Ecuador: frattura della terra di 1.200 mt di lunghezza!

22 gennaio 2012 - Ecuador - La Terra sembra essersi divisa in due,e' accaduto nella comunita' di Chura nella regione Esmeraldas vicino alla foce del fiume Colorado in Ecuador .La flora e la fauna della zona e' stata sommersa dalla frana che ha creato un canale di 1.200 metri di lunghezza e 70 di larghezza con una profondita' di dieci metri che ha lasciato in isolamento alcune famiglie'.


Testimoni riferiscono di aver sentito come rombo,un esplosione intorno alle 4:00 del mattino seguito da uno scuotimento della terra che ha fatto tremare le abitazioni per diversi minuti fortunatamente non sono stati riportati danni a cose o persone al villaggio distante appena 150 metri dal luogo del disastro.

Russia: Un gigantesco sinkhole appare nella regione del Dagestan!


21 Gennaio 2012 - Un misterioso e imponente sinkhole, una voragine gigantesca che sembra collegarsi col centro della terra e' apparsa nella repubblica del Dagestan in Russia.Il campo dove e' apparsa la voragine sembra essere diventata una meta di pellegrinaggio per la gente del luogo incredula di fronte ad un fenomeno che sta diventando sempre piu' frequente in diverse parti del pianeta.Le autorita' stanno ancora cercando di dare una spiegazione ad un fenomeno assolutamente nuovo per questa regione.
http://www.realufos.net/2012/01/bizzare-sinkhole-or-massive-crater.html
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Una gigantesca tempesta di fulmini si abbatte sulla costa occidentale dell'Australia!


20 gennaio 2012 - AUSTRALIA - Quattro persone sono stati colpiti da fulmini e migliaia sono rimasti senza elettricita' nella citta' di Perth lungo la costa occidentale dell'Australia. Il servizio di emergenza dello Stato ha esortato la gente a rimanere a casa durante il passaggio della tempesta. Un uomo è stato colpito da un fulmine a Mandurah alle 4 del mattino,un altro uomo è stato colpito da un fulmine nel Baldivis ed è stato portato all'ospedale di Rockingham. Un'altra persona è stata colpita da un fulmine a Welshpool. Nessuna delle persone colpite da fulmini hanno riportato ferite mortali.Numerose abitazioni sono state danneggiate, alluvioni hanno inondato le strade e voli nazionali e internazionali hanno subito ritardi. La tempesta ha lasciato almeno 22.000 case senza elettricità, soprattutto nella regione sud metropolitana, e ha anche causato ritardi sulla linea ferroviaria Mandurah - Perth. - Perth Now

L'immagine satellitare mostra il numero di fulmini caduti nella zona durante la tempesta.

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Registrato il suicidio di una cometa in diretta!

E' stato osservato in diretta il suicidio di una cometa mentre si tuffa nell'atmosfera infuocata del Sole. Le immagini, pubblicate su Science, mostrano che la cometa C/2011 N3 era a circa 100.000 chilometri dalla superficie del Sole quando ha iniziato a entrare nell'atmosfera della stella, frantumandosi in piccoli pezzi e vaporizzandosi.


Il lavoro si deve a un gruppo di ricerca coordinato dagli Stati Uniti, con Carolus Schrijver del Lockheed Martin Advanced Technology Center a Palo Alto, ed e' stato possibile combinando le informazioni fornite da tre osservatori spaziali della Nasa,
il Solar Dynamics Observatory (Sdo), il Solar Heliospheric Observatory (Soho) e il Solar-Terrestrial Relations Observatory (Stereo). I ricercatori hanno monitorato la cometa nell'ottico e nell'ultravioletto, mentre il 6 luglio 2011 si e' immersa nella parte piu' esterna dell'atmosfera solare, la corona. La cometa si e' tuffata nel Sole sfrecciando alla velocita' di circa 650 chilometri al secondo.
Si tratta delle prime osservazioni di questo tipo e secondo gli esperti potrebbero aiutare sia a comprendere l'oggetto da cui ha avuto origine la cometa suicida, sia ad avere informazioni sui mattoni che hanno costruito il Sistema Solare.
Lo studio della composizione di queste comete e' infatti cruciale per comprendere quali sono gli elementi che costituiscono le comete, soprattutto i silicati rocciosi e alcuni solfuri che sono fra i primi materiali che si sono condensati nel disco di polveri che circondava il Sole appena nato e nel quale si sono formati i pianeti e gli altri corpi che compongono oggi il Sistema Solare. La cometa C/2011 N3 fa parte della famiglia di Kreutz, un gruppo di comete che passa periodicamente vicino al Sole e che si pensa sia figlio di una cometa gigante dal raggio compreso fra 10 e 50 chilometri, che si e' sbriciolata migliaia di anni fa. Negli ultimi 15 anni oltre 2.000 di questi oggetti sono passati rasenti al Sole, ma nessuno e' stato seguito fin nell'atmosfera solare. Nel loro incontro fatale con il Sole, le comete sono esposte a temperature che superano 3.700 gradi, senza eguali nel resto del Sistema Solare. Studiarle e' particolarmente importante, sottolineano gli esperti, perche' questi corpi celesti primitivi subiscono un processo di disgregazione dei loro elementi che permette di studiarne la composizione in dettaglio.- Ansa

