendere il clima e la geologia di questo satellite che dimostra ancora una volta di essere davvero straordinario.

Straordinarie immagini della Costa Concordia riprese dallo spazio!


Poche ore dopo il disastro della nave crociera Costa Concordia, un satellite è riuscito ad ottenere alcune straordinarie immagini radar dell'Isola Giglio, accanto alla quale si riesce ad vedere la nave. Il satellite in causa era un satellite italiano chiamato COSMO-SkyMed ed è stato prodotto e lanciato dalla ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Se zoomate potete vedere anche altri dettagli ma non moltissime navi vicino perché il disastro era appena successo.


Nel frattempo, ieri 20 Gennaio, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo stato di emergenza per il Giglio in seguito al naufragio della Costa Concordia. I venti non aiutano molto e la nave continua a muoversi. La preoccupazione è che con il peggioramento del tempo la nave possa inabissarsi completamente, portando con se eventuali altri sopravvissuti oltre a molti galloni di combustibile che diventerebbero un problema molto grosso.



''L'oscillazione - spiega Nicola Casagli, docente dell'Universita' di Firenze, parlando con i giornalisti all'Isola del Giglio - sta rientrando, la nave si muove ma a velocita' minore: 10 millimetri all'ora a prua contro i 15 millimetri registrati stamani e meno di 5 millimetri a poppa contro i 7 millimetri di stamani. Con i dati che abbiamo - aggiunge Casagli - non e' ancora possibile dare una interpretazione di questo movimento. Per farlo serve una serie piu' lunga di dati, penso di poter essere piu' preciso entro la fine della settimana. Al momento si possono fare tre ipotesi: una oscillazione in risposta alle correnti che sta rientrando; un assestamento della nave; o, speriamo di no, uno scivolamento sugli scogli''. Il robot subacqueo Rov sta esaminando il fondo proprio per avere dati utili sugli spostamenti, ma anche per cercare eventuali corpi.

In questi giorni molti altri satelliti sono passati nella zona ed è possibile che, anche per aiutare a comprendere un'eventuale perdita di combustibile e la sua diffusione, vengano fatte anche altre immagini ad alta risoluzione della zona.

COSMO-SkyMed, che ha scattato la foto radar di oggi, è una costellazione di 4 satelliti italiani che sono equipaggiati con sensori Synthetic Aperture Radar (SAR) che forniscono una copertura globale della Terra a scopi militari e civili, specialmente nei casi di analisi delle emergenze e disastri ambientali o per il monitoraggio agricolo.

Forte terremoto 6,3 richter a largo delle isole Fiji nel Pacifico

24 gennaio 2012 - Un terremoto di magnitudo 6,3 della scala richter e' stato registrato dall'Istituto di sorverglianza geologica americano USGS alle ore 00:52 UTC nella regione sud delle isole Fiji nel Pacifico l'evento avvenuto in mare ad una profondita' di 582 km.L'epicentro e' stato localizzato a 1370 km NNE da Aukland,Nuova Zelanda.Nessun allarme tsunami e' stato emesso.La tempesta di radiazioni solari sta facendo sentire il suo effetto sulle regioni ad alta sensibilta' sismica tutte le principali linee di faglia del pianeta potranno essere interessate da un incremento dell'attivita' dei terremoti e dei vulcani.un altro forte terremoto e' avvenuto ieri 23 gennaio in Cile lungo la linea di faglia a largo della costa di magnituto 6,2 richter.
Terrarealtime

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Un intenso flusso di protoni solari sta impattando con la sonda SOHO!



Un flusso accelerato di protoni solari generati dal flare di classe M9 del 23 gennaio 2012 sta generando una tempesta di classe S3.Questo potrebbe interferire con le strumentazioni dei satelliti in orbita e con le comunicazioni radio polari.L'immagine del satellite SOHO mostra l'effetto neve provocato dal flusso dei protoni che stanno colpendo la sonda spaziale.

 


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