11 gennaio 2016

Chernobyl, dopo 30 anni c'e' un aumento esplosivo dei tumori alla tiroide!


Dopo i drammatici eventi di Chernobyl che sconvolsero l'intera Europa,a distanza di anni le patologie legate alla tiroide sono schizzate alle stelle.Evidentemente la contaminazione radioattiva e' stata di sicuro superiore a quella descritta dai media negli anni 80'.Se fate un breve sondaggio casalingo tra le vostre conoscenze di sicuro troverete qualcuno che soffre di tali patologie.Per non parlare di Fukushima che da qui' a 30 anni fara' sentire i propri effetti sulla salute di milioni di persone del pianeta...

Il disastro di Chernobyl è stato il più grave incidente nucleare della storia, l’unico al livello 7 (il massimo) della scala INES dell’IAEA. Avvenne il 26 aprile 1986 presso la Centrale nucleare V.I. Lenin in Ucraina vicino al confine con la Bielorussia, allora repubbliche dell’Unione Sovietica. Nel corso di un test definito “di sicurezza” furono paradossalmente violate tutte le regole di sicurezza e di buon senso portando ad un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore numero 4 della centrale: si determinò la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno ed ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni di raffreddamento. Il contatto dell’idrogeno e della grafite incandescente con l’aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione e lo scoperchiamento del reattore. 

In Italia sono circa 14mila i nuovi casi diagnosticati ogni anno di tumore tiroideo,una patologia che è cresciuta di oltre il 200 per cento nell’ultimo ventennio, ma che resta ad oggi relativamente rara fra gli uomini (dei 14mila casi annui, solo 3.200 interessano i maschi). Colpisce invece molto di più le donne, fra le quali rappresenta il quinto tumore più frequente. Fortunatamente nella grande maggioranza dei casi questi tumori sono scarsamente aggressivi e facilmente curabili, tanto che si può parlare di completa guarigione in quasi il 95 per cento dei pazienti. Se la malattia viene scoperta in fase precoce, spesso è sufficiente il solo intervento chirurgico e oggi, ogni volta possibile, si propone al paziente l’operazione di emitiroidectomia, indicata in caso di noduli piccoli e che consente di conservare mezza tiroide. Il vantaggio per i pazienti è notevole, perché così la ghiandola continua a produrre sia gli ormoni (compensati solo in parte dalla compressa di tiroxina prescritta a tutti i malati a cui viene tolta la tiroide) sia la calcitonina, preziosissima per rafforzare le ossa e potente antidolorifico.

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