31 dicembre 2015

Da Nikola Tesla a Giordano Bruno, ecco le Grandi Menti perseguitate da una società malata






“Ogni uomo è una creatura dell’epoca in cui vive; solo pochi sono in grado di elevarsi al di sopra delle idee del loro tempo”. Voltaire

Nel 2009 uscì uno spettacolare film storico “Ágora”, che rievocava la vicenda umana della prima scienziata della storia, l’astronoma e filosofa Ipazia di Alessandria, vissuta nel IV secolo d.C. che fu perseguitata della chiesa fino alla morte, in nome della sua passione per la scienza, la libertà e la ricerca della verità.

Ipazia ebbe l’unica colpa di essere una donna estremamente attiva nel dibattito scientifico dell’epoca, che arditamente si pronunciava contro il modello geocentrico di stampo tolemaico, che poneva la Terra al centro dell’Universo e che ai tempi era ritenuto la teoria consolidata, a favore del modello eliocentrico, con il Sole centrale, che si rifaceva invece ai vecchi e dimenticati studi di Aristarco.

L’epoca che la ospitò sul pianeta era confusa e intollerante e così Ipazia venne accusata di empietà e stregoneria, nonché diffidata in quanto donna che pretendeva di insegnare agli uomini. Venne aggredita da un gruppo di monaci fanatici, trascinata in una chiesa e uccisa a colpi di conchiglie affilate. Mentre ancora respirava, le cavarono gli occhi come punizione per aver osato studiare il cielo. Dopo averla fatta a pezzi cancellarono ogni traccia di lei bruciandola.

Ci sono uomini e donne che hanno vissuto epoche storiche che non gli appartenevano. Menti illuminate da idee rivoluzionare troppo premature per il tempo e il contesto culturale che stavano vivendo.

Gran parte di loro sono stati perseguitati, oltraggiati e messi al margine dal potere costituito, in ragione delle loro idee troppo distanti da quelle ufficialmente accettate e pertanto troppo scomode. Le loro ricerche sono state ignorate nella migliore delle ipotesi, se non derise o addirittura manipolate e sminuite affinché risultassero palesemente false o nulle a tutti coloro che si fossero accostati ad esse per cercare di comprenderle.

Solo a distanza di molti anni, se non addirittura secoli, il lavoro di questi grandi “eretici” (ma solo di alcuni e solo parzialmente!) che hanno avuto il coraggio di contrapporsi alle verità “dogmatiche” del sapere ufficiale, è stato rivalutato, riconosciuto valido e magari dato per scontato, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e delle acquisizioni tecnologiche. Oggi tutti sanno che la Terra gira intorno al sole e nessuno se ne scandalizza o che la velocità del treno non provocherà nei viaggiatori il “delirium furiosum”, l’obnubilazione dei sensi di cui fu accusato George Stephenson, inventore della locomotiva a vapore e considerato un “ciarlatano” e un “povero matto” quando, nella prima metà dell’800, lanciò il suo treno alla folle velocità di ben 39 Km/h!

Questo però non significa che i nostri tempi siano ormai e finalmente esenti da discriminazioni e abusi e che la comunità scientifica abbia raggiunto la maturità intellettuale per sostenere che lo scopo primario della scienza è la ricerca pura della verità, ovunque essa si trovi. Tutt’altro.

Sono passati quasi due secoli da quando il grande Nikola Tesla, sintetizzando il senso del suo operato, pronunciava la celebre frase: “La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità” eppure, pur riconoscendo taluni fondamentali progressi del sapere, sfociati prevalentemente in ambito tecnologico, siamo ancora molto lontani da un mondo in cui l’obbiettivo principe della scienza sia perseguire il benessere dell’uomo e non invece il successo personale, gli interessi economici dei finanziatori dei progetti di ricerca, nonché il potere politico che ne consegue.

Soprattutto per questo motivo ho il viscerale desiderio di dedicare un particolare tributo a tutte le grandi menti di ogni tempo, e ne citerò qualcuna, che con le proprie intuizioni hanno sfidato le idee della loro epoca, hanno coraggiosamente aperto nuove strade e instillato nuova consapevolezza in chi era aperto a riceverla.

La maggior parte di loro è rimasta a tutt’oggi incompresa o misconosciuta ai più.

Hanno portato al mondo nuove verità, ma sono rimasti soli. Tuttavia ogni seme gettato da questi grandi pensatori rappresenta una preziosa perla di conoscenza e nonostante abbiano operato in epoche e luoghi differenti, ognuno di loro ha fornito al mondo una tessera in grado di incastrarsi a misura in un più grande puzzle, in quel sofisticato disegno d’Autore che esiste da sempre ed attende solo di essere svelato per intero.

