1 novembre 2015

SMART DUST: UNA GRIGLIA DI CONTROLLO GLOBALE!


Nel suo articolo ‘Ecco la polvere che spia’ pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 31 ottobre 2002, Federico Rampini descrisse la polvere intelligente o “smart dust”, un pulviscolo composto di miriadi di microchip. Lo smart dust o “polvere intelligente” è stato definito dal Pentagono “Ia tecnologia strategica dei prossimi anni”. Un giorno cambierà la nostra vita… Il pulviscolo intelligente è fatto di miriadi di computer microscopici. Ognuno misura meno di un millimetro cubo ma incorpora sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.

Dietro la polvere intelligente c’è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa).

Dove stanno le ricerche? Siamo già impolverati?
POLVERE INTELLIGENTE PUÒ DIVENTARE L’INNOVAZIONE PINNACLE
DELL’ INTERNET DELLE COSE 

Scritto da Dan Rowinski (Agosto 2015)

Una nuvola di nano-particelle analizza un campo. Piccoli sensori raccolgono i dati sulle variabili nella corrente d’aria, umidità e temperatura. L’equilibrio del ph delle acque e del suolo viene costantemente monitorato e il tasso di crescita, la salute e la sostenibilità della coltura è valutata continuamente. La polvere di nano-particelle – alcuni potrebbero chiamarla polvere intelligente – è in grado di rilevare gli intrusi nel campo, sia che si tratti di una malattia che infetta il raccolto, di piccoli animali o di esseri umani, e di inviare un’altra nube di polvere per combattere la minaccia.

La polvere intelligente può sembrare un’idea fantascientifica, ma la tecnologia che sta dietro il concetto è molto reale. Infatti, DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) cominciò a fare le prove sul concetto di polvere intelligente già nei primi anni ‘90.

I tattici militari potrebbero immaginare la polvere intelligente come una sorta di esploratore avanzato nei teatri di guerra, mentre il settore agricolo potrebbe beneficiarne nello scenario sopra descritto. La polvere intelligente potrebbe misurare la salute delle forniture d’acqua o degli impianti nucleari o anche di grandi gruppi di persone.

La polvere intelligente prende una varietà di concetti, che sono ormai molto familiari ai tecnologi, e tenta di ridurli per creare uno sciame di sensori in grado di eseguire una varietà di compiti. L’attuale base per le teorie della creazione di polvere intelligente si basa sull’idea dei MEMS (sistemi micro-elettromeccanici), di vari tipi di tecnologia dei sensori, gli RFID e la comunicazione laser, le piccole batterie e l’energia solare. In diverse condizioni o forme, tutta questa tecnologia esiste, non solo nella nano-dimensione che sarà necessaria per rendere questa polvere veramente intelligente.

Se ci pensate, la polvere intelligente potrebbe essere l’apice tecnologico di ciò che noi oggi consideriamo come internet delle cose (ndt: l’internet delle cose, all’interno della quale gli oggetti – nel senso più ampio possibile, non più PC o smartphone – acquisiscono intelligenza grazie alla comunicazione con altri oggetti, è un’evoluzione importantissima nell’uso della rete).

Quando vedremo i primi veri esempi di polvere intelligente? Secondo l’annuale Hype Cycle della Gartner per le tecnologie emergenti, almeno non per altri 5 o 10 anni.

Traduzione Marina Mazzoli per Nogeoingegneria

(http://www.gartner.com)


L’articolo chiude rassicurante. Ancora non ci siamo. La realtà invece è un altra, come mostra l’articolo di F. Rampini risalente a ben 13 anni addietro.

Scrive:

L’informazione non è stata divulgata dalla Difesa ma gli scienziati californiani non hanno dubbi: la polvere intelligente ha già fatto la sua prima apparizione su un vero campo di battaglia in Afghanistan, dove gli americani hanno cosparso nubi di smart dust sulle zone più impervie e montagnose. Il prossimo test potrebbe essere l’Iraq dove in caso di intervento militare – e anche molto prima-la polvere intelligente verrà cosparsa dal cielo e finirà mimetizzata nella sabbia del deserto per monitorare spostamenti di truppe, artiglierie o rampe dei missili Scud. …

La polvere intelligente non è stata pensata solo per la guerra. Il gruppo di scienziati di Berkeley ha cominciato a utilizzare il pulviscolo di micro-computer per fini pacifici. Sparsi nelle foreste della California, hanno il compito di sentinelle anti-inquinamento e nella prevenzione degli incendi; grazie alla loro ubiquità sentono e segnalano all’istante le minime fonti di calore. I network di sensori intelligenti della smart dust hanno fatto il loro esordio in funzione antisismica: l’università californiana li sta sperimentando in alcuni immobili per verificare come le strutture reagiscono internamente alle scosse di terremoto; la precisione di queste micro-apparecchiature consente di percepire lesioni interne che sfuggono agli occhi più esperti ma possono minare la resistenza degli edifici.



Un altro campo promettente sembra essere quello della home automation, o casa intelligente. Spalmata sui muri con la vernice, una miriade di micro-computer consentirà di auto-regolare la temperatura e la luminosità dell’ambiente in modo da eliminare ogni spreco di energia. Sempre che non finisca per spiare chi in casa ci abita. A finanziare ricerche sulle applicazioni della smart dust con i fondi federali non c’è più solo il Pentagono. Ora è sceso in campo anche un fondo di venture capital che nella Silicon Valley tutti conoscono bene: si chiama In-Q-Tel ed è una filiale della Cia.


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