22 luglio 2016

ALERT! ARSENALE ATOMICO AMERICANO FINITO IN MANO A ERDOGAN…



“Il ministro della Giustizia turco ha confermato che circa sei mila persone – inclusi generali e comandanti di una base militare aerea utilizzata dagli Stati Uniti
per colpire i miliziano dello Stato islamico – sono detenute dalle prime ore di domenica mattina”, informa l’agenzia di Stampa Reuters.

Ultimo sostenitore di una Turchia laica e riformista, deciso a invertire la tendenza intrapresa dall’Akp dell’onnipotente e onnipresente Recep Tayyip Erdogan, l’esercito turco sta vivendo un momento critico, a causa del fallito colpo di Stato, tentato nella notte del 15 luglio.

Concepito per porre fine allo strapotere di Erdogan, e con esso alla violazione delle libertà fondamentali, la mancata riuscita del golpe non ha fatto altro che fornire al Presidente turco una giustificazione per eliminare figure da tempo scomode alla leadership di governo e, così, procedere a passo spedito verso quella che sembra essere la restaurazione del sultanato ottomano, abolito da Mustafa Kemal, meglio conosciuto come Ataturk, nel 1922.

TUTTI I NUMERI DEL GOLPE

“L’arresto di centinaia di ufficiali dell’esercito, soldati e altri uomini sospettati di essere in qualche modo legati al fallito colpo di stato ha inaugurato, in Turchia, una campagna repressiva messa in atto dalle autorità contro i cospiratori”, scrive il Washington Post.

Secondo il primo ministro Binali Yildrim “al momento sono detenute 7543 persone, di cui 6083 soldati”, riporta l’agenzia di stampa Reuters. Il premier turco ha anche reso noto che, negli scontri che si sono susseguiti durante la lunga notte turca, “232 persone, di cui 208 tra civili, poliziotti e soldati fedeli al governo, e 24 golpisti sono stati uccisi”, prosegue l’agenzia di stampa.

IL CASO DEL GENERALE BEKIR ERCAN VAN

“Tra coloro i quali sono stati arrestati c’è anche il comandante della base aerea di Incirlik, che è utilizzata dalle forze Usa per sferrare attacchi contro i miliziani dello Stato islamico in Iraq e Siria”, scrive il Washington Post, citando una fonte ufficiale turca che ha preferito preservare l’anonimità.

“Il Generale Bekir Ercan Van è detenuto, insieme ad altri dieci uomini, da domenica. La base è il più grande sito della Nato a ospitare forze militari Usa che controllano scorte di ordigni nucleari”, prosegue il quotidiano.

Il consolato statunitense di Adana, città turca del Sud, ha fatto sapere che sabato le autorità locali avevano sospeso le attività a Incirlik e bloccato ogni movimento da e per la base. La Turchia aveva anche chiuso il proprio spazio aereo ai mezzi militari. Il giorno successivo, domenica, il portavoce del Pentagono, Peter Cook, ha reso noto che la Turchia aveva riaperto lo spazio aereo e, contestualmente, ripreso le operazioni contro lo Stato islamico.

Il Generale Bekir Ercan Van, comandate della base di Incirlik, è stato arrestato con l’accusa di coinvolgimento nel tentato colpo di stato. “Stando a quanto si dice, gli Stati Uniti si sono rifiutati di dare asilo al Generale”, riporta il New York Time, citando una persona vicina ai fatti.

ALCUNI NOTI GOLPISTI

Oltre al generale Ercan Van, il cui nome ha fatto scalpore per via dell’incarico ricoperto, in un contesto che trascende i confini turchi, anche altri volti noti dell’esercito sono stati arrestati. Il Generale Akin Ozturk, ex comandante dell’aviazione turca e attache militare in Israele, oggi membro del Consiglio militare supremo turco. I Generali Adem Huduti, comandante del reparto dell’esercito turco impegnato lungo il confine con l’Iraq, la Siria e l’Iran, e Erdal Özturk, del terzo corpo di armata di Istanbul, altro contingente Nato. E ancora, l’Ammiraglio Hakan Ustem, rimosso dall’incarico, ma il cui arresto non è ancora stato confermato, né smentito.

“Quello a cui stiamo assistendo mostra una seria fratture all’interno dell’esercito turco”, ha affermato Soner Cagaptay, direttore del centro di ricerche sulla Turchia presso il Washington Institute for Near East Policy.

LA RICOSTRUZIONE E LE VERSIONI

Scrive Gianluca Di Feo su Repubblica: “Tra una miriade di voci difficilmente dimostrabili, gli apparati del presidente sembrano avere in mano un solo punto forte contro gli americani: il decollo di almeno un aereo cisterna dalla pista di Incirlik. È il velivolo che ha rifornito di carburante gli F-16 golpisti impegnati nel bombardamento dei palazzi del potere e probabilmente nel tentativo di eliminare lo stesso Erdogan nella sua residenza estiva”. Ma a Incirlik ci sono velivoli rifornitori americani e turchi, dell’identico modello KC-135 Stratotanker, aggiunge il quotidiano, e tutti dipendono dall’ufficiale anatolico che guida il Decimo Tanker Group, il generale Bekir Ercan Van, arrestato domenica insieme ad altri undici militari.” Il Pentagono ha subito fatto sapere che la cisterna incriminata è partita dalla zona turca dell’aeroporto: come a Sigonella, una parte della pista è sotto controllo americano e il resto in mano alle autorità locali. La situazione di Incirlik però è più confusa perché i reparti statunitensi sono integrati nel comando turco: lavorano sempre fianco a fianco”.