Nessun uomo inventa qualcosa che potenzialmente non esista già, ma una mente ispirata può scoprire e descrivere parte delle leggi universali che ci governano. Ognuno di questi uomini ha acceso la luce su una porzione del Progetto, ha esteso la propria mente al di là delle convinzioni del proprio tempo, sfidando l’ortodossia e lo status quo.

La mattina del 17 febbraio 1600, anno del Giubileo imposto da Clemente VIII, nella Città Santa stracolma di pellegrini, veniva arso vivo l’ostinatissimo eretico ed ex frate dominicano da Nola, Giordano Bruno. I capi d’accusa contestatigli dall’Inquisizione della Chiesa romana erano di aver calpestato i dogmi sacri e incontestabili del cattolicesimo con l’aggravante di voler morire volontariamente martire, infischiandosene del dolore corporale e sostenendo impunemente che la sua anima sarebbe ascesa per ricongiungersi all’anima dell’Universo.

Nonostante il corpo di Bruno fosse stato martoriato da anni di prigionia e da ignobili torture e le sue carni devastate da ferite suppuranti, il suo pensiero rimase sempre svincolato dal corpo febbricitante, libero e indomito. I feroci inquisitori che avevano cercato di addomesticarlo con la sottomissione non erano riusciti ad asservire la sua Anima ed il suo Spirito, tanto da sentirgli pronunciare, prima del rogo, queste ultime parole: “Et diceva che moriva martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in Paradiso”.

La Santa Inquisizione, che ben poco aveva di santo, in qualità di istituzione benpensante, preservando lo status quo della religione dominante, ormai lontana dall’originale concetto di amore cristico, aveva il preciso scopo di tutelare il potere ecclesiastico, arginando gli scomodi fantasmi del cambiamento e tenendo sotto controllo l’indagine scientifica che avrebbe potuto destabilizzarlo.

Giordano Bruno è stato un grande esempio di coerenza e di lotta all’intolleranza, ha scelto di morire per un’idea ed il suo olocausto non è stato vano se solo ha instillato in chi resta la forza e lo stimolo per continuare a lottare perché la verità trionfi!

Ma quanti studiosi e ricercatori coraggiosi e controcorrente dovranno ancora nuotare nel fango dell’ingiuria ed essere additati come gli eretici di turno dalla moderna inquisizione, prima che la loro idea possa essere presa in considerazione e sottoposta ad una accurata ed imparziale verifica scientifica?

Quando succederà che lo spirito indagatore e lo spirito critico, da sempre promotori dei più grandi progressi dell’Umanità, prenderanno il naturale sopravvento sui modelli di pensiero fossilizzati, schiavi della tradizione ed asserviti alla stabilità delle lobbie e dei baronati?

Una vera chimera e nessun indizio favorevole se penso ai due esempi che voglio di seguito brevemente ricordare.

Nikola Tesla (1856-1943) è stato uno degli scienziati più geniali di tutti i tempi nel campo della fisica dell’elettromagnetismo. Le sue idee rivoluzionarie e le invenzioni tecnologiche, alcune delle quali non completamente comprese nemmeno oggi, lo hanno messo in antagonismo con la scienza tradizionalista e con l’establishment politico ed economico dei suoi tempi.

Il grande sogno di Tesla era quello di eliminare miseria e povertà distribuendo gratuitamente energia elettrica a tutti, in quanto la sua scoperta dei raggi cosmici, nel 1896, che già gli aveva fatto guadagnare la fama di “pazzo”, lo aveva portato a sostenere che ci doveva essere una fonte di energia sconosciuta e senza limiti che poteva essere incanalata.

Nel 1901 brevettò infatti un apparato per l’utilizzo dell’energia libera radiante, le cui sorgenti principali erano il Sole, la magnetosfera terrestre, la Terra e i raggi cosmici, che condensando l’energia intrappolata tra la Terra e la sua atmosfera superiore, la trasformava in energia elettrica utilizzabile gratuitamente dall’uomo, come dono del pianeta ai suoi abitanti.

Ma questo progetto si scontrava enormemente con l’imperante logica del profitto, sorta con la rivoluzione industriale, ed inoltre le idee inedite di Tesla, non avendo analoghi precedenti nella storia della scienza, non sarebbero mai state incentivate finanziariamente perché non avrebbero potuto essere realizzate per procurare un guadagno immediato e così, nonostante egli detenesse oltre 700 brevetti, morì in solitudine sulla soglia della povertà ed il giorno stesso della sua morte tutti i suoi appunti e documenti vennero sequestrati dall’FBI.