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Il 2011 anno record dei disastri naturali!


Terremoti, tsunami, alluvioni: il costo in termini di vite umane di questi disastri naturali è inestimabile, anche quando si conosce il numero esatto di vittime. Il loro peso sull’economia globale è, invece, perfettamente calcolabile: per l’anno 2011 si attesta intorno ai 380 miliardi di dollari. Cifra che rende questo anno il più costoso degli ultimi 30 anni (fino a oggi il record era del 2005, con danni conseguenti a catastrofi ambientali pari a 220 miliardi di dollari). Per lo meno questa è la stima della Munich Re, una delle maggiori compagnie riassicuratrici del mondo che ha calcolato i costi delle tragedie ambientali dal 1980 a oggi.



A pesare maggiormente sul bilancio mondiale dello scorso anno sono stati il terremoto dell'11 marzo in Giappone, quello del mese precedente (22 febbraio) in Nuova Zelanda – nella stessa zona colpita nel 2010 da un terremoto di intensità ancora maggiore - e le alluvioni in Thailandia tra agosto e novembre. In particolare, quanto avvenuto nella costa nordorientale dell’isola nipponica è stato stimato come il più costoso disastro di tutti i tempi: 210 miliardi, senza tenere conto dei danni riportati dalla centrale nucleare di Fukushima- Daiichi.
Il 90 per cento degli oltre 820 eventi che hanno provocato perdite rilevanti nel 2011 è legato a fattori climatici, e solo il 10 per cento a fenomeni geofisici. Nonostante questo, i due terzi del costo dei danni è attribuibile proprio a terremoti e smottamenti. Infatti negli ultimi anni il peso economico di questi eventi è aumentato, anche se il loro numero totale annuo è invece rimasto quasi invariato dal 1980. Aumentati anche numero e costo dei disastri collegati ai cambiamenti climatici globali come siccità, alluvioni e tempeste, soprattutto quello degli ultimi due.
L'effetto del climate change lo scorso anno si è fatto sentire anche in altri modi. Per esempio, per la prima volta l'agenzia meterologica statunitense Noaa ha qualificato come tempesta tropicale un sistema di bassa pressione verificatosi nell'area del Mediterraneo (Rolf, formatosi lo scorso 3 novembre). Inoltre, lo scorso anno sono morte 27 mila persone in conseguenza di catastrofi naturali, ma di questo conto non fa parte l'ingente numero delle vittime della carestia dovuta alla peggiore siccità delle ultime decadi nel Corno d'Africa, la più grande emergenza umanitaria del 2011. Guerre civili e instabilità politica rendono molto difficile il conto preciso delle vite perse.
http://www.galileonet.it/articles/4f17ed8272b7ab41d800006c

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Presto sara' fotografato un buco nero!


La promessa di Dimitrios Psaltis, professore associato di astrofisica alla University of Arizona, è di quelle che lasciano il segno. I buchi neri infatti non sono proprio il migliore soggetto astronomico da immortalare, anzi. Il loro campo di attrazione gravitazionale così intenso cattura tutto quello che si trova nelle loro vicinanze: polvere, gas, persino la luce. Dunque quella di fotografare un buco nero sembrerebbe un’impresa, o meglio una scommessa, persa in partenza. Ma Psaltis e altri ricercatori che insieme a lui fanno parte del progetto Event Horizon Telescope sono davvero convinti che riusciranno a raggiungere questo risultato. Così hanno organizzato una conferenza che si apre oggi a Tucson per presentare il loro piano d’azione alla comunità scientifica internazionale.

Primo obiettivo nella lista dei buchi neri da riprendere sarà quello, di massa almeno pari a quattro milioni di volte quella del Sole, che alberga nel cuore della Via Lattea, la nostra galassia, e del quale finora conosciamo la sua presenza solo da indizi indiretti.