LA BASE DI INCIRLIK

Costruita da ingegneri a stelle e strisce, a circa 400 km a sud-est di Ankara, la base militare di Incirlik ha visto la luce nella primavera del 1951. Concepita inizialmente come un’area presso cui i bombardieri avrebbero potuto fare scalo, e messa a disposizione dell’aviazione sia turca che americana, in virtù di un accordo bilaterale firmato tra le parti nel 1954, l’anno successivo la base prese il nome di Base aerea di Adana, per poi essere rinominata Base aerea di Incirlik, solo nel 1958. Durante gli anni ’60, la base ha ospitato le esercitazioni di alcuni squadroni dell’Usafe, il comando militare della United States Air Force in Europa, e mantenuto un’importanza strategica per la Nato.

Durante la seconda metà degli anni ’70, il governo turco annunciò la chiusura di tutte le basi americani in Turchia, per via dell’embargo imposto da Washington nei confronti di Ankara, dopo che questa aveva utilizzato equipaggiamento bellico americane durante il conflitto con Cipro. Soltanto le basi di Incirlik e Izmir furono immuni alla decisione, per via della loro rilevanza in ambito transatlantico. Abolito l’embargo nel 1978, e firmato un accordo per la cooperazione economica e militare nel 1980, i rapporti tra Stati Uniti e Turchia ripresero a pieno ritmo.

Rivelatasi un punto di riferimento importante durante la Guerra fredda prima, e la prima guerra del Golfo poi, la base aerea di Incirlik è sempre stata il fulcro delle attività svolte dagli Stati Uniti in supporto della Turchia, soprattutto in caso di disastri ed emergenze umanitarie. Si pensi al terremoto del 1976 o a quello del 1999.


In seguito ai fatti dell’undici settembre, e della campagna militare intrapresa in Afghanistan dagli Stati Uniti di George W. Bush, Incirlik è stato un punto di snodo per le operazioni umanitarie, così come un passaggio obbligatorio per il rifornimento dell’aviazione americana. Sfruttata anche nel corso della guerra in Iraq, nel 2006 la base è stata utilizzata, ancora una volta, come cuore di ponte aereo messo in piedi per fornire soccorso alla popolazione pakistana colpita da un forte terremoto. L’anno successivo, invece, Incirlik è stata la via di fuga per 1700 cittadini americani che cercavano riparo dal conflitto impazzato tra Libano e Israele.

http://formiche.net/2016/07/19/base-aerea-nato-incirlik/

(ANSA) - WASHINGTON - La base aerea Nato di Incirlik, nel sud della Turchia, da cui partono i raid contro l'Isis della Coalizione internazionale a guida Usa, é ancora senza elettricità,
cinque giorni dopo il fallito golpe nel Paese.Ma l'Ansa dimentica di dire che i caccia che hanno bombardato il palazzo presidenziale durante il golpe sono partiti dalla stessa base aerea della Nato...quindi e' facile dedurre che il golpe ha avuto un appoggio logistico degli USA... 
    Gli Stati Uniti continuano così ad affidarsi ai potenti generatori, che finora hanno permesso di proseguire anche le missioni aeree anti-Isis. Tuttavia, da Ankara non si hanno ancora notizie sui tempi previsti per il ripristino delle forniture e il Dipartimento di Stato Usa ammette che il protrarsi di questa situazione potrebbe creare problemi.
    Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto alla Cnn che l'elettricità é stata interrotta in tutte le basi militari del Paese per ridurre il rischio che queste possano essere utilizzate dai golpisti.
    Per il momento i raid aerei continuano regolarmente, così come le missioni di sorveglianza e di rifornimento. Ma alcune missioni sono già state trasferite in altre basi.
Secondo il concetto politico della condivisione nucleare, sei paesi della Nato in Europa, ospitano circa 180 bombe nucleari B61. Dovrebbero rappresentare un deterrente nucleare ritenuto in grado di dissuadere anche gli stessi alleati dallo sviluppare armi nucleari fatte in casa. Le basi italiane di Ghedi ed Aviano dovrebbero ospitare complessivamente dalle 30 alle 50 bombe nucleari B61. Le sei basi della Nato (Belgio (Kleine Brogel AB), Germania (Buchel AB), Italia (Aviano e Ghedi AB), Paesi Bassi (Volkel AB), e Turchia (Incirlik AB) ospitano circa 180 bombe nucleari americane B61 Mod-3,-4,-7,-10. La bomba nucleare B61-12 è stata progettata per essere trasportata dal caccia tattico F-35. Le 180 testate B61 dislocate nelle sei basi in Europa, saranno riconvertite alla versione Mod-12 entro i prossimi tre anni (dagli 8 ai 12 miliardi di dollari, fondi già stanziati). I recenti episodi in Turchia, hanno spinto il governo statunitense a stanziare ulteriori fondi per fortificare le strutture che ospitano le testate nucleari.