Stessa sorte, se non addirittura più clamorosa, toccò al Dr. Wilhelm Reich (1897-1957), contemporaneo di Tesla, pupillo e assistente di Clinica Psicoanalitica del Dr. Sigmund Freud, storicamente famoso per le sue scoperte in psichiatria a psicoanalisi, ma i cui studi in materia biofisica sono stati letteralmente cancellati da ogni registro storico.
La prima metà del XX secolo è stata un periodo di grande fermento intellettuale e di formidabile ingegno umano, ma nonostante il fiorire di scoperte rivoluzionarie nella biologia e nella fisica, il negazionismo della scienza “ufficiale” ha impedito letteralmente che queste influenzassero il panorama scientifico accademico che a tutt’oggi è solo agli inizi di quella rivoluzione culturale che sarebbe già dovuta esplodere e che invece si sta appena affacciando, con singoli, timidi e spesso isolati tentativi.

Negli anni ’30 il Dr. Reich notò una connessione energetica fra tutti gli esseri viventi che chiamò “orgone” e lavorò per molti anni e in paesi differenti per studiarne le leggi e le manifestazioni, ma subì una radicale censura da parte del governo degli Stati Uniti che, per decreto della FDA (Food and Drug Administration, l’ente federale Americano per il controllo degli alimenti ed i farmaci) deliberò, probabilmente un caso unico nella storia, un rogo ufficiale per distruggere tonnellate di libri di Reich, oltre ai suoi manoscritti personali. Per almeno una decade, fino al 1962, la FDA sequestrò ogni copia circolante del lavoro di Reich, inclusi gli appunti di ricerca che riuscì a trovare e che contenessero la parola “orgone”.
Eppure, prima dei suoi studi sull’energia cosmica orgonica, il Dr. Reich si guadagnò una grande reputazione internazionale come scienziato di grande integrità, ciò nonostante passò i suoi ultimi giorni in prigione, dove morì nel 1957, etichettato come ciarlatano e ricattatore dal governo Americano e dal sistema medico.

Cosa esattamente fece sì che il Dr. Reich venisse tacciato di eresia, perseguitato e messo in ridicolo dall’establishment medico e scientifico?

Egli aveva scoperto qualcosa che poteva essere assimilato all’energia responsabile della pulsazione biologica che dà la vita sulla Terra (e probabilmente nell’Universo). Inoltre suggerì l’idea che il cancro fosse il risultato dell’incapacità di esprimere le emozioni, in particolare di natura sessuale (energia sessuale). L’ “accumulatore di orgone” che egli inventò, era un contenitore abbastanza grande da accogliere una persona seduta al suo interno e lo aveva usato per trattare con successo pazienti affetti da diverse patologie, ma per il governo degli Stati Uniti l’orgone non esisteva e la parola “orgone” era sufficiente per classificare il materiale da bandire e distruggere nel caso fosse stato pubblicato.

E’ paradossale come qualcosa che si riteneva “non esistere” abbia potuto suscitare un tale accanimento, come se avesse costituito una reale minaccia o un pericolo imminente. Eppure riusciamo a spiegare razionalmente questa follia non appena comprendiamo che il principale ostacolo al progresso ed alla felicità dell’uomo è proprio la paura.

Paura che nuove idee possano infrangere le proprie certezze così da doversi rimettersi in discussione: è proprio per questo che i piccoli uomini hanno bisogno dei dogmi.

Paura di conoscere sé stessi, o meglio di riconoscersi in qualcosa di troppo diverso dalla propria tradizione. Qualcosa che potrebbe essere scomodo e sconveniente.

Paura dell’ignoto, di ciò a cui non siamo in grado di dare un volto noto, una spiegazione convincente usando gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Paura che un intero sistema crolli e con esso i suoi protocolli, le sue verità di carta e i suoi dogmi ritenuti irrevocabilmente sacri.

Paura di perdere i propri privilegi, il proprio status, il potere raggiunto faticosamente a seguito di una scalata sociale secondo le logiche del profitto e del materialismo.

In sostanza paura del cambiamento, cioè della vita stessa.

Le idee di Reich però, per quanto eretiche, non perirono in quel rogo. Diversi studiosi proseguirono in sordina quel filone di ricerca sfociando nei campi della bioenergetica, della psicosomatica, della radionica e dell’energetica vibrazionale.