Per riuscire nell’impresa, verranno combinate le osservazioni di una cinquantina di radiotelescopi sparsi sulla Terra, così da ottenere riprese equivalenti a quelle che si otterrebbero avendo a disposizione un unico grande strumento dal diametro pari a quello del nostro pianeta: oltre 12.000 chilometri. Tra questi strumenti ci saranno antenne collocate negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone e a cui presto si aggiungerà ALMA, l’Atacama Large Millimeter Array dell’ESO che, sulle Ande cilene, sta per iniziare la sua piena fase operativa.

Secondo gli scienziati, questo complesso e articolato lavoro di squadra permetterà di ottenere delle riprese molto dettagliate del buco nero. Non riuscendo ovviamente a ‘vedere’ la sua regione centrale, ma spingendosi fino alla sua immediata periferia, a partire da quella zona di demarcazione nota come l’orizzonte degli eventi, all’interno della quale ogni cosa, materia o radiazione, non può più sfuggire al buco nero. Le riprese sarebbero sufficientemente dettagliate da mostrare il profilo del buco nero.

Certo non così spettacolari come quelle a cui ormai ci hanno abituato i più grandi telescopi sulla Terra e nello spazio – Hubble su tutti – ma attese con grande ansia dagli astrofisici, che grazie ad esse potrebbero compiere importanti passi avanti nella comprensione di questi oggetti celesti così estremi e addirittura testare alcune delle predizioni della Teoria della Relatività Generale di Einstein.

“L’idea su cui stanno lavorando gli astronomi è quella di osservare l’ombra del buco nero, il profilo che esso forma rispetto alla materia circostante prima che questa venga irrimediabilmente attratta dalla sua influenza” commenta Marcello Giroletti, dell’INAF-IRA di Bologna. “Nella rete di radiotelescopi ad alta frequenza che verranno utilizzati ci sarà ALMA, appena entrato in funzione nell’altopiano di Atacama in Cile, a cui partecipa anche INAF.

Proprio l’entrata in funzione di ALMA è fra gli eventi che hanno dato il via a questo progetto che permetterà di visualizzare la materia prima che scompaia, fagocitata per sempre dal buco nero. C’è grande interesse intorno alla conferenza di presentazione del progetto che ha inizio oggi, non solo dal punto di vista scientifico ma anche per la natura internazionale dello strumento che verrà utilizzato. Tra i partecipanti c’è anche il Prof. Gabriele Giovannini, associato INAF”.

A cura di Marco Galliani

Non tutte le galassie obbediscono alla legge di gravità!

Non tutte le galassie obbediscono alla legge di gravità. Lo dimostra una ricerca italiana secondo la quale nelle galassie ellittiche i movimenti delle stelle seguono regole diverse da quelle stabilite dalla gravità formulata da Isaac Newton.


Appena accettato dall'Astrophysical Journal, lo studio è stato pubblicato online sulla rivista ArXiv da un gruppo di ricerca dell'osservatorio di Capodimonte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e delle università di Napoli, della California a Santa Cruz e di Zurigo.Nel caso delle tre galassie "disobbedienti" analizzate nella ricerca, il movimento può essere spiegato senza ricorrere all'ipotesi della materia oscura, la materia invisibile che occupa il 25% dell'universo. In galassie di questo tipo il movimento delle stelle può essere spiegato sulla base delle teorie chiamate "f(R)", che prevedono un'estensione della teoria della Relatività generale di Albert Einstein. "Dal un punto di vista dei modelli dinamici delle galassie, abbiamo potuto verificare che la distribuzione dei moti delle stelle nelle galassie ellittiche può essere riprodotta con estrema accuratezza dalle teorie f(R)", osserva il primo autore dell'articolo, Nicola Napolitano, dell'osservatorio di Capodimonte dell'Inaf.Le tre galassie osservate erano state studiate in precedenza alla luce della tradizionale legge di gravità. "Allo stato attuale - osserva Napolitano - non è possibile escludere nessuna delle due Teorie, ma è interessante vedere che ci possono essere spiegazioni alternative al paradigma della materia oscura". A spingere i ricercatori alla ricerca di teorie alternative alla gravità è stato il fatto che "il modello cosmologico standard con materia oscura fredda non funziona egualmente bene a tutte le scale dell'universo", aggiunge Massimo Capaccioli dell'università Federico II di Napoli, co-autore dell'articolo.Senza contare che finora non esistono prove dell'esistenza delle particelle elementari che compongono la materia oscura. Per Salvatore Capozziello, dell'università Federico II di Napoli, le galassie ellittiche non sono le sole a non obbedire alla gravità classica: potrebbero comportarsi in modo simile anche galassie a spirale e ammassi di galassie

 


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