In cima alla lista le basi di Aviano ed Incirlik. Quello turco, è il più grande sito di stoccaggio di armi nucleari statunitensi in Europa. Secondo la Federation of American Scientists, nella base di Incirlik si trovano 25 sotterranei, ognuno dei quali può contenere fino a quattro bombe per una capacità massima di 100 bombe. È opinione abbastanza comune ritenere che il sito turco ospiti un quarto dell’intera riserva nucleare B61 degli Stati Uniti in Europa. La B61-12 rappresenta un unicum nel panorama delle armi tattiche. Con una precisione di 30 metri dall’obiettivo richiede solo una testata da 50 kilotoni (una potenza più accettabile e con minori effetti collaterali). Ciò significa maggiore accuratezza ed un nuovo impiego sul campo di battaglia. Il rendimento detonante di una testata da 50 kilotoni, in un raggio di 30-68 metri, è assolutamente necessario per polverizzare ogni tipo di bunker fortificato. Le B61 introducono il concetto noto come Dial-a-yield. Ogni bomba ha una potenza regolabile: da un massimo equivalente di 50.000 tonnellate di TNT ad un minimo di 300. L’impiego sul campo di battaglia, quindi, può essere personalizzato a seconda dell’effetto desiderato e dell’obiettivo.


Gli upgrade saranno completati entro la fine del 2018, pena il deterioramento delle testate più obsolete (quelle cioè dislocate in Europa) per un totale di 500 testate Mod-3, 4, 7 e 10 da riconvertire. Sappiamo che per poche ore, durante la fase iniziale dell’epurazione di Erdogan, la base di Incirlik è stata messa offline dalle forze Turche. La principale base di proiezione delle forze aeree Usa contro lo Stato islamico ospita bombe all’idrogeno, ognuna in grado di produrre una resa esplosiva dalle quattro alle undici volte più potente della bomba sganciata su Hiroshima. Ogni asset nucleare è custodito in bunker corazzati sotterranei con vigilanza armata 24 ore su 24. Per attivare una bomba nucleare, come la B61 ad esempio, l’operatore dovrebbe possedere il Permissive Action Links. Quest’ultimo è ritenuto abbastanza affidabile ed a prova di manomissione, ma i PAL possono essere comunque aggirati con le giuste competenze.

È anche vero che compromettere un depositi di armi nucleari Usa non è una faccenda facile. Per alcuni, il concetto politico della condivisione nucleare è un retaggio della guerra fredda, considerando le opzioni strategiche sempre disponibili (sottomarini, silos) che non richiedono una procedura logistica ben identificata. Ricordiamo che le B61 nascono come bombe stupide, cioè a caduta libera e sono state progettati alla fine degli anni ’60. Sebbene oggi possano essere lanciate da diverse piattaforme, come Tornado, F-16 e F-35, appare altamente improbabile il loro utilizzo in una guerra nucleare. La resa esplosiva relativamente piccola, renderebbe più facile l’impiego di un’arma atomica intelligente, ma sarebbe comunque inaccettabile. Sarebbe opportuno rilevare, infine, che nonostante in Europa vi siano dei depositi di bombe all’idrogeno, circa 180, queste non hanno scoraggiato le crisi con la Russia. I depositi nucleari in Europa, rappresentano una mentalità antiquata che non riflette il mondo in cui viviamo e non tiene conto dell’imminente asset ipersonico. Ipotizzare, oggi, di decapitare l’asset strategico del nemico durante il first strike, eliminando i centri di comando pesantemente difesi e costruiti in profondità con le B61, sarebbe inconcepibile così come il loro utilizzo localizzato per “sedare” una crisi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Siete degli stronzi però!Mettere un titolone così e poi leggere pezzi di articoli di altri siti dove ovviamente non si parla di armi atomiche usa in mano ad Erdogan, ma semplicemente che gli ufficiali e militari turchi che occupano una parte della base di Incirlik sono stati arrestati!Ok, ma l'altra parte rimane sotto il potere usa e Erdogan non può appropriarsene e non se ne è appropriato!Titolo fuorviante solo per far leggere il collage di articoli vecchi, di altri siti!maledetti click paganti!

Anonimo ha detto...

Piu precisamente la FEMA ha preso il controllo della situazione...

Anonimo ha detto...

idiota, la FEMA non ha diritto a svolgere i suoi compiti fuori dai confini nazionali, in più non ha senso mandare li una "protezione civile", ma com'è? se l'italia avesse fatto una guerra in arabia, avrebbe mandato Bertolaso e la protezione civile????ma quanto sei stupido da 1 a 10?...100!!!!

L'ORIGINE OCCULTA DELLA CRISI ECONOMICA CHE NESSUNO VEDE...(VIDEO)