Importanti attività di ricerca sono state condotte da Richard Blasband, Robert Morris, Courtney Baker, John Schleining, Jerome Eden e James DeMeo. Quest’ultimo scienziato statunitense da oltre 30 anni continua gli studi di Reich sull’energia dell’orgone, dirigendo un laboratorio di ricerca nell’Oregon. Egli sostiene che l’energia orgonica, corrispettiva dell’etere del XIX secolo, è la forza vitale, una reale energia tangibile che esiste nell’atmosfera, in forma libera e ricarica anche noi, ricarica il terreno e ricarica gli alberi. Tuttavia, le difficoltà nel portare avanti queste ricerche nell’ambito della scienza ufficiale egli hanno fatto osservare: “In Occidente gli scienziati accademici sanno tutto e non gli si può insegnare niente. Sono consapevoli di quello che conoscono, ma non conoscono quello che non sanno. Un vero scienziato sa che esistono dei limiti alla conoscenza e che c’è bisogno di conoscere di più, di sapere quello che ancora non si sa e questo è molto raro”.

In circa un secolo di studi, diversi autori, sconosciuti al grande pubblico perché indistintamente derisi o ignorati, come Albert Abrams, Georges Lakhovsky, Giuseppe Calligaris, Alexander Gurwitsch, Jacques Benveniste, Pierluigi Ighina e molti altri, hanno seguito lo stesso filo conduttore nella ricerca, contribuendo enormemente alla scoperta delle Leggi della Natura, pur senza avere mai ricevuto nessun riconoscimento scientifico ufficiale.

Grazie a loro ed alla mentalità alternativa che pian piano sta emergendo, dovuta anche alla sempre crescente diffusione delle filosofie orientali, i ricercatori indipendenti più illuminati di oggi, stanno valutando una scoperta sensazionale: la possibilità che l’informazione biologica non venga trasmessa soltanto per via biochimica, ma anche per via elettromagnetica e attraverso il campo energetico (eterico, orgonico, vitale, o che dir si voglia) universale.

Ognuno di questi coraggiosi pionieri meriterebbe un tributo personale ed almeno un articolo interamente dedicato per la portata delle loro scoperte, ma non essendo ciò possibile, ho scelto di dedicare una nota in ricordo di un ricercatore italiano che mi ha commosso e affascinato nello stesso tempo, per il grande valore della sua opera, espressa con semplicità disarmante ed insieme, con solida consapevolezza di sé. I saccenti uomini di scienza ne hanno ignorato l’esistenza, la gente comune ha sorriso alle sue affermazioni ferme e quiete, beffandosi del suo desiderio di condividere le sue scoperte, troppo distanti dai luoghi comuni e dalle loro nozioni di scienze imparate a scuola.

Solo i bambini in visita al laboratorio di Pierluigi Ighina, nella loro innocente integrità, libera da sovrastrutture, si sono riempiti di meraviglia, a bocca aperta e col naso all’insù osservando le nuvole che si aprivano nel cielo, proprio sopra l’elica rotante di Ighina, un’invenzione rivoluzionaria in grado di far piovere o di far tornare il sole, simile nel principio di funzionamento al Cloudbuster di Reich, potenzialmente in grado di risolvere il problema della siccità nei paesi poveri, ma che nessuno ha mai voluto prendere in considerazione per più approfondite indagini. Gli unici davvero interessati sono stati quei bambini delle elementari: “La più grande soddisfazione della mia vita!” ha ammesso Ighina, con il suo genuino sorriso edentulo e gli occhi umidi, in un’espressione di saggia lucidità che solo un decano della vita e della conoscenza può avere.

Pierluigi Ighina (1908-2004), per 10 anni allievo e collaboratore di Guglielmo Marconi, è stato uno scienziato e ricercatore controcorrente, pressoché sconosciuto al pubblico. Fondatore del Centro Internazionale Studi Magnetici di Imola, ha dedicato tutta la vita allo studio dell’elettromagnetismo e dell’atomo. Ha teorizzato il ritmo sole-terra secondo il quale dall’interazione dell’energia solare con quella terrestre si produce materia, attraverso l’Atomo Magnetico.

Nel suo libro “Il Monopòlo magnetico” Ighina spiega che l’energia solare è il monopòlo positivo dell’atomo magnetico che arriva alla terra a spirale, dalla terra riparte un’altra spirale verso il sole con segno negativo e così il ciclo si chiude. Il riflesso di questa energia, abbinato alla pulsazione che lo caratterizza, crea la vita ed ogni cosa animata o inanimata è segnata da un proprio ritmo.

Noi esistiamo in virtù di questa pulsazione vitale, di questa doppia spirale di energia che promuove il movimento che dà la vita. E’ straordinaria, a mio parere, e meriterebbe di essere indagata a fondo, l’analogia di questa descrizione con quella del DNA, la molecola della vita, alla luce delle più recenti ricerche, ancora embrionali, sul suo ruolo di “antenna biologica” Rice-trasmittente a funzionamento elettromagnetico!

Nella sua ultima intervista, nel 1999, Pierluigi Ighina dichiarò: “Il 2000 è vicino, io ho poco tempo, ma sono avanti trent’anni. Gli scienziati invece sono molto indietro. Se mi dessero ascolto, se solo un poco mi ascoltassero, risolverebbero tutti i problemi del mondo. Ho 91 anni e da tanto tempo studio il magnetismo e molti fenomeni della fisica che ancora non sono stati capiti. Il secolo che sta per iniziare potrebbe cambiare la scienza. Non so se siete pronti per ascoltare queste cose, ma è bellissimo. Il sole è il centro della vita. Dentro il sole, al centro, abbiamo scoperto un cuore, un cuore pulsante che batte agli stessi ritmi del corpo umano, un cuore magnetico. Siete liberi di credere o no a quello che scrivo. Se ci credete, avrete capito i segreti del mondo, se non ci credete, per me è lo stesso…”.

Sono convinta che ognuno degli scienziati che ho citato avrebbe voluto che i propri studi non dovessero essere considerati un traguardo, bensì un punto di partenza, da approfondire ed integrare, correlare alle acquisizioni di altri, nel vero spirito della ricerca, per inseguire e perché no, raggiungere, quel principio unificatore che è stato il sogno dei più grandi filosofi di ogni tempo.

Un sogno che è appartenuto anche ad un altro grande perseguitato, il dott. Ryke Geerd Hamer, teologo e medico dei nostri tempi, specializzato in medicina interna, che dopo aver scoperto le Cinque Leggi Biologiche della natura, in grado di spiegare l’origine di tutte le malattie ed averle sperimentate attraverso la sua Nuova Medicina Germanica su oltre 40.000 casi di studio, presentando tra l’altro la sua ricerca in una tesi di post-dottorato presso l’Università di Tübingen nel 1981, invece di incontrare la disponibilità a proseguire la sperimentazione su casi equivalenti ed estendere le sue originali scoperte agli studenti di medicina, ha incassato la bocciatura del suo lavoro da parte della commissione universitaria e inoltre gli è stato intimato di negare le sue scoperte altrimenti il suo contratto non sarebbe stato rinnovato.

La persecuzione del Dott. Hamer è culminata nel 1986 quando, all’età di 51 anni, una sentenza del tribunale lo ha escluso dall’Ordine dei Medici, impedendogli così di praticare la medicina, sulla base del fatto che si rifiutò di rinunciare alle sue scoperte sulle origini del cancro e di conformarsi ai principi della medicina ufficiale. Nel frattempo giornalisti e tabloid medici non hanno perso occasione di ritrarre Hamer come un ciarlatano, un sedicente guaritore, un leader di setta o addirittura un pazzo criminale che ha negato ai malati di cancro i trattamenti “salvavita” convenzionali.

Più volte Hamer è stato arrestato e condannato al carcere, da dove è stato liberato solo nel 2006 ed ora vive da esiliato in Norvegia.

Non è certo un quadro rassicurante quello che ho dipinto.

L’antica inquisizione metteva al rogo fisicamente gli eretici destabilizzatori, ma l’inquisizione moderna mette al rogo i novelli Savonarola e Giovanna D’Arco censurandone le idee o peggio ancora lasciandole cadere nel silenzio e nella totale indifferenza, mettendo un bavaglio mediatico a tutte quelle scoperte scientifiche che potrebbero realmente migliorare la vita dell’uomo, ma che probabilmente farebbero tremare le poltrone istituzionali e alleggerirebbero i portafogli dei colossi dell’energia e della farmaceutica.

Io credo che i tempi siano ormai maturi per un significativo cambiamento.

E’ ora che ognuno si impegni a dare il proprio contributo per accrescere la consapevolezza collettiva, affinché il patrimonio delle idee e delle grandi intuizioni emergenti non venga considerato eresia, ma ottenga il giusto rilievo e si possa così sfatare per sempre la sconfortante quanto realistica sentenza di Albert Einstein che dice: “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”. 

“La verità attraversa sempre tre fasi. Prima viene ridicolizzata, poi violentemente contestata, infine accettata come una cosa ovvia”.


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