6 agosto 2016

Il FMI: la mafia più potente del mondo





NORMANDIA, Francia – Cos'è successo alla rivistaTIME?

Henry Luce, che diede i natali al TIME – il primo magazine settimanale di notizie negli Stati Uniti – sarebbe rimasto sconvolto a vedere quello che è diventato.

Insulso, servile, puerile... adulante i ricchi, i pretenziosi, i clientelisti e gli zombie – insomma, un disastro dal punto di vista giornalistico.

Quello che scatena in noi questa repulsione è un articolo sul TIME che abbiamo letto nella sala d'attesa dell'aeroporto.

C'era una foto del capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, sulla copertina e l'articolo prometteva di nominare le "100 persone più influenti nel mondo".

Fin dall'inizio, gli editori sono in difficoltà. Praticamente ognuna della maggior parte delle persone "influenti" nel mondo è una celebrità... uno scribacchino... o un politico finito... o un attore finito.

La signora Lagarde, per esempio.

Non siamo sicuri di quale categoria dovrebbe far parte. Ma dal momento che s'impegna a sostenere il sistema e ad evitare il cambiamento – come quasi tutti gli altri elencati nell'articolo... abbiamo difficoltà a comprendere che tipo d'influenza possa avere.

Al massimo la sua influenza è paragonabile al gas nello stomaco o agli scarafaggi: ci sono sempre. Senza di lei, le cose sarebbero più o meno come sono oggi.

L'agiografia della signora Lagarde è stata scritta da un altro campione dello status quo, l'attuale presidente della FED Janet Yellen.

La Yellen ci dice che "nessuna organizzazione è più cruciale per la stabilità dell'economia globale rispetto al Fondo Monetario Internazionale."

Anche in questo caso, prendiamo un bel respiro. Stabilità è una parola ingannevole.

Come la mafia aiuta a stabilizzare i quartieri poveri di Palermo... o l'eroina gratis aiuta a stabilizzare i tossicodipendenti... il Fondo Monetario Internazionale ha lo scopo di far funzionare l'attuale sistema – non importa quanti danni possa arrecare.

Questo è il tema che ricorre più spesso sulle bocche dei 100 influenzatori più famosi.

Come quando si riuniscono alle cene di beneficenza di un qualche miliardario, tutti sostengono di agire per il miglior risultato. Ma non ci sono prove che quelli che conosciamo (molti, non li riconosciamo) abbiano fatto una sola cosa diversa dal costruire la loro reputazione e spacciare la loro influenza.

La Yellen chiama la Lagarde una "apripista". Ma quale sentiero ha tracciato?

La Lagarde è la prima donna a guidare il Fondo Monetario Internazionale, dice la Yellen (senza ricordare che quest'ultima è la prima donna a capo della FED).

Gli altri 99 "influenzatori" sono un mix di intrattenitori, politici, trogloditi e fenomeni da baraccone.

Il denominatore comune è che sono tutte persone i cui nomi finiscono sui giornali.

Il generale dell'Airforce degli Stati Uniti, Lori Robinson, "protegge la nostra patria"...

...il senatore Ted Cruz "non si fermerà davanti a nessun ostacolo che si frappone tra lui e più posti di lavoro, una maggiore libertà, e la vera sicurezza per il popolo americano"...

...il romanziere Marilynne Robinson "è determinata ad essere quanto più intelligente possibile"...

...la tennista indiana Sonia Mirza "ha ispirato una generazione di indiani affinché perseguissero i loro sogni"...

...il presidente dell'Università, Diana Natalicio, "era un'avanguardista, capace di vedere il futuro dell'America nel volto dei suoi studenti"...

...Il presidente della Ford Foundation, Darren Walker, vuole "sconfiggere la disuguaglianza"...

...il direttore dell'FBI, James Comey, sta cercando di contrastare "il terrorismo internazionale e le minacce della cyber-sicurezza"...

...e nei prossimi decenni, la gente guarderà indietro al lavoro dell'artista giapponese Yayoi Kusama e "capirà che la sua idea di creazione e infinito ha avuto una resistenza eterna."

Blah. Blah. Sì... sì.

Ma il nostro sproloquio preferito è quello del "filosofo" francese Bernard-Henri Lévy.

Egli definisce il presidente francese Francois Hollande "l'europeo ribelle", e sostiene che dovrebbe essere incluso tra le 100 persone più influenti del pianeta.

Hollande, dice Lévy, è "uno degli ultimissimi leader europei a credere nell'Europa – che senza di essa, finiremmo in un nuovo Medioevo."

Non siamo sicuri se ridere o piangere.

Abbiamo seguito la carriera di Lévy, da grande distanza e con molto disinteresse, per più di 40 anni.

Lo abbiamo incontrato nei primi anni '70. Era il leader di un movimento di sinistra chiamato "I Nuovi Filosofi". Pensavamo che sarebbe valsa la pena capire di cosa si trattasse. Purtroppo non siamo riusciti a capirlo.

Forse era colpa nostra. La nostra conoscenza dei vecchi filosofi era discutibile, nella migliore delle ipotesi.

All'epoca pensavamo che la colpa fosse nostra se I Nuovi Filosofi non avevano alcun senso. Ora, non ne siamo così sicuri.

Cosa fa pensare a Lévy che l'Europa tornerebbe ai "secoli bui" se l'Unione Europea venisse smantellata?

L'UE è nata nel 1992. Stavamo davvero così male prima?

Non che ricordiamo.

Ma Lévy non si ferma qui. Dice che Hollande è un "grande leader mondiale, e questo non è un parere, ma un fatto."

Eh?

Che tipo di fatto sarebbe questo? E che tipo di filosofo non conosce la differenza tra realtà e opinione?

A quanto pare il tipo che pensa che Francois Hollande sia un grande leader mondiale. O il povero scemo che ora sta scrivendo sulla rivista una volta importante di Henry Luce.